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Poeti in dieci righe: Carlo Molinaro

Argomento: Poesia

di Alfredo Rienzi
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Pubblicato il 19/10/2016 09:05:55

Poeti (di Torino) in 10 righe - 4. Carlo MOLINARO

 

Carlo Molinaro (Vercelli, 1953), vive e lavora a Torino. Premio Montale con Poesie, in Sei poeti del Premio Montale (Scheiwiller, 1986). In versi, tra l’esordio con La parola vacante (1982) e l’ultimo L’effimera commedia (Miraggi, 2016), ha pubblicato più di 15 raccolte, tra cui Tenui chiose al tempo (1992), Quaranta frammenti per Monica (1997),  Entro incerti limiti (2002), Sospeso sogno (2003), l’antologico La parola rinvenuta (2006), Una città (2010), Rinfusi (2011),  Le cose stesse (2013), Nel settimo anno (2016).

Racchiudere in poche righe la sua poetica è impossibile:  tanto vale, allora, forzare la sintesi e dire semplicemente che racconta la vita. Molinaro osserva  l’amore, la società, se stesso, la quotidianità e lo fa pensando poesia, prima di scriverla. Una sincerità totale in cui l’io narrante, sempre in prima persona, e la parola sono tutt’uno. L’ultima raccolta L’effimera commedia, edito da Miraggi nella collana non a caso chiamata Voci, testimonia la vigile sensibilità della sua poetica, che ora adotta forme più discorsive, senza perdere l’innata fluidità del verso.

 https://carlomolinaro.net/

https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Molinaro

 

 

 

LA PAROLA PERDUTA

 

Ho perso una parola, scivolata

dalla memoria dentro il buio avido

che in densi gorghi ghermisce le cose

non messe sul bloc-notes nel momento

quando si può. Non tornerà mai più,

è inutile che provi a ripercorrere

la giornata o la vita. Tante cose

passano accanto e non le afferro. Pure

è maggiore la pena se un dettaglio

(minore, minimo, già trascurabile)

mosso nel paesaggio mi fa intendere

che per un soffio ho mancato l’aggancio

e quasi (quasi!) so che cosa ho perso:

una parola. Forse era la chiave

di tutto o forse, più probabilmente,

un aggettivo inutile. Il fastidio

è, nei due casi, uguale.

 

da Allo sbocco del vortice, Joker, 1996,

ristampata in La parola rinvenuta, Genesi, 2006, pag. 287

 

 

 

LA NEVE DI ADESSO

 

ne viene giù di neve

in questo mezzo marzo

è neve un po’ molle

neve sporca di città

che presto si scioglie

 

ma non ho voglia di ricordare

le nevicate dell’infanzia

forse erano più bianche

forse è l tempo passato

che lava più bianco

 

c’è un fattore decisivo

per preferire

questa neve di adesso

 

nella neve dell’infanzia

e della adolescenza

e della giovinezza

m’aggiravo da solo

turbinando nei fiocchi

i miei sogni impazziti

 

volevo nevicasse per sempre

seppellisse me e il mondo

ma la neve smetteva

com’è naturale

e restavo deluso

 

in questa neve invece

fra poco

prenderò un bus

per venire da te

 

salirò le scale

e nel quieto della camera

fra i mobili di legno

guardandoci

ascoltando il respiro

neanche m’accorgerò

di quando smetterà.

 

da L’effimera commedia, Miraggi Ed., 2016, p. 34

 

 

 

 

IL SECOLO

 

 

Non riesco – scusatemi, o

non scusatemi – a interessarmi al secolo,

alle sue esigenze, ai suoi gusti,

alle sue sensibilità. Il mio lettore

è fra mille anni o mille anni fa

 – incidentalmente può essere oggi,

incidentalmente – sono molto presuntuoso,

lo so – scusatemi, o

non scusatemi – ma è il minimo,

mi sembra, per fare poesia:

farei altro, se no.

 

Poi – dico prevenendo un’obiezione –

scrivo moltissimo

di cose del mio secolo, ma

è per strappargliele via:

è perché, nel mio modo, le amo

disperatissimamente

e come un buono cavaliere antico

le devo – da sé stesse – salvare.

 

(da https://carlomolinaro.net/, 2016)


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