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Poeti in dieci righe: Stefano Vitale

Argomento: Poesia

di Alfredo Rienzi
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Pubblicato il 16/12/2016 14:40:30

Poeti (di Torino) in 10 righe - 5. Stefano VITALE

 

Stefano Vitale (1958), vive e lavora a Torino. Giornalista pubblicista e cultore di musica, conduce laboratori e corsi di scrittura creativa e ricerca poetica. Esordisce  in poesia con Double Face (Ed. Palais d’Hiver, 2003). Tra i volumi più recenti: Le stagioni dell’istante (Joker, 2005), La traversata della notte (Joker, 2007), Il retro delle cose (Puntoacapo, 2012, pref. di G. Sica), Angeli (illustrato da A. Bollati, a cura di P. Gribaudo, Disegnodiverso, 2013), rappresentato in uno spettacolo di teatro-danza a Torino (2014). In imminente uscita, per La Vita Felice: La saggezza degli ubriachi.

 

La «scrittura sorvegliata, mai strepitante, l'attenzione alla forma, il dialogo con la tradizione» (U. Fiori) hanno sempre consentito a Stefano Vitale una resa ottimale della sua intima, ma feroce, intensa ed inesausta indagine sul mondo, sulle cose, sulla vicenda umana. Lo sguardo e i sensi, mai disgiunti dalla lucida riflessione e da una pensosa rielaborazione, hanno saputo abbracciare, nella sua ormai ampia opera, scenari mobili, al centro dei quali, è fondamento il serio impegno per una parola profonda e dalla significazione solida.

 

 

 

(Cade la sera)

 

Cade la sera

e noi cadiamo ai piedi della sera

pregando di non cadere

di restare lontana

affresco oscuro del ricordo

avvolta in un lenzuolo di luce

che ci accechi e ci riscaldi

stupidamente illusi

dal chiarore del nostro Nulla

in equilibrio sull’attesa di questo filo teso

così desiderato e così dimenticato

sfuggire al destino, incrociare le braccia

dinnanzi a quel che deve venire

perché la sera è dura e l’oscurità

apre il nostro occhio oltre la miniera di noi stessi

ora più trasparenti e lucidi in uno specchio

scuro e puro, senza più ombre

oltre il limite della lama grigia del giorno

questa è la sera

spietata coi suoi passi sicuri

una botola senza fondo

che spinge e ci costringe a girare in tondo

a reinventare il giorno

fino a quando il muto tiene.

 

da Il retro delle cose, Puntoacapo, 2012, p. 68

 

 

 

(L’Angelo è un mago)

 

L’Angelo è un mago

enigmatico apparire e scomaprire

sia pure con ali inutili

nell’illusione otticomentale

del sogno resistente salidiscensionale

tra cielo e terra:

ora è qui, ora è altrove

in un gioco

guerriero e salvatore

giudice e difensore

guida e punitore

diavolo all’occasione

eterno travestimento

maschera della transizione da uno stato all’altro

chimica del bisogno secondo il protocollo

tra incenso e zolfo

colomba dalle ali di corvo

serpente dalle scaglie d’oro

che ora svanisce

oltre il sipario della storia

tra gli applausi del pubblico

incantato.

 

da Angeli, a cura di Paola Gribaudo, Disegnodiverso, 2013, p. 21

 

 

 

(Tirar fuori dalla selva del tempo)

 

Tirar fuori dalla selva del tempo

una parola certa e precisa

che ci rassomigli una volta per tutte

per dare un senso

al silenzioso scrutarsi delle cose:

è questa l’incrollabile speranza

che ci porta al fine di ogni arte.

Ma una pioggia fitta

di chiodi e lame cade

vivere è un glaciale vagare

attorno a mucchi di catrame.

Così il respiro oscilla e nel nostro smarrimento

appare la chiara imperfezione dell’ombra

nella sera che stringe la gola del giorno.

Lui sì che sta per morire

senza rimpianto, senza alcuno sciocco incanto.

 

da La saggezza degli ubriachi, La Vita Felice, 2017 (in corso di stampa)

 


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