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Pier Paolo Pasolini

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 24/04/2010 23:32:59

LULTIMA INTERVISTA a PIER PAOLO PASOLINI
Siamo tutti in pericolo, pubblicata da "Tuttolibri", settimanale d'informazione de "La Stampa", l'8 novembre del 1975, a pagg. 3 - 4. L'intervistatore era Furio Colombo.

*

DOMANDA. Pasolini, tu hai dato, nei tuoi scritti e nei tuoi articoli, molte versioni di ci che detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dir la situazione e tu sai che con ci intendo parlare della scena in cui, in generale, ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La situazione, con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ci che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo il merito ed il talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della situazione. Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ci che detesti. E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi.

RISPOSTA. S ho capito, ma io non solo lo tento quel pensiero, ma anche ci credo. Non in senso medianico. Ma perch so che battendo sempre sullo stesso chiodo pu persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un paese (e tu sai che non sono sempre daccordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare ad un loro congresso). In grande un esempio ce lo d la storia. Il rifiuto sempre stato un fatto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, assurdo, non di buon senso. Eichman, caro mio, aveva una gran quantit di buon senso. Che cosa gli mancato? Gli mancato di dire no su in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avr anche detto agli amici: a me quellHimmler non mi piace mica tanto. Avr mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno, alla televisione. Oppure si sar anche ribellato perch questo o quel treno si fermava una volta al giorno per i bisogni e il pane e lacqua per i deportati quando sarebbero state pi funzionali o pi economiche. Ma non ha mai inceppato la macchina.
Allora i discorsi sono tre. Qual , come tu dici, la situazione e perch si dovrebbe fermarla o distruggerla. Ed in che modo.


DOMANDA. Ecco, descrivi allora la situazione. Tu sai benissimo che i tuoi interventi ed il tuo linguaggio hanno un po leffetto del sole che attraversa la polvere. unimmagine bella, ma si pu anche vedere o capire poco.

RISPOSTA. Grazie per limmagine del sole ma io pretendo molto di meno. Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual la tragedia? La tragedia che non ci sono pi esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono luna contro laltra. E noi, gli intellettuali, prendiamo lorario ferroviario dellanno scorso o di dieci anni prima, e poi diciamo: ma strano che questi due treni non passano di l, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista impazzito, o un criminale isolato, o c un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verit. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. facile, semplice, la resistenza. Noi perderemo alcuni compagni e poi ci organizzeremo e faremo fuori loro, o uno per uno, ti pare? Eh lo so che quando trasmettono in televisione Parigi brucia tutti sono l con le lacrime agli occhi ed una voglia matta che la storia si ripeta, bella, pulita, (un frutto del tempo che lava le cose come le facciate delle case). Semplice, io di qua, tu di l. Non scherziamo sul sangue, il dolore, la fatica che anche allora la gente ha pagato per scegliere. Quando stai con la faccia schiacciata contro quellora, quel minuto della storia, scegliere sempre una tragedia. Per ammettiamolo, era pi semplice. Il fascista di Sal, il nazista delle SS, luomo normale, con laiuto del coraggio e della coscienza, riesce a respingerlo anche dalla sua vita interiore (dove la rivoluzione sempre comincia). Ma adesso no. Uno ti viene incontro vestito da amico, gentile, garbato, e collabora (mettiamo alla televisione). Sia per campare, sia perch non mica un delitto. Laltro, o gli altri, i gruppi, ti vengono incontro o addosso con i loro ricatti ideologici, con le loro ammonizioni, le loro prediche, i loro anatemi, e tu senti che sono anche minacce. Sfilano con bandiere e slogan, ma che cosa li separa dal potere?


DOMANDA. Che cos il potere per te, dov, dove sta, come lo sani?

RISPOSTA. Il potere un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, gi fino ai poveri. Ecco perch tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione e una manovra di borsa, uso quella.
Altrimenti una spranga. E quando uso la spranga faccio la mia violenza per ottenere ci che voglio. Perch lo voglio? Perch mi hanno detto che una virt volerlo. Io esercito il mio diritto-virt. Sono assassino e sono buono.


DOMANDA. Ti hanno accusato di non distinguere politicamente ed ideologicamente, di aver perso il senso della differenza profonda che deve pur esserci tra fascisti e non fascisti, soprattutto tra i giovani.

RISPOSTA. Per questo ti parlavo dellorario ferroviario dellanno prima. Hai mai visto quelle marionette che fanno tanto ridere i bambini perch hanno il corpo voltato da una parte e la testa dallaltra? Mi pare che Tot riuscisse in un trucco dl genere. Ecco io vedo cos le truppe di intellettuali, sociologi, esperti, giornalisti dalla intenzioni pi nobili. Le cose succedono qui e la testa guarda di l. Non dico che non c pi il fascismo.
Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo un paesaggio diverso. Qui c la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nellisolare la pecora nera. Le vedo anche io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte. Ecco il guaio, ho gi detto a Moravia. Con la vita che faccio ho gi pagato un prezzo. come uno che scende allinferno. Ma quando torno, se torno, ho visto altre cose, pi cose. Non dico che dovete credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verit.


DOMANDA. E qual la verit?

RISPOSTA. Mi dispiace aver usato questo termine. Volevo dire evidenza. Fammi rimettere le cose in ordine. Prima tragedia: uneducazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti nellarena dellavere tutto a tutti i costi. In questarena siamo spinti come una strana e cupa armata con cannoni e spranghe. Allora una prima divisione, classica, stare con i pi deboli. Ma io dico che in un certo senso tutti sono deboli, perch tutti sono vittime. E tutti sono colpevoli, perch tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. Leducazione ricevuta stata: avere, possedere, distruggere.


DOMANDA. Allora, fammi tornare alla domanda iniziale. Tu, magicamente abolisci tutto. Ma tu vivi di libri, ed hai bisogno di intelligenze che leggono. Dunque, consumatori educati del prodotto intellettuale. Tu fai del cinema ed hai bisogno non solo di grandi platee disponibili (in fatti hai in genere molto successo popolare, sei consumato avidamente dal tuo pubblico), ma anche di una macchina tecnica, organizzativa, industriale, che sta in mezzo.
Se togli tutto questo, con una specie di magico monachesimo di tipo paleo-cattolico e neo-cinese, che cosa ti resta?

RISPOSTA. A me resta tutto, cio me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di pi. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, il mondo diventa nostro, e non dobbiamo usare n la borsa n i consigli di amministrazione, n la spranga, per depredarci. Vedi, nel mondo che molti di noi sognavano cera il padrone turpe con il cilindro ed i dollari che gli colavano dalle tasche e la vedova emaciata che con i suoi pargoli chiedeva giustizia. Il bel mondo di Brecht, insomma.


DOMANDA. Come dire che hai nostalgia di quel mondo.

RISPOSTA. No! Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. Poich erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanto predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa cupa ostinazione alla violenza totale non lascia pi vedere di che segno sei. Chiunque sia portato in fin di vita allospedale ha pi interesse, se ha qualche soffio di vita, a quel che gli diranno i dottori sulla sua possibilit di vivere che in quel che gli diranno i poliziotti sulla meccanica del delitto. Bada bene che io non faccio n un processo alle intenzioni n mi interessa ormai la catena causa-effetto, prima loro, poi lui o chi il capo-colpevole. Mi sembra che abbiamo definito quella che tu chiami la situazione come quando in una citt piove e si sono ingorgati i tombini. Lacqua sale, unacqua innocente, unacqua piovana, non ha n la furia del mare n la cattiveria delle correnti di un gran fiume. Per per una ragione qualsiasi non scende ma sale. la stessa acqua piovana di tante poesiole infantili e delle musichette del cantando sotto la pioggia. Ma sale e ti annega. Se siamo a questo punto io dico non perdiamo tutto il tempo a mettere unetichetta qui ed una l. Vediamo dove si sgorga questa maledetta acqua prima che restiamo tutti annegati.


DOMANDA. E per questo tu vorresti tutti pastorelli senza scuola dellobbligo, ignoranti e felici?

RISPOSTA. Detta cos sarebbe una stupidaggine: ma la cosiddetta scuola dellobbligo forma per forza gladiatori disperati. La massa si fa pi grande, come la disperazione, come la rabbia. Sintende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di farsi libera e padrona di s stessa. Sintende che mi immagino che possa ancora venire un momento cos nella storia italiana e quella del mondo. Il meglio di quello che penso potr ispirarmi una delle prossime poesie. Ma non quello che so e quello che vedo. Voglio dire fuori dai denti io scendo allinferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. Linferno sta salendo da voi. vero che viene con maschere e bandiere diverse. vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione. Ma anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, forte ed generale. Non rester per tanto tempo lesperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato la vita violenta.
Non vi illudete. E voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questordine orrendo basato sullidea di possedere e sullidea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere sul delitto la vostra bella etichetta. A me questa sembra unaltra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano queste cose si trova la pace fabbricando scaffali.


DOMANDA. Ma abolire vuol dire per forza creare, se non sei un distruttore anche tu. I libri per esempio, che fine faranno? Non voglio fare la parte di chi si angoscia pi per la cultura che per la gente. Ma questa gente salvata nella sua visione di un mondo diverso non pu essere pi primitiva e se non vogliamo usare lespressione pi avanzata

RISPOSTA. Che mi fa rabbrividire


DOMANDA. Se non vogliamo usare frasi fatte unindicazione ci deve pur essere. Per esempio: nella fantascienza, come nel nazismo si bruciavano libri come gesto iniziale di sterminio. Chiuse le scuole, chiuse le televisioni, come anima il suo presepe?

RISPOSTA. Credo di essermi gi spiegato con Moravia. Chiudere nel mio linguaggio vuol dire cambiare. Cambiare per in modo tanto drastico, disperato, quanto drastica e disperata la situazione. Quello che impedisce un vero dibattito con Moravia che sembriamo persone che non vedono la stessa scena, che non conoscono la stessa gente, che non ascoltano le stesse voci. Per voi una cosa accade quando cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata, intitolata. Ma cosa c sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire. Signori questo un cancro, non un fatterello benigno. Cos il cancro? una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco fuori da qualsiasi logica precedente. un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido o un disgraziato? Prima del cancro, dico. Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici, e divento pazzo. Non sanno di che paese stanno parlando, sono lontani come la luna. E i letterati, i sociologi, gli esperti di ogni genere.


DOMANDA. Perch pensi che per te certe cose siano talmente pi chiare?

RISPOSTA. Non vorrei parlare pi di me, forse ho detto fin troppo. Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri ed i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.


DOMANDA. Pasolini, se tu vedi la vita cos non so se accetti questa domanda: come pensi di evitare il pericolo ed il rischio?

diventato tardi, Pasolini non accende la luce ed difficile prendere appunti. Rivediamo insieme i miei. Poi lui mi chiede di lasciargli le domande. Ci sono punti che mi sembrano un po troppo assoluti. Ho una cosa in mente per rispondere alla tua domanda. Per me pi facile scrivere che parlare, lascio le note che aggiungo per domattina.

*

Il giorno dopo, domenica, il corpo senza vita di P. P. Pasolini era allobitorio della polizia di Roma.

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