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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Stai parlando a te stesso (parte1)

di Piero Passaro
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Pubblicato il 29/10/2017 15:31:41

Vorrei aveste un'influenza conturbante su di me. Vorrei aveste il potere di regolare più pensieri e più azioni. Da ogni scambio di frasi ad ogni lettera digitata. Vorrei sottopormi al vostro sconosciuto rigore. Non è così.

Sapete com'è invece? La mia possibilità di apparire tra e con voi dev'essere giustificata da un trascorso, da una risoluzione. Devo essere una persona risolta, giungere ad un me consapevole e coinvolto. Allora, e solo allora, potrò far trascorrere tempo, potrò lasciarmi andare alla goliardica presenza dei sabati sera e pensare di interessare il tempo di altre persone. Senza questo compimento, sarei un'ombra di me stesso. Senza contenuti, senza contesto, senza ragione alcuna.

Uscire, ridere e perdere la cognizione dell'assoluto a favore dei bisogni quotidiani e immediati; farsi accogliere dalle fucine dionisiache che si costituiscono con voi tutti è ingiurioso verso me e voi. 

Ognuno può giungere ad una versione evoluta di sè, l'unica cosa importante è la consapevolezza. Non evoluto significa non vissuto. La pericolosa svista del tempo libero e del tempo del confronto con altri individui è in effetti il più temibile dei colloquio, delle prove, degli esami. Non è un non-vivere l'attesa ma una fabbrica del proprio vivere autentico. Quando ci sei non lo sai. Gli altri si. Guardando te vorranno stare con te. Per stare con te dovranno seguire la risoluzione che hai seguito tu qualunque essa sia.

Quel caffè, quella birra, quel momento di informale socialità tribale è tutto. Il resto è risolversi come individuo. Questa è quella che definisco iper-modernità; non siamo più al centro del nostro egoistico universo nè siamo i mattatori o i padri-padroni di noi stessi.

L'iper-modernità mette in un pantheon sacro la statua di Faust e Charles Foster Kane ma ormai, ahimè, sono solo ombre di un passaggio che è avvenuto in tempi remoti. Non ci si chiede perchè e come ma il remoto non è degno di domande.

L'iper-modernità sfrutta e cavalca l'onda dell'imperante ritmo dell'immediatezza di oggi, dei nostri pensieri che passano attraverso sistemi volatili. Siamo diventati l'aggiornamento del nostro stesso essere. Siamo ossessionati dall'aggiornarci senza sapere cosa è stato modificato. Alcuni di noi accusano tutto ciò, come alcuni che non si sentono a proprio agio col nuovo sistema. 

Cazzo, siamo versioni di noi stessi malandati su un sistema sempre più esigente di performance a nessuno scopo. Io contribuisco a questo, non posso farne a meno. Le persone sono incompatibili con il mio attuale sistema. Sono in cerca di cosa? Cos'è la foga mia? Un modo tutto customizzato di cercare compatibilità, comunicabilità.

Iper-modernità è questo: noi stessi che sappiamo essere obsoleti per il sistema e cambiamo vorticosamente; è parlare con te stesso per acquisire qualcosa che non sai. 

 


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