Il vero problema dell'esistenza umana si può sintetizzare in una frase: "Siamo consapevoli di morire".
Questo pensiero, da una parte, di aiuta e, dall'altra, ci distrugge. Ci aiuta ad aver paura dell'aldilà, altrimenti forse ci saremmo già scannati a vicenda, e quindi a temere un ipotetico giudizio divino. Ci distrugge, in quanto non ne riusciremo mai a venire a capo.
Cosa c'è oltre la nostra pozza d'acqua? Il mare che Sant'Agostino non riuscì mai a travasare nel buco da lui scavato nella sabbia?
Mi chiedo sempre se il pensiero della morte sfiori gli altri esseri viventi e li faccia soffrire in previsione. Credo che esista una qualche sensibilità anche nelle piante, che avvertono la loro potenziale estinzione attraverso incendi vicini e soffrono inermi.
Ma l'uomo si arrovella tutta la vita attorno a questo problema, abdicando alla felicità e morendo ogni giorno in attesa dell'evento. Unico vantaggio: musica, arte, scienza e creatività vivono i fuochi fatui del momento. Per non dimenticare le menti eccelse di grandi matematici e fisici: Einstein, per esempio, ma non solo. Vale la pena di vivere bene, allora!
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