Pubblicato il 15/08/2010 19:56:23
[ Intervista a cura di Maria Musik ]
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DOMANDA. Ciao, Lorena. Sono felice che sia stato affidato a me il compito di intervistarti perch amo molto il tuo scrivere (non le chiamo opere altrimenti rischio subito una delle tue ironiche tirate dorecchie). Cominciamo con una domanda di rito: se dovessi dire, a chi simbatta in questa intervista senza averti letta, chi Lorena, come ti presenteresti?
RISPOSTA. Grazie Maria. Sorvolo sul tuo inciso che gi fornisce una caratteristica non trascurabile di me, e minoltro in questa ardua risposta (quasi quasi avrei preferito mi fosse stata commissionata unopera in endecasillabi!). Lorena una signora cinquantaduenne, da svariati anni casalinga a tempo pieno e indeterminato, che si pu incontrare quasi esclusivamente al supermercato, giacch conduce una vita molto ritirata, in (rumoroso) silenzio e solitudine, un po per scelta, un po per destino (ahim). Sopra a tutto una mamma. Ma per meglio definirmi, dico: sono quella che strizzerei anche la tovaglia! E mi spiego. Durante una di quelle belle e ormai perdute riunioni familiari natalizie o pasquali, intorno alla met degli anni 60 quando ero una bambina, mia zia, a fine pasto, divise equamente fra tutti i commensali lunica bottiglia di spumante che il nostro stato economico consentiva, per il brindisi augurale. Io pensai bene di gustare centellinando, anzich tracannarla come gli altri, la mia porzione di vino, tra una risata e un discorso e laltro. Sennonch, mia nonna inizi a sparecchiare e, accidentalmente il mio bicchiere cadde e quel dito di spumante che ancora conservavo come fosse una reliquia, and a inzuppare la tovaglia. Il mio dispiacere fu cos grande da attirare lattenzione dei presenti che io guardai ad uno ad uno con grandi occhi avviliti, dicendo Strizzerei anche la tovaglia! Ecco, sono quella bambina che dal calice della sua vita ha gustato solo una parte del buono che conteneva e il resto, accidentalmente, si rovesciato. Forse il mio scrivere oggi il mio modo di strizzare quella tovaglia per recuperare ci che ho perso. Adoro la parola forse, poich non do mai nulla per certo e perch ha intrinseca una sua ironia. C una poesia di Borges in cui mi specchio ed : Mi vida entera, particolarmente in alcuni versi: Soy esa torpe intensidad que es un alma e i due versi finali: Creo que mis jornadas y mis noches se igualan en probeza y en riqueza a las de Dios y a las de todos los hombres.
DOMANDA. Perch scrivi e da quando hai iniziato a farlo?
RISPOSTA. In parte ho gi risposto, ma non fu proprio questo il motivo iniziale. Nel corso della mia vita ho sempre scritto, seppure con grandi intervalli di tempo. Nei primi anni 80 decisi, un bel giorno, di scrivere poesie, ma dopo qualche tentativo rimasto su un quaderno, compresi che non era cosa a me consona. Nel 1986 mi cimentai, con la collaborazione dei miei compagni di teatro, nella stesura di una commedia musicale in due atti che realizzammo e mettemmo in scena. Poi mi sposai e lasciai il teatro. Negli anni 90 scrissi alcune favole per il teatro dei ragazzi insieme a mia cugina, maestra con lesigenza di inventare qualcosa di originale per le recite di fine anno scolastico. Ma fu quando cominciai a navigare in Rete che la mia penna ammatt. Risale al maggio del 2001 la mia prima connessione. Decisi di entrare in una chat. Tutti gli sconosciuti interlocutori mi chiedevano quali fossero i miei hobby ed io non sapevo cosa rispondere, poich in quel periodo mi dedicavo solo al lavoro e alla casa oberata da uninfinit di problemi e molte angosce. Cos un giorno, per non sentirmi troppo ignorante nei confronti di chi mi citava versi, cominciai a dire che scrivevo poesie. Ma tra il dire e il fare c di mezzo il mare. E fu proprio nellestate di quellanno, durante una vacanza balneare con mia figlia in Versilia, che una sera, passeggiando sul lungomare, mi ritrovai davanti ad una libreria. Entrai dentro e cercai subito lo scaffale della poesia. Acquistai tre libretti di poco valore: una piccola antologia di poesie damore da Saffo ai giorni nostri, unaltra di poesie tutte al femminile e una di Emily Dickinson che non conoscevo. Lessi la biografia velocemente e rimasi affascinata da quella donna. Il giorno dopo, al sole in spiaggia, lo lessi tutto dun fiato. Tornai in albergo arrostita davanti e bianca di dietro! Al ritorno dalle vacanze cominci a restringersi quel mare tra il dire e il fare e anche la mia vita che, come Emily, cominciai a chiudere dentro casa. Chiusi anche la chat. E mentre i problemi familiari e di lavoro aumentavano, io scrivevo, di nascosto, le mie paure, le angosce, le mie proteste, i sogni, le solitudini, i ricordi e le fantasie.
DOMANDA. Come avviene la tua scrittura? In quali ore, in quali luoghi e su quali supporti?
RISPOSTA. Ho quasi sempre scritto di mattina, che la fase del giorno in cui riesco a concentrarmi meglio. Certe volte mi ronza in testa, mentre cucino o mentre faccio le faccende, un pensiero, una frase, un verso, cos lo annoto sul primo pezzo di carta che mi capita sottomano: carta igienica, scottex o anche il sacchetto del pane. Poi, appena ho un po di tempo, mi siedo davanti al computer, apro word e scrivo. Come per magia, quello che avevo scritto sul foglietto diventa un testo compiuto. Quasi mai ne esco soddisfatta, ma mi consolo dicendomi che per le mie capacit e per la mia scarsa cultura abbastanza. Il mio pc sta in una stanzetta situata tra due camere da letto, senza finestre. E la stanza buia da cui io guardo il mondo e me stessa, e quello che scrivo il frutto del mio guardare. In quella stanza ho tutto: i libri, i ricordi, il computer, la tavola da stiro e i panni da stirare. Ho anche i pupazzi di peluche che mi fanno compagnia. Ad alcuni do una voce e diventano i miei amici parlanti. Mia figlia mi dice che soffro di animismo infantile, ma credo che questa mamma un po bambina e un po giullare non le dispiaccia.
DOMANDA. Che cosa ti ha indotto a pubblicare i tuoi scritti? Quando e come lo hai fatto la prima volta? (scusa la domanda un po voyeuristica)
RISPOSTA. Devi sapere che io sono molto gelosa delle mie cose e a maggior ragione dei miei scritti seppure li sparpagli nel vento. Pertanto, quando chiusi con la chat, avendo fatto leggere a qualcuno di quegli interlocutori ci che scrivevo, per timore che i miei pensieri perdessero le loro radici, pensai di dar loro una maternit pubblica avvalendomi delle possibilit che il Web offre. Avevo sentito parlare di questi siti letterari dove possibile pubblicare e subito ne cercai uno e poi un altro e altri ancora. Cos scoprii un mondo di persone accomunate dalla passione per la scrittura. Persone che ho sempre ritrovato lungo il mio percorso durante tutti questi anni girovagando tra un sito e laltro. Una volta decisi di inviare alcuni testi a Maurizio Cucchi che su La Stampa web cura (o curava?) la rubrica Lo Specchio attraverso la quale esprime i suoi giudizi o fornisce consigli per migliorarsi. Non mi aspettavo certo unesultanza da parte sua, ma nemmeno mi sarei aspettata il suo totale silenzio che mi pose davanti a un bivio: continuare a scrivere o smettere? Ritenni, al di l di ogni motivazione circa quel silenzio, che smettere sarebbe stata la scelta sbagliata perch mi avrebbe precluso la possibilit di continuare a imparare. Perch, sostanzialmente, di questo avevo e ho bisogno: imparare. E si impara non solo attraverso lo studio ma anche attraverso lesperienza. Per anni ero stata assente dai libri di letteratura, avendo dovuto per necessit lavorative e familiari, dedicarmi ad altro e ad altri studi e sentivo che era giunto per me il momento di riparare in qualche modo a quellassenza.
DOMANDA. Dopo aver pubblicato innumerevoli poesie su LaRecherche.it, per un periodo, hai scelto di rimanere in silenzio. Sembrava fossi rimasta senza parole. Poi, sei tornata, pi splendente di prima. Cosa ti aveva portato a smettere e perch hai ricominciato?
RISPOSTA. Alla fine del 2007 ero appena uscita da un periodo molto duro della mia vita; ero provata e depressa, avevo chiuso ogni rapporto con i vari siti letterari pervasa da timori e fisime di ogni genere, vagavo in uno stato di confusione mentale e di apatia e non riuscivo pi, quasi fosse un rifiuto interiore, a scrivere una parola. Poi, un giorno - forse fuori pioveva pure -come in Kiss me Licia, incontrai Giuliano (Giuliano Brenna) per caso e conobbi LaRecherche.it. Citando Richard Bach, credo che niente per caso, ma anche se lo fosse, fu proprio un bel caso! Quindi, approdata come un naufrago, con tutta la sua ungarettiana allegria, cominciai a proporre il gi scritto. Infatti nello spazio riservato alla biografia personale si pu leggere: sono alla ricerca dellispirazione perduta. Quando pensai di aver esaurito le mie proposte, cernendole dai miei scritti, rimasi in silenzio non senza grande sofferenza. Perch volevo scrivere e in quel preciso momento pi che mai. Allimprovviso, anzi, suddenly, come in Yesterday dei Beatles, la notte di Halloween, mentre negli Stati Uniti eleggevano Barack Obama Presidente, grazie al cercarime da poco messo a disposizione da LaRecherche, scrissi una filastrocca, quella di Zucca Barucca. E cos da un gioco di rime e di parole la mia penna riprese i suoi incerti passi. Ora io chiamo LaRecherche.it la mia casetta della poesia.
DOMANDA. Spesso hai affermato di non essere Poeta. Visto che a me pare che tu lo sia, mi viene spontaneo chiederti perch rifiuti questo appellativo e quali sono, invece, le caratteristiche che una persona e/o i suoi scritti devono avere perch si possa fregiare di tale titolo?
RISPOSTA. Come ho gi detto, cominciai a scrivere quasi per darmi un tono, per non essere da meno, pensando che essere poeti fosse soltanto la capacit di assemblare due o tre parole ad effetto. Ma scrivendo mi sono accorta che non cos. Che il poeta non pu dirsi tale se la poesia, in primis, non alberga nella sua essenza di uomo e, in secundis, se non ha le conoscenze e le basi culturali per far s che quella poesia possa essere resa con le parole in modo efficace e soprattutto universale. Quando ad esempio leggo Mattino di Ungaretti, penso che non pu esserci un modo migliore, o parole migliori per esprimere lo stesso sentimento. Penso che quella poesia allo stato puro, che riesce a trasmettermi molto di pi di quanto, probabilmente, era nellintenzione del Poeta. Perch la Poesia deve superare il Poeta, una volta che il Poeta lha scritta. Allora, scuoto la testa, sorridendo mestamente di me e delle mie parolette incerte e confuse. La parola poetica deve rilasciare emozioni, vere e forti, scappellare la testa, come diceva Emily Dickinson. Il Poeta ha una grande responsabilit, sociale, oltre che umana. Per, ogni responsabilit assunta, richiede grande impegno e competenza. Competenza che io ancora non possiedo e, nonostante la mia foga di impegno, la mia scrittura non ha ancora trovato un suo stile. Scrivo in forme diverse, almeno a me pare cos. Spazio dal gioco di parole, alle filastrocche per bambini, scrivo in rima oppure no, a volte persino in metrica e altre in modo prosaico, colloquiale o intimista. E tutto senza delle solide basi di conoscenza, ma in modo estemporaneo e spontaneo, che io chiamo a modo mio. Credo che solo chi legge possa definirmi tale, ma io voglio sentimi svincolata da un titolo che non sono sicura di poter onorare. Voglio restare libera di continuare a scrivere, quando posso e come posso. Quel giorno che non avr pensieri, emozioni, idee da scrivere, non voglio trovarmi costretta a scrivere comunque, magari sfoggiando capacit tecniche acquisite, per non perdere leccellenza del nome. E non vigliaccheria, la mia, ma un modo per rispettare la Poesia (m venuta anche la rima e cos sia!).
DOMANDA. Quali sono i tuoi autori preferiti? E, fra i generi letterari, quale ti pi consono?
RISPOSTA. Non ho mai approfondito un autore in particolare, fino a sviscerarlo e farlo mio e sono abbastanza digiuna di conoscenze dei generi letterari di cui ho vaghe e lontane reminiscenze scolastiche. Amo leggere poesie e quando ne trovo una che mi fa vibrare anima e corpo minformo sullautore e ne cerco altre sue da leggere. Ci sono infatti poeti che leggo pi spesso come Emily Dickinson o Eugenio Montale. Mi piace Borges, Pessoa e i suoi eteronimi, Leopardi (soprattutto il Leopardi delle lettere e delle Operette morali), Catullo, Apollinaire (ho letto Gli amori e mi sono innamorata), Hikmet, i Carmina Burana. In giovent leggevo soprattutto autori teatrali come Plauto, Moliere (di cui interpretai alcune delle sue scaltre cameriere oltre che alla Notte e Alcmena nellAnfitrione), Goldoni, Machiavelli, Pirandello, Ionesco che sento molto attuale e mio per il tema dellincomunicabilit e, ovviamente, Oscar Wilde, la cui ironia esilarante. Lermetismo uno dei generi letterari che mi affascinano molto. Ho letto Queneau e sono impazzita per lui, Bergson e ho imparato molto, cos come ho imparato molto da De Mauro e la sua Storia linguistica dellItalia Unita e dai miei vecchi studi di linguistica e filologia romanza. Ai romanzi preferisco i saggi, sicuramente. Adoro Richard Scarry e Gianni Rodari, con i quali ho allevato mia figlia, insieme ai fratelli Grimm. Ma non ho un modello di riferimento e mi fa piacere quando un lettore/commentatore, legge nei miei scritti leco di un qualche autore. In quei momenti mi sento anchio (ma appena appena) Poeta.
DOMANDA. Sei una delle presenze storiche de LaRecherche.it. Descrivici la tua esperienza nel sito, come lo vedi, i suoi pregi e difetti.
RISPOSTA. Fu Giuliano Brenna a farmi conoscere LaRecherche.it. Lo visitai, vidi che era ai suoi albori, poco frequentato, silenzioso e tranquillo. Ritenni fosse il luogo (parola che preferisco a sito) adatto a me in quel periodo. Mi sono sentita subito ben accolta e a mio agio. Lo dimostra il fatto che ho costruito al suo interno la mia casetta. Ho sempre espresso liberamente il mio pensiero e quando, a volte successo, sono stata scorbutica per motivi miei, nessuno mi ha giudicata o, tantomeno censurata, come invece mi capitato in altre sedi. Quando ho azzardato una qualsiasi proposta stata accolta e questo mi ha fatto davvero un immenso piacere. Lho visto crescere, con calma e sommessamente e anche io credo di essere cresciuta al suo interno. Si respira unaria di sensibilit e seriet che mi piace. Forse mancano un po di incontri ravvicinati, in senso virtuale, tra i vari autori. Si legge e qualcuno commenta, ma ci si conosce poco. Personalmente, poi, non conosco nessuno neppure di persona. Appena potr, colmer questa lacuna. Ora si molto arricchito, con gli e-book, con le poesie settimanali, con le nuove importanti presenze, coi dibattiti che si fanno nel back-stage delle pubblicazioni. Credo che nella mentalit di chi abituato a frequentare altri tipi di siti, che io stessa frequento o ho frequentato, LaRecherche.it appaia poco movimentata, poco frizzante. Questa almeno la sensazione che ne ho ricavato quando ho invitato qualcuno a visionarla o a partecipare. E perch non si veste di lustrini e paillettes. Rimane composta nei suoi abiti minimalisti ma, per chi vuol vedere, colorati di buon gusto. Grazie dunque a Giuliano che, trovatami sperduta nel Web, mi ha condotta a casa! E grazie, davvero, di cuore a tutti, con un battito speciale per Roberto Maggiani.
DOMANDA. Pensi che la tua proposta poetica continuer in forma elettronica e per singoli testi o succeder che proporrai testi in una raccolta, elettronica o a stampa?
RISPOSTA. Non lo so, non ci penso. Posso solo dire che non condivido le pubblicazioni a pagamento e preferisco il cartaceo allelettronico. Ma di me non so niente.
DOMANDA. Vuoi dire qualcosa anche ai tuoi compagni di viaggio su LaRecherche.it?
RISPOSTA. S, solo una citazione, senza nominare la fonte Volemose bene.
Grazie Lorena.
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