Pubblicato il 22/03/2017 18:14:29
MASCHERE RITUALI / 2
Folkoncerto: Maschere Rituali. (Ricerca filologica e musicale di Giorgio Mancinelli dal programma radiofonico RAI Radio3 del 1984).
Africa! Africa!
Datemi delle anime nere che siano nere o cioccolata bruna. Datemi dei tamburi diciamo tre o anche quattro e che siano neri. Sudici e neri: di legno e pelle secca di pecora e poi facciamoli rullare, rullare forte. Brontolare per tutta la notte e il giorno, poi smorzati e che vengano introdotte le maschere rituali. Rullino i tamburi e che risuonino sfrenatamente. Aggiungete voci di donne e quelle basse degli uomini e grida di bimbi. Che vengano i danzatori neri dalle spalle ampie che pestano il suolo coi piedi nudi, a ritmo. E quando in cielo il sole al tramonto siano ammessi gli spettatori. Possono essere bianchi e neri che possano udire i nostri canti nativi. E il rullo dei tamburi, e possano godere Del nostro Paradiso africano. (F. E. Kobina Parkers Ghana)
Questo canto raccolto in Ghana serve qui da introduzione alla tematica che qui si vuole approntare sulla scia della magia e il simbolismo delle maschere rituali nellAfrica nera, qui ripresa nella sua accezione di ci che si rivela alla nostra coscienza razionale, per meglio comprendere la costante assimilazione delle culture tradizionali che non possibile apprendere se non vivendo in quella realt, e che sempre di pi sfugge alla concezione di noi moderni, in quanto la vediamo non senza limitarne lessenza, come manifestazione della conoscenza delluomo attraverso luomo stesso. In quanto unit di sviluppo e vibrazione, dissoluzione e recupero di una unit energetica che si rafforza costantemente sul suolo africano allinterno delle pur diverse culture esistenti sul territorio. Va qui ricordato che lAfrica un continente immenso, potremmo dirlo sterminato dalla cui frattura geofisica e scomposizione in stati sono germinate tutte le coscienze e le conoscenze scientifiche, tutte le possibili culture e civilt conosciute del Mediterraneo e non solo. Questa esperienza di trans-ferimento stata possibile solo con la radicale mutazione dello strumento conoscitivo delle moderne scienze applicate come appare dalla nostra esperienza coscienziale storicamente riconosciuta, nel processo squisitamente educativo di rimozione delle false identit presenti (importate e divulgate) sul territorio.
Per comprendere appieno questa esperienza conoscitiva va fatto riferimento a un concetto determinante legato alla societ presa in considerazione, e che pone allorigine di tutto in primis i riti di passaggio e la marginalit dei generi di sussistenza, necessari alla sopravvivenza del gruppo etnico preso in considerazione.
Io sono colui che conosce, conosce, che il vento soffia, soffia, che lacqua scorre, scorre. Qui lalbero dei capelli cresce, cresce, Io sono colui che conosce, conosce. Solo chi conosce le maschere pu entrare, salvo chi non ha paura. (Leggenda raccolta fra gli Akamba, un gruppo etno-linguistico di ceppo bantu dell'Africa orientale, diffuso prevalentemente nelle regioni semi-aride della Provincia Orientale del Kenya e in parte in Tanzania.)
Acci necessario riflettere sullidea stessa di performance come pratica potenziale e fortemente critica del reale e potenziale non-luogo di margine e di passaggio da situazioni sociali e culturali definite. La riflessione di Victor Turner, considerato il perno della teorizzazione antropologica sociale, che ha dato una svolta rilevante rispetto alla metodologia strutturale-funzionalista esistente, sta nellaver privilegiato la componente trasformativa a conflittuale dei processi sociali allinterno delle culture autoctone. Un concetto metodologico che ha come punto di partenza lanalisi teorica del social-drama:
Infatti il dramma sociale ha luogo quando nellambito del quotidiano di un gruppo etnico si crea una frattura nelle tradizionali norme del vivere, oppure quando in una societ complessa (come appunto quella africana in ogni suo aspetto geografico), si genera un punto di svolta rispetto alla consolidata struttura socioculturale pre-esistente e spesso consolidata da secoli di isolamento.questa riflessione critica avviene solitamente nellambito di fasi di passaggio da una situazione culturale istituzionalizzata a nuove aggregazioni spontanee che possono originarsi nellatto di tracciare i solchi del nuovo e del non familiare (tradizionalmente parlando) , allinterno del territorio della liminalit socioculturale.
Il concetto di limen (che significa soglia o margine ) venne traslato da V. Turner dal lavoro di Arnold Van Gennep che nel 1909 pubblic il libro I riti di passaggio, quei riti che accompagnavano (e in certi casi accompagnano ancora oggi sebbene rivisitati) il mutamento dello status sociale di un individuo o di un gruppo di individui e rigardano le fasi critiche della vita umana (come nel caso dellentrata nella vita adulta da parte di un giovane di un clan) e che di solito comportano lunghi periodi di isolamento e di allontanamento delliniziando dalla vita comunitaria, confinandolo in una zona liminare. Per esempio in alcune trib africane (ma anche australiane, e melanesiane) un ragazzo sottoposto alliniziazione costretto a vivere per un tempo limitato lontano dalle normali interazioni socio-tribali.
Prendimi con garbo, con garbo! Il prossimo anno tu menzionerai luccello, figlio della boscaglia! Uccidimi con garbo, con garbo! Il prossimo anno tu menzionerai luccello, figlio della boscaglia! Cuocimi con garbo, con garbo! Il prossimo anno tu menzionerai luccello, figlio della boscaglia! Mangiami con garbo, con garbo! Il prossimo anno tu menzionerai luccello, figlio della boscaglia!
(Canto solitario raccolto fra i Kaguru della Tanzania)
I documenti pi antichi lasciati da un umanoide preistorico come, ad esempio, le pitture rupestri, mostrano gi scene di cacciatori mascherati con teste di animali; immagini queste che avallano la teoria del ricorrere a rappresentazioni di carattere magico come la danza rituale e la maschera come trans-vestimento impiegato per influire sul buon esito di attivit di sostentamento come la caccia, indispensabile al sostentamento del gruppo. Non in ultimo la maschera era impiegata nellosservanza di rituali sociali a carattere educativo, nelligiene corporea, nel placare discordie e presiedere ai giudizi del capo-clan, cos come nelle cerimonie religiose dedicate al culto dei morti, nei matrimoni e nei funerali, nelle cerimonie agricole o pi semplicemente per mantenere lordine durante le feste del villaggio.
Si pu ben dire che la molteplicit degli usi allorigine della grande variet di maschere che sincontrano nei rituali africani e crea una certa progressione di valori e una scala dimportanza sostanziale diversa da popolo a popolo ma anche da trib a trib presenti in una specifica regione. cos che le cerimonie del Centrafrica ad esempio, presentano almeno due prerogative comuni: hanno tutte inizio con danze dal carattere magico-propiziatorio, per lo pi scandite dal ritmo preponderante dei tamburi e delle percussioni in genere; e quella di vestire o portare in processione le maschere rituali.
Fra i Pigmei del Gabon, ad esempio, la cerimonia del culto Mbiri sta a significare la riesumazione della primaria religione del mondo; mentre quella Bwiti il passaggio riruale nellaldil, quale rappresentazione degli aspetti fondamentali della creazione e dellannientamento, della nascita-mistica e della morte-mistica. sebbene entrambe si svolgano attorno a uno stesso albero totem denominato Adzap, che funge da pilastro centrale della capanna tribale appositamente eretta per queso tipo di celebrazioni, e sul quale sono riportate incisioni zoomorfe e maschere stilizzate rappresentative di un simbolismo (sincretismo) che si rinnova in ogni occasione cerimoniale.
In alcuni casi specifici si fa ricorso alluso delleboga, unerba che conduce i neofiti alleccitazione totemica, necessaria per esprimere in pieno la profonda riuscita del rito. Leboga una pianta allucinogena dalle spiccate qualit psicotrope che cresce nella foresta equatoriale, della quale i Pigmei fanno ampio uso e che ha il potere di accrescere la resistenza fisica, e che presa in dosi massiccie provoca frequenti visioni ed esternazioni muscolari, permettendo cos agli iniziati di viaggiare nella terra dei morti, per poi tornare fortificati e liberati dalle puare ancestrali e poter affrontare i lunghi periodi di lontananza e solitudine che li aspetta durante i periodi di caccia sugli altipiani della savana. Ci che avviene nella psiche del singolo individuo sottoposto a simili rituali ottiene lo stesso effetto precedentemente ottenuto dagli altri componenti la comunit tribale, e per questo il neofito ritenuto idoneo a entrare a farne parte. Ecco che al dunque la metamorfosi per leffetto della droga da questi sollecitata e avvalorata come una sorta di ipnosi collettiva alla presenza delle maschere rituali che vengono esposte al riconoscimento e allubbidienza. Ma cosa sintende per maschera o mascheramento allinterno dei riti africani altra cosa che una semplicistica affermazione dintenti conoscitivi. Solitamente quando si parla di maschera sintende un oggetto scolpito o modellato o intrecciato, a seconda del materiale di cui costituito, e che viene portato sul volto o sul capo. In realt in Africa considerata maschera linsieme del travestimento di fibre vegetali o di stoffa che ricopre lintero corpo e, persino gli accessori che il mascherato tiene nelle mani o con i quali adorna le proprie membra.
O acqua, vieni ors vieni ors, e fa cadere la pioggia, e fa cadere la pioggia. Ors, vieni pioggia a irrigare i semi. Cos cant con gran gioia di Kweku Tsin e subito cominci a piovere e continu finch il terreno fu ben irrigato. Allora i semi germogliarono e le messi cominciarono ad apparire. Anansi ben presto venne a sapere come crescevano bene le messi di Tsin.
E subito pens a quando si sarebbe adornata degli steli intrecciti delle messi dorate. Ors acqua, vieni e fa cadere la pioggia, e fa cadere la pioggia ors, vieni pioggia a irrigare i semi di Tsin.
(Da una leggenda raccolta fra gli Hausa, gruppo etnico di stirpe sudanese e di religione islamica sunnita stanziata in massima parte in Niger, ma presente anche nella Nigeria settentrionale e negli Stati limitrofi.)
Va qui precisato che non sempre la maschera cos detta indossata, alcune volte semplicemente mostrata agli iniziandi in occasione di riti; altre volte portata come pendente pettorale, oppure ridotta a piccole dimensioni, tenuta tra le vesti e conservata gelosamente tra i beni personali, in special modo quando prende la forma divinatoria ed trasformata in amuleto, o rappresentativa di societ segrete. Fra i Toma della Guinea, ad esempio, la creazione di una maschera ha raggiunnto nel tempo una sintesi altamente artistica che supera di gran lunga liconografia conosciuta dellarte africana. il caso della maschera detta Angbai, cos detta senza tempo, alla quale si attribuisce la capacit di rievocare gli spiriti ancestrali della foresta.
Unaltra cerimonia singolare si teneva un tempo presso i Bule della Repubblica Centrafricana in onore della maschera Glau personificazione del genio protettivo della virilit degli uomini della trib, composta da una grande testa per met toro e met fagocero (cinghiale africano), sormontata da un uccello e da una pantera. Glau, magnificamente vestito di fibre vegetali colorate, porta campanacci legati ai fianchi che fa risuonare ad ogni passo. Glau fa la sua apparizione durante la notte accompagnato da due servitori, uno dei quali suona una campana come accompagnamento alla danza sfrenata che dopo un inizio cadenzato e bruschi arresti, riprende ogni volta pi freneticamente, stravolgendo la sua voce con urla disumane e terrificanti; mentre laltro soffia in un corno detto soro, uno strumento tenuto nascosto dalla vista delle donne, il cui suono prevede luso di formule segrete, lodi in elogio della sua venuta, aforismi ermetici e allusioni alla sua virilit.
Molte, come si detto, sono le maschere rintracciabili sul continente africano, probabilmente per il grado di primitivit mantenuto dalle popolazioni tribali sul territorio nel corso dei millenni. Ci individuabile soprattutto in quelle aree geografiche dove larte manufatturiera (lArte tout-court) ha conosciuto una vera e propria evoluzione, e che si estendono dal Senegal al Mal, dallAngola ad Oriente dei Grandi Laghi, limitata a Nord del Sahara e a Sud dal deserto del Kalahari. Altres le rimanenti regioni, pur essendo abitate da gruppi etnici analoghi, non hanno sviluppato una produzione di maschere elevata al di sopra di una produzione artigiana:
Unarte questa scrive ancora Mauro Monti che prende avvio dallinterno intimistico dellindividuo che la plasma, che risponde quindi a unautentica creazione artistica, non imitazione servile della natura che lo circonda. Unarte che si esprime s a credenze e cerimonie magico-religiose, ma altres che fa uso della magia nel suo significato pi alto, non venendo meno alla sua funzione di mediatrice tra le due componenti della creativit, cio: la natura primigenia e il soprannaturale che la governa.
Madre, apri la porta-o, io non sono come lo sciacallo-o, che ha ucciso sua madre-o, lui dalla lunga coda-o!
(Canto raccolto fra la trib dei Fipa Pigmei un gruppo etnico diffuso in gran parte dell'Africa equatoriale.)
Quelle stesse maschere che legate a riti evocativi e di incantesimo o, al contrario in culti apotropaici o di esorcismo e scongiuro, sono strettamente legate ad alcune danze dedicate a idoli ancestrali che spesso rappresentano figure antropomorfe o teste e volti di specifici animali come felini, elefanti, scimmie, uccelli relativi quasi esclusivamente ad animali che vivono nella foresta e nelle aree limitrofe a fiumi e laghi. Danze che vedono nella musica, o meglio nel ritmo daccompagnamento, un elemento fondamentale capace di condurre il fluido nascosto che scorre nella natura in tutti gli esseri viventi che sono nel mondo, facendoli partecipi del costante atto creativo della germinazione insito nella natura.
Maenga Nyambi batti lacqua con la faraona,. I dieci buoi sono tuoi. Vi prego elefanti, tiratemi gi i calzoni dallalbero. Io voglio provare il mio carico prima di trasportarlo. Tu hai portato via mia figlia. Io ti seguir. Io spegner questo fuoco e arriver da te. Io (adesso) sto tagliando lalbero. Io sto lottando con le locuste. Io sto lottando con il leone. Sto zufolando con la tibia della vecchia Kakurukathi. . . . Allora Dikithi chiam a raccolta tutti gli uomini E disse loro che s, potevano vivere insieme Nel suo villaggio.
(Canto per la danza in onore del grande Dikithi, raccolta fra i Bantu (o Bant), di riferimento a un vasto gruppo etno-linguistico che comprende oltre 400 etnie dell'Africa subsahariana e distribuite dal Camerun all'Africa.)
La danza rituale quindi come elemento mobile indispensabile che regola e rende comprensibili i fatti ineluttabili della vita, sia individuale e sia allinterno del gruppo di appartenenza. Fatto questo che fa sembrare le maschere africane create per essere in continuo movimento, in quanto complemento necessario per la completa comprensione estetica delle maschere. Ne un esempio la danza legata al culto di Aura Pocu tipica dei Bule della Costa dAvorio bench presenti anche in Ghana, i quali conservano unantica leggenda che viene regolarmente tramandata nella sua forma orale originale:
Per una questione di successione i Bule si scissero dagli Akan (oggi presenti solo in Ghana) e si spinsero verso la Costa dAvorio, ma quando furono pressoch arrivati vennero fermati dallo spirito del fiume Como, il quale intim loro di sacrificare un giovane della trib. Fu cos che la regina Aura Pocu decise di sacrificare suo figlio in nome del popolo che ella stessa guidava e lo spirito del fiume permise loro il passaggio e la loro salvezza. cos che la regina Aura Pocu assume presso il popolo dei Bule una posizione predominante nella vita sociale e politica sviluppatasi attorno alla figura della donna/regina Aura Pocu che ha dato luogo al matriarcato che tuttoggi distingue questa trib. La cerimonia che laccompagna inizia con una lunghissima processione allaperto e si spinge attraverso le capanne del villaggio fino a raggiungere il tempio dedicato al culto. Lintero vestiario, dai colori delicati, usato per questo cerimoniale parte integrante della maschera indossata dalla regina Aura Pocu e dalle altre regine che a lei sono succedute. Lutilizzo di maschere facciali riproducenti visi femminili ovali e ben levigati, dipinte con cosmetici blu-azzurrini e rossi, sono piuttosto uniche per la loro bellezza decorativa. questo un tipico esempio di come la danza rituale sia strettamente legata al culto, che altro non che la ripetizione e la trasposizione figurata della leggenda che verosimilmente ne conserva il mito. I festeggiamenti sontuosi si tengono ogni anno nel villaggio di Sakasso in Costa dAvorio con grande partecipazione di danzatrici Bule in costume e di turisti che giungono da ogni parte del paese per assistere alla Danza delle maschere delle Regine di gran lunga piena di colori e musica.
Appartengono sempre alla Costa dAvorio, il paese forse pi ricco di maschere dallaspetto demoniaco, le pi originali e indubbiamente le pi complesse da interpretare, appartenenti ad alcune societ segrete presenti in gran numero in questa parte dellAfrica. In particolare presso i Senufo, un gruppo etnico rilevante nella regione di Korhogo, troviamo una maschera zoomorfa denominata sputafuoco costruita con parti in legno naturale (un tempo sicuramente colorata), che riunisce in modo assai fantastico lelemento umano con elementi diversi presenti in natura e presi da animali diversi. Questa porta sulla fronte una piccola scultura, pi spesso si tratta di un camaleonte grottesco, dal preciso significato simbolico, l posta nellintento di dare unimmagine mostruosa o, appunto demoniaca, da cui prende il nome il rito iniziatico. Ancora ai Senufo appartiene la maschera L presente nelle riunioni della societ tribale che raggruppa solo individui di sesso maschile ed rappresentativa di due aspetti diversi di uno stesso volto umano, uno sovrastante laltro, e che termina con due grandi corna. Il suo significato racchiuso nel presentare lantenato regale allorigine del tempo al quale il suddito iniziato soggetto nel presente:
Quando gli uomini comparvero per la prima volta sulla terra, il re Dada Segbo trasse fuori una conchiglia cauri, poich era questa che usavano in quei giorni come moneta, e la diede al giovane Yo affinch trovasse una moglie per lui. Fu cos che Yo si ferm presso il fiume a pescare e raccolse un certo numero di pesce. Quindi si rimise in cammino col suo fardello di pesce e si ferm a guardare alcuni pescatori che avevano con s un piatto di fagioli e farina di cassava, chiamata abla. Yo si ferm e raccolse tutto quel cibo e ripart. Quelli gli corsero dietro grindando: Yo, Yo, perch ti porti via la nostra morta?
Le cavallette venivano dalla paglia, la cauri per la paglia veniva da Dada Segbo. I fagioli venivano dalla vecchia, la vecchia si prese le mie cavallette. Il pesce veniva dai pescatori, i pescatori presero i miei fagioli; i fagioli venivano dalla vecchia, la vecchia si prese le mie cavallette le cavallette venivano dalla paglia, la paglia veniva dalla cauri che mi diede Dada Segbo. Le zappe e i falcetti venivano dai fabbri, i fabbri presero il mio pesce; il pesce veniva dal fiume, i pescatori presero i miei fagioli; i fagioli venivano dalla vecchia, la vecchia prese le mie cavallette; le cavallette venivano dalla apglia, la paglia prese la mia cauri; la cauri veniva da Dada Segbo.
Alla domanda Yo rispose: Come, non lo sapete?
Labla veniva dai contadini, i contadini presero le mie zappe; le zappe venivano dai fabbri, i fabbri mangiarono il mio pesce; il pesce veniva dal fiume, i pescatori presero i miei fagioli, i fagioli venivano dalla vecchia, la vecchia prese le mie cavallette; le cavallette venivano dalla paglia, la paglia veniva da una sola cauri; e la cauri veniva da Dada Segbo.
Cos egli se ne and con la fanciulla morta. Quel giorno cammin dallalba fino a notte. Si ferm dal re del paese lamentando che qualcuno aveva ucciso colei che era la moglie di Dada Segbo, e chiese al re di scambiare il corpo morto con una fanciulla bella comera quella che si portava dietro. Cos gli diedero unaltra fanciulla ed egli riprese il suo cammino in sua compagnia. Durante la traversata la fanciulla cominci a cantare:
La fame vien da lontano, la fame ha seguito la strada fin qui; gli intestini vengono da lontano, gli intestini hanno seguito la strada fin qui. La fame vien da lontano, la fame ha seguito la strada fin qui; gli intestini vengono da lontano, gli intestini hanno seguito la strada fin qui.
Ora, Dada Segbo mand molti uomini incontro a Yo. Fece anche cuocere molti piatti di cibo, che i suoi uomini portarono con s. La fanciulla e Yo ebbero molto da mangiare. Ma, quando arriv il cibo, la fanciulla disse: Inghiottiti in fretta. E, appena ebbe detto questo, il cibo spar e Yo rest stupefatto. La cosa si ripet pi volte fin quando la fanciulla, dopo aver fatto sparire il cibo, cominci a mangiare gli uomini. Appena vedeva avvicinarsi un uomo, gridava: Inghiottiti in fretta e quello non si vedeva pi. Allora portarono la fanciulla al cospetto del re Dada Segbo e tutta la gente del paese si riun per vederla, e questa ripet lincantesimo e venne uccisa. Al che il re sentenzi che il povero Yo non essendo sposato non avrebbe mai potuto trovare una moglie per lui e lo perdon. Morale della favola che per sposarsi occorre molto denaro per sfamare le voglie di una moglie, mentre con una sola cauri (conchiglia), un uomo poteva sperare di procurarsi solo una strega.
Proveniente invece dal Dahomei la descrizione della cerimonia dellofferta ai re Tossou ritenuti i capi spirituali e reincarnazione dei defunti re col rispettivo seguito di principi e dignitari di una etnia africana del Corno d'Africa . La cerimonia prettamente religiosa si ripete in tutti i venti templi dedicati a questo culto accompagnata da una formazione strumentale di tre tamburi orizzontali interamente ricavati nel legno battuti con una bacchetta da un lato e con la mano dallaltro. Seguono le donne agghindate che danzano al clangore metallico di sonagli di latta cui fa seguito una schiera di bambini che percuotono piccole campanelle. La cerimonia ha inizio con una lunghissima processione allaperto che attraversa le stade del villaggio. Le ragazze prescelte per incarnare le defunte principesse indossano altrettanti abiti multicolori e numerosi gioielli di fine fattura ricche di madreperle e conchiglie colorate che, al comando del cerimoniere riparato dal sole sotto un tipico ombrello da processione suona una speciale campanella dal suono vivace che serve da richiamo per tutti i giovani della trib. Interessante sono i cori femminili che si alternano alla voce intercalante del cerimoniere nel modo a responsorio. E mentre tutti si uniscono nel canto sinvoca la divinit del vento portatore degli spiriti ancestrali impersonificati da uno sciamano che danza davanti alla processione fino a raggiungere lalbero sacro (generalmente un baobab). in questo momento cruciale in cui vengono mostrate le maschere rituali che raffigurano i re Tohossou del passato, davanti ai/alle quali, si svolge il sacrificio di un toro che servir al banchetto conclusivo.
Come detto in precedenza, tutte queste maschere, essendo costruite con materiali presi dalla natura, prendono la loro forza dalla natura stessa degli elementi, pertanto sono concepite in funzione degli elementi e ad essi soggette, come appunto suggerisce la musica daccompagnamento alla loro esposizione e alla danza che ne permette la vivacit di movimenti, il ritmo costante della natura che si rigenera, dali tronchi degli alberi al vento che fa suonare le foglie, allacqua che scorre come al frantumarsi delle zolle aride della terra, al crepitare delle pietre ecc.. Si tratta soprattutto della ripetizione di vibrazioni ritmiche su cui si basa tutta, o quasi, la musica africana propriamente detta.
Musica che trova qui la sua pratica essenziale nelluso delle percussioni, di gran lunga ritenute sacre poich degne del culto cui sono di riferimento. Un ruolo piuttosto sclusivo detenuto ad esempio dal tam-tam il grosso tamburo ricavato dal tronco di un albero che cresce nella Savana, solitamente scolpito in forma di maschera e corpo di animale artisticamente dipinto e ornato a sembianza della divinit che in esso raffigurata. La cui voce nascosta che risuona a volte cupa nella notte come un richiamo sprigiona una tale forza evocativa che ha del misterioso, in quanto in esso si vuole risieda la forma tangibile della divinit. Tant che in passato governatori e missionari arrivarono a proibirne luso perch tale era la sua potenza emozionale che si riteneva accrescesse la forza fisica e lo scaturire di passioni anche violente, al pari di una potente dose di droga. In passato si ritieneva che il tam-tam avesse la prerogativa della parola nascosta nella cadenza e nella maniera della percussione, che solo liniziato a una determinata societ segreta riusciva a interpretare il messaggio occulto che si voleva trasmettere ad altre realt tribali molto spesso lontanissime tra loro.
* nota: i virgolettati sono tratti da Leggende della Madre Africa a cura di Roger D. Abrahams Arcana Editore 1987; tranne la canzone iniziale di F. E. Kobina Parkers Ghana tratta dal disco di Ekambi Brillant Africa, Africa per letichetta Fiesta.
(continua)
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