Pubblicato il 28/10/2010 20:53:54
[ Intervista a cura di Roberto Maggiani ]
DOMANDA. Come ti presenteresti a persone che non ti conoscono? Chi Daniele Santoro?
RISPOSTA. Sono nato a Salerno 38 anni fa e qui ho compiuto i primi passi in ambito letterario. Poi, grazie anche alla conoscenza di mia moglie e motivi di lavoro, mi sono trasferito a Roma dove da quattro anni insegno materie letterarie nei licei. Ho esordito come poeta relativamente tardi, con un libretto nel 2006, preceduto da diverse pubblicazioni di testi poetici e contributi critici su varie riviste, cartacee e in rete. Direi che sono un innamorato, prima ancora della poesia, della storia sia greca e romana sia del Novecento. Fuori da questi interessi, che pure occupano parte delle mie giornate, amo la pittura di Salvador Dal, lopera lirica e lheavy metal. Adoro viaggiare e prendermi cura del mio stupendo gatto.
DOMANDA. Come e perch hai iniziato a scrivere e in particolare poesia? Ci tratteggi la tua storia di scrittore? Gli incontri importanti, le tue pubblicazioni
RISPOSTA. La scoperta della poesia avvenuta per caso, intorno ai dieci anni. Ricordo ancora il mio primo componimento. Era una giornata uggiosa e affacciato al davanzale della finestra, di improvviso, ho sentito lesigenza di trascrivere lemozione offertami dalla visuale del panorama; sullonda di quel trasporto emozionale ho steso di getto i miei primi versi che, con sorpresa, ho trovati convincenti e che ancora conservo gelosamente. Di l, poi linteresse progredito senza pi abbandonarmi, stimolato anche dalle molte letture fatte nel corso degli anni. Solo pi tardi ho per provato a inviare qualche testo a varie riviste sollecitando suggerimenti, pareri che fortunatamente non sono mancati. Tuttavia, questo lavoro in penombra (cio prima di arrivare alla pubblicazione) servito a maturarmi non poco, perch ho potuto avere come referenti culturali, prima di accedere alla letteratura contemporanea e ai contatti con poeti e riviste, la nostra migliore tradizione e in qualche modo ho potuto seguire le tappe, senza fermarmi ad interpretazioni gi date ma coltivandone delle mie, della letteratura come documento sociologico, una memoria collettiva che si perpetua, arriva ai giorni nostri. Finora, gli incontri letterari importanti sono stati pochi, ma tutti ugualmente interessanti. Uno di questi stato quello con Giuseppe Conte che ho conosciuto di persona in occasione del Festival delle letterature a Roma presso la Basilica di Massenzio, anche se gi eravamo in contatto e che mi stato, e tuttora lo , di grande incoraggiamento. Quanto alle pubblicazioni, come dicevo (ad accezione di diverse raccolte edite in riviste e in rete) devo per ora menzionare il mio unico libro dal titolo Diario del disertore alle Termopili, una plaquette in pochi esemplari che ho destinato ad amici e poeti e che servita a darmi un po pi di visibilit. Mi ha fatto piacere che il libro sia piaciuto a Luciano Canfora, per esempio, e che ad esso abbia dedicato una particolare attenzione Giorgio Linguaglossa, che ha poi scelto di inserirmi nel volume di saggi La nuova poesia modernista italiana. Numerose sono state le pubblicazioni su riviste alle quali non avrei mai creduto di approdare: Caff Michelangiolo, la cui collaborazione per invito; le prestigiose riviste americane Italian Poetry Review e Gradiva, questultima, sia grazie a unilluminante recensione di Mandoliti al mio Diario sia grazie ad alcuni miei testi pubblicati in traduzione inglese; e tante importanti riviste attente al dibattito poetico quali Sincronie, semestrale della facolt di lettere delluniversit di Roma Tor Vergata, Capoverso, La Mosca di Milano, Erba dArno; non ultima la contentezza di sapere che alcune mie poesie di Hiroshima, gi pubblicate in rete su LiberInVersi, erano state lette nel 2008, in occasione di un incontro a Rovereto in ricordo delle bombe di Hiroshima e Nagasaki, insieme a testi di Corso, Aragon, Baczynski, Turoldo, Quasimodo, Wiesel ed Eluard.
DOMANDA. Sei uno scrittore, ma prima di tutto un lettore. Quali sono gli autori e i testi sui quali ti sei formato e ti formi, e che hanno influenzato e influenzano la tua scrittura?
RISPOSTA. difficile dare una risposta esaustiva. Direi che nasco sotto il magistero di Leopardi e Rimbaud; intendo le mie prime letture partecipate. Poi sopraggiunta (gi durante gli anni del ginnasio, grazie anche alla fornitissima biblioteca del mio istituto) la scoperta della poesia antica, rafforzata in occasione dei miei studi universitari in lettere classiche. Ho amato a lungo taluni Inni omerici e alcuni libri dellOdissea (che ultimamente ho riadattato in poesia), lerotismo di Properzio pi di Catullo, Orazio giambico pi del lirico, Lucano e taluni poeti bizantini che, in corrispondenza con gli interessi per la mistica, pure hanno contribuito a maturare il mio interesse intorno al discorso del sacro. Trovo insostituibile il magistero di Eschilo; imprescindibile, per un poeta di qualsivoglia scuola, la poesia dei lirici greci (non gi per nella traduzione di Quasimodo, quanto in quella di Valgimigli se non addirittura di Romagnoli). Della nostra letteratura non posso fare a meno di Dante, che mi continuo punto di riferimento (trovo, inoltre, che alcune pagine della Vita Nova sono insuperabili), Dei Sepolcri di Foscolo e, pi vicini a noi, di Block, Kavafis, Jotzef, Dickinson e Anne Sexton, di Dannunzio alcionio e di talune Odi navali, dei Poemi conviviali di Pascoli, di Quasimodo civile, delle Occasioni di Montale, di Govoni e Turoldo. Dei prosatori: Dostojesky, e in genere la narrativa russa (Tolstoy, Gogol, Goncarov), Huysmans, Celine (Morte a credito, nellottima traduzione di Caproni). Tuttavia, le mie preferenze vanno ancora una volta ai classici greci e latini (Plutarco delle Vite parallele, Seneca delle Epistole morali, Cicerone oratore). Ma un particolare soggetto di studio che preferisco da qualche anno la saggistica storica; essa mi servita ad approfondire alcuni eventi del Novecento che hanno ispirato diversi miei testi, non ultima una mia raccolta poetica in attesa di pubblicazione. Ritengo infine irrinunciabile la lettura, per quanti, come me, sono sensibili alla ricerca storica, della Lettera allo Chauvet di Manzoni, che ritengo un documento programmatico di grande levatura. Ovviamente gli interessi letterari non sono i soli che coltivo; amo molto gli studi in genere sullarte classica e del Rinascimento.
DOMANDA. Che cos la poesia? A che cosa serve nei tempi moderni?
RISPOSTA. una domanda a cui puntualmente non so dare una risposta precisa, che non sia invece un abbozzo, una parvenza di risposta, forse perch ne esigerebbe cos tante che gi darne una, chiuderla in una unica formula, in qualche modo limitarla. Mi avvalgo perci di una definizione neutra ed etimologica (nutrendo, peraltro, un particolare interesse per le etimologie): poesia dal greco poiesi e, dunque, da poio che sta per invento, compongo, creo; pertanto, poesia come creazione, seppure dal punto di vista artistico; un tentativo da parte delluomo di eternizzare se stesso? una illusione, tragica eppure grandiosa, di esorcizzare la morte, di vincerla foscolianamente attraverso qualcosa che possa sopravviverle/ci? Convincente ritengo, da tempo, la definizione del critico Angelo Marchese quando scrive che la poesia unarte verbale per eccellenza, un valore espresso linguisticamente. Perderemmo la vera essenza della poesia, se non tenessimo presente questo. Si pu parlare allinfinito di poesia, definirla nei modi pi disparati, eppure la poesia sic et simpliciter operazione culturale che da sempre veicola valori fondanti e costitutivi delluomo; al pari di qualsiasi altra forma creativa, essa arte (della parola) e larte, si sa, una irrinunciabile attivit umana, unattivit creativa che luomo ha coltivato sin dalle sue origini, sin da quando, superata la soglia della sopravvivenza, ha iniziato a interrogarsi sullio e sul mondo, sui grandi misteri della vita e della morte, sullarch delle cose (non un caso infatti che i primi filosofi siano stati giustappunto poeti). Per cui se non serve alla sopravvivenza delluomo, essa ci che rende, oggi come ieri, singolare la sua esistenza, la sua humanitas, la sua capacit di emozionarsi, di sentire il mondo e di tradurne le impressioni con quanto i mezzi pi congeniali della propria natura sanno offrirgli; in una sola parola, direi, che Arte (e dunque, Poesia) la Cultura dellUomo, il suo Valore, seppure si tratta di un valore espresso linguisticamente. E della cultura non si pu farne a meno, a condizione che non si voglia (o si debba coartamente) regredire allo stato pre-umano, alla soglia della sopravvivenza.
DOMANDA. Che rapporto hai con la narrativa? Hai mai scritto in prosa (racconti o romanzi)? Se la risposta no, un giorno pensi che lo farai?
RISPOSTA. No, non ho mai avuto rapporti con la narrativa, ma non escludo di interessarmene in futuro; in fondo, da quando avevo dieci anni, trovo che lattivit poetica sia unesperienza ineguagliabile, ricca di suggestioni che accompagna il mio divenire, e che la prosa credo difficilmente sia in grado di dare. Trovo infatti suggestivo della poesia quel meraviglioso apporto metrico-prosodico che le connaturale, non esente lenergia del suo linguaggio, asservito al materiale segnico pi eterogeneo, attraverso cui prendono corpo e vita, per esempio, quegli spazi bianchi altrimenti inerti, quella punteggiatura (quando non negata) tuttaltro che relegata a ruolo di mera funzione tecnica e sintattica; non ultima poi la rappresentazione iconica del testo che disegna ut pictura il foglio bianco, lo dipinge, anzi gli d luce, movimento.
DOMANDA. Che cosha di caratteristico la tua poesia, rispetto a quella dei poeti tuoi contemporanei? Si dice che ogni poeta abbia le sue ossessioni, temi intorno ai quali scriver per tutta la vita, quali sono le tue? Come si evoluta la tua scrittura dalle tue prime pubblicazioni?
RISPOSTA. S, mi piace il termine ossessione che adoperi; daltronde in latino ossessione deriva da obdisidēre, assediare, stare seduto presso qualcuno al punto da isolarlo dagli altri, dunque occuparlo, impadronirsene; cos, il poeta, un po come ogni artista, opera in solitudine, solitario cantore del mondo, un invasato di sentimenti, di stati danimo, pur consapevole che il suo umano sentire lo rende partecipe di quel gran flusso creativo pregresso, universale, collettivo. Ne consegue che lossessione di un poeta sempre ci che lo distingue dagli altri; ognuno, daltronde, ha una personale visione del mondo e dunque una singolare capacit di adattare tale visione al suo modo di sentire, di rapportarvisi, di trasmettere soggettivamente le sue impressioni. Trovo che la mia poesia ruoti intorno a diversi nuclei tematici: imprescindibile leros e lambito di ricerca relativo al tema del sacro; mio filone principale, per, senza dubbio il discorso storico. Non pochi sono stati quanti hanno sottolineato questo aspetto della mia poesia; menziono volentieri Linguaglossa che ha parlato a proposito del mio libretto di esordio giustappunto di una sorta di discorso sulla verit, occulta e occultata, di un logos sulla menzogna. Probabilmente, la passione che nutro per la storia, mi spinge alla riflessione di cosa realmente accaduto dietro quegli eventi che avverto pi congeniali alla mia ricerca (atomica, Shoah, colonialismo, storia antica in genere), consapevole - beninteso - di non necessariamente giungere alla pura (sempre inattingibile) verit, ma quantomeno al disvelamento di menzogne costruite ad arte, per esempio, dalle logiche di potere; cosa che ho fatto con il mio Diario del disertore alle Termopili presentando, attraverso un esame pi addentro le fonti storiche, una mia lettura di come credo si sia svolta verosimilmente leroica vicenda di Leonida e dei suoi Trecento. Pertanto, posso dire che la mia attuale scrittura stia perseguendo proprio questo filone di ricerca, di smascheramento, gi presente nel primo libro, anche se per in chiave pi ironica e, talora, pi marcatamente sarcastica; il caso di unopera a cui sto lavorando e che si ispira ai miti e ai personaggi storici della Grecia e della Roma antica, allo scopo di offrire una chiave di lettura altra, alternativa a quella ufficiale, prefissata, spesso univoca e inamovibile. C per, in questa mia ultima raccolta, anche una componente che avevo pressoch accantonato, vale a dire la riscoperta del mito, dovuta essenzialmente alla rilettura dellOdissea, delle Metamorfosi ovidiane e soprattutto della Biblioteca di Apollodoro, che mi ha offerto chiavi di lettura nuove, inaspettate, preferibili di gran lunga alle opere dei tanti mitologisti di professione.
DOMANDA. La critica pi bella che hai ricevuto alle tue poesie?
DOMANDA. e la pi brutta?
RISPOSTA. Non saprei, ho ottenuto diversi giudizi lusinghieri; sarei irriconoscente non menzionarli in parte. Senzaltro citerei alcuni attenti commenti ai miei testi apparsi su diversi blog, da La dimora del tempo sospeso di Marotta a Imperfetta Ellissi di Cerrai, a LiberInVersi; le pertinenti recensioni di Fresa e Lucini, Ghignoli e Piazza; la precisione di analisi filologica di Mandoliti e Venturini, gli incoraggianti Brberi Squarotti e Ferrari, lottimo Rega e Salari, lacuto Linguaglossa fino a Giuseppe Conte che ha usato parole molto belle sia per il Diario del disertore che per altri testi sottopostigli; non ultimo un giudizio, per il quale sono molto onorato, di mons. Ravasi. Non ricordo invece di avere ricevuti giudizi negativi. Certo, non sono mancati rifiuti su riviste sulle quali avrei voluto pubblicare, non supportati - purtroppo - da una motivazione che sarebbe valsa quantomeno ad innescare una riflessione in merito, a sviluppare unautocritica.
DOMANDA. Come avviene il tuo processo di scrittura? In quali ore e luoghi, con quali modalit? Pubblichi ci che scrivi di getto oppure rivedi i tuoi testi, sia nella forma che nei contenuti?
RISPOSTA. Non c unora della giornata che preferisco n in genere un luogo privilegiato. Trovo che un ambiente di sollecitazioni culturali sia da sempre, oltre il mio studio, la biblioteca (quella nazionale centrale di Roma mi da qualche tempo familiare). Prediligo, altres i parchi, ovviamente nelle stagioni miti, e anche qui la capitale me ne offre di suggestivi, primo tra tutti il parco del Colle Oppio; la suggestiva visuale del Colosseo, la sua inclusione allinterno dellantica Domus Aurea, mi offre particolari stimoli. Quanto al metodo, di solito, sottopongo le poesie, nate di getto, a un processo di lenta revisione che pu durare anche mesi, con la conseguenza talora di stravolgerle del tutto; in ogni modo, trovo che proprio questa fase revisiva di scrittura sia quella pi avvincente e appagante di tutto il processo poetico, oltre che la pi impegnativa e lunga. Questo anche il motivo che mi induce a scrivere non currenti calamo, ma a riflettere continuamente sul testo, sulla sua resa espressiva. Inoltre, preferisco non rileggere le mie poesie, una volta concluse, se non a distanza di tempo, forse per non essere tentato dal rimaneggiarle; non escludo tuttavia che questa insoddisfazione abbia un suo aspetto positivo, perch vuol dire che il nostro processo creativo dinamico, perennemente in progress; un po come se la poesia fosse una seconda pelle (credo che Merini scrivesse cos in suo aforisma) e, dunque, unattivit che accompagni, scandisca le tappe del nostro percorso esistenziale. In compenso, leggo molto; lettura che poi sempre un processo di riscrittura, di partecipazione e condivisione a quanto il testo vuole trasmetterci. Anche per questo amo tanto la poesia: per quellambiguit di fondo, per il senso sempre imprevedibile e sfuggente, per la capacit straniante che me la fa riscoprire ogni qualvolta la rileggo, essendo in fondo, barthesianamente, una struttura aperta di segni di cui il lettore, collaboratore attivo e partecipe, sempre un novello interprete.
DOMANDA. Quali difficolt hai incontrato nel pubblicare i tuoi testi?
RISPOSTA. Fortunatamente poche; fatte rare eccezioni, ho sempre trovato poeti che hanno saputo consigliarmi, indirizzarmi e fungermi da incoraggiamento. Devo dire anche che qualche volta ho trovato interessanti proprio le osservazioni di amici, conoscenti, di persone insomma estranee al mondo della poesia; i loro pareri sono stati pertinenti, rassicuranti e, soprattutto, non condizionati da quella deformazione deontologica che caratterizza molti miei colleghi-poeti con i quali non sempre stato possibile instaurare un colloquio formativo, un incontro, uno scambio di opinioni, di idee.
DOMANDA. Hai pubblicato recensioni su riviste note. Quali sono gli indicatori che utilizzi nel valutare, se cos ci permesso dire, un testo poetico o una intera raccolta? Quali sono, a tuo avviso, le caratteristiche di una buona poesia?
RISPOSTA. Di solito, nellinteressarmi allopera di un autore, deve avvenire tra me e i testi come un cortocircuito; i testi devono trasmettermi quellemozione, quel quid in grado di entusiasmarmi, che solo pu darmi la congiunzione tematica/espressiva o piuttosto viceversa. Non credo di essermi mai occupato di un libro che non mi convincesse sul piano formale n ho mai ignorato nei miei interventi - o piuttosto possibili letture - unanalisi delle strutture segmentali riguardanti lopera; anzi, trovo che sia proprio questo il discriminante di un buon libro, non dimentico che il prodotto poetico (perch di prodotto si tratta dopotutto) prevede imprescindibilmente il connubio forma/significato. C di pi; nutro un particolare interesse per laspetto fonetico delle parole e per come esse si relazionano in un quadro di insieme contribuendo a rendere singolare quel testo e arricchendolo non meno di quanto facciano gli espedienti metrici e retorici. Da tempo, ho fatto mia una massima di Oscar Wilde che dice pressappoco non esistono libri belli o brutti, ma solo libri scritti bene o male. Daltronde, abbiamo detto, che la poesia arte verbale, larte di come la parola veicola un messaggio evocativo, di come essa rende il contenuto, lo traduca, lo innervi, gli dia un possibile (perch sempre diversivoco, reversibile) senso; trovo in questo, la bellezza, la forza della poesia, la sua riuscita.
DOMANDA. Molti utilizzano, per distinguere i vari poeti e la loro presunta importanza, le categorie poeta maggiore e poeta minore. Esiste realmente la distinzione tra poeti minori e poeti maggiori? Che cosa vuol dire essere poeta minore e che cosa vuol dire essere poeta maggiore?
RISPOSTA. Credo che siano categorie ambigue, eppure necessarie, elaborate a posteriori, ad usum canonis, responsabile il criterio di distinzione pi o meno riconosciuto da chi detiene lo scettro delle decisioni; esse tuttavia rispondono a quella consuetudine secondo la quale il successo di unopera dovuto alla sua pi o meno ricettivit da parte dei lettori di unepoca e non invece al valore sociologico che essa riveste (in tal senso non avrebbe ragione di esistere una tale compartimentazione). Sta di fatto che non posso non riconoscere lemozione, la suggestione che mi d un canto di Leopardi piuttosto che un sonetto di Giambullari. La prima ritengo sia una poesia universalmente valida, e non gi perch depositaria di un messaggio necessariamente nuovo; valida, invece, in virt di quella combinazione perfettamente riuscita tra contenuto e forma, cementata per da un alone di ineffabile mistero che la rende unica e soprattutto distinguibile, riconoscibile dal novero di altre opere. La seconda - perch no? - magari una buona poesia ben elaborata quanto a contenuto ed espressione, ma imitabile e, pertanto, non originale. Ovviamente, bisogna tener conto, come gi dicevo, anche della pi o meno fortuna di pubblico e dunque di leggibilit che unopera ha nel corso della sua storia, sia coeva che posteriore alla sua pubblicazione. Non sempre purtroppo, ieri come oggi, alcune opere hanno loccasione, o la fortuna, di godere lavallo di chi - grandi editori, giornalisti di quotidiani nazionali, critici di fama, professori di universit ecc. - gestisce spazi di comando da permettere alla stesse una visibilit adeguata presso il grande pubblico, complice anche il gioco di potere, lostruzionismo delle fazioni, delle amicizie e quantaltro. E a tal proposito mi si offre loccasione in questa sede di spezzare una lancia a favore dei tanti Gaio Cornelio Gallo, un poeta di et augustea, ritenuto da Virgilio uno dei massimi poeti del suo tempo. Ebbene, caduto in disgrazia presso Augusto (cui pure lo legava la politica), le sue opere andarono perdute; ovviamente un esempio a caso (e quanti ce ne sono, nella letteratura di sempre!), ma aiuta a riflettere sulletichetta di poeta minore. Cornelio Gallo un poeta minore, un poeta meno conosciuto, perch soggetto ad un ostracismo da parte delle logiche di potere editoriale e culturale del tempo, perch magari ligio eticamente ai suoi ideali, non allineato al sistema, non compromesso, al contrario magari di un Petrarca che di quel Potere fu abile servitore e seppe sempre ben barcamenarsi nel mantenerlo, complice la conoscenza di pontefici e cardinali - senza per questo togliere nulla alla sua grandezza e unicit. Certo, questo un altro aspetto della questione che richiama il sempiterno rapporto tra classe intellettuale e potere. Ben vengano, dunque, quegli studiosi - critici accademici, militanti o semplicemente appassionati recensori - che sappiano riportare alla luce opere dimenticate o quelle di autori la cui visibilit non favorita dal mercato; opere che, prive del grato impegno di costoro, continuerebbero ingiustamente a giacere nella selva selvaggia della letteratura, nel sottobosco.
DOMANDA. Perch non si legge poesia? Che cosa ne pensi? Secondo te qual la responsabilit dei poeti (se di responsabilit si pu parlare); quale quella degli editori; quale quella dei lettori e, non ultima, quella dei librai e dei mezzi di informazione?
RISPOSTA. Non facile liquidare la questione in poche righe; parte della risposta gi in quanto ho detto sopra. Se non si legge molta poesia (e intendo tanta quanta ne pubblicata) un po perch si disabituati o si tende a preferire la narrativa che di solito pi diretta, pi immediata, pi denotativa, meno soggetta ad ambiguit per sua natura. Anche qui, premetto che un discorso difficile da affrontare, responsabile nondimeno il nostro tempo, la velocit del nostro mondo che sembra non permetterci di fermarci a riflettere; la comprensibilit di un testo poetico necessita di strumenti idonei alla sua possibile decodifica; esige unttivit e competenza per la quale, a volte, c bisogno di un apprendistato lento e faticoso, oltre che sorretto da passione. Talora, la colpa anche dovuta al retaggio di come si apprende la poesia nelle scuole, dellingrato compito di quanti, docenti, si limitano alla spiegazione di un testo, magari senza nemmeno leggerlo o straziandolo (nei casi pi fortunati) con analisi testuali preconfezionate, come se fosse carne da macello, insomma, senza offrire propedeuticamente quegli strumenti o codici che permettano al lettore di discernere tra poesia e non. Tuttavia, non sono del parere che la poesia oggi non si legga; il proliferare in rete dei blog e di quantaltri luoghi di discussione (Facebook, anche) risponde a un indice di gradimento tuttaltro che trascurabile. Se invece intendiamo la poesia pubblicata dalle case editrici (il discorso coinvolge sia le grandi che le medie e piccole) e del fatto che non vendano e anzi lamentano i guadagni (bisognerebbe domandarsi anche quante copie effettivamente mettono in circolazione!) non sar forse perch tale poesia non incontra il gusto dei lettori o quegli stessi gusti che ci propinano in varie salse hanno stufato, e che magari i costi sono proibitivi per qualche andata a capo e per spazi bianchi a iosa? Con lo stesso prezzo, e anche meno, volentieri acquisterei un tascabile del Tasso o tutto il teatro di Shakespeare! Molte altre sono ovviamente le cause, mi limito a proporne alcune: il mercimonio editoriale, una vera e propria piaga letteraria, disposta a pubblicare, sempre e comunque, in cambio del dovuto (e non sempre meritato) guiderdone; la crescita esponenziale dei premi di poesia, spesso gestiti da giurie di dilettanti allo sbaraglio o da vere e proprie lobby massoniche; la voluta cecit o la poca professionalit dei direttori di collana; i correi, a livelli alti di formazione, docenti universitari che preferiscono anchilosarsi su triti e ritriti studi passatisti, piuttosto di investire, di mettersi in discussione, fino a rischiare la faccia, ma con consapevolezza, responsabilit e senso alto del proprio dovere, su quanto propone di vivo il pur presente dibattito culturale in atto.
DOMANDA. A cosa stai lavorando? A quando la tua prossima raccolta di poesie o altra pubblicazione?
RISPOSTA. Di lavori ne ho molti in cantiere, sia che si tratti di raccolte poetiche che di traduzioni o piuttosto di adattamenti in poesia da scrittori in prosa. Attualmente sto lavorando ad un libro dal titolo Triumphus feritatis (che sta in latino per Trionfo della bestialit); esso si ispira, in virt della mia predilezione per gli studi classici, ad alcuni di quei personaggi ed eventi della storia antica che ho trovato pi congeniali alla mia ricerca poetica, scandagliati non senza il ricorso alle fonti letterarie e storiche del tempo; vorrei che fosse il mio personale e appassionato omaggio al mondo greco e latino, ai suoi miti, ai suoi protagonisti, ai suoi cruciali eventi storici. Contemporaneamente, sto lavorando a una raccolta dedicata al capitano James Cook e ai suoi viaggi esplorativi nel Pacifico; anche qui la chiave vuole essere verosimilmente storica, in ottemperanza alla lettura dei suoi diari di bordo con lintento di denunciare certa politica coloniale. In attesa di pubblicazione c invece un lavoro che mi ha impegnato per diversi anni. un libro dallargomento problematico, discusso, frutto di unappassionata indagine su testi ufficiali e meno conosciuti; anticipo solo che si tratta di una mia lettura, dallinterno, vale a dire dallottica dei suoi protagonisti, della politica genocidiaria nazista.
DOMANDA. Hai qualcosa da dire agli autori che pubblicano i loro testi su LaRecherche.it? Che cosa pensi, pi in generale, della libera scrittura in rete e delleditoria elettronica?
RISPOSTA. Cito volentieri un aforisma di Garcia Lorca: la poesia non cerca seguaci, cerca amanti. Pu apparire facile retorica, eppure credo fermamente che, se non si attinge a questo insegnamento, si perda il senso autentico dello scrivere poesia. Chiunque scriva, viva il confronto con gli altri come unesperienza unica, straordinaria, simpatetica e non si arrocchi solipsisticamente nella sua torre davorio o si atteggi a maestro. La poesia non cerca precettori n ragiona in termini di scambio a far incetta di proseliti; essa abbisogna solo di appassionati, di cultori che coltivino con cura (come suggerisce letimo latino della parola cultura) questo dono e ne trasmettano la funzione valoriale alle generazioni presenti e future. solo in nome di questo che la poesia si perpetua, diventa documento artistico e patrimonio umanitario. Quanto alla scrittura in rete, pur trovando insostituibile il fascino della rivista cartacea, non posso fare a meno di riconoscere oggigiorno il ruolo di internet. Sono dellopinione che chi pubblica poesia sul web, debba riconoscere la possibilit che gli si offre di essere sottoposto a critiche, a commenti, siano positivi o meno; essi, infatti, sono sempre forieri di riflessioni, mettono in discussione le nostre certezze, le scuotono, aiutano a intravedere difetti che magari ci sfuggono o ci sollecitano a migliorie, insomma, contribuiscono a sviluppare un senso critico intorno alla poesia e a quanto le fa da corollario; il fatto che esista un lettore la dimostrazione che la poesia vive, respira. Unaltra possibilit che offre leditoria elettronica , da una parte, la rapidit (che non necessariamente un aspetto positivo) con cui il testo viene pubblicato, rispetto ai pi pacati tempi di pubblicazione delle riviste cartacee, dallaltra, la maggiore visibilit che d allautore (e lo sviluppo di una pi rapida coscienza autocritica), che per quando eccessiva rischia di disperderla, inflazionarla in un vero e proprio e-presenzialism che ha il solo scopo magari di allungare la lista (manco fosse quella della spesa) delle bibliografie critiche o peggio di alimentargli la narcisistica boria di essere asceso a chiss quale vetta dellElicona. Mi capita spesso infatti, partecipando ai blog letterari, di incontrare pareri elogiativi non supportati da motivazioni; ritengo, invece, che la lettura dei testi debba sempre offrire spunti di dialogo, spiegazioni, consigli, anche quando il testo geniale e non raro incontrarne, anzi, proprio perch ritenuto tale, bisognerebbe spiegarne il perch. Ecco, questo credo sia il compito di chi gestisce siti letterari; filtrare quei commenti che presentino uno spazio di riflessione e non il contentino di un bello, complimenti, bravo e via dicendo che, oltre ad intasare la rete, non giova in primis alla poesia. Se dovessi gestire un blog in futuro, questo quanto farei: chiederei, anzi esigerei dal commentatore perch quel testo sia stato scelto e abbia ottenuto la sua approvazione, pena la cancellazione del post; con la conseguenza, lo so, di vincolare la libert del lettore, di privarlo di quel fattore emozionale che spesso lo coinvolge e di cui ho scritto in precedenza, ma quantomeno agendo allo scopo di costruire un discorso collettivo, un dialogo in profondit improntato alla riflessione intorno alla singolarit letteraria di quel prodotto, al disvelamento di quel costitutivo che lo renda in superficie emozionale, fruibile.
DOMANDA. Vuoi aggiungere qualcosa? C una domanda che non ti hanno mai posto e alla quale vorresti invece dare una risposta?
RISPOSTA. No, non direi, per adesso. Piuttosto ringrazio te, Roberto, e i redattori de LaRecherche della disponibilit offertami di esprimere, di dire la mia opinione circa questo meraviglioso parto dello spirito umano che la poesia (gi! parto, creazione: una delle mie possibile definizioni di poesia?).
*
Grazie.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 10 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
|