Pubblicato il 01/04/2017 18:35:32
Pasqua di Resurrezione / 2 (ricerca etnologica e musicale nella tradizione italiana)
Dal Codice Musicale Panciatichi 26, folio 65 recto (Sec. XV) della Biblioteca Nazionale di Firenze. Su musica di Jacopo da Bologna, incluso nel Instrumental-Variation del Codex Faenza Biblioteca Comunale Ms 117 (Sec. XV).
O ciecho mondo di lusinghe pieno Mortal veleno in ciascun tuo dilecto Fallace pien dinganni e con sospetto Per gimai dite colui non curi Chel frutto vuol gustar di dolci fiori Foll colui cha te dirigal freno Quando a per men che nulla quel ben perde che sopra ogni altre amor lu sta verde Per
La scelta di O ciecho mondo.. non casuale, la cui rilettura in tempi come quelli attuali, vuole riferire del ricorrere nella storia di momenti eguali ad altri di passata memoria che dovrebbero far riflettere sulla caducit dellesistenza umana, sulla transitoriet della breve vita che ci accomuna tutti in ununica realt possibile che non va sprecata. Troppe sono le contrariet cui soccombiamo ogni giorno: violenza, fame, incidenti, mortalit infantile, stupri, diffamazioni, che stravolgono la troppa fragilit dei sentimenti per i quali stiamo al mondo come la pace, la fratellanza, lamore. Quellamore che si vuole un giorno salver il mondo ma del quale non si vede che qualche misera traccia subito cancellata dai turbinosi venti di guerra e dagli attentati terroristici che spazzano via la speranza, che non va mai taciuta, per un mondo migliore. Da il Primo Libro delle Laudi Spirituali a tre voci Roma 1585
Per chi vuol seguir la guerra per far del Cielacquisto su levisi da terra e venga farsi cavallier di Christo. Tu dolce mio Signore perchio non fussi vinto soffristi ogni dolore ein campo aperto rimanesti estinto. Et io per te ne foco sopporto ne flagello ma tempo un picciol gioco de fanciulli che dicanvello vello. Or che grave cordoglio lo scudo che gittai hoggi ripigliar voglio ripigliar voglio e non lasciarlo mai.
Da Tutti li otto toni a falso bordone di Vincenzo Ruffo Vineggia 1578
Giorno orrendo chin faville disfar campagne e ville scrivel Re con le Sibille. Alme che gran terrore darl Giudicen furore giudicando con rigore. Raccorr lorribile Tromba tutti i morti dogni tomba al Giudizio con gran romba. Stupir Morte e Natura nel resurger Creatura dallantica sepoltura. O tremenda Maestade che luom salvi per bontade salva me per tua pietade Tribunal di punizione dona me remissione nanzi al d, di far ragione. Maddalena tu assolvestii al Ladron pietate avesti et me speranza desti. Condennate i maladetti et al fuoco eterno strette chiama me fra Benedetti. Chio non sia alleterno danno condennatin tanto affanno quandoi morti surgeranno. Et in quel giorno angoscioso o Gies giusto e pietoso dona a lor pace e riposo.
* Il Codex Faenza un codice musicale manoscritto del XV secolo contenente una della pi antiche collezioni di musica per tastiera al mondo attualmente conservato alla Biblioteca comunale di Faenza; contiene 52 intavolature a due voci. La maggior parte delle composizioni sono adattamenti di pezzi vocali italiani e francesi della fine del secolo XIV di compositori celebri come Francesco Landini, Guillaume de Machaut e Jacopo da Bologna, oltrech alcuni brani di anonimi. Di alcuni pezzi si persa la parte vocale, resta quindi la sola parte per tastiera. La maggiore parte dei pezzi trattano temi profani, ma figurano anche tematiche religiose, come un adattamento della Missa Cunctipontens genitor Deus.
Il Manoscritto Panciatichi 26 della Biblioteca Nazionale di Firenze tra le testimonianze del Trecento musicale italiano giuntici maggiormente integri, noto da sempre e da subito riconosciuto come uno dei pi antichi come qui di seguito illustra lo studioso Stefano Campagnolo si allarga progressivamente in senso retrospettivo a comprendere i principali autori toscani del XIV secolo, per concludersi con una collezione di cacce e madrigali canonici. Pur facendo fede a un ordinamento per generi e autori, ma non cronologico di quella che inizialmente sembra essere una collezione delle musiche di Landini. Pi esattamente, si succedono, con studiata disposizione, dapprima le ballate di Landini a due voci (I e II fascicolo) e quelle a tre (III e IV), seguite da suoi madrigali e quelli di Giovanni da Cascia (V), con i quali si apre una sezione miscellanea dove troviamo mescolate insieme una lunga e omogenea sequenza di opere di Jacopo da Bologna e pezzi dei fiorentini Lorenzo Masini, Donato, Gherardello e ancora un madrigale di Landini. Inframmezzate anche da singoli componimenti di Ser Feo e Nicol del Preposto; due composizioni anonime su testo francese e due su testo italiano e, inoltre, un fascicolo nel quale sono riuniti in maggioranza cacce e madrigali a canone; fascicolo che costituisce la pi ricca selezione esistente del genere.
* La letteratura delle laude contiene musica per una o pi voci e i testi sono in lingua volgare. Le laude sono state cantate dal Duecento in poi, nelle riunioni dei cosidetti laudesi, i Disciplinati di Ges Cristo. Queste vonfraternite furono fondate a Perugia da Ranieri Fasani nel 1258 ed erano formate da semplici artigiani, la struttura sociale dei laudesi assomigliava alle gilde tedesche. Erano molto popolari nellItalia del Quattrocento e Cinquecento. La sola Perugia, allinizio del quindicesimo secolo, contava pi di 40 laudesi. A Firenze, alla fine del 500, cerano 137 confraternite. Nel Seicento e Settecento la tradizione dei laudesi continu nella Congregazione dellOratorio , fondata da Filippo Neri (!515-1595), nel corso della controriforma quale ordine di sacerdoti secolari. - scrive Paul van Nevel nellintroduzione al libretto di Die Italienische Lauda C.1400-1700.
Al centro delle riunioni dei laudesi stavano la parola e la musica, i testi delle laudi, in lingua volgare figurativa decisamente suggestiva; queste trattano della morte, del giudizio universale, della fugacit della vita terrena ed altri temi. Oltre alle laudi su testi estratti dal Nuovo Testamento si trovano anche inni a Maria e canti processionali. La musica delle laude commuove con la sua semplicit ed chiaramente strutturata nello stile sillabico e omofono, specialmente nel repertorio comprensivo dei secoli XV e XVI. Le laude dappartenenza al Trecento invece sono composti nello stile del secolo, con ricche linee melismatiche che ne sottolineano la complessit. I laudesi usavano anche il cosidetto travestimento spirituale, nella cui composizione figurano canti popolari laici giocosi. Le prime raccolte di laude riferite tra il 1480 e il 1512, non presentano alcuna notazione. Su ogni laude infatti, presente lindicazione: Cantarsi come.. sullaria di una pi erudita lauda latina, o di una ben nota melodia; o anche, di una canzone-ballata in voga. Quelle raccolte, stranamente contengono accanto al testo semplice, reminescenze di arie oratoriane, marcate da una lirica spontanea e sincera che ha le sue radici nella colorita tradizione polifonica a pi voci, pi spesso desunta dallaccompagnamento strumentale popolare tipicamente italiano. Difatti alle riunioni dei laudesi facevano spesso la loro apparizione talcuni strumenti a corda e tamburelli, i quali, pur rappresentati sulle pagine miniate dei codici, in realt erano proibiti negli ambienti ecclesiastici di allora.
Dopo lavvio poetico-musicale al quale ho affidato questo inizio colloquiale, entriamo pi addentro ai significati che la festa liturgica richiede di approfondire. La Pasqua, Pesach per gli Ebrei, significa passare oltre, istituita da Mos in ricordo dellEsoso che, per ordine diretto di Dio e con il suo aiuto, questi dovettero affrontare in quanto figli di Abramo per uscire dallEgitto, a quei tempi terra di dolore e schiavit. una festa mobile collegata al plenilunio di primavera, che pu cadere tanto in Marzo quanto in Aprile. Nel rispetto del calendario ebraico infatti la Pesach ha inizio la sera del 14 Nissan, detto giorno di vigilia, e termina la sera del 22 Nissan; peridodo di otto giorni in cui gli ebrei celebrano la festa della liberazione dalla schiavit, che, per estensione, oggigiorno festeggia tutti gli uomini liberi. In osservanza a questa tradizione, entrata successivamente anche nel nostro calendario cristiano con lausilio di un rituale antichissimo, la Pasqua ha assunto nel tempo, il significato strettamente cristiano di resurrezione alla vita, in ottemperanza a quella stessa che Christo ha riscattato per noi con la sua morte.
Per la ragione storica suddetta la nostra Pasqua non viene celebrata il sabato, giorno di vigilia, come invece accade per la Pesach, ma di domenica, essendo questo il giorno della Resurrezione. Pi esattamente, la domenica che segue il plenilunio di primavera. Una radice molto antica quindi che lega la festa al tempo dellattesa, anche detto parusia, o tempo dellevento, quando i fedeli cristiani si radunavano anticipando larrivo del Pantocreatore, la cui venuta avrebbe portato allumanit tutta la speranza di una pace condivisa. Il rito, allorigine della Messa che viene celebrata ancora oggi dallintera comunit cristiana partecipe, richiama i fedeli attorno al celebrante, raccolti per festeggiare con canti di lode e inni di gioia questo accadimento, religioso. Lelevare canti e inni di gloria di fatto contrassegna quella comunione estatica, trascendentale cui la collettivit intera si sottopone. Col passare dei secoli, tuttavia, al rito primario fondamentale della parusia, cio dellattesa rivelazione, si sono affiancati altri momenti salienti di configurazione mistica in cui si ripercorrono le tappe, della narrazione evangelica, entrati poi nel cos detto Ufficio delle Ore. Consistente nel canto di salmi, cantici e inni, con l'aggiunta di preghiere e letture dalle Sacre Scritture, quali, ad esempio, quelle per lora terza, in cui Ges condannato; lora sesta della sua crocifissione; lora nona, quella della sua morte.
* Lintroduzione della Passio nel rito liturgico , raggiunge una prospettiva fortemente drammatica, la cui solennit al suo fulcro trova il vero cardine attorno al quale ruota lintero rituale della Pasqua cristiana. Bisogner per giungere almeno al XIII secolo, allorch con il fiorire della monodia profana, lItalia conoscer il fervore mistico della laude francescana; ed anche la possibilit di risalire allorigine della tradizione popolare della Sacra Rappresentazione, che solitamente si svolgeva sul sagrato delle chiese. Si deve al Laudario di Cortona (dal titolo omonimo in Accord 1990), uno dei canti pi appassionati della tradizione popolare:
Passione (Baccio di Juda)
Plangiamo quel crudel basciare Ke fe per noi Deo cruciare. Venne Juda traditore, bascio li died e gran dolore: lo qual faciam noi per amore a lui fo signo di penare. Ad Anna principe menaro, ignudo nato lo spoliaro, battirlo forte et s l legaro et ferlo tutto insanguinare. Anna s lebbe mandato A Chayfasso prelato, quelli kel mand a Pilato per lui pi vituper fare. Pilato ad Erode el mande, perk molto el domande, cerc molto e nol trove poi lo fe rapresentare.
Il genere prevalentemente liturgico della lauda e del teatro dei laudesi si proponeva di inculcare nel volgo una pi ampia conoscenza religiosa, in tutto il suo aspetto mistico e coreografico. Lo testimoniano le pareti affrescate delle chiese e gli innumerevoli testi successivi di riferimento della Settimana Santa con il suo riscontro fortemente drammatico delle congregazioni dei flagellanti, quei frati questuanti che durante tutta la Quaresima si trascinavano per le strade sferzandosi a sangue levando inni al Signore. Acci il Laudario di Cortona dunque il primo documento noto in volgare italiano posto in musica, la pi antica collezione sopravvissuta di laudi conservata presso la Biblioteca del Comune e dell'Accademia Etrusca di Cortona, Arezzo. Probabile libro di preghiera appartenuto a una confraternita laico-religiosa.
Ancora da Laudario di Cortona leggiamo insieme De la crudel morte de Cristo:
De la crudel morte de Cristo ogn'hom pianga amaramente. Quando Juderi Cristo pigliaro, d'ogni parte lo circumdaro, le sue mani strecto legaro, como ladro villanamente. A la colonna fu spoliato, per tutto 'l corpo flagellato, d'ogne parte fu 'nsanguinato, como falso amaramente. De la crudel morte de Cristo ogn'hom pianga amaramente. Tutti gridaro alta voce, moia il falso moia il veloce, sbrigatamente sia posto in croce, che non turbi tutta la gente. Nel suo volto li sputaro, e la sua barba s la pelaro, facendo beffe li imputaro che Dio s' facto falsamente. De la crudel morte de Cristo ogn'hom pianga amaramente. San Jovanni lo vangelisto, quando guardava suo maiestro, vedielo 'n croce molto era tristo, et doloroso de la mente. Mo l'era triste Santa Maria quando suo figlio en croce vedea, con gran dolore forte piangea, dicendo: trista, lassa, dolente. De la crudel morte de Cristo ogn'hom pianga amaramente.
LUmbria francescana si pone dunque al centro di questo fervore mistico religioso portato dalla laude che dallItalia raggiunse lEuropa tutta con le necessarie trascrizioni in volgare delle diverse lingue nazionali e regionali. Nel ripercorrere le tappe di questo itinerario flokloristico ci soffermiamo in Sicilia, dove la celebrazione della processione per il Cristo morto del Venerd Santo, assume toni liricamente espressivi. La stessa rappresentazione della Crocefissione, particolarmente sentita dalla popolazione, da sempre richiama un elevato numero di contendenti per interpretare le figure principali dellazione drammatica, o come pure accade in alcune localit, di partecipare ai cosiddetti tableau vivants, un tempo agti da persone viventi e che oggi savvale di gruppi statuari di cartapesta e legno di ottima fattura.
La pi antica forma di canto religioso la lamentanza o ladata, intonato in occasione della processione del Gioved e Venerd Santo a Palermo, ma solennemente celebrati in tutta la Sicilia. Solo poche comunit (particolarmente interessanti sono i lamenti eseguiti ad Aidone e a Piazza Armerina), conservano quasi intatto un canto tanto arcaico, la cui espressivit risulta in stridente contrasto con il canto religioso e liturgico della chiesa ufficiale. La diversit stilistica delle lamentanze con i canti dei comuni fedeli si riflette in una distanza culturale che, a volte, si traduce in vero e proprio contrasto tra rappresentante della chiesa (il parroco) e quello della confraternita: il primo tende a limitare lesecuzione di tali canti al di fuori della chiesa, la confraternita ribadisce la libert di poterli eseguire nella propria parrocchia, mantenendo con cura una tradizione tramandata da tempi immemorabili. I cantori di ogni confraternita, tutte maschili, intonano i canti durante la visita ai sepolcri del Gioved e la processione del Venerd Santo: Bedda Matri Addulurata, di sti spati trapassata, ju vi pregu c fervuri, ora sempri in tutti luri. Chistu cori tantu ingratu Confissassi lu piccatu, si pintissi di lerruri c perfettu e gran duluri Pi chisti Avi Recitati a li vostri Setti Spati, vui feriti larma mia, Bedda Vergini Maria Starma vogliu consulata, Bedda Matri Addulurata, pi campari santamenti e muriri poi cuntenti. Ju lu speru stu favuri, Gran Regina Di Duluri, ca a la morti vi vidissi e cuntentu vi dicissi: Bedda Vergini Maria riciviti larma mia e poi, Matri Dulurusa e lu cielu gluriusa, c Gesuzzu vi gudir in continua eternit.
* Appartenente alla tradizione popolare anche questo canto conosciuto in tutta le regione siciliana, probabilmente parte di una drammatizzazione; presente nellalbum di Rosa Balistreri Terra ca nun senti (Cetra 1973): Lu Vnniri matinu
Vnniri Santu, vnniri matinu quannu la Matri Santa si misi ncaminu scuntrau na vicchiaredda pi la strata ed era la Vironica chiamata. Bona donna un omu hatu scuntratu nni lu visu tuttu nchiajatu vistutu cu na vesta lavurata beddu ca nuddu cci po assumigliari. Bona donna un omu hajiu scuntratu e nni lu visu tuttu nchiajatu la facci cu stu velu cci haju asciucatu e lu so visu marrist stampatu. Giuda, Giuda tradituri tradimentu a mia facisti e pi trentatr dinari a me figgliu ti vinnisti.
Il Venerd mattina Venerd Santo, venerd mattino / quando la Madre Santa / si mise in cammino / incontr una vecchietta per la strada / ed era la Veronica chiamata. / Buona donna un uomo avete incontrato / che ha il volto tutto piagato / vestito con una veste lavorata / tanto bello che nessuno / gli pu somigliare. / Buona donna un uomo ho incontrato / e il suo volto tutto piagato / la faccia con questo velo / gli ho asciugato / e il suo viso mi rimasto stampato. / Giuda, Giuda traditore / tradimento mi hai fatto/ e per trentatre denari / mio figlio ti sei venduto. * In Sardegna questo tipo di processioni della Settimana Santa prevedono canti basati sulle letture del Vangelo, pi spesso sono Salmi inframezzati dalla narrazione degli eventi della Passione in cui linnesto polifonico popolare si avvale di moduli della liturgia gregoriana con innesti bizantini. Le rappresentazioni del Calvario hanno particolarmente influenzato lanimo popolare che in pi casi si espresso con mescolanze poetiche in lingua sarda, inni e preghiere con spiccate tendenze formali e tuttavia espressive di una religiosit vissuta interiormente. Come in questo canto che conosciamo nella esecuzione di Maria Carta nellalbum Nottes de incantu (Recording Arts 2005):
Non mi giamedas Maria Testo di Mons. Bonaventura Licheri, 1760 circa, adattamento M. Carta, tratto da Su Settenariu pro da Chida Santa, esattamente da sa Terza Die. Versione di Ploaghe. Canto del Venerd Santo: la voce solista intonava il canto e il resto della comunit rispondeva in coro, era il pianto della Madonna ai piedi della croce.
No mi giamedas Maria [Mira, mira, mirade mira cantu dolore Mira, mira, mirade sas lagrimas e sa mama e Deus ma no la giamedas Maria no la giamedas Maria] Sende mortu cun rigore su coro 'e s'anima mia no mi giamedas Maria ne de grazia piena ma de dolores e penas de turmentu e agonia [ca bido sa vida mia intregada a traitores] No mi giamedas Maria si chi no Mama de dolore No mi giamedas Maria si chi no Mama de dolore. No mi nedas beneitta intro 'e sas feminas ria s'intende s'anima mia triste dolente e afflitta cando l'happo dadu sa titta senz'haer tantu dolore. No mi giamedas Maria si chi no Mama de dolore No mi giamedas Maria si chi no Mama de dolore
[Giamademi s'affligida giamademi s'attristada, sa de penas carrigada sa de ispadas ferida de Fizzu meu sa vida es dada a crocifissore.] [Mira, mira, mirade Mira cantu dolore]
Non chiamatemi Maria [Guarda, guarda, guardate guarda quanto dolore Guarda, guarda, guardate le lacrime della mamma di Dio ma non la chiamate Maria non la chiamate Maria.] Essendo morto con patimento il cuore dellanima mia non chiamatemi Maria n piena di Grazia ma di dolori e pene di tormenti e agonia [che vedo il mio amato figlio consegnato ai traditori]. Non chiamatemi Maria ma Madre di dolore Non chiamatemi Maria ma Madre di dolore. Non ditemi benedetta che tra le donne infelici si trova lanima mia triste dolente e afflitta poich gli diedi il seno senza avere tanti dolori. Non chiamatemi Maria ma Madre di dolore. Non chiamatemi Maria ma Madre di dolore. [Chiamatemi lafflitta, chiamatemi la sconsolata, colei carica di pene, ferita dalle spade, del mio Figlio la vita data al crocifissore] [Guarda, guarda, guardate guarda quanto dolore]
* Il discorso sarebbe lungo poich ogni nostra regione ha una sua Pasqua che vive e rappresenta a suo modo, cos ho pensato di rimandare il prosieguo ad un altro momento, magari alla Pasqua dellanno prossimo, Dio volendo. Ma dato che in qualche modo bisogna pur chiudere, ho pensato di riprendere dallinizio con Le grand Mystre de la Passion, in chiusura del celebre manoscritto dei Carmina Burana, trascritto in latino frammisto a versi dialettali germanici, dai Benedettini del XIII secolo conservato a Monaco, che va annoverato come lopera pi completa di Sacra Rappresentazione giunta fino a noi. Un crescendo musicale e corale che dal canto liturgico cristiano dei salmi dei primordi, giunge alle laudi medievali, e pi tardi ingloba florilegi e recercari nella concertazione musicale rinascimentale che possiamo apprezzare nelle forme della polifonia e del melodramma a partire dal Settecento, fino a giungere a quel capolavoro Ottocentesco che s'apre e si conclude con la Messa da Requiem. * "Ex Deo nascimur In Christo morimur Per Spiritum Sanctum reviviscimus": nulla di pi vero del contenuto di questa formula trinitaria inserita nel bellissimo album Morimur (ECM 2001) che The Hilliard Ensembre ha realizzato con il supporto di Christoph Poppen, virtuoso del violino barocco, nella Partita d-Moll BWV 1004 per violino solo e Chorale di Johann Sebastian Bach (1685-1750).
Crucifiggi (da "La stanza dei giochi impossibili" - 1980 / 2000) - raccolta inedita dellautore di questa ricerca).
A te . . . che ancora uccidi per trenta o poco pi denari . . . che ancora gridi le verit nascoste che non sai . . . che ancora sputi la menzogna oscena dei bari . . . riposa le spoglie tue mortali oggi un giorno di pace . . . che Cristo risorger per una Pasqua ancora . . . se lo vorrai.
Alloccorrenza la seguente Meditazione di Don Luciano (cfr. dellautore), afferente al Vangelo della Domenica, III di Quaresima, si offre al lettore nella parabola del fico che, se da una parte manifesta la misericordia di Dio, che ha pazienza e lascia alluomo, (a tutti noi indistintamente), un tempo per la conver-sione; dallaltra, avvverte la necessit di avviare subito un certo cambiamento inte-riore ed esteriore della vita, per non perdere le tante occasioni che la miseri-cordia di Dio ci offre per superare la nostra pigrizia spirituale e corri-spondere al suo amore con il nostro amore filiale: Convertirsi per anche portare frutto, per altri. Come il fico, se vive solo per s, non vive. Che per vivere deve dare, per la fame e la gioia di altri, un frutto che permetta ancora, ad altri, di gustare e amare la vita: Nessun uomo taglia subito un albero quando si accorge che entrato in crisi, ma cerca di guarirlo con cura paziente, cos da riportarlo nella pienezza della vita. Se tu, Signore, seguissi i nostri stessi impulsi, che ci portano ad eliminare gli operatori di iniquit, tutti e subito, il mondo sarebbe gi rimasto un vuoto deserto. Tu sei leterno paziente e sai aspettare a lungo la conversione dei peccatori, e non hai fretta di condannare. Donaci, Signore, un cuore misericordioso, come il tuo, perch la storia d sempre ragione non ai giustizieri impulsivi, ma ai pazienti: questi hanno imparato che perfino una pianta nata storta, con un po di tempo volge la sua cima verso il cielo. Amen.
Un modo come un altro valido per ritrovare nel canto quella poesia popolare che abbiamo ascoltata negli stessi lemmi pi aulici delle partiture religiose fin qui indagate, per riscoprire che comunque il canto liturgico a rappresentare quellunico ufficio magistrale a cui fare riferimento nei giorni che intercorrono tra linizio e la fine dell Settimana Santa. Caratterizzata, se vogliamo, dalla speranza, che capace di creare bellezza nel cuore e nella mente degli esseri umani; nel tramandarsi di una tradizione millenaria, sublimata nella parusia, quellattesa che ci vede tutti in ansia per gli ultimi drammatici accadimenti cui assistiamo nel mondo, nella speranza che infine il tutto si risolva al meglio affinch Cristo risorga per unaltra Pasqua! Non c linfinito senza la siepe, non c la siepe senza linfinito. (A. dAvenia)
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