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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Annalisa Rodeghiero

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 07/05/2020 20:36:19

 

L’autrice qui intervistata è Annalisa Rodeghiero, terza classificata al Premio letterario “Il Giardino di Babuk – Proust en Italie”, VI edizione 2020, nella Sezione A (Poesia) con “Eco di polvere” (fotografia di Enzo Bacca).

 

 

Ciao Annalisa, come ti presenteresti a chi non ti conosce? Qual è la tua terra di origine?

 

Spero si possa capire qualcosa di me attraverso le risposte che via via mi appresto a dare.

Ho avuto la fortuna di nascere ad Asiago nell’incantevole conca dell’Altopiano dei Sette Comuni. Conservo negli occhi il verde respiro dei suoi prati di rugiada e tarassaco, lo porto come recessivo, presente in doppia dose, mi ossigena ogni volta che la nebbia di Padova, mia città d’adozione dai tempi dell’università, stende bruma sulle rive dei suoi portici.

 

 

Sei tra i vincitori del Premio “Il Giardino di Babuk – Proust en Italie”, perché hai partecipato? Che valore hanno per te i premi letterari? Che ruolo hanno nella comunità culturale e artistica italiana?

 

Ho partecipato al vostro Premio perché proposto dalla redazione de LaRecherche.it che negli anni ho avuto modo di apprezzare, ho aderito per poter conoscere il giudizio dei vostri Giurati nei confronti della mia poesia. Una lettura di stimati poeti è stimolo alla partecipazione, qualunque sia il risultato. Questo è il valore primo che attribuisco a un Premio Letterario. C’è poi un valore aggiunto non trascurabile: laddove è prevista una cerimonia di premiazione, essa può diventare una vera occasione d’incontro con altri poeti e critici letterari. Mi è accaduto più volte di aver incontrato persone meravigliose che hanno impreziosito la mia vita e il mio percorso artistico.

Purtroppo credo che nel panorama culturale e artistico italiano siano ben pochi i Premi gestiti in piena onestà e trasparenza che agiscono slegati da interessi economici o amicali e che sono veramente tesi alla scoperta o alla valorizzazione della poesia.

 

 

Quali sono gli autori e i testi sui quali ti sei formato e ti formi, che hanno influenzato e influenzano la tua scrittura?

 

Sono stata e sono una lettrice insaziabile di poesia, perennemente spinta dalla curiosità di conoscenza. Ritengo che tutto ciò che leggiamo, possa in qualche modo contribuire alla nostra formazione anche gli autori meno amati, se non altro per non seguirne il solco. In età giovanile ho incontrato i grandi cantori dell’amore, cardine attorno a cui si muove tutta la mia poesia. Solo più tardi ho imparato ad amare Dante, Leopardi, i nostri maestri. Tra i poeti del Novecento, soprattutto Ungaretti. Negli ultimi anni mi sono avvicinata a Sereni, Caproni, Raboni, Cristina Campo.

Quando un poeta mi cattura, leggo tutta la sua produzione e chissà quanti richiami trattengo a nutrire i miei versi. Nella recente scrittura ci sono spesso rimandi alla grande poesia di Rilke, Eliot, René Char, Brodskij e Marina Cvetaeva oltre a Celan, e al nostro Pierluigi Cappello.

 

 

Secondo te quale “utilità” e quale ruolo ha lo scrittore nella società attuale?

 

Oggi più che mai la poesia deve veramente occuparsi dell’umanità e prendere posizione anche di fronte ai grandi cambiamenti che minacciano l’equilibrio del nostro pianeta.

In una società tesa al profitto, all’efficienza, al potere, in questo frenetico sistema mediatico dove la parola viene sempre più privata del suo senso, il poeta compie un gesto profondamente civile. Un vero atto di resistenza, anche solo per il fatto che egli agisce nella totale gratuità del gesto, svincolato da qualsiasi movente se non quello di comunicare, anzi “esprimere” ciò che si può solamente “sentire”.

La poesia, inoltre, ci porta alla conoscenza della parte più vera e immutabile di noi stessi e tale conoscenza è fondamentale per la comprensione degli altri. Senza questa comprensione la società si frammenta.

 

 

Come hai iniziato a scrivere e perché? Ci tratteggi la tua storia di scrittore, breve o lunga che sia? Gli incontri importanti, le tue eventuali pubblicazioni.

 

Perché ho iniziato a scrivere? Perché è accaduto. Come accade l’amore, come il latte che trabocca dal bricco. Come una malattia. Lo scivolamento dalla lettura alla scrittura è stato graduale e quasi impercettibile ma ancora ricordo la sensazione di svuotamento e d’estasi dopo la stesura di quella che ho percepito essere la mia prima poesia.

Poi è diventata necessità, dipendenza, a volte preghiera.

La prima pubblicazione come singola autrice è del 2013 con Percorrimi tutta seguita da Di spalle al tempo (2015), Versodove (2017) e Incipit (2019).

 

Con altri autori ho partecipato alla realizzazione di Antologie non legate a premi letterari: Leucade- Antologia poetica a tema Il padre di Nazario Pardini (2017), Antologia Pensieri d’amore curata da Rina Gambini (2017), Il segreto delle fragole 2018 Agenda Poetica (LietoColle), Lunario in versi (11 poeti italiani) iPoet 2018 di LietoColle, Madre Quaderno di poesia del Gruppo poeti UCAI  (2019),  Antologia proustiana Una notte magica, La Recherche (2019) Antologia proustiana 2018: Cherchez la femme- di Aa Vv La Recherche.it.

 

 

Come avviene per te il processo creativo?

 

Il processo creativo è la realizzazione di un’urgenza di dire, il desiderio di fermare l’istante che fora il tempo, qualunque sia la sua origine, quasi sempre remota. Sì, perché c’è un tempo preparatorio d’attesa, il ritorno frequente di un pensiero che si concretizza solo al momento dell’ispirazione, cioè nell’attimo in cui si riesce a catturare il verso primigenio. Poi il rito si compie e la poesia “si scrive” dettando la sua strada.

Il miracolo si realizza alla fine della prima stesura ed è la gioia di avere scritto. Solo più tardi inizia il lavorío attorno alla parola e ai suoi silenzi, a dare forma al contenuto, senza mai perdere la fedeltà all’ispirazione. Null’altro conta.

 

 

Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi, se ci sono, con la tua scrittura?

 

Riuscire a dire la verità della realtà più vera, pur nella consapevolezza che non possa esistere una verità assoluta. Farlo attraversando ciò che abbiamo vissuto. Rivelare l’essere in rapporto al mondo. Tradurlo nei modi che si addicono alla poesia e cioè intuendo la bellezza, poiché credo fortemente che verità e bellezza siano i pilastri su cui si fonda il fare poesia.

 

 

Secondo il tuo punto di vista, o anche secondo quello di altri, che cos’ha di caratteristico la tua scrittura, rispetto a quella dei tuoi contemporanei?

 

Ho sempre sostenuto che la poesia è sopra ogni altra cosa, un modo di essere al mondo. Si può essere poeti senza scrivere poesia ma non si può diventare poeti senza averla vissuta, senza essere già nel pensiero, poesia. Quando mi è stato detto che nella mia poesia si percepisce una sensibilità da nervo scoperto, ho capito che in quello sfilacciamento di guaina mielinica che accompagna i miei giorni, forse sta il timbro che si riflette nei versi. 

 

 

Si dice che ogni scrittore abbia le sue “ossessioni”, temi intorno ai quali scriverà per tutta la vita, quali sono le tue? Nel corso degli anni hai notato un’evoluzione nella tua scrittura?

 

Credo che la mia sia una meditazione continua su cosa sia davvero il rapporto tra vita e morte, tra bene e male, indagando ciò che avviene in natura e nelle sue epifanie di bellezza e rovina e nella nostra anima con il miracolo e con la tempesta dell’amore.

 

La risposta alla seconda parte della domanda ha a che fare con i continui cambiamenti che accompagnano il lavoro sulla parola. La forma della scrittura è sicuramente cambiata negli anni. Ricordo stesure in metrica da cui mi sono sganciata molto presto per abbracciare il verso libero che libero non è mai del tutto. In realtà quando si scrive un verso, esso diventa già obbligante nei confronti del secondo. Ricordo una scrittura quasi del tutto intelligibile, per scelta di chiarezza come dono al lettore e mi ritrovo ora con frammenti scritti recentemente che contengono una quota di assoluto mistero.

Credo, in generale, che sia la poesia a scegliere la strada per chi al verso si abbandona. Importante è riuscire a mantenere la propria cifra, facendola diventare personale forma di bellezza, il marchio che identifica.

 

 

Hai partecipato al Premio Babuk nella sezione Poesia, scrivi anche in prosa? Se no, pensi che proverai?

 

Mi appartengono la brevità della poesia, la sintesi che essa racchiude, il suo essere folgorazione. Non saprei dire diversamente le cose.

 

 

Quanto della tua terra di origine vive nella tua scrittura?

 

Gli aromi di sottobosco e resina hanno nutrito e continuano a nutrirmi l’anima a distanza, anche oggi - 30 marzo 2020 - che sono rinchiusa in casa, come tutti, e non posso raggiungere la mia terra. Humus fertile per la scrittura sono i profili dorati delle mie montagne sulle piane, i girotondi degli abeti sentinelle del mio sonno, tutto il bianco della neve che si adagia sotto la luna. Lassù l’anima si immerge nel silenzio della natura incontaminata e ne esce ricca di cromatismi e sapori che diventano parola, che diventano carne nei versi, da sempre.

Con La slitta del Sergente ho risposto in versi all’interrogativo di Mario Rigoni Stern sul destino dell’amore nel mondo. In quella piana ho scritto Sì, torneranno dedicandola a Ermanno Olmi dopo aver visto il capolavoro Torneranno i prati. Ancora lassù, per i miei abeti crocifissi sotto un sudario di neve, ho scritto Disordine verticale ricordando la devastazione causata dalla tempesta Vaja nell’ottobre 2018.

Con il suo universo di memorie ed echi, la mia terra sostanzia quasi tutta la mia produzione poetica.

 

 

Qual è il rapporto tra immaginazione e realtà? Lo scrittore si trova a cavallo di due mondi?

 

Immaginazione o ancora meglio “visione” e realtà sono sinergiche perché in arte e nello specifico in poesia, non basta copiare la realtà, né descriverla. Visione e realtà si alimentano reciprocamente, immergendosi l’una nell’altra, compenetrandosi, diventando così terra di mezzo per la scrittura, sublimandola.

 

 

Chi sono i tuoi lettori? Che rapporto hai con loro?

 

Ci sono gli amici fedelissimi che cercano una poesia per lo più intelligibile che si accordi al loro sentire e che utilizzano le mie parole, e soprattutto gli spazi di silenzio tra di esse, per dare un nome ai loro moti inespressi. Tra i lettori, molti sono anche poeti stimati e con loro il rapporto è di supporto, critica costruttiva, confronto.

 

 

“Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso”. Che cosa pensi di questa frase di Marcel Proust, tratta da “Il tempo ritrovato”?

 

Parole sacrosante e tanto più vere quanto più la poesia diventa espressione di un sentire universale, un sentire insieme, una com-passione. La poesia ha bisogno di attenzione e tempo per compiersi in chi la legge e diventa specchio del lettore prendendo nuova forma ogni volta, secondo il concetto pasoliniano delle continue rinascite del testo nella successione delle letture. La polisemia è uno dei prodigi della poesia.

 

 

 

Quali sono gli indicatori che utilizzi nel valutare, se così ci è permesso dire, un testo? Quali sono, a tuo avviso, le caratteristiche di una buona scrittura? Hai mai fatto interventi critici? Hai scritto recensioni di opere di altri autori?

 

Sopra ogni cosa l’autenticità, l’onestà d’intento.

Conta “ciò che si dice” come contenuto di originalità sentimento, sensibilità e intelligenza e conta “come lo si dice”. Conta lo stile che non può prescindere dalla contemporaneità. Il poeta ha la responsabilità della parola come ricerca di linguaggio, semplice o complesso ma efficace e mai banale.

Di tutto questo tengo conto quando mi trovo a “valutare” un testo. La valutazione, però, ha il sapore del numero, mentre ciò che dovrebbe essere indicatore di poesia è la folgorazione, ben tradotta da Emily Dickinson: “Se leggo un libro che mi gela tutta, così che nessun fuoco possa scaldarmi, so che è poesia (…)”.

 

La critica letteraria è lavoro serio che richiede competenze specifiche e grande cultura.

Mi capita di scrivere note di lettura a testi che entrano prepotentemente nella mia anima ma lo faccio sommessamente senza pretesa di visibilità e solo come gratitudine del lettore all’autore.

 

 

In relazione alla tua scrittura, qual è la critica più bella che hai ricevuto?

 

Sono immensamente grata a chiunque abbia dedicato tempo e parole alla mia scrittura, tante sono le persone che lo hanno fatto e vorrei davvero citarle tutte.

C’è tuttavia un’osservazione dell’amico Stefano Valentini che riporto con piacere. Poeta, critico letterario, direttore responsabile di Nuova Tribuna Letteraria, Valentini ha letto e recensito ogni mia pubblicazione dal 2013 a oggi. L’osservazione gradita da lui fatta, mentre si discuteva di dilemmi legati alla poesia è che la mia scrittura è in continua evoluzione e più matura ad ogni nuova prova. Critica gradita, data la mia ciclica perplessità nei confronti della mia poesia. Sicuramente lui saprebbe esprimere meglio di me questo concetto e forse mi perdonerà questa traduzione di pensiero e lo svelamento.

 

 

C’è una critica “negativa” che ti ha spronato a fare meglio, a modificare qualcosa nella tua scrittura al fine di “migliorare”?

 

“Non va ancora bene, non sei ancora arrivata all’essenza del dire né al destino che la parola pretende…” sono io a ripetermelo sempre. Sono il critico più severo di me stessa.

 

 

A cosa stai lavorando? C’è qualche tua pubblicazione in arrivo?

 

Le tre poesie inedite che voi avete premiato e di questo vi sono grata, appartengono a una silloge inedita che intendo pubblicare entro l’anno. I testi si propongono come brevi frammenti di visione, tracce di un percorso meditativo su silenzi e frastuoni della vita, in una sorta di dialogo a distanza con alcuni tra i poeti sopra citati: Marina Cvetaeva, Rainer Maria Rilke, René Char e Cristina Campo.

 

 

Quali altre passioni coltivi, oltre la scrittura?

 

In ordine casuale: la lettura, che alla scrittura è propedeutica, l’attività sportiva a nutrire il corpo, l’amore rotondo a cui attinge tutta la mia poesia e… camminare, camminare, camminare.

 

 

Hai qualcosa da dire agli autori che pubblicano i loro testi su LaRecherche.it? Che cosa pensi, più in generale, della libera scrittura in rete e dell’editoria elettronica?

 

La libera scrittura in rete svela, nel bene e nel male ciò che siamo, ci mette a nudo sotto i riflettori mediatici. La Recherche.it è luogo d’elezione per la scrittura, aperto alla pubblicazione di testi e articoli e al confronto. Permette visibilità e condivisione ed è stimolo continuo alla lettura. Lodevoli le proposte di partecipazione a e-book o antologie tematiche promosse dalla Redazione.

 

 

Vuoi aggiungere qualcosa? C’è una domanda che non ti hanno mai posto e alla quale vorresti invece dare una risposta?

 

Quale quota di assenza, quale peso e pianto si insinuano in te quando Poesia, la sofferta gioia, seppur fugacemente ti abbandona?

 

 

Grazie.

 


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