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🖋 Premio Il Giardino di Babuk - Proust en Italie - VIII edizione 2022
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Manuale della cattiveria Vol. IV - Invito alla mediocrità

di Piero Passaro
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Pubblicato il 16/03/2022 07:58:00

 

Le idologie sono morte. O meglio, viviamo in una contemporaneità dove esse sono fuori contesto. A questo punto il lettore, spesso trattasi di qualcuno con problemi d’integrità psico-ormonale, si porrà come interrogativo cosa è il mio intender “contesto”. Ebbene, caro mio paziente, per contesto intendo la velocità e la mutualità che viviamo.

Le menti delle persone mutano molto velocemente, come muta tutto il resto -Dico le menti perchè mi piace pensare che tutto parta dalle menti umane – ed è facile, quindi, capire come l’ideologia ,nella sua definizione ed etimologia, presenti uno status di immutabilità.

La nostra epoca, di noi umani del cazzo che pensano e respirano - per rispondere al solito lettore scimmia tendente all’analisi polarizzata non dipendente da lui, come una fica che si  lubrifica spontaneamente  che si chiede perchè uso il “noi” – è l’epoca dei pensieri come cluster ad incastro.

Nella scienza informatica, cluster è termine che indica un ‘insieme di computer collegati tra loro attraverso una rete che li unisce e che permette un flusso bidirezionale di dati.

Non c’è alcun pensiero che non sia un blocco già determinato, operante in una rete di bolocchi già determinati. I pensieri cambiano velocissimi e mutano nelle persone ma entro un certo range di valori.

Quali sono questi valori? Chi li ha decisi? Perchè? Queste sono probabilmente -anzi senza probabilmente - le domande più interessanti (se non sono interessanti per il lettore scimmia, quest’ultimo si fotta).

Chi decide come pensare? Stimoli esterni coaudivati da sempre più crescenti sistemi di comunicazione (in particolare anche i sistemi di intrattenimento placa-masse-ingabbia-pensieri). Per il lettore scimmia qui ci sono diverse precisazioni.

La tecnologia è progresso, l’informatica migliora il nostro livello di vita. L’abuso delle persone di questi strumenti è il problema. - Eh si, piccolo puttanell* intellettuale che cambia idea e che trova conforto nel filone del “il rapporto tra la tecnologia e socialità”. Non c’è nessun rapporto. C’è solo un cambiamento (in meglio) delle nostre vite. Gli abusatori incapaci, i quali non vivono senza un sistema che non conoscono/disprezzano il tale sistema dovrebbero essere coloro che testano i para-cadute. 

Dopo questa gioiosa digressione (che mi ha personalmente fatto sorridere), possiamo assumere che le persone, dunque, sono iper-influenzate in modo incontrollato da entrambi le parti (chi influenza e chi è influenzato). Quando questi blocchi cluster si attivano, si possono giusto interscambiare. Le persone iniziano ad avere una vita sociale un po’ come i pazienti terminali scherzano in sala d’attesa, in attesa di capire quanto costa la loro dimissione dall’ospedale e quanto gli resta da vivere.

E questi cluster si muovono ad una velocità tale che diviene impossibile tutto il resto. “Il resto di che?” Si chiederà il babbuino che legge; il resto di una vita autentica, priva di contaminazioni mediocri.

La mediocrità uccide:

-          L’interesse,

-          La passione,

-          La curiosità,

-          Il rigore,

-          Il pensiero incontaminato,

-          I rapporti sentimentali/sociali di qualità (oltre ad alte tante cose);

Al contempo la mediocrità rende possibile:

-          Niente.

I mediocri a volte non sono consapevoli. I mediocri del pensiero, sia chiaro. Perchè l’intenzione salverà tutti, insieme alla consapevolezza.

Quindi esiste una data massa, con dati elementi, dati comportamenti che andrebbe rasa al suolo. Nelle scuole si dovrebbero fare i test di mediocrità, si dovrebbe capire chi è destinato a fare parte dei cluster e chi no.

Si, più o meno già succede. Una delle poche cose funzionanti della democrazia è che avendo tutti un diritto inalienabile, possiamo tutti partire da uno (dei tanti possibili) zero per arrivare a cento nel progredire/progredirsi.

Anche se sarebbe più corretto dire, vista l’epoca che viviamo – che ricordo allo scimpanzè lettore è pervasa da troppe contaminazioni – partire da cento per tornare  a zero.

-          “Non l’ho capito”;

-          “Non si capisce come è scritto”;

-          “Non puoi parlare così”;

-          “Non ho avuto tempo di leggerlo per bene”;

Se il pensiero  che vi balena è uno dei seguenti avete vinto un viaggio con il mio amico Jonny:


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