C’è sempre una strada nascosta vicino ad un fiume cittadino. Tale strade spesso è ufficialmente non percorribile, chiusa al transito pedonale o addirittura dichiarata pericolante. In altri casi essa viene definita istintivamente dal volontario bisogno preriflessivo di chi calpesta un terreno per arrivarci, vicino al fiume.
Penso agli argini e alla passeggiate tutto in torno ad essi. Trovo e creo la mia strada nascosta arrampicandomi sulla piccola collinetta che precede l’argine, per poi avviarmi. L’utilitaria punto è alle spalle mentre il cammino e davanti.
Il sole ancora si attarda per il mezzo pomeriggio, ancora non si scampa dal caldo che l’estate ha portato. Tutto brilla quindi: la strada sterrata, l’acqua e la vegetazione, le piante, gli alberi, l’erba, le radure. Ogni passo che percorro ha una determinata visuale fissa: queste piante immobili al sole tutti i giorni, forse da decenni ed i sole che colgono quelle piante d’estate immobili sospendono il mio tempo.
Rimangono là, tutto il dì vicino al fiume e si piegano al vento. Le piante hanno memoria ce la conferiscono. Sono portatori di uno stato della natura e di un frammento di ricordo di stati di periodi della vita. Mentre cammino ricordo lo stato din un periodo della mia vita dalla visione dell’albero madre della radura che imbocca vicino il fiume, ad ovest.
Il sole ha la sua parte di responsabilità nell’innescare questo flusso di memoria statuale. La brillantezza che cala e via via diviene sempre meno luminosa, più ombrosa, più bluastra e che alla fine cede alle luminarie artificiali. Una fotografia in mutamento dove ogni aspetto può ricordarmi uno stato passato. Certe cose non possono essere definite con la scrittura razionale ed organizzata; certe sensazioni istintive, preriflessive possono essere solo alimentate.
La reminiscenza di uno stato delle cose, di un periodo di vita scandito dalle piante che si trovano lì immobili e dal sole. C’è una quantità cieli imbruniti spaventosa nella mia mente, disorganizzata senza riferimenti e tutti variabili: l’imbrunire con la silhouette del campanile o del promontorio o ancora, dell’albero madre che si staglia alto e dell’immancabile montagna che si erge. A volte è un vulcano e a volte una catena.
La reminiscenza si verifica soltanto quando so che la sto vedendo. Scaturisce una scissione preriflessiva di uno stato delle cose andato, di condizioni che potevano verificare la visione di quell’imbrunire. E’ una raccolta fotografica romantica degli stati passati, così inafferabile e netta nel suo scorrere davanti ai miei occhi da creare qualcosa di anteriore e precedente al sentimento.
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