Pubblicato il 05/11/2018 07:58:26
QUADERNI DI ETNOMUSICOLOGIA XIV seconda parte Il linguaggio segreto della tradizione musicale del Giappone. (1)
Secondo Zeami, maestro incontrastato del dramma Noh, la parola indica la bellezza che si cela nello scatenarsi incontrollato della passione. Solo la bellezza infatti capace di trattenere luomo l dove lorrore e lo sgomento lo farebbero fuggire, ed questo uno dei segreti del Noh, lespressione pi completa dellestetica tradizionale giapponese. Autori celebri quali Artaud e Beckett, Grotowski e Brook vi hanno ravvisato lunit fondamentale tra parola e gesto che la drammaturgia del nostro secolo persegue. Gian Carlo Calza (2), nel libro Il fiore del dmone, rintraccia nel Noh una via per la conoscenza di s, per il recupero degli archetipi che la psiche occidentale ha smarrito, dilaniata com da infinite scissioni tra spirito e materia, mente e corpo, sentimenti e intelletto.
Ama-no hara / La luna che vedo furisake mireba / nel deserto del cielo Kasuga naru / pu essere la stessa luna Mikasa no yama ni / che saliva sulla collina Mikasa ideshi tsuki kamo. / del mio paese Kasuga? (Abe no Nakamaro)
In Alcuni nobili drammi del Giappone che Ezra Pound (3) ha redatti e scelti dai manoscritti tradotti da Ernest Fenellosa, apprendiamo, che LEuropa molto vecchia e ha visto sfilare molte arti, ha imparato a conoscere i frutti di ogni fiore, e il sapore di ogni frutto. Ora tempo di copiare lOriente e di vivere risoluti. [] Poesia, rituale, musica e danza, associati allazione, richiedono che i gesti, costumi, mimica, scenografia, aiutino ad avvicinarsi alle profondit della mente, a ci che pi umano e pi delicato nellincontenibile spirito che ci appartiene. Siamo nel 1961, allorch W. B. Yeats (4), nella sua Introduzione al testo (sopra citato), riguardo al Noh scrive: La parola n significa perfezionamento - degli attori e di alcune persone colte che capiscono le allusioni mitologiche e letterarie e le antiche liriche citate nei discorsi o nel coro, la loro disciplina fa parte dellammaestramento. Gli attori stessi, al contrario dei disprezzati attori del teatro popolare, hanno tramandato con orgoglio unarte elaborata, di padre in figlio e ancor oggi un attore render noto il suo albero genealogico per provare il proprio talento.
Yamakawa ni / Sul fiume fra le montagne, kaze no kaketaru / la chiusa costruita dal vento shigarami wa / di foglie rosse cadute nagare mo aenu / che non riuscendo a scorrere momiji nakikeri. / insieme si radunano. (Arumici no Tsuraki)
Anche noi lettori, per cos dire, volontariamente radunati, comprendiamo la lezione (forse un po snob?) di Yeats per larte aulica del Noh e, sebbene con spirito rinnovato, possiamo dire che il teatro popolare di ogni popolo, incluso quello giapponese, ha una sua valenza affatto sconsiderata. Soprattutto se consideriamo il fatto che Kimitake Hiraoka, noto con lo pseudonimo di Yukio Mishima (5), uno dei pi famosi scrittori giapponesi degli ultimi tempi, ha sentito la necessit di rinnovare lantica tradizione teatrale; riscrivendo in chiave moderna alcuni dei pi famosi Noh facendosene al tempo stesso brillante interprete, per quanto il Noh sia una forma di teatro ben lungi dallesaurirsi nel suo difficile rituale. Con Cinque Noh moderni, rievocati nellaccessibilit drammaturgica contemporanea, Mishima ne ha conservata tutta la drammaticit contenuta dei testi pi antichi. Unoperazione che oggi definiremmo di restyling di drammi pi antichi, ripresi dalla tradizione verosimilmente orale e rappresentati per la prima volta negli anni 50 del Novecento. Nessuno meglio di Mishima avrebbe potuto resuscitare lantica fama della tradizione e riallacciare con rinnovata sagacia linterrotto dialogo con il passato e con la raffinata arte drammatica giapponese.
Allo stesso modo che Lafcadio Hearn (6), conosciuto anche come Koizumi Yakumo, giornalista e scrittore irlandese naturalizzato giapponese nel 1904, famoso per i suoi scritti sullOriente, in Kwaidan: storie di spettri giapponesi, invero ha cristallizzato un Giappone immobile, nel sorriso ineffabile dei suoi di, con i propri enigmi, e le proprie usanze e costumi. Un paese saturo della pi strana magia, con tutto quanto concerne le sue fatalistiche e immaginarie storie di spettri e di fate. Da un punto di vista artistico egli scrive questo paese un immenso museo; da un punto di vista sociale e naturale, un vero regno di esseri magici dotati della pi squisita gentilezza, [] qualcosa di infinitamente tenero , commovente, ingenuo, bello. Il Giappone che vi compare descritto non lantica Cipango, n un paese sulla soglia di radicali trasformazioni: semmai una metafora delleterna memoria collettiva, il mitico Reame di Horai, la cui atmosfera capace di riplasmare le nozioni spazio-temporali e travalicare i limiti della memoria individuale, di duplicare lesistenza, di fondare il primato del paradosso. Le storie che danno forma al suo libro sono per lo pi volte a complicare i paradigmi dellarte stessa di narrare storie, a immettersi nellincoerenza propria dei sogni, a imbastire come in un gioco continue e ironiche simulazioni.
Okuyama ni / triste la stagione dellautunno momiji fumiwake / quando si cammina cercando sentieri naku shika no / fra le foglie rosse cadute koe kiku toki zo / e si sente la voce del pianto dei cervi aki wa kanashiki. / nelle montagne profonde. (Sarumaru Taifu)
scritto che: Le azioni delluomo diventano opere della sua vera natura solo se egli in grado di percepirla dentro di s. La convinzione di essere nella condizione di poter svolgere un determinato compito porta al superamento di qualsiasi ostacolo (8). Nulla di meglio di cos utile a questa ricerca per tornare a parlare di musica, e nel modo migliore. Riprendendo dal lontano passato narrativo del Giappone, uno dei romanzi (monogatari) pi fantastici, la: Storia di Genji il principe splendente di Murasaki Shikibu (7), scritta da una donna. Lopera, conosciuta fin dallXI secolo, viene definita come una delle maggiori saghe dellumanit, tra i massimi capolavori della letteratura mondiale. Si tratta di uno dei pi delicati racconti damore di tutti i tempi, sbocciato da una civilt raffinata e coltissima sviluppatasi in Giappone intorno allanno 1000, eppure vicinissimo alla moderna sensibilit. Conteso tra Le mille e una notte, La Recherche di Proust e lopera di Shakespeare, la Storia di Genji narra delle fortune e delle avventure di questo principe splendente, e della sua favorita, gli intrighi amorosi, le passioni, le sfarzose ceronie, i giochi e le cacce della corte imperiale. Scritto secondo larte della grande poesia. La lirica poetica savvale qui di una scrittura musicale costruita sulle corrispondenze dei ricordi, in cui il riferimento magico ad alcuni strumenti gioca un suo ruolo importante, come ad esempio nel capitolo IX intitolato Il flauto:
[] Gli fu data una cetra, chegli riconobbe per quella di Kashiwagi. Dopo averne tratto alcuni accordi, disse alla madre Ochiba: - Conosco il timbro di questo strumento, quello che usava Kashiwagi, o mi sbaglio? Come vorrei che vostra figlia ce la suonasse un poco. Si dice che il tocco di un defunto indugi sugli strumenti chegli ha suonato, e vi si possa riconoscere anche dopo la sua scomparsa. Temo che in questo caso non sar cos, - rispose la madre, - perch dopo la sua morte le corde sono state tolte e sostituite con queste nuove. Negli ultimi tempi, Ochiba ha suonato molto poco e anzi, mi spiace dirlo, rischia di dimenticare tutto quanto le ha insegnato suo padre,[] e insistette affinch la cetra rimanesse appaggiata accanto alla sedia di lei. [] Si era fatto asssai tardi, egli si preparava ad andarsene . proprio quando era sul punto di uscire, la madre gli porse un flauto - Apparteneva da anni alla famiglia di Kashiwagi, - disse; ma non serve che rimanga ozioso in questa casa deserta. Lui aveva labitudine di suonarlo mentre sedeva in carrozza, e la sua musica si mescolava coi gridi degli staffieri. Vorrei sentirlo suonare ancora cos, anche se da altri. In un altro passo, detto: Yugiri ne trasse alcune volate, ma poi subito smise. [] Ancorch siano immutate le note che il flauto emette, foro per foro, che altro possono evocarne queste dita, se non la soffocata voce del pianto? [] Quindi cav dalla tasca il flauto, e ne trasse alcune note. Potesse, come il vento fra le canne, soffiare dove vorrei, allora la voce di questo flauto andrebbe tra le dita di un giusto erede. [ ] Domand, e per dimostrare il proprio interesse, prese a spargere manciate di riso e a recitare formule di protezione: tutte cose che, se erano di ben poco aiuto,servivano almeno a scacciare da lui il turbamento di quel sogno.
Asaji-fu no / Come mai pensa il mio cuore ono no shino hara / cos intensamente alla persona amata shinoburedo / pur provando ad opprimere amarite nadoka / e di nascondere il mio amore hito no hoishiki. / da non poter pi resistere? (Sangi Hitoshi)
Ma un altro libro si sporge sfacciatamente dalla scaffale della mia libreria: I racconti di Ise (8), scritti in buona parte e secondo la tradizione da un poeta di corte di discendenza imperiale, Ariwara no Narihira (8) attorno al 850-880, definito un romanzo fatto di poesie, e forse non c definizione migliore per delineare i contorni di unopera che, comparsa anonima tra la fine del IX e linizio dell XI secolo, rappresenta un momento di estrema importanza per la letteratura giapponese, segnando la fine dellasservimento della lingua cinese e la creazione di una letteratura autoctona. La narrazione un susseguirsi di episodi amorosi e di romantiche avventure ambientate sia nella nitida bellezza del paesaggio nipponico, sia nella geografia fantastica delle leggende e del soprannaturale: ..una sorta di canzoniere damore dunque, ma che molto di pi, il manifesto di un nuovo codice estetico corrispondente alle esigenze di una giovane nobilt che prende coscienza della propria indipendenza dal peso culturale e che ha il fascino di un fiore morente, il cui colore svanito ma la cui fragranza rimane inalterata.
I tre haiku (9) meravigliosi qui di seguito trascritti, sono contenuti nei diversi scritti da Aiware no Narihira, in forma di intermezzi del testo narrativo:
Kasuga no no Oh, campi di Kasuga wakamurasaki no delle cui giovani erbe surigoromo questabito tinto! shinobu no midare Limiti non conosce kagiri shirarezu lintrico del mio cuore.
Oki mo sezu La notte finita ne mo sede yoru o senza poter n vegliare akashite wa n dormire. haru no mono tote Il giorno trascorso con il pensiero vagante nagamekurashitsu nelle lunghe pioggie di primavera
Shiratama ka Ella mi chiese nani zo to hito no se erano perle toishi toki o cosa fossero. Tsuyu to kotaete Oh, se rispondendo Sono gocce di rugiada, kienamashi mono o anchio fossi svanito!
Per giungere fino ai nostri giorni, anche se datati, appartengono alla letteratura alcuni romanzi di famosi scrittori contemporanei, come Yasunari Kawabata (10) Premio Nobel per la letteratura nel 1968. Uno dei maggiori scrittori del Giappone. Ha pubblicato il suo capolavoro, Il paese delle nevi (1937) e, successivamente, Il suono della montagna (1949), La casa delle belle addormentate (1961), romanzi questi, in cui si fa spesso riferimento alla musica, nellatmosfera onirica di stanzi in cui i suoni e i rumori sono ovattati e lontani. Mentre si deve a Banana Yoshimoto (11), la riproposizione in chiave narrativa di L'abito di piume, dalloriginale romanzo "Hagoromo" (ricordate?), qui trasformato in un particolare tipo di kimono leggerissimo, con dei lunghi nastri indossato dalle tennyo, sorta di donne-angelo, che serviva per volare tra il mondo terreno e l'aldil. il quindicesimo romanzo della scrittrice giapponese pubblicato nel 2003.
Riprendiamo dunque il discorso avviato in questa ricerca muovendoci sulle note della musica, con Alle radici del sole che nel lontano 1983 il Centro di Ricerca per il Teatro (12) nellambito dei programmi di Milano Estate, in collaborazione con Japan Foundation, EEA Extra European Arts Committee e le edizioni ERI-RAI, che produsse lampio catalogo della rassegna dedicato alla musica e alla danza col sottotitolo Forme e figure della scena giapponese. Come anche affermato da Sisto Dalla Palma in Della scena, dei segni, dei sensi larticolo che squarcia il velo misterioso sullarte del Giappone: La quotidianit il regno dello spirito giapponese. Su questa quotidianit vi un contagio continuo di alta levatura artistica che spazia dalle convenzioni ai processi di elaborazione stilistica. Il quotidiano giapponese quanto di pi formalizzato ci sia nelle trame della comunicazione umana e tutto tende a inscriversi in una pratica rituale costante. Anche il teatro, dunque, come tecnica dello spirito e forma dello spirito, perch solo sulla scena questa idea cos astratta raggiunge il massimo della concretezza. Da questo punto di vista la scena (non solo teatrale) giapponese il luogo dove il senso ultimo delle cose si rivela non oltrepassandole od occultandole nella loro significazione prima, ma spingendo questa significazione agli estremi limiti delle sue possibilit.
Ci che vale anche per tutte le altre arti che rientrano nellambito del teatro, come appunto la musica, sia quella utilizzata per laccompagnamento negli spettacoli; sia quella cosiddetta classica utilizzata per lintrattenimento delle corti, o per il semplice piacere dellascolto privato. Tant che la musica in giappone progred di pari passo con il teatro, nelluso degli strumenti tipici, come il samisen (una sorta di balalaika) suonato con il plettro davorio, divenuto lo strumento tipico per laccompagnamento delle ballate nel teatro delle marionette Jruri, oggi detto Bunraku (13), la cui diffusione pi acclarata avvenne nei quartieri di divertimento di Yedo, e portata alla perfezione dellarte nella rappresentazione dei drammi storici o legati allintimit, alte circa la met di un uomo, cui accudiscono almeno tre operatori altamente specializzati, lavorando allunisono con abilit incredibile, da far dimenticare dessere soltanto delle marionette. I drammi rappresentati sono spessi stati scritti appositamente per esse dai maggiori commediografi giapponesi, e spesso adottati nel Kabuki, derivato sia dal Bunkaro che dal Noh. Di fatto il Kabuki comprende sia drammi che forme di danza popolare che balletti mimati, insistendo soprattutto sulla bellezza del colore e delle figurazioni che vengono ritmate da un piccolo complesso musicale formato da un kotounarpa orizzontale con tredici corde, per lo pi impiegata nelle cerimonie di corte, e di cui abbiamo avuto occasione di parlare; uno shakuhachi, un sottile flauo di bamb, un tempo usato dai sacerdoti vaganti e solo successivamente entrato a far parte della scena teatrale, utilizzato daccompagnamento nelle parti idilliache e nei soliloqui amorosi.
Kare-eda ni Un corvo solo Kare asu no tomari keri su un ramo senza foglie aki no kure . vigila dautunno. (Basho)
Sembra incredibile come nella musica tradizionale giapponese, ricolma di tante sottigliezze sonore, sia pi importante il ritmo della melodia, bench allascolto questa superi di gran lunga leffetto orecchiabile nel contesto dei suoni, sempre cos molteplici, oppure talmente esclusivi, per dire puri, tali da condizionare lascolto. Fra gli altri strumenti tradizionali il biwa, una sorta di mandola a quattro corde che si suona con le dita, occupa un posto tutto suo come solista nella musica dintrattenimento; lo sho, una sorta di zufolo pastorale, usato nelle feste e nelle scene campestri; mentre per la parte riservata al ritmo vero e prorio esistono diversi tipi di tamburi taiko percossi da bacchette bachi, oltre a vari tipi di gong e tubular bells. Uno spettacolo particolarmente apprezzato offerto dai Tamburi Kodo dellIsola di Sado (*) impegnati in a-solo in diverse tourne nei teatri europei. Attestato al Kabuki anche Yoshitsune Senbonzakura ovvero I mille ciliegi di Yoshitsune di Takeda Izumo, Miyoshi Shoraku, Namiri Senryu (14), portato in scena dalla Compagnia di Teatro Kabuki di Ichikawa Ennosuke III, al teatro Lirico di Milano in occasione della rassegna Milano Aperta nel 1985, con il patrocinio della Japan Foundation e il CRT Centro di Ricerca per il Teatro Milano. Dal cui catalogo apprendiamo quanto segue:
Una parte importante nella popolarit del Kabuki sostenuta dai suoi attori, che hanno un largo seguito di appassionati ammiratori e sono tenuti in grande considerazione nel mondo teatrale giapponese, per la loro capacit di recitazione totale. Il Kabuki infatti sostanzialmente un teatro dattore, in cui le funzioni di regista, direttore artistico, capocomico e coreografo ngono svolte tutte dal primo attore, cosiddetto Kabuki-haiy, costituiscono una speciale categoria professionale, la cui arte tramandata di generazione in generazione secondo il tradizionale sistema di insegnamento personale diretto dal maestro ad allievo. [] La carriera di un attore inizia in genere allet di sei anni, il giorno sei del sesto mese dellanno. Gli elementi basilari della sua formazione sono costituiti da musica, danza e recitazione. Soltanto chi riesce a padroneggiare perfettamente tutti e tre gli elementi costiotutivi del Kabuki viene riconosciuto come attore e pu arrivare ad occupare un posto centrale nel mondo dello spettacolo (15). Ma veniamo allo spettacolo. Il dramma storico I mille ciliegi di Yoshitsune ripreso dallepopea medievale, di un genere classico di straordinaria raffinatezza, rappresentato per la prima volta nel 1747, ancora oggi una delle opere pi amate e popolari del repertorio Kabuki: la ricchezza dei costumi, i movimenti di massa, gli innumerevoli colpi di scena, ne fanno una delle messinscene pi spettacolari di questa elaboratissuima forma di teatro:
Minamoto-no Yoshitsune leroe giapponese per eccellenza: sulla sua vita avventurosa, sulla sua rivalit con il fratello maggiore Yoritomo, sulle sue vittorie e soprattutto sulle sue sconfitte la tradizione ha intrecciato una sconfinata serie di leggende, offrendo alla letteratura e al teatro un ricchissimo materiale narrativo. [] La leggenda ha amplificato le diversit di carattere dei due fratelli, facendone i due poli di una contrapposizione drammatica: Yoshitsune gentile, generoso e audace quanto Yoritomo subdolo, cauto e machiavellico. [] Allorch tra i personaggi che accompagnano il dolente eroe, costretto a fuggire dopo alcune controversie per il potere con il fratello, compare una romantica figura di donna Shizuka Gozen, presentata come la pi bella donna del Giappone e la pi esperta nellarte della danza, capace di ammaliare la stessa natura oltre che gli uomini. lamante prediletta, la compagna fedele, tenera e appassionata di Yoshitzune che la porta con s nella fuga, trasferendosi in incognito in Mongolia, dove inizier una nuova vita con il nome di gengis Khan (16). Elemento importante di questa rappresentazione il taiko un tamburo celeste dal suono magico; legiamno insieme un passo molto significativo ripreso dallatto III, scena 1, di questa bella leggenda: Nella terra di Yamato, al tempo in cui Kammu regn, mai non cadea la pioggia. Viveva l gi da millanni, unita una coppia di volpi. Prese e uccise, con le loro pelli si costru un tamburo. Di faccia al sole, la Dea della pioggia fu con questo chiamata. Il suono del tamburo suono donda, come la volpe, animale sfuggente, la signora delloscurit. Fu quello il primo suono che sud, e lo strumento nebbe perci nome Hatsune-no-Tsutsumi: il tamburo del suono primordiale. Questo strumento mio padre e mia madre, io di questo tamburo sono figlio (17).
Mikaki mori / Come il fuoco che accendono eji no taku hi no / i guardiani notturni della Corte Imperiale yo wa moete / la notte saccende damore il mio cuore hiru wa ktetsutsu / e di giorno si spegne dal dolore mono o koso omoe. / come si spegne il fuoco alla porta del Palazzo (Onakatomi Yoshinobu)
La musica e gli effetti sonori che accompagnano la rappresentazione: (16)
Il suono di due tavolette di legno di quercia ki o hyshigi simbolo del Kabuki, avverte gli spettatori dellinizio della rappresentazione: invito alla concentrazione e segnale di confine tra il mondo reale e il mondo del teatro. La sequenza ritmica inizia con un battito che si intensifica progressivamente fino ad unacme segnata da due tocchi secchi, seguita da una pausa e quindi da un decrescere del suono, che, allapertura del sipario, termina con un singolo colpo isolato. Suono che viene ripetuto in senso inverso alla fine dello spettacolo. Un suono pi grave di quello dei ki prodotto da altre due tavolette di legno battute su una apposita tavola di legno: sono gli tsuke, elemento ritmico di fondamentale importanza. Negli spazi intermedi subentra la musica eseguita dallorchestra geza,il cui ruolo, quello di rafforzare lazione con un accompagnamento in carattere con latmosfera emotiva della scena; la quale inoltre, produce gli effetti sonori che nel Kabuki spstituiscono le suggestioni prodotte in altri tipi di teatro dai giochi di luce. Un tipico esempio del simbolismo sonoro del Kabuki il suono della neve che cade: non si tratta certo della riproduzione di un suono reale, perch la neve cadendo non produce rumore, ma piuttosto unidea di suono, che accresce la suggestione della scena; viene ottenuta con il grande tamburo o-daiko, capace di produrre una vasta gamma di toni. Nel repertorio pi realistico, non mancano gli effetti di rumori naturali: vento, pioggia, canto degli uccelli e degli insetti che vengono per riprodotti non dallorcherstra geza, ma da appositi rumoristi che si servono di diversi strumenti e apparecchiature sonore:
Yoru no ame ni / Cede la voce Koe o yazurite / alla pioggia notturna Yu-kaze o / il vento della sera Yo zo ni natatsuru / celebre nel mondo Karasaki no matsu. / il pino di Karasaki. (Hiroshige)
Il volto dellattuale Teatro Kabuki si delinea nel 1970 quando, in occasione dell Expo di Osaka conobbe una spettacolare esplosione di modernit sulla scena dellOsaka Festival Theatre della prima presentazione pubblica di The Man fron the East (*), unopera rivoluzionaria con la quale il giovane autore Stomu Yamash'ta, creatore insieme ad altri del Red Buddha Theatre, con il quale venivano infranti i sacri canoni del teatro Noh e della musica classica Gagaku, entrambi convogliati nellespressiva arroganza della Rock-music, a sostegno di espressioni pi comunicative dello statico spettacolo tradizionale. Con ci, il Giappone spalancava definitivamente le porte della tradizione infrangendo la sua riservatezza, rivelando allOccidente attonito le meraviglie della sua cultura millenaria, nel tentativo riuscito di rendere popolare la sua esperienza musicale e teatrale, cos poco valorizzata in ambito internazionale, aprendosi a una nuova esperienza conoscitiva che aspettava di essere vissuta ex-novo dalle future generazioni, allo scopo di raggiungere un equilibrio costruttivo tra il vecchio mondo dei pochi cultori nazionali e la nascente free-generation giapponese. Ma fu The Man fron the East del compositore Stomu Yamashta, a portare sulla scena quellesplosione di forze, che altrimenti sarrebbero rimaste inespresse, e creavano un effetto dinsieme illusionistico: quasi sospeso al di sopra di unorizzonte dacqua. Eppure cos realmente vissuto da far saltare in aria tutti i canoni fissati dalla passata cultura, nello spriginarsi infuocato di un vulcano in piena attivit, e il rumoreggiare del mare di Hokusai, londa magnifica che sovrasta tutto e tutti.
Yo o komete / Seppure tutta la notte tori no sorane wa / con il falso canto del gallo hakaru tomo / tenti di imbrogliarmi yo ni Osaka no / non te lo permetter seki wa yurusaji. / alla porta di Osaka. (Sei-shonagon)
Ma questa anche limmagine che si evince sulla scena di Stomu Yamashta, figlio darte, suo padre stato direttore dorchestra della Philarmonic di Kyoto, egli stesso compositore, ideatore e virtuoso percussionista, nonch mimo e attore nello spettacolo, allorch giunse in Europa per la prima volta allEuropean Festiva di Avignone e successivamente in tourne a Roma e Milano che gli conferirono un successo strepitoso. Tutta lantica bellezza ancestrale e unarcaica maest di silenzi e di spazi musicali innovativi fanno di The Man from the East, unopera prima senza precedenti nellambito del musical nostrano inglese e statunitense, proponendosi come la vera novit del momento in una spettacolare esplosione di modernit. I toni talvolta aspri e violenti, la forza sprigionata nelle danze circensi, i fantasmagorici colori dei costumi, la forza espressionistica delle maschere stupendamente orrende, la genialit del gesto ripreso dalle percussioni che Stomu agita fino allinverosimile, gli effetti fumistici e luminosi, i fuochi accesi, si scontrano sulla scena con il rumoreggiare del mare ora calmo e disteso, ora agitato e sprezzante, che il sole levatosi nel cielo, disegna e illumina di tanti arcobaleni. facile immaginare che lo spettacolo offerto dalla compagnia del Red Buddha (*) il frutto di una stretta disciplina e di una passione incontrastata per il teatro che viene di lontano, e non solo in senso geografico del termine: al pari di una fiamma vivificata dai colori e dalle trame di unesperienza maturata sul campo. Mi chiedo dove ancora ho visto, o creduto di vedere in un volto, quellimpassibile imperiosa certezza di un uomo quale Stomu Yamashta, ricordo, ha assunto durante tutto il tempo dello spettacolo e nel finale della sua prorompente dimostrazione alle percussioni, cos racchiuso in una forza che non era fisica, ma interiore. Muovendosi col corpo come sospeso in un fluido che sfiora appena il tatami e disegna nellaria linee avvolgenti, spirali, ellissi, plasticamente perfette.
Hitodama de / Anima senza corpo yuku kisanji ya / va libera natsu no hara. / nel campo destate. (Zen Hokusai Manji)
Il movimento scenico studiato in un susseguirsi di eventi dato dagli uk dello stesso Stomu proiettati in aria, mentre egli sembra restare immobile davanti al tamburo celeste nel respingere ogni attacco di forza esterna (infernale), inesorabilmente. Mentre la Compagnia da dimostrazione delle proprie capacit individuali e coreutiche nella danza rituale, un misto di arti marziali e movenze da combattimento, che si svolge secondo un ritmo sacrale, prestabilito in un tempo al di l del nostre tempo. Sul finire, il silenzio invade la sala come per un possibile tangibile pericolo in cui noi spettatori ci sentiamo prigionieri nel mistico cerchio dellincantesimo, fin quando, la magia nascosta della nostra illusione evapora nel suono di un a-solo per violino che la grazia poetica di Hisako Yamashta, co-autrice, compositrice ed esecutrice di alcuni brani per orchestra contenuti nello spettacolo, lascia svanire lincantesimo sotto i nostri occhi, nel prodigioso effetto della sua musica. Allorch lapplauso irrompe nel silenzio prolungato che scrive la parola fine.
Koma tomete / Fermer il mio cavallo nao mizu kawan / e gli verser ancora acqua yamabuky no / dove i fiori di yamabuki hana no tsuyu sou / mescolano le loro rugiade Ide no Tamagawa. / con il fiume del gioiello Ide. (Fujiwara no Shunzei)
Ma non ancora tutto. Oltre allo straordinario The Man from the East (*) e il successivo Raindog (*), due vere perle della lunga discografia seguente, Stomu Yamashta ha firmato altre composizioni ascrivibili a campositori giapponesi e non di grande levatura internazionale, come Hans Werner Henze, Peter Maxwell Davies, e Tru Takemitsu inclusi nel disco Percussion (*), col quale ha dato sfogo alla sua geniale affermazione virtuosistica nellarte delle percussioni. Seguito da Cassiopeia (*), unaltra composizione di Tru Takemitsu scritta per a-solo di percussioni, concepita nel tentativo di rendere popolare un certo tipo di musica pi cerebrale, fuori dei confini del Giappone. Seguito da: Floating Music (*) con il gruppo misto non giapponese Come to the Edge; Freedom is frightening (*) e la colonna sonora per il film One by One (*) in cui si presenta come gruppo Yamashtas East Wind; e i due album Go (*) e Go Too (*) dove si misura con altri musicisti famosi, come Michael Shrieve, Steve Winwood, Al Di Meola, Linda Lewis e altri. Il suo disco pi raro incluso nella sua discografia indubbiamente The tedious way to the place of Natascha Ungeheru (*), introvabile perch da anni fuori catalogo dalla D.G. che lo ha prodotto.
Chofu ya sarasu / Le stoffe per il dono sono stese kakine no asatsuyu ni / sulla rugiada mattutina delle siepi tsuranuki tomenu / nel paese del fiume dei gioielli Tamagawa no sato. / che un filo non ha trattenuto. (Hiroshige)
Gi ideatore del Tokyos Experimenal Laboratory, Tru Takemitsu segna unaltra sua affermazione in Quatrain (*). Lalbum del 1980, impone ancor pi lattenzione su Toru Tkemitsu gi conosciuto per la sua verve compositiva, la cui versatilit sospinge i suoi interessi nella ricerca tecnologica asservita alla strumentazione orchestrale. Lalbum contiene inoltre un brano riferito a Marcel Duchamp dal titolo enigmatico A flock descends into the pentagonal garden; e successivamente Arc (*) entrambi per orchestra diretta da Seiji Ozawa, il noto direttore della Boston Synphony Orchestra e della Yomiuri Nippon Symphony Ochestra, il cui nome ricorre tra i sostenitori culturali dellodiena musica contemporanea. Risale a quegli anni che la ricerca avanzata nel campo della musica davanguardia applicata dalla musica giapponese, invade letteralmente il mercato discografico mondiale, con innovative e sofisticate apparecchiature elettroniche che permettono alla produzione discografica di raggiungere un pi alto livello, rappresentato dalla serie denominata Direct Cutting (*) la cui incisione avviene in tempo reale con lesecuzione sonora. Per quanto parlare oggi di fedele riproduzione discografica pu sembrare anacronistico, poich definitivamente superata dalla rivoluzione apportata dal raggio-laser ai nuovi supporti dascolto, e, prevedibilmente, degli ulteriori spazi sonori esperienziali della conoscenza.
Matsukaze no / Gi triste lautunno oto dani aki wa / solo per lo stormire del vento sabishiki ni / tra i pini lo di pi koromo utsu nari / perch battono tessuti Tamagawa no sato. / nel paese di Tamagawa. (Minamoto no Toshiyori)
In questa raggiunta dimensione la musica giapponese scopriva in Isao Tomita, compositore e fondatore del Plasma Music Center, un nuovo esploratore della musica elettronica dautore. Fra i suoi lavori pi interessanti, gli arrangiamenti di brani appartenenti alla musica classica quali in Debussy (*); e in Firebyrd (*) ricreato sulla musica di Igor Stravinsky, contenente inoltre una rilettura di Pictures at an Exibition di Modest Mussorgsky. Tomita inoltre autore di una Preghiera Orchestrale per il tempio Ohara Susenin di Kyoto, in cui strumenti tradizionali giapponesi mixati elettronicamente risultano di straordinario effetto emotivo: Ho impiegato una grande gamma di congegni elettronici produttori di suono o verificatori di suono per questa composizione, e ne ho tratto incoraggiamento a credere che i miei sforzi abbiano creato una musica davvero espressiva, tale da evocare emozioni musicali di altissimo livello; ha affermato il musicista in una documentata intervista. Nel frattempo un altro musicista, compositore e arrangiatore, neutralizzato americano, in quegli anni si affacciava sulla scena: Kitaro, famoso per la serie Silk Road (*) e The Light of the spirit (*), con il quale siamo entrati definitivamente nella pi misurata epoca della New Age.
Ma gi il nostro viaggio intorno allultima generazione giapponese incontrata sulla mia strada di ricercatore, richiede una sosta. La navicella del musicologo prosegue verso gli altri lidi della musica giapponese che funge da sottofondo nella poetica cerimonia del t, nella silenziosa eleganza della scrittura e della grafica pittorica, nonch daccompagnamento nel cerimoniale preparatorio delle arti marziali, e che fa da soundtrack nelle pi famose pellicole di Akira Kurosawa. Ulteriori fantastiche avventure verso gli spazi siderali della musica che aspettano quindi di essere vissute, in quanto terreno inesplorato, fertile per pi giovani Argonauti.
Asu mo komu / Torner anche domani Noji no Tamagawa / al fiume del gioiello sul sentiero hagi koete / camminando tra le piante di trifoglio iro naru nami mi / sulle onde iridescenti tsuki yadorikeri. / la luna si poser. (Minamoto no Toshiyory)
Note: 1)I testi qui racolti in forma letteraria sono il frutto di ricerche svolte per il programma radiofonico Folkoncerto e in seguito per Maschere rituali entrambi andati in onda negli anni 70/80 sul canale RAI3 diretti da Antonio Tabasso, con la partecipazione della giornalista Landa Ketoff che ringrazio per la loro attenta e favorevole collaborazione, alla cui memoria dedico questa mia pi recente riscrittura. I testi poetici che corredano questa ricerca qui di seguito riprodotti sono apparsi nel Catalogo della Mostra allestita al Palazzo dellAccademia di Genova - Museo dArte Orientale E. Chiossone, nel lontano 1974 e dedicata ai Paesaggi di Hokusai e Hiroshige.
2) Gian Carlo Calza, Il fiore del demone, Editoriale Nova 1983. 3) Ezra Pound , Ernest Fenellosa, Alcuni Nobili Drammi del Giappone , AllInsegna del Pesce dOro 1961. 4) W. B. Yeats, Introduzione a Alcuni Nobili Drammi del Giappone, op.cit.. 5) Yukio Mishima, Cinque Nō moderni, Quaderni della Fenice, Guanda 1984. 6) Lafcadio Hearn, conosciuto come Koizumi Yakumo, Kwaidan: storie di spettri giapponesi, Il Saggiatore 1983. 7) Murasaki Shikibu, Storia di Genji il principe splendente, in I Millenni - Giulio Einaudi Editore 1957. 8) 9) Ariwara no Narihira, I racconti di Ise, - Giulio Einaudi Editore 1985. 10) Yasunari Kawabata, La casa delle belle addormentate - Mopndadori 1961. 11) Banana Yoshimoto, L'abito di piume, Feltrinelli 2003. 12) Centro di Ricerca per il Teatro Milano, Catalogo Mostra Alle radici del sole CRT Milano ERI/ Edizioni RAI - Torino 1983. 13) Michael Hardwick, Alla scoperta del Giappone, Arnoldo Mondadori Editore 1971. 14) Takeda Izumo, Miyoshi Shoraku, Namiri Senryu, Catalogo del Teatro Kabuki per lopera Yoshitsune Senbonzakura ovvero I mille ciliegi di Yoshitsune, CRT Milano 1985. 15) 16) Ibidem
Riferimenti discografici:
(*) Yatai Bayashi, Best of Kodo, I Tamburi dellIsola di Sado, CD Culumbia 1989
(*) Opere di Stomu Yamashta (selezione) Red Buddha, CD Spalax Music 1971 Uzu, The world of Stomu Yamashta, Nippon Columbia 1971 Percussion, LP LOiseau-Lyre, 1972 Soundtrack The Man fron the East, LP Island 1973 Stomu Yamashta - Come to the Edge, Floating Music, LP Island 1973 Stomu Yamashtas - East Wind, Freedom is frightening, LP Island 1973 Stomu Yamashta - Gagaku Ensamble, Cassiopeia, LP EMI 1974 Stomu Yamashtas - East Wind Soundtrack One by One, LP 1974 Soundtrack Raindog, LP Island 1975. Go, con Michael Shrieve, Steve Winwood, Al Di Meola, Linda Lewis e altri, LP Island 1976 Go Too, Michael Quatermain, Paul Buckmaster, Dennis MacCkay, Klaus Schulze, e altri, LP Arista 1977. Soundtrack The tedious way to the place of Natascha Ungeheru, LP D.G. (?) Soundtrack of tempest, Music Stack 1982 Sea and Sky, CD Victor 1984
Opere di Tru Takemitsuselezione) Quatrain, con Seiji Ozawa - Boston Symphony Orchestra, CD D. G. 1980 Arc, con Seiji Ozawa Yomiuri Nippon SymphonyOrchestra, CD Varse Sarabande Rec. 1986
Opere Direct Cuting Series: Wonderful World Of Nagauta, EMI Japan 1980 Fantastic Sounds Of Tsugaru-Jyamisen , EMI Japan 1980 Fantastic World of Japanese Music By Koto e Shakuachi, EMI Japan 1980 Happy Sounds of Matsuri-Bayashi, EMI Japan 1980
Opere di Isao Tomita: (selezione da opere live e studio albums). Snowflakes Are Dancing, trasposizione elettronica di brani del celebre compositore francese Claude Debussy, RCA 1974 Pictures at an Exibition, una rilettura di Modest Mussorgsky, RCA 1975 Firebyrd, sulla musica di Igor Stravinsky, RCA 1976 Holst: The Planets, RCA 1976 Preghiera Orchestrale per il tempio Ohara Susenin di Kyoto, (non pervenuto). Isao Tomita Tezuka Osamu's Work Selection of Music (compilation CD release in Japan), 2008.
Opere di Kitaro: (selezione) Silk Road I II - III, CD Polidor 1980 The Light of the Spirit, CD Domo New Sound 1997
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