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Fedele Mazzetti

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 23/05/2011 12:00:00

[ Intervista a cura di Maria Musik e Roberto Biagiotti ; nella fotografia di Roberto Maggiani, da destra verso sinistra: Fedele Mazzetti, Massimiliano Lalli, Gabriele Delvecchio, Alessandro Pontesilli, Maurizio Morelli ]


Roberto Biagiotti ed io ci siamo recati nei locali dove Fedele Mazzetti prova con il suo gruppo. Ad attenderci, abbiamo trovato la band al completo che, prima dell’intervista, ci ha offerto l’opportunità di assistere alle prove. Si è, quindi, creato un clima particolarmente favorevole a rendere l’incontro molto intenso e fecondo. L’intervista si è svolta nella sala stessa mentre, fra una domanda e l’altra, saltava fuori un accordo, un suono, uno scorrere di dita sulle corde di una chitarra. In realtà, quello che vi restituiamo, è solo l’estratto di una lunga e partecipata conversazione.

Spetta a me il compito di “rompere” il silenzio che segue l’ascolto dei brani.

 

 

Sono abituata a “preparami” (in questa occasione, poi, l’ho fatto avvalendomi della competenza in campo musicale di Roberto Biagiotti) prima di un’intervista ma tentare di trovare qualcosa su Fedele Mazzetti è stato come cercare il famoso ago nel pagliaio. Non so se la mia è stata un’intuizione o una fantasia ma ho percepito un nascondimento, quasi un’assenza, voluto, un marketing che viaggia su altri canali, se non addirittura su e per altri “valori”.

Questo ha reso ancora più intrigante la domanda che apre ogni intervista:

 

1.      “Chi è Fedele Mazzetti” e perché sembra qualcuno (senza evocare mistici paragoni) che è rimasto nel deserto in attesa del “tempo maturo” per lasciarsi conoscere?

Sono un cantautore come tanti. Dopo l’esperienza del gruppo rock, vissuta negli anni ’90, ho provato, tra il 2000 e il 2005, a far ascoltare qualcosa in giro, in occasione di premi musicali, senza ricavare da queste esperienze grandi soddisfazioni. Sono uscito di scena, per quanto fosse una piccola scena. L’incontro con Maurizio, Alessandro, Massimiliano ed, in ultimo, Gabriele è stato discriminante. Adesso i tempi sono maturi.

Non voglio passare per uno snob: in realtà non amo pubblicizzarmi su Internet perché sono molto severo con me stesso e credo che se ci si deve far conoscere bisogna farlo, sempre e comunque, attraverso qualcosa che sia degno di essere ascoltato. Credo molto nel concerto e nel disco. Dal punto di vista manageriale e del marketing sono e sono stato molto scarso, anche se mi rendo conto che per promuovere i propri lavori, oggi sia indispensabile usare anche questi canali di massa.

 

2.     Quale è l’esigenza che ti ha portato a comporre e a suonare ed interpretare? E’ mutata nel tempo?

È semplicissimo: mi piace raccontare le storie. Niente di programmatico, politico: già vivere è fare politica, attraverso le proprie scelte. Semplicemente… il pianoforte e la voglia di raccontare queste storie. Niente di intellettuale.

(Interviene Maurizio Morelli, il bassista) In realtà la capacità evocativa dei testi e della musica di Fedele è incredibile, affascinante. Ogni volta che ci propone un nuovo brano, riusciamo ad immaginare ciò che racconta e, quindi, lo abbiamo incoraggiato in tutti i modi a portare alla luce questo suo dono di saper raccontare una storia in musica, è per questo che siamo insieme.

 

3.     Per chi compone musica e testi Fedele Mazzetti? Puoi rappresentarci, se c’è, il tuo interlocutore ideale?

Interessante. Non ci ho mai pensato. È una domanda impegnativa che mi trova impreparato.

 

4.              Roberto Biagiotti: c’è una Musa, una persona, un “soggetto” d’ispirazione, qualcuno al quale ti rivolgi quando cerchi le parole?

L’ispirazione arriva e basta: hai la fortuna di trovarti sintonizzato su una particolare situazione. E’ bizzarro, a volte sei lì, fai un la minore, un do settima e non ti dicono nulla. Capita, poi, il giorno in cui stai al pianoforte, suoni gli stessi accordi ed arriva la melodia che ti conduce a “vedere il film” del pezzo. Ti volti e la strada è lì, senza che tu l’abbia cercata. La fatica, la vera fatica, sta nel percorrerla e nel “coprire” la distanza che c’è fra una composizione e l’altra.

Ci sono, poi, i momenti più depressivi, quando sei a secco e la creatività sembra spenta. Quando non scrivi, non ti senti bene.

 

5.     Come nasce una tua canzone? Componi di getto o rivedi più e più volte le tue canzoni?

Dipende dai brani. Il processo è sempre lo stesso, parto sempre dalla musica. Per il resto ho avuto brani in cantiere per più di un anno ed altri che ho trovato per me “finiti”, dal mattino alla sera. Ci sono, poi, pezzi che “scottano”, devi “toglierteli dalla testa”, hai bisogno di tempo per poterli rivisitare. Qui viene in aiuto la tecnologia. Si registra e, al momento giusto, quando i tempi sono maturi, torni a “fare i conti” con il tuo brano.

 

6.     I soggetti e/o i “luoghi” delle tue canzoni sono per lo più frutto di fantasia oppure prendi spunto dalla realtà? Persone realmente esistite o personaggi d’invenzione?

Un mix, anche se prediligo la fantasia, sempre. Sì, decisamente la fantasia. Poi, credo di dire qualcosa di abbastanza ovvio, ci sono pezzi in cui le due componenti si sovrappongono, si completano. Ma la realtà mangia già troppa parte della nostra vita…

 

7.     E come ti senti a “opera” finita?

Bene, fisicamente, non solo spiritualmente. Intendo l’arte come Werner Herzoc intende il cinema: è una questione fisica. Ha sempre detto: “Quando non ce la farò più a portare una telecamera sul Rio delle Amazzoni, smetterò di fare cinema!”. Tutti i sensi, il corpo sono impegnati non solo l’intelletto.

Quindi, tornando alla risposta nella sua semplicità: … “bene!”.

 

8.     I quattro cinque strumenti musicali di cui non potresti fare a meno?

Questa domanda me la dovevate porre mentre stavo da solo: qui ci sono gli altri musicisti, diventa imbarazzante rispondere. A parte gli scherzi. I primi due sono speciali, gli altri importanti. Il timbro del pianoforte acustico, magari non suonato da me, insieme a quello del contrabbasso. E’ un suono che mi cattura: è il mio binomio preferito. Ovviamente, poi, tutti gli strumenti presenti nella band, altrimenti non ci sarebbero. La batteria di Gabriele, le chitarre, anche se devo dire che la chitarra elettrica è un po’ uno stereotipo del rock ed, in questo senso, non mi appartiene, ma qui ci sono due chitarristi eccezionali che sanno interpretare lo strumento. Poi, cosa manca? Il sax: un giorno lo avremo nel gruppo.

 

9.     Chi è artista?

(Lungo silenzio) La definizione d’artista… Nell’arte sono importanti in egual misura chi la fa e chi l’apprezza. Artista è colui che crea un’opera ma anche chi ne sa godere appieno.

Mi viene da ridere: un giorno Maurizio (il bassista) mi ha detto: “Io tengo il tempo anche quando metto la freccia mentre guido l’auto.” Ecco: questo è un artista. A Gabriele neanche lo chiedo… terrà il ritmo anche con i tergicristallo!

(Interviene Gabriele, il batterista) Diceva la persona che mi impartiva le prime lezioni, un musicista afro-americano: “Se tu ascolti bene quando rotola una bottiglia per terra, ti accorgerai che lo fa in 6/8, perché il ritmo dell’universo è in 6/8. Il 6 è un numero sacro, come tutti i multipli del tre”.

(Alessandro, uno dei chitarristi). Noi facciamo gli operai. Del connubio che abbiamo con Fedele, scherzando, diciamo che lui è l’artista e noi gli artigiani. Come ribadivamo prima, Fedele è libero da qualsiasi incombenza di tipo pratico, così fungiamo da “zavorra”, in senso buono. Da un certo punto di vista è anche indifeso e noi gli facciamo da scudo. Prima vivevamo più la dimensione di artisti, scrivevamo pezzi. L’incontro con Fedele ci ha portato a diventare musicisti e a collaborare con lui. Scomodo una citazione importante. Di Monet è stato detto: “Era solo un occhio ma che occhio!”; nel suo caso possiamo dire: “E’ solo una voce ma che voce!”.

 

10. La musica ha nell’attuale società lo stesso ruolo che aveva quando eri un ragazzo di 16/17 anni?

Questa intervista è di una profondità che non mi aspettavo: volete che mi metta a nudo.  (Rimane in silenzio)

 

11.  Qualche autore ti ha, in qualche modo, ispirato, influenzato o ha, addirittura, tracciato una sorta di solco interiore?

Ce ne sono tanti. Sicuramente, fondamentali direi Tom Waits e Paolo Conte sicuramente sono stati molto importanti. Però, una ventina d’anni fa, quando ascoltavo tanto rock, un’artista come Lou Reed lo è stato altrettanto. Sono anche un amante di Eric Satie, anche se quest’ultimo entra in un altro aspetto del mio modo di vivere la musica ed, istintivamente, nella mia composizione, nel mio scrivere, nella mia vita... E così anche Van Morrison…i Pink Floyd, Springsteen… ognuno di loro sicuramente mi ha dato qualcosa. Tra gli Italiani ho tanto stimato Vinicio Capossela, Sergio Cammariere, Sergio Caputo…Sto dimenticando sicuramente altri importantissimi…stasera quando starò nel letto dirò:”Oh noo, non è possibile!” (Risate generali, poi prosegue) “Mi verrà a citofonare  questo o quell’altro artista e mi dirà ma scusa…” (altre risate). Nick Cave per esempio, …David Bowie, Bob Dylan! Comunque il mio artista Jazz preferito, lo dico tranquillamente, è Thelonious Monk che io non considero solo un pianista jazz, ma – e qui qualcuno avrà da ridire qualcosa – l’unico cantautore jazz! Racconta delle storie con il suo pianoforte come fanno i veri grandi cantautori. I suoi “assolo” con il piano, sono la cosa più bella che io ho del jazz. …(Si ferma, folgorato da un nuovo nome) Bill Evans!

 

12. Ti definiresti più vicino ad un melodico all’italiana o ad un crooner?

Io non mi sento di appartenere a nessuno dei due generi, ma se il gioco è rispondere per forza ad una delle due domande allora rispondo: in modo assoluto ad un melodico all’italiana! Sono anche un amante della musica napoletana e, poi, tornando al discorso delle influenze, Ivano Fossati! Anche lui stanotte verrà a bussare alla mia porta, insieme a Cesare Andrea Bixio e tutti gli altri!

 

13. Guardando i video mi ha molto colpita la tua gestualità, il “danzare” delle mani. E’ come se volessi “spingere” la relazione comunicativa oltre la parola, oltre la musica: un linguaggio non verbale che si coniuga con gli altri, un “dirigere” l’orchestra interiore ed esterna od una scelta voluta, un espediente scenico per rafforzare la performance?

Forse, la prima ipotesi è la più calzante. Sento di dover aiutare la canzone: c’è una motivazione che è nella mia storia musicale. Alcuni miei pezzi hanno vissuto anni di buio ed è come se dovessi spingerli, dargli una mano. C’è il bisogno di “liberarsi” di certi sentimenti, è un bisogno fisico. E qui torniamo all’inizio dell’intervista, il cerchio si chiude: c’è il corpo che partecipa.

 

14. Tor Bella Monaca?

Sono nato e cresciuto qui… per l’esattezza, al piano di sopra. Ho sempre vissuto la borgata senza viverla. Non avevo qui la mia comitiva, non passavo il tempo seduto al bar. Molti, forse, non mi conoscono. Ma conosco questa borgata meglio di tante altre persone: ne avverto le pulsazioni e… canto. Non posso dire quanto abbia inciso sulle mie composizioni l’essere nato e vissuto qui: non riesco a quantificarne l’influenza. A parte la canzone “Il pullman Gino”, uno dei miei pezzi ispirati a qualcosa di assolutamente vero. Quando ero piccolo, passava un pullman e l’autista, un signore dai grandi baffi, si chiamava Gino. Gino faceva fermate per tutto il quartiere, caricava a bordo le persone, le portava ai “cancelli” (n.r. spiaggia pubblica del litorale romano) e, a sera, le riportava a casa.

 

15. Quando uscirà il suo nuovo cd?

Prima dell’estate, se ce la facciamo. (n.r. … ed ecco che riemerge il Fedele lontano dalle logiche del marketing e della promozione).

 

16. Ci presenti i componenti della band che ti accompagna?

Si presentano da soli questi musicisti.  Li avete ascoltati.

 

17. Per chiudere, vuoi dire qualcosa ai lettori ed agli scrittori de larecherche?

“Scusate, mi sento poco bene”.  Scherzi a parte, direi loro: “Continuate così!”.

(Interviene Maurizio) Vorrei ringraziarvi per l’impegno, la preparazione, la puntigliosità. Vorrei dirvi che fate un lavoro incredibile. Frequento il sito e si respira la professionalità e la passione non fine a se stessa, vissuta da persone che amano ciò che fanno. Vorrei dirvi grazie perché in questi tempi in cui tutto è prevaricante, distorto, lontano dalla voglia di emozionare le persone, questo sito porta l’arte alle persone.


*

Fedele Mazzetti in concerto: il 3 giugno 2011 al quartiere San Lorenzo in Roma, presso il locale Riunione di condominio, via dei Luceri  13, ore 21.00.

*

Ecco alcuni video in cui puoi vedere e ascoltare gli artisti:










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