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Lucianna Argentino

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 20/07/2011 12:58:30

[ Loredana Savelli intervista Lucianna Argentino ]

 

 

 

Come ti presenteresti a persone che non ti conoscono? Chi Lucianna Argentino?

 

Sono una donna (e una mamma) che ama e sente la vita in tutte le sue sfaccettature, la vita con il bene e con il male e che la vive senza pregiudizi, ma con attenzione e curiosit, con amore soprattutto. Consapevole che essa ha sempre da offrirci tanto, che sempre c tanto da imparare e da scoprire.

 

 

Perch e quando hai iniziato a scrivere e in particolare a scrivere poesia? Ci tratteggi la tua storia di scrittrice? Gli incontri importanti, le tue pubblicazioni.

 

Ho cominciato a scrivere durante ladolescenza per placare il senso di spaesamento e di solitudine che a quellet si prova. Il foglio bianco era un ottimo compagno e soprattutto non mi sentivo giudicata, guardata, ero io che guardavo e in certo qual modo giudicavo. Ero finalmente libera di essere me stessa, una me stessa in divenire, di cui non riuscivo a comprendere tutto, di qui le inquietudini che la scrittura a volte placava a volte alimentava.

Ho continuato a scrivere perch mi sono resa conto che la scrittura, la poesia in particolare, mi dava la possibilit di uno sguardo diverso, uno sguardo ulteriore non solo su me stessa, ma anche sugli altri, sul mondo, sulle cose e sono sempre stata avida di vita. La vita sempre stata, e lo ancora, fonte di immenso stupore anche in questo momento che rispondo qui, davanti a una finestra al sesto piano e vedo il volo delle rondini, sento il loro garrito e pi su il cielo azzurro in cui una mezza luna trasparente resiste alla luce del sole... E tra poco i visetti ancora assonnati dei miei bimbi con la loro meravigliosa infanzia che pure un dono preziosissimo. Tutto ci pure se noto e familiare mi stupisce, mi riempie il cuore ogni volta, come le voci che salgono dal mercato qui sotto, i clacson delle auto, le sirene delle ambulanze che mi dicono della vita che non so, della vita degli altri. Tutto ci per dire che siamo s di passaggio, ma questa consapevolezza dovrebbe farci sentire con maggiore forza la responsabilit del nostro essere umani tra umani, lirripetibilit di questa straordinaria esperienza, straordinaria e terribile. Perdonami queste divagazioni. Dicevo che ho continuato a scrivere e poi a mandare le mie poesie ad alcune riviste e da l la mia strada ha cominciato a prendere consistenza anche per lincoraggiamento di alcune persone che hanno creduto in me. Il 1991 fu un anno importante, lanno del mio esordio in quanto partecipai a Poesia 90, Primi Versi, una rassegna organizzata da Giorgio Weiss e Riccardo Reim e venni selezionata per lantologia che si intitolava proprio Poesia 90 edita da Il Ventaglio. E in quello stesso anno pubblicai la mia prima raccolta che si intitolava Gli argini del tempo a cui seguirono altri quattro libri: Biografia a margine, Mutamento, Verso Penuel e Diario inverso.

 

 

Sei una scrittrice, ma prima di tutto una lettrice. Quali sono gli autori e i testi sui quali ti sei formata e ti formi, che hanno influenzato e influenzano la tua scrittura?

 

Vorrei premettere che pur avendo cominciato a scrivere poesie attorno ai quattordici/quindici anni, lamore per la poesia venuto un paio di anni dopo, grazie a una professoressa del liceo che ci leggeva poeti che non erano in programma e lo faceva con una tale sensibilit e trasporto che sono stata totalmente conquistata. A quellet comunque leggevo Leopardi che era vicino alle mie stesse inquietudini, Tagore per lamore verso il creato e le creature, Ungaretti per il senso del dolore. Ma il poeta a cui devo di pi senzaltro Mario Luzi. Naturalmente poi ho avuto (e continuo ad avere) grandi e profondi innamoramenti per Rilke. Marina Cveateva, Ghiannis Ritsos, Odisseo Elitis, Paul Celan, Ren Char, Yves Bonnefoy, Ingeborg Bachmann e tanti tanti altri perch la poesia mi nutre. Cos come mi nutre la prosa (Dostoewskij, Virginia Wolf, Kafka, Borges, Maria Zambrano, Simone Weil). Tuttavia non sono soddisfatta nel fare questi nomi perch tanti tanti altri, nei miei lunghi anni di lettrice, mi hanno dato qualcosa di s ed praticamente impossibile dire con esattezza chi sia stato pi incisivo e decisivo. In questo momento ho da poco finito di leggere Flannery OConnor e sto rileggendo Cioran, ma sul tavolino ho Miguel de Unamuno e Teresa dAvila e la Kabbalh e il suo simbolismo di Scholem. La curiosit e la voglia di conoscere sono grandi!

 

 

Come avviene il tuo processo di scrittura? In quali ore e luoghi, con quali modalit? Pubblichi ci che scrivi di getto oppure rivedi i tuoi testi, sia nella forma che nei contenuti?

 

In genere scrivo di mattina quando sono sola in casa, a volte la sera. Ho una piccola scrivania davanti la finestra della camera da letto da cui posso vedere unampia porzione di cielo che mi aiuta nella concentrazione. Rivedo sempre quello che ho scritto e a volte la prima stesura, per cos dire, mi soddisfa altre invece ci lavoro sopra. Comunque quando ho finito una poesia o un libro di solito lo lascio stare per un po, cerco di dimenticarmene, mi occupo daltro. Poi lo riprendo e vedo che effetto mi fa! In genere la forma che rivedo.

 

 

Sei tentata dalla prosa o la tua prevalentemente una vocazione poetica?

 

In passato in verit ho scritto dei racconti, di cui solo uno, pi recente, stato pubblicato su un blog. Gli altri li tengo in una cartellina in attesa di gettarli o di riscriverli completamente il giorno in cui mi sentir pronta.

 

 

La critica pi bella e la critica pi cattiva che hai ricevuto alle tue poesie.

 

Non facile rispondere a questa domanda. Di recensioni e di lettere in risposta allinvio di un qualche mio libro ne conservo tante e in genere sono buone soprattutto perch si sente che vengono da una lettura attenta e partecipe. Diciamo che una delle cose che pi mi ha fatto piacere fu una telefonata di Stefano Crespi del Sole24ore che si scusava per non avermi risposto prima ma era stato in ospedale e al suo rientro a casa, tra la posta, aveva trovato il mio libro, Verso Penuel, e me ne lesse una poesia, la prima che aveva letto aprendolo e che a quanto pare non solo gli era piaciuta ma gli era stata di conforto. Di critiche cattive nel senso stretto del termine non ne ho ricevute, almeno non ancora. Mi spiace molto tuttavia lo sparire di alcune persone, colleghi poeti intendo, il loro silenzio, e mi spiace quando mando un libro di non ricevere cenno alcuno.

 

 

La tua poetica permeata dal tema della compassione. Osservi gli altri (mi riferisco per esempio alla raccolta Le stanze inquiete, inedito) e restituisci loro una grande dignit umana. Quanto conta la dimensione religiosa nella tua poetica?

 

Sono contenta che hai fatto accenno a Le stanze inquiete, un libro, ancora inedito, cui tengo molto perch molto mi costato in termini umani e poetici. un libro nato da unesperienza lavorativa alla cassa di un supermercato e nel quale, detto brevemente, ho voluto raccontare lumanit che mi passata davanti in quel periodo. Un libro in cui il linguaggio oscilla tra la prosa e la poesia, proprio come la vita.

La dimensione religiosa presente nella mia poesia perch della vita ho un profondo senso religioso, ho sempre sentito che c qualcosa che sfugge alla nostra ragione, di una cosa almeno prendi coscienza, non tutto in mano ai vivi, ecco questo verso di Elitis dice esattamente il mio pensiero. Dunque la dimensione religiosa conta in poesia, cos come nella vita, come un diverso approccio, una diversa e senza dubbio pi intima prossimit al creato.

 

 

Vorrei tornare a questa vita col privilegio/ di chi non si mai guardato in uno specchio/. Due splendidi versi dalla raccolta Verso Penuel: alludi anche ad una sorta di felice incoscienza del poeta?

 

Non proprio. Quando scrissi questa poesia vivevo dei cambiamenti nella mia vita e pensavo dunque piuttosto a uno stato primigenio, ad una epifania, quella di non sapere che volto si ha e scoprirlo. Il ritorno a uno stato di innocenza, per ritrovare meraviglia e stupore e libert. Uno stato che certamente anche quello che precede la scrittura.

 

 

Secondo te il poeta somiglia alla propria poesia? Che rapporto c tra la tua poesia e la auto-riflessione? In altre parole la tua poesia ti serve per dare luce a parti oscure di te stessa?

 

Mi capitato di incontrare poeti che conoscevo solo attraverso le loro poesie e di trovarli completamente diversi sia fisicamente sia umanamente da come li immaginavo. A volte migliori dei loro versi a volte peggiori. Altri invece perfettamente aderenti alla loro poesia. Tuttavia sentendo la poesia come unentit a s, spesso ho la sensazione di una vera possessione, come unaltra persona dentro di me con la quale si instaura un dialogo e dunque probabile che la mia poesia non mi somigli oppure s, e che il legame che intercorre tra il poeta e la sua poesia ha a che fare con un patrimonio genetico misterioso che si esprime come sintomo di un legame profondo con se stessi e attraverso se stessi con il mondo che ci circonda. difficile scindere le due cose. Per innegabile che ci siano stati poeti che hanno scritto versi bellissimi mentre umanamente lasciavano molto a desiderare. Ma ripeto un conto scrivere poesie, un conto vivere, essere una persona tra persone. Inoltre nella quotidianit ci si deve adattare un po a varie situazioni, ma lo sguardo e la vibrazione interiore rimangono sempre e solo poetici. La poesia senza dubbio uno strumento prezioso per far luce dentro di s perch presuppone ascolto, scavo il poeta un minatore diceva Caproni.

 

 

Fino a che punto ritieni che le tue esperienze biografiche abbiano inciso sulla tua vocazione poetica? Si dice che alla base dellimpulso creativo ci sia un vuoto. Sei daccordo?

 

In effetti spesso mi sono chiesta e continuo a chiedermi perch, passate le inquietudini delladolescenza (ma sono davvero passate?) io abbia continuato a scrivere, a fare poesia. Tutto sommato ho avuto uninfanzia serena, con la mamma casalinga che badava a noi tre fratelli e pap che lavorava fuori e che vedevamo solo il fine settimana. Un padre, tuttavia, presente, che quando cera ci portava in bicicletta, a pattinare sulla rotonda di Ostia, al Luna Park dellEur, ci controllava i compiti. Un padre che amavo e di cui avevo una certa soggezione. Anche mia madre scriveva da giovane, teneva un diario e poi qualche poesia, dei racconti. Ma soprattutto disegnava. Le sarebbe piaciuto dipingere, frequentare la scuola darte... purtroppo mio nonno, che pure suonava nella banda della polizia, non volle. Forse da lei che ho respirato laria dellarte, della poesia. E devo dire che prima della poesia il mio rapporto con la scrittura si consumava attraverso le pagine di un diario con la copertina di pannolenci rosso regalatomi a 11 anni per la Prima Comunione. Quindi la scrittura ha sempre avuto un posto nella mia vita, mi ha accompagnata lungo il mio percorso umano e spirituale. E comunque la poesia un evento che va al di l dei dati biografici, essa stessa un mistero... Dici del vuoto. S forse c un vuoto o un pieno (forse sono la stessa cosa). Forse c lo strappo della nascita che in qualcuno non si rimargina mai e che diviene lo spazio (lasola di una mia poesia) delle infinite possibilit umane e poetiche.

 

 

La tua scrittura densa e piana, pensosa e necessaria. Se la tua poesia fosse un elemento della natura o un paesaggio a quale la paragoneresti?

 

Al mare!

 

 

Quale relazione a tuo avviso c fra lamore, la morte (o il nulla) e la poesia?

 

Credo ci sia una strettissima relazione, una relazione ariosa, vitale. Sono tre elementi a me familiari, cari, necessari e ineluttabili in qualche modo. Ineluttabile la morte e lo anche lamore e lo la poesia. Lamore lorigine, la poesia il cammino e la strada, la morte il mistero che getta la sua luce sulla vita, ma lo fa dalle nostre spalle perch io sono tra quelli che credono che la morte ci sta alle spalle e non davanti. Credo che davanti abbiamo Dio, il Dio dei viventi.

 

 

Puoi sintetizzare quindi in poche parole-chiave la tua poetica?

 

Molto semplicemente potrei dire che la mia una poetica della vita e ancor pi del mistero che sento vibrare allinterno di essa.

 

 

Sei autrice e protagonista di spettacoli molto suggestivi (lultimo La vita in dissolvenza con il chitarrista Stefano Oliva). Cosa aggiunge la lettura scenica alla tua poesia?

 

In verit un lavoro come La vita in dissolvenza la prima volta che lo affronto e sono molto contenta di aver conosciuto Stefano Oliva, un giovane, ma preparato e determinato, musicista e compositore che ha scritto delle musiche in perfetta armonia con i miei testi, io li chiamo poemetti-monologhi, perch sono una sorta di ibrido tra la poesia e il monologo teatrale. unesperienza molto bella e coinvolgente anche per noi che la offriamo. Consapevoli tuttavia della totale autonomia delle due arti, ma anche del fatto che probabilmente sia la musica sia la parola recitata, detta che, dunque, esce dalla carta attraverso una transizione di fase, ossia linchiostro che si fa voce, riescano a rendere il tutto pi forte e incisivo e con una diversa e pi profonda presa sul pubblico. pur vero che molti poi mi hanno chiesto di poter leggere i testi. Comunque ho scritto i poemetti senza pensare al fatto che un giorno li avrei recitati in teatro con la musica di Stefano Oliva e le immagini delle opere di Mariagrazia Benvenuti e le fotografie di Davide Simiele. Mi piaceva lidea di fare una cosa corale, di unire diverse espressioni darte, cosa peraltro gi fatta da molti. Spero che un giorno La vita in dissolvenza diventi un libro, intanto lo propongo in teatro o in altri spazi adeguati che pure un modo di far girare la poesia.

 

 

Quali sono a tuo avviso gli indicatori di una buona poesia?

 

Una poesia mi colpisce quando c armonia tra la forma e il contenuto, il senso e il significato; quando crea immagini nuove pure se esprime cose vecchie e dunque le rif nuove; quando smuove corde intime della mia anima; quando getta la sua luce nelle tenebre dellinconscio e le nutre.

 

 

Sei impegnata anche nella divulgazione della poesia, organizzatrice di eventi e di reading nei quali proponi altri autori. Ci parli di questa tua esperienza? Puoi indicare qualche nome nuovo, magari giovane e poco noto nellambiente romano?

 

In effetti agli inizi degli anni 90 con alcuni poeti tra cui Francesco De Girolamo, che gli amici della Recherche conoscono, creammo una serie di incontri settimanali in un locale a Testaccio. La rassegna si chiamava Percorsi in versi e ospit voci nuove e voci gi accreditate, fu un esperienza molto bella e per certi versi irripetibile che and avanti per alcuni anni. Era bello perch il locale era sempre affollato di giovani, cera unatmosfera vivace ed elettrizzante! Mi mancano molto quelle serate. Ora mi capita pi sporadicamente di organizzare incontri di poesia anche per mutate situazioni biografiche. Partecipo a letture organizzate da altri e trovo che, a volte, possono essere dei bei momenti di condivisione e scambio, di arricchimento umano e poetico.

 

 

Tra le novit della poesia sul piano nazionale, invece, quali tendenze indicheresti?

 

Non facile rispondere a questa domanda perch il materiale poetico di cui si pu fruire oggi molto ampio. Con lavvento di Internet e degli innumerevoli blog letterari c una grande confusione. Chiunque metta in colonna delle parole si fregia del titolo di poeta. In un primo momento ho considerato questo fenomeno come positivo, voglio dire che il fatto che tanti scrivano indice comunque della ricerca di qualcosa che vada oltre, pi a fondo, di quanto ci viene proposto oggi, penso ai deleteri modelli proposti dalla tv. Scrivere un interrogarsi, un tentare delle risposte; uno scavare in se stessi per una maggiore consapevolezza e dunque un maggior amore e rispetto per il mondo e per gli altri. un rifiuto della superficialit, dellapparenza per andare allessenza di s e delle cose. Poi mi sono resa conto che solo per pochi cos. Che le motivazioni che spingono una persona a fermare i propri pensieri sulla carta non sono poi molto profonde e autentiche. Comunque anche tra i critici non mi sembra ci siano delle chiare e nette prese di posizione, vuoi anche per linafferrabilit della materia che trattano. C chi vorrebbe una poesia meno letteraria, chi al contrario la vorrebbe meno poetica. Ma mi sembra che i poeti, quelli veri, continuino a scrivere poesia senza preoccuparsi delle tendenze, e stanno semplicemente in ascolto di s e del loro tempo e anche del tempo che verr.

 

 

Quali difficolt hai incontrato (o incontri) nel pubblicare i tuoi testi in versi? Che cosa pensi delleditoria italiana?

 

Le difficolt sono legate alla ricerca di un editore degno di questo nome perch ce ne sono effettivamente pochi. Per quanto riguarda poi il pubblicare su riviste o blog non ho trovato particolari difficolt. Comprendo tuttavia le difficolt degli editori specie con la poesia. Ma non credo sia colpa n della poesia, n dei poeti, n delleditoria semplicemente cos. La poesia la necessaria invisibile, la linfa vitale nascosta che pure nutre lalbero.

 

 

Qual il tuo punto di vista sulleditoria on-line? Secondo te la notoriet coincide con la visibilit?

 

Come dicevo prima on-line si trova di tutto, ma se ti riferisci agli e-book devo dire che anchio ne ho pubblicati due. Il primo per curiosit, poi ho visto che pu essere un ottimo modo per affrontare il pubblico prima di una edizione cartacea. Notoriet e visibilit apparentemente sembrano legati ma non detto, ci vuole dellaltro. In poesia, e mi riallaccio a una delle domande precedenti, notoriet e visibilit sono dei termini vaghi e forse inappropriati a meno che non si riesca a diventare un caso mediatico e la poesia non lo sar mai ed bene che sia cos. Anche se poi in tv a volte si chiamano pure i poeti a dire la loro su argomenti di attualit.

 

 

A che cosa stai lavorando ora?

 

Ho appena terminato di scrivere il quinto poemetto che andr a far parte de La vita in dissolvenza e con il quale penso di aver esaurito quanto avevo da dire al riguardo. In verit di storie di vita in dissolvenza ce ne sono tantissime, io ne ho raccontate alcune che mi hanno particolarmente colpita e se un altra storia verr a me per farsi raccontare sar ben accolta. Poi vorrei rivedere la raccolta inedita Lospite indocile che dovrebbe essere pubblicata il prossimo anno.

 

 

Hai qualcosa da dire agli autori de LaRecherche.it?

 

La Recherche mi sembra sia un luogo dove si incontrano persone che condividono la stessa passione, lo stesso amore per la poesia e larte in genere e che denotano quindi gi una certa predisposizione al bello, a quanto sfugge allomologazione. Per cui mi sento di rivolgere a tutti unesortazione a continuare per questa strada, a non smettere di porsi domande su se stessi, sugli altri e sul mondo che ci circonda. Gli antichi greci avevano un unico termine per dire ci che bello e ci che giusto e credo che gli artisti abbiano sentito sempre e reso attraverso la loro arte questa profonda unione di giustizia e bellezza, due entit di cui oggi abbiamo pi che mai bisogno.

 

 

C una domanda che non ti hanno mai posto e alla quale vorresti invece dare una risposta?

 

Domanda. Quale poeta del passato ti piacerebbe essere?

Risposta. Marina Cvetaeva.

 

 

Invito i lettori a interessarsi di questa poetessa tanto schiva quanto profonda, di unintensit asciutta, saggia e incisiva.

 

Ecco alcuni inediti da Lospite indocile:

 

 

***

 

C qui mentre le voci dei bambini

impollinano il tempo come una nostalgia

simile a quella che del corpo hanno i morti.

Acqua acqua fuoco fuoco - giocano

a chi trova ci che nascosto

un gioco che durer ancora,

a lungo.

 

***

 

Il foglio altare

su cui concelebro la vita

su cui consacro questo il mio corpo

questo il mio sangue la parola

in passaggio di sostanza

impasto particole

mi comunico.

 

***

 

Scrivo di nascosto da Dio

che nella bocca voglio parole mie

e niente niente

nel passaggio dalla fronte alla spalla

dal gomito alle dita alla punta della penna

al suo muoversi sul foglio

per mio sentire altro

per meditato silenzio e pulsare di tempie

per mio stare accovacciata

presso lo scavo con langelo geometra

e la sua corda a misurare

quanta benedizione c sulla terra.



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