
:: Dalla musica all’abisso: dopo il successo di Bach presso il pubblico italiano, con Inferno ci spostiamo verso atmosfere decisamente diverse. Come descriveresti il legame, se esiste, tra la precisione quasi matematica della musica di Bach e l’oscurità esplorata in questo nuovo libro?
🎤 È un legame tutto fondato su contrasti violenti, su una dissonanza profonda e irrimediabile. La musica di Bach, se volessi qualificarla con un aggettivo, sarebbe paradisiaca: in tutto opposta all’esperienza di questo Inferno. Ma se la più estrema precisione nella musica è un piccolo miracolo, può esserci anche un rigore «quasi matematico» nella descrizione di tutto il mio catalogo di dannazioni: i personaggi che presento nell’Inferno spesso inventano per sé stessi un tormento rigoroso, una rigidità interiore, un immergersi in ossessioni che li precipitano in un abisso personale. Forse bisogna pensare, contro la celebre frase di Sartre, che l’inferno non sono gli altri: l’inferno è ciascuno per sé stesso. E molto spesso, in questa prigione interiore, il torturato non si accorge nemmeno di essere egli stesso il proprio torturatore.
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