[ Pubblichiamo questa intervista per festeggiare il settantesimo compleanno di Mariella Bettarini, 31 gennaio 2012. Lintervista a cura di Fulvio Castellani, pubblicata, nel giugno 2005, sulla rivista LAreopago Letterario ]
Cosa significa per lei occuparsi di letteratura e di poesia in modo particolare?
Significa continuare a dar senso alla vita, alla mia vita. Personalmente non posso immaginare la mia vita senza la presenza della scrittura (con questo termine, in una sola parola, abbraccio tutta la scrittura: poesia, prosa creativa e critica, saggistica, traduzioni, e cos via). Voglio, per, qui precisare che non ritengo la letteratura, la poesia, la scrittura un privilegio quanto un compito, un impegno, quasi un servizio: lesatto contrario dunque, del privilegio, della torre davorio, di un ruolo che d molti diritti e pochi doveri.
Il disagio, il dolore, la consapevolezza della dura condizione umana, non solo propria ma di tutti gli umani (anzi, di miliardi di persone che non hanno nulla, dinanzi a noi colti-scrittori-bianchi-occidentali che, al loro confronto, abbiamo davvero tutto) dovrebbero far avere allo scrittore un di pi di partecipazione umana, e non come purtroppo talora accade un arrogante solipsismo.
Lei, a mio avviso, ha il piacere della parola, dellintrigo della parola, del suono della parola, dellinseguirsi delle parole similari o contrapposte. Ci pu spiegare il motivo?
Poich per me, nella mia ormai lunghissima esperienza di scrittura, la parola stata sempre un piacere contrapposto al dolore, un antidoto (necessitante sin dalla ormai lontana adolescenza) allangoscia familiare, a certe profonde incomprensioni, a molte sofferenze e disagi, naturale che per me la parola, specialmente poetica, sia stata e talora sia anche gioco, divertissement, non mai, per, fini a se stessi, come in certa sedicente neo-vetero-avanguardia. In pi, mi pare, una precisa e ricercata e tuttavia quasi spontanea, sonorit. Senza contare il mio essere figlia darte, e per tanti anni infantili e adolescenti io stessa alunna-pianista.
Le parole nascono, zampillano, derivano da altre, in un fluire per me assai naturale. Il che non toglie un durissimo laboratorio, una fucina ininterrotta, una passione infinita per la parola, i suoi significati, sinonimi, etimologie e per la sua vita, la sua storia. Una convivenza, una consanguineit, quasi, che da allora non mi hanno pi lasciato.
Costa fatica lessere poeti in una societ come lattuale in cui la superficialit a scandire i ritmi del successo?
S, costa fatica. Ma anche lunica cosa possibile, quella da farsi per chi essendovi predisposto, portato assiste al degrado di una societ corrotta, involgarita, banale; una societ tesa quasi solo al benessere, allegoismo, al denaro, al successo. Che cosa di pi libero e gratuito della poesia? Attenzione, per. Che se il vizio, il virus dellambizione e del successo sinfiltrano anche nel far poesia, scrittura, arte, nellanima e nella mente di coloro che la praticano, allora persa ogni speranza di metamorfosi, di conversione di questa buia, troppo spesso sordida societ.
A proposito di successo, importante per chi scrive pubblicare le sue opere presso un grosso editore oppure anche un piccolo editore in grado, se unopera valida, di imporre allattenzione del grande pubblico un poeta o un romanziere? Ne parli.
Nessun editore (tanto meno se piccolo) in grado, credo, di imporre la poesia allattenzione del grande pubblico. Per antonomasia, la poesia una proposta, non una imposizione; una scelta, non un dovere; una vocazione, non una professione. Per la narrativa, il discorso molto diverso. Un narratore autentico con un editore capace di proporlo, distribuirlo in libreria, farlo conoscere, ecc., pu arrivare spesso di fatto arriva al cosiddetto grande pubblico.
Non altrettanto la poesia. Il piccolo editore (che di solito ha piccole tirature, scarsa o nulla distribuzione, pochissimo potere su riviste e giornali) pu, certo, operare scelte coraggiose, scoperte assai importanti nei riguardi di autori sinora ignoti (o ignorati) sia dalla grande editoria che dal grosso pubblico. Scelte e scoperte senza sospetto di consorterie, privilegi, scambi di favori. Scelte e scoperte, ripeto, talora importanti, grandiose, magari controcorrente rispetto a ci che ufficialmente si muove nella editoria cosiddetta maggiore. Maggiore soprattutto in quanto a mezzi, a poteri, non certo e non sempre in quanto a libert e coraggio nei confronti di poeti ancora ignoti, e magari per sempre tragicamente destinati in questo osceno stato di cose - a rimanere tali.
Lei che ha antologizzato dal 1963 al 1999 un centinaio di scrittrici italiane di versi, ci pu dire quale o quali di queste scrittrici lhanno maggiormente colpita, e perch?
Come si fa ad affermare in un numero tanto vasto quale o quali scrittrici di versi mi ha/hanno colpita di pi? Potrei tentare di dire quali maggiormente hanno sofferto (e soffrono) di ingiustizia, di invisibilit. Ma questo, veramente, vale per la quasi totalit di esse. E dunque? Se si escludono i pochissimi nomi celebri e celebrati, antologizzati, pubblicati da uno dei due o tre editori di collane di poesia a diffusione nazionale, come si usa dire ( presto detto: Mondadori, Einaudi, Garzanti e per la poesia quasi nessun altro. I nomi delle autrici? Rosselli, Spaziani, Merini, Frabotta, Lamarque, Cavalli, Insana, Valduga, Anedda e, tra le pi giovani, Lo Russo e Biagini: e si arriva a poco pi di dieci), per le altre circa novanta donne, poesie, voci, il silenzio quasi totale. Certo, fra questi canonici (e canonizzati) dieci-undici nomi, la voce poetica in assoluto pi grande a mio avviso quella di Amelia Rosselli. Ho cos risposto alla sua domanda? Mi pare.
Come bilancia nelle sue opere immaginazione, realt e menzogna?
Non credo di riuscire a bilanciare alcunch. Voglio dire che i primi due elementi (realt e immaginazione) sono di solito intimamente impastati in ogni poesia, nella poesia (e, dunque, credo anche nella mia). Quanto alla menzogna, penso che questa soprattutto riguardi una certa narrativa, la cosiddetta fiction.
Per ci che mi riguarda, le mie poche opere di narrativa sono soprattutto una filiazione della poesia, frutto di una visione globale di quella scrittura di cui parlavo sopra. Pi che di finzione, parlerei nel mio caso di metamorfosi, sublimazione, oltrepassamento rispetto alla cosiddetta realt. Questo per quanto mi riguarda.
Qual la critica che le ha fatto pi piacere? I motivi.
Dal 1966 (tale , infatti, la data delluscita del mio primo libro di poesia, dal titolo Il pudore e leffondersi) ad oggi ho pubblicato pi di trenta libri (tra poesia, prosa creativa, saggi, qualche traduzione, senza contare le foltissime collaborazioni a giornali e riviste). assai difficile dire quale critica mi abbia fatto pi piacere in tanti decenni, e con tanti libri pubblicati. Certo, quelle di Luzi, Betocchi, Valeri, Palazzeschi, Fortini, Pasolini, Roversi, ecc. (anche sotto forma di privata corrispondenza) mi hanno fatto indubbiamente molto piacere, facendomi avvertire la presenza di veri e propri maestri. per anche vero che le attenzioni e linteresse verso il mio lavoro poetico (ma anche, e insieme, verso la modesta persona che sono) mi riempiono sempre di sorpresa e di gioia soprattutto se provengono da pi giovani e meno noti poeti e critici, da come mi piace dire sodali, scrittori-amici, compagni di viaggio.
Si sar forse capito a questo punto che mi fanno pi che altro piacere testimonianze umane di stima, di contiguit, di affetto, anche se non nego che la tesi di laurea (discussa nel 2003 da Maria Amelia Sucapane allUniversit La Sapienza di Roma) dedicata alla mia poesia, sia stata, per il mio pi che quarantennale lavoro, una soddisfazione.
Che concezione ha dellamore?
Lamore , per me, davvero, quello che move il sole e laltre stelle. Lamore lAmore. E che cos la poesia se non amore? Amore degli altri e di s. Amore della parola. Della natura. Amore di tutte le creature. E questo in senso speculare, reciproco: amore per e amore da parte di. Credo che i pi gravi e seri mali dellumanit nascano proprio da una mancanza damore, da un bisogno damore (magari talvolta non percepito, non riconosciuto, se non addirittura rifiutato).
Certo, i mali socialmente pi nefasti nascono prima di tutto da una mancata giustizia, ma subito dopo anche da mancanza di amore, di solidariet, di empatia, di rispecchiamento, di identificazione gli uni negli altri.
Amore, dunque, ci che pi dogni altra cosa ci abbisogna. Amore che illumina e riscalda il pensiero, la ragione, la cultura, larte, la storia, qualsiasi umana espressione ed esperienza. questo ci che sento e penso.
C un libro che ha scritto e che dopo averlo riletto preferirebbe riscrivere? Perch?
Non mi pare. Sono convinta, infatti, che ogni libro sia frutto di un momento personale (oltrech storico) preciso. Che senso avrebbe riscrivere ci che intimamente legato a quellesatto momento della propria vita, della propria esperienza culturale ed umana?
vero: nel 1986 io stessa mi sono antologizzata nel volume di versi dal titolo Tre lustri e oltre (che raccoglieva una scelta delle mie poesie dal 66 ai primi anni Ottanta), ma si trattato, appunto, di unauto-antologia nella quale pi che riscrivere ho severamente eliminato (perch le sentivo superate dal punto di vista formale) tante poesie, mentre molte altre le ho ferocemente tagliate, limate. Sono da sempre convinta, infatti, che sia il lavoro sulla forma a distinguere una poesia scadente, sciatta, da una poesia stilisticamente significante. Una poesia che, oltre ai propri essenziali, indispensabili contenuti, si caratterizza per una massima, inesausta cura formale (parlerei addirittura di rovello formale). A questo proposito, si veda in parte anche la risposta alla domanda n. 2.
Come considera lattuale momento della poesia in Italia, lei che, tra laltro, cura, assieme a Gabriella Maleti, le Edizioni Gazebo, e che quindi ha la possibilit di vagliare le opere di diversi autori? E del romanzo italiano in genere, cosa pensa?
Attualmente in Italia si fa, si scrive molta, moltissima poesia, anche da parte di giovani e giovanissimi autori ed autrici. La scolarizzazione di massa ha permesso a (quasi) tutti laccesso alla parola, alla scrittura, alla possibilit di esprimersi in proprio, oltrech di essere informati, di leggere, di acculturarsi (come si dice). Questa una fondamentale conquista per qualunque societ che aspiri a fregiarsi dellaggettivo di civile.
Tuttavia, da una espressivit di base, da uno scrivere corretto, diretto e spontaneo allautentica poesia, ad una scrittura formalizzata il passo molto lungo ed arduo. Non basta scrivere qualche poesia ( o anche moltissime) per essere poeta. questo ne sono convinta il discrimine fondamentale tra scrittori e scriventi, tra poeti che hanno piena coscienza della poesia, e i cosiddetti poeti della domenica (o poeti dilettanti: che dilettano forse soltanto se stessi).
Per quanto riguarda il delicato lavoro che Gabriella Maleti ed io portiamo avanti con le Edizioni Gazebo (da noi stesse varate nellormai lontano 1984, e che hanno al proprio attivo pi di centosessanta titoli prevalentemente di poesia, ma anche di prosa creativa e critica), devo dire che la nostra severit e selettivit sono invero notevoli. Infatti, la Maleti ed io non ci limitiamo a leggere e a giudicare i vari inediti che ci vengono proposti, ma in parecchi casi ci permettiamo di suggerire allautore/autrice una talora profonda revisione dei testi medesimi, intervenendo non di rado in una collaborazione di lavoro con lautore/autrice sul testo da rivedere, limare, modificare, ridurre, re-impostare, ecc. Si tratta ne sono convinta, ne siamo convinte quando ce ne sia bisogno, di un suggerimento di lavoro che risulta assai maieutico nel prosieguo del lavoro poetico/scrittorio degli autori invitati a re-intervenire sui propri scritti.. Una sorta di laboratorio cui noi ci sentiamo di fornire con fatica, ma anche con profondo senso di responsabilit la nostra lunga esperienza e passione. Senza falsi pudori. Con lealt e franchezza.
Per ci che riguarda, infine, il mio giudizio sul romanzo italiano, ritengo che da una parte vi siano oggi alcuni ottimi autori (che per, purtroppo, non sempre sono i pi noti e i pi letti) e, per contro, una gran quantit di libri pre-confezionati, pre-disposti per fare successo. Il che confonde spesso totalmente le idee dei lettori meno preparati ed accorti, e rende la narrativa italiana di questi anni come quasi tutta la narrativa cosiddetta di consumo un campo minato, un tab infarcito di malcostume, di ingiustizie, di falsi valori che come il denaro e il successo quasi niente dovrebbero avere a che fare con una narrativa e una letteratura degne di questi nomi.
Firenze, gennaio 2005