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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Intervista a Curzio Malaparte

di Serenella Menichetti
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Pubblicato il 24/04/2020 19:46:59

Intervista a CURZIO MALAPARTE

 

C’incontrammo nella sua fantastica dimora a Capri su Punta Masullo.  Quando l’elicottero giunse in prossimità della villa rimasi paralizzata, mai avevo visto qualcosa di così perfetto e maestoso ed allo stesso tempo essenziale. Tra l’aspra roccia emergeva un parallelepipedo  color rosso pompeiano circondato dal verde degli alberi. Sotto, il mare brillante che vicino alle rocce cambiava gradazione. L’elicottero atterrò sulla terrazza della villa, il pilota mi fece scendere per poi ripartire immediatamente. Rimasi un po’ stupita per questa partenza improvvisa, ma sapevo benissimo che in questa avventura non c’era niente di razionale. Questo se all’inizio mi aveva procurato un po’ di ansia adesso mi affascinava. Percepii l’adrenalina scorrere nel mio corpo e darmi scariche elettriche sempre più potenti, il cuore mi batteva a mille. Inspirai ed espirai più volte, poi l’adrenalina iniziò a diradarsi e lasciar spazio a quella che mi parve un po’ di calma. Il profumo del mare e la bellezza mozzafiato del panorama contribuirono ad ampliare il senso di pace. Feci pochi passi, mi guardai intorno e di lì a breve, vidi venire verso di me un bellissimo cane chiaro. Che riconobbi  essere Febo, l’amato cane dello scrittore. Esso mi leccò le scarpe e poi si pose a me davanti, facendomi strada. Lo seguii. Mi ritrovai in un immenso salone sulle cui pareti si aprivano quattro finestroni, costruiti in modo da offrire in ognuno un panorama differente. Poi lo vidi: era seduto su un divano azzurro, pantaloni bianchi e camicia in lino color lavanda. Scorsi il suo sorriso divertito che dalla bocca era salito fin dentro i suoi occhi, che sprizzavano lampi di empatia. Tutto ciò contribuì a tranquillizzarmi. Con la mano ben curata fece cenno di sedermi sulla poltrona davanti a lui. Ci separava un tavolino di cristallo e legno di foggia lineare. Rimasi un attimo ad osservare l’uomo e quello che vidi mi piacque molto. Non che fosse bellissimo, ma il fascino che emanava lo rendeva tale.  Fu lui che mi incalzò perché iniziassi ad intervistarlo. –Prego inizi pure lo sa, il tempo che mi è stato concesso, non è molto- Tirai fuori dallo zaino il registratore e lo appoggiai sul tavolo. – No, questo non va bene, la prego di rimetterlo dentro. Questo marchingegno non serve a niente. Lo guardai con imbarazzo. Lui mi spiegò che la registrazione non sarebbe riuscita perché la sua voce non sarebbe rimasta impressa nel nastro. Tolsi il registratore mi munii di carta e penna.

Curzio mi osservava, i suoi occhi scuri sembrava volessero radiografare i miei pensieri. Sinceramente era la prima volta che mi ritrovavo a fare un’intervista e il suo acume lo aveva percepito. Infatti mi disse:- Si tranquillizzi, comprendo benissimo che lei non è una giornalista ma ciò che ha contato in questa nostra avventura è stato il suo immenso desiderio di conoscermi e dialogare con me. E’ la prima volta che capita, ed io devo dire di esserne compiaciuto e se devo essere sincero, questo mi fa pure comodo. Si domanderà come questo sia potuto accadere. Ebbene la cosa non è poi così arcana come si potrebbe supporre. No, non lo è. Si tratta solamente di un fenomeno energetico. L’energia che si è creata dal suo desiderio di conoscermi è stata  talmente potente, da perforare la barriera che intercorre tra i nostri mondi, ed arrivare dritta da me. Ero in compagnia di Elsa Morante e Moravia quando mi sono sentito avvolgere tutto da un flusso caldo e trasportare in questo luogo che amo con tutto me stesso. Sa io questa dimora l’ho battezzata “Casa come me.”La serie di domande che da tempo mi assillavano e che avrei voluto fare a Malaparte, adesso erano offuscate da una fitta nebbia, ed io mi ritrovavo a non sapere più dove cominciare. Presi la palla al balzo, e chiesi a Curzio il motivo per cui avesse chiamato la sua villa con quel nome. La risposta non si fece attendere –Intanto deve sapere che il merito del progetto di questa meraviglia è solo mio. “Casa come me” ha unicamente il mio marchio di fabbrica. “Il giorno che io mi sono messo a costruire una casa non credevo che avrei disegnato un ritratto di me stesso" Infatti villa Malaparte è eclettica e spigolosa proprio come io sono”  Avrà notato quanto l’essenzialità:  sia  negli arredi interni che in quelli esterni, rasenti quella tipicamente monastica, e questo proprio per il  profondo senso religioso che  mi pervade. Lo ascoltavo con molto interesse. Ma fui molto perplessa nel sentirlo parlare del suo vissuto, unicamente nella forma presente.  Non quale sia stato il motivo né  riuscii a chiederlo, certo è che questa curiosità mi è rimasta addosso ed ogni tanto mi punge come una zanzara dispettosa.  Passai così ad una domanda meno imbarazzante, coniugando pure io,  le domande al presente.

-Secondo lei signor Curzio qual è la sua principale qualità?- Subito dopo  che ebbi formulato questa domanda:  la felicità si mise a correre sul suo volto, una bambina appena uscita da scuola, in un prato. I lineamenti si distesero e gli occhi si riempirono di simpatia e gratitudine nei miei confronti. Cara signora sono più che certo che lei abbia letto i mie libri per cui  si sarà sicuramente resa conto del mio valore di scrittore. Della mia stupefacente capacità di inventare storie.  Di dare corpo a visioni, di creare ritratti memorabili. Della mia grande abilità di narratore nell’intrecciare documentazione, osservazione diretta, invenzione autobiografia, in una scrittura eterogenea che sembra anticipare tendenze ed orientamenti della lettura contemporanea. Un precursore ecco cosa sono io:un precursore. Le sembra poco?

Saprà pure che quest’anno un mio libro sia stato proposto vanamente al premio Strega.  Possibile che ancora molti non possiedano la capacità analitica di comprendere un’opera come la mia? Eppure Kundera lo ha capito. Cara signora, purtroppo c’è ancora tanta ignoranza e superficialità in giro, e non solo in letteratura, ma in tutti i campi. In queste ultime parole percepii incomprensione e rabbia che non potei fare a meno di condividere. Non è semplice scrivere il male. Se si vuole essere famosi e ammirati, conviene trattare il bene, i bei sentimenti, l’amore, la speranza. La violenza fa paura, la violenza offende pure chi la pratica. E’ stato detto che scrivo per far star male gli altri. Mentre quando scrivo queste verità scomode, in primis sono io che sto male. Mi creda è per me una grande sofferenza.

Mi rimaneva una sola domanda da fare, una sola, di più non era concesso. Guardai lo scrittore e mi feci coraggio: Signor Malaparte -Ha mai pensato che il lettore ,soprattutto per quanto riguarda il libro “La pelle” schifato da tante oscenità possa lasciare la lettura?   -Dipende cara signora, se il lettore è un grande ignorante, questo può pure capitare. Ma un lettore attento e senza pregiudizi lascia che le lettere si articolino in parole, concetti ed emozioni senza antivirus per dirla in termini mediali.  Ecco che a quel punto compresi che dall’altro mondo, non sfuggiva niente del nostro.  Lo lasciai terminare riservandomi di chiedere alla fine se il mio pensiero fosse vero.

 

-E poi avrà anche lei constatato quanto nel libro ci siano pagine di vera poesia, insieme a fatti allucinanti resi in modo splendido.

“Simile a un osso antico, scarnito e levigato dalla pioggia e dal vento, stava il Vesuvio solitario e nudo nell’immenso cielo senza nubi, a poco a poco illuminandosi di un roseo lume segreto, come se l’intimo fuoco del suo grembo trasparisse fuor della sua dura crosta di lava, pallida e lucente come avorio: finché la luna ruppe l’orlo del cratere come guscio d’uovo, e si levò estatica, meravigliosamente remota, nell’azzurro abisso della sera. Salivano dall’estremo orizzonte, quasi portate dal vento, le prime ombre della notte. E fosse per la magica trasparenza lunare, o per la fredda crudeltà di quell’astratto, spettrale paesaggio, una delicata e labile tristezza era nell’ora, quasi il sospetto di una morte felice.”

Alla parola felice, Curzio mi lasciò. Rimasi sola davanti ad una pagina colma per metà delle sue parole. Spensi il computer e stampai. Certa che ci saremmo ritrovati, forse in un altro luogo. Mi bastava aprire questa porta di carta bianca ed aspettare che le parole fluissero e si trasformassero in sogni


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