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sciopero

Argomento: Esperienze di vita

di Giampiero Di Marco
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Pubblicato il 06/03/2012 18:08:02

Sciopero
Ci alziamo alle tre di notte e con la vecchia Dyane di Franco ci avviamo per la strada che da San Castrese porta alla azienda agricola Perna. Era il tempo della raccolta delle pesche. Ma oggi è stata indetta dai sindacati una giornata di sciopero nazionale per il contratto dei braccianti agricoli. La Perna era la più grande azienda della zona, almeno quella l’avremmo fermata. Franca era venuto a dirigere la Federbraccianti. La sera prima avevamo avvertito qualche bracciante dei più fidati con i quali ci eravamo dati appuntamento. Infatti al passaggio da San Castrese ci aspettava nel buio Michelina e qualche altro, prendiamo un caffè caldo a casa di Michelina e ci avviamo con le macchine. Sulla strada mentre comincia ad farsi chiaro, ci piazziamo come per un blocco stradale e iniziamo col fermare le macchine cariche di braccianti che vanno al lavoro. Molti poi ci vanno a piedi e con quelli è più semplice. Vedi per i braccianti c’è bisogno di un lavoro di psicologia particolare. Non è facile! Da un parte devi farlo sentire in colpa. Oggi c’è uno sciopero per il contratto, si tratta di aumento del salario, non puoi pretendere che facciano tutto come al solito i braccianti dell’Emilia e quelli della Puglia dove sono organizzati meglio. Anche qui si deve fare la nostra parte, una parte di responsabilità ce l’avete anche voi. Michelina a sua volta li copre di maleparole, fa sciopero lei che è donna perché non lo fanno gli uomini, ce le avete le palle o ve le siete bevute ieri sera insieme al vino nella cantina. Li devi guardare negli occhi fisso fisso, fino a farglieli abbassare, a suscitare una reazione d’orgoglio. Intanto qualcuno dei più giovani si aggrega, per loro una giornata di paga in meno non cambia molto. Ormai siamo diventati un bel gruppetto, la strada ormai la teniamo, fermiano i pulmini dei caporali che trasportano donne e uomini. Vedi qui è un punto importante, nello sciopero tu non convinci nessuno con la forza. Se uno proprio vuole andare a lavorare ci va, ma deve sentirsi una merda. Tu nello sciopero raccogli quello che hai seminato nel tempo. Se loro ti riconoscono come capo, se sentono che quello che fai è giusto, ti seguono. Quante volte la domenica eravamo venuti a vendere la copia dell’Unità a Rongolise , a Lauro, a San Castrese a quegli stessi uomini che ora stanno lì e si sentono come giudicati da te. Il rispetto è una cosa importante in campagna, senza quello non potresti fare niente. Anche il caporale prova rispetto, ferma la macchina, fa scendere i suoi braccianti, tenta un timida opposizione ma in fondo anche lui sa che se migliora il salario migliora anche la sua quota. Ci va bene anche lui. Oggi le pesche all’azienda Perna non si raccolgono. E’ sciopero. I braccianti fanno sciopero. Dopo poco chissà come avvertiti, arriva anche una macchina dei carabinieri e si ferma a poca distanza a osservare quello che succede. Ci vuole poco a far scattare una denuncia per blocco stradale. Guardo quegli uomini e donne. I loro padri sono quelli che fecero l’occupazione delle terre nel 1948, molti finirono in carcere. Alcuni di quegli uomini sono nati nel carcere di Santa Maria. A quei tempi la direzione dell’occupazione era fatta dal padre di Franco. Era venuto ad organizzare la lotta dei braccianti e dei senza terra e abitava nelle case dei braccianti a Fasani o a Santa Maria a Valogno, allora era segretario della Federazione di Terra di lavoro un giovanissimo Giorgio Napolitan o anche lui impeganto nella lotta per le terre dell’ex Pantano di Sessa, ormai completamente prosciugato e coltivabile. Quegli uomini riuscirono alla fine ad ottenere la quotizzazione delle terre demaniali e con l’enfiteusi concessa dal Comune, che fu costretto dagli eventi, divennero piccoli proprietari trasformando completamente l’agricoltura della zona. Prima quasi tutto era destinato all’allevamento bufalino ma questo era legato al pantano e alla terre malariche. Inoltre l’allevamento non occupava tanta mano d’opera. Quella era l’economia della zona, la canapa e la bufala. Ora invece quelle terre producono le migliori pesche d’Europa, vi è un’estesa agricoltura specializzata orticola, con serre ed è completamente meccanizzata. I braccianti di oggi sono mano d’opera altamente specializzata, sono diventati dei tecnici nella potatura, nell’innnesto delle varie qualità di pesche e di altra frutta che una volta raccolta viene portata nei vicini mercati generali e quello di Fondi è il più grande. Da qui va in tutta Italia e in Europa. Intanto tra le discussioni che si fanno, perché la gente discute, si spiega le ragioni dello sciopero, i miglioramenti che si possono avere se si vince, a discutere da noi si è bravi sul serio e la gente si accalora, portando tesi contrarie, magari solo per il gusto di accapigliarsi con il compagno di lavoro. Siamo ormai diventati un gruppo veramente numeroso, il tempo passa e sorge il sole. Questo alla fine ti fa vincere. Perché in campagna si lavora dalle sei fino a mezzogiorno. Quando il sole è alto, non puoi fare niente, fa troppo caldo. Il tempo che passa lavora a tuo favore. Ormai la giornata di lavoro è diventata imposssibile. Lo sciopero è riuscito.

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