1 Roberto, vivi e insegni a Palermo ormai da pi di dieci anni. Tu sei romano, cosa ti ha portato in terra di Sicilia?
Il lavoro, anzitutto. Negli anni dopo la laurea, a Roma non venivano banditi concorsi, non cerano opportunit. Molti dei miei amici e colleghi, infatti, avendo scelto di non muoversi sono entrati alluniversit molto pi tardi di me, ma ne comprendo le ragioni, che erano dordine affettivo o di famiglia. Io ero libero di spostarmi, invece, e non ho avuto problemi a farlo quando si presentata loccasione di un concorso a Palermo. Considera poi che la mia famiglia originaria di Napoli, quindi nel meridione mi sento ovunque e comunque a casa mia. Ecco, i siciliani vanno in continente a lavorare, io invece ho fatto il percorso opposto. E invece di prendere casa a Villa Sperlinga o a viale Strasburgo lho scelta tra la Vuccira e la Cala, con grande disappunto di diversi amici artisti palermitani, pensa tu
2 Rispetto alla poesia come hai trovato Palermo negli anni in cui sei arrivato?
Un silenzio assordante, con poche presenze di rilievo e, come dire, molti localismi. Ero stupefatto: tanti narratori interessanti venivano fuori in quegli anni (Alajmo, Calaciura, Conoscenti, Evelina Santangelo, Vanessa Ambrosecchio) e con alcuni di loro nata una bella amicizia, ma con la poesia le cose andavano diversamente. Eppure la poesia italiana era nata proprio qui, possibile che anche dentro luniversit fosse cos trascurata? Cos ho cominciato a tenere qualche corso, ma alla facolt di scienze della formazione, dove avevo vinto il mio concorso, ho sempre avuto pochi studenti. Ricordo quel periodo senza tristezza, per: la mia era una materia a scelta, e gli studenti che venivano a seguire le mie lezioni erano davvero interessati, eppure nessuno aveva il coraggio di chiedermi una tesi sulla poesia. Come avrebbero potuto spenderla sul mercato del lavoro, dovendosi laureare in giornalismo o in pubblicit? Sentivo poi un atteggiamento diffuso di diffidenza verso la poesia cosiddetta nazionale, come se la vera poesia avesse confini. Cos, nel 2003, quando lUnesco mi chiese di organizzare una giornata della poesia a Palermo, per il 21 marzo, invitai dei poeti per la prima volta. In una grande sala del Politeama, che mai mi sarei aspettato di vedere piena, vennero a leggere Luciano Erba, Marcia Theophilo e Umberto Fiori, un poeta con un passato di cantante (era una delle voci del rock progressivo italiano, ricordi gli Stormy Six?) che naturalmente cant. delle canzoni su poesie di Franco Loi. Fu un successo, ma anche un caso isolato. Insomma, cercavo di darmi da fare come potevo, ma non sempre i riscontri erano quelli sperati. Non ho smesso, per, come vedi. La poesia non solo un vizio solitario come diceva Sbarbaro, uno dei maestri di Montale: anche un bel vizio collettivo e tu che organizzi da due anni il reading a piazza Garraffello ne sai qualcosa, no?
3 Per diversi anni hai collaborato con Antonio Presti ai progetti poetici di Fiumara d'arte, mi racconti?
stata unesperienza importante, costruttiva, nel senso che Presti ha voluto usare la poesia come se questa potesse ancora avere voce e impatto nel nostro berlusconissimo presente (oggi forse possiamo dire passato prossimo e speriamo che presto diventi remoto). Ci ha fatti sentire utili e importanti, ci ha messo davanti a un pubblico con cui condividere emozioni e battaglie: per Librino, per il parco del fiume Oreto, per il recupero di una intima e forte dignit. Sono stati anni in cui davvero siamo tornati a pensare di avere una voce e tutti i poeti invitati (li sceglievamo io e Maria Attanasio in modo libero e soprattutto eterogeneo tra i nomi migliori della poesia contemporanea) ritornavano a casa pieni di qualcosa che nelle loro citt non riuscivano pi a sentire. Da Milano a Roma si era creata una mitologia intorno a quello che facevamo tra Catania e Palermo. E poi, leggere tra i bambini, con i bambini gli incontri nelle scuole, soprattutto nelle elementari, sono riusciti benissimo. I bambini hanno unattitudine naturale al linguaggio della poesia, che poi, purtroppo, le scuole superiori affossano. Questo un altro argomento di cui si discute poco, di come la scuola non crei lettori ma disaffezioni nei confronti della letteratura. Ma torniamo a Presti: qualche risultato, sul piano politico, infine giunto. Per devo dirti questo, o meglio te lo dico in forma di domanda. meglio sentirsi vivi combattendo, anche se con le armi della poesia, che se sono ben dirette sono tuttaltro che spuntate, o adagiarsi sugli allori della vittoria? Quando quei riconoscimenti sono arrivati, mi sono intristito. Era come se si chiudesse un periodo pieno di stimoli. Anche le ultime manifestazioni della Fiumara non hanno pi lenergia di quelle battaglie, purtroppo, sono diventate delle kermesse molto scenografiche e un po fricchettone. Pensa invece che a Catania, a Librino, eravamo ospiti nella parrocchia di un prete che raccontava barzellette sconce sul papa; tutto il quartiere partecipava, venendo ad ascoltarci e poi cucinando per noi. Ma si stava tutti insieme, era una grande festa. Cera un contatto profondo dei poeti tra di loro e con i presenti, cera intesa e soprattutto voglia di intendersi, di comunicare. Cera una curiosit autentica verso i poeti mentre leggevano. Un silenzio ricchissimo.
4 Hai cominciato prestissimo a scrivere di saggistica occupandoti di autori come Calvino, Penna, Bellezza, Amelia Rosselli. Come concili il lavoro critico con la poesia?
Con la schizofrenia. Quando faccio poesia (e accade quando vuole accadere: non sono un versificatore da tavolino) devo cercare di dimenticare leco dei poeti che amo e leggo e magari studio. Per esempio ogni tanto devo disintossicarmi da Penna, che con la sua bella musicalit ti entra nellorecchio e non ti molla pi. Sai che ci sono autori sui quali, per continuare ad amarli, non ho mai voluto scrivere di critica? Non che quelli di cui mi occupo non li ami pi, ci mancherebbe, ma la critica a volte un po come una vivisezione, come unautopsia. Bisogna imparare a dosare bene entusiasmo, amore e scienza. Se uno di questi ingredienti prevale, rischiamo di combinare un pasticcio. Per esempio di poeti che continuo ad amare, come Larkin o Gunn, non riesco a scrivere nulla. Al massimo posso tradurli, come ho fatto di recente con Anne Sexton. Comunque, ho cominciato presto, il primo saggio lho pubblicato che avevo ventidue anni, non ero neppure laureato. Quando mi sono presentato a Palermo, al concorso universitario, mi sono accorto solo allora di avere scritto e pubblicato tantissimo. Non avevo la possibilit di viaggiare, quindi leggevo e scrivevo senza rendermi conto di quanto stessi incamerando. Sono stato un viaggiatore mentale, in compagnia dei miei libri. Quel poco che potevo permettermi di spendere, e che mi veniva da borse di studio o contratti precari, finiva quasi tutto nelle librerie romane (gli acquisti online non esistevano ancora). Ma non mi sono certo lamentato, anzi la poesia continua a darmi una grande felicit, la mia vita da sempre. il momento, per me, di pi alta solitudine e insieme di massima condivisione con lumano.
5 Recentemente hai tenuto un laboratorio di poesia ad Alcamo, come ti sembata questa esperienza?
Mi sono divertito e stancato, spendendomi molto. Dunque, cerano una ventina di partecipanti, dalla casalinga attempata allinsegnante in pensione, alla psicoterapeuta, al dottorando di filologia classica. Insomma, tenere un linguaggio che potesse andare bene per tutti stata davvero unimpresa, una scommessa, ma stando ai giudizi stata vinta. Un laboratorio di poesia non un laboratorio di scrittura, questo un grande malinteso: non esiste una scuola di creativit che non sia, anzitutto e soprattutto, una scuola di conoscenza di ci che stiamo facendo attraverso il modello di chi quelle cose le ha fatte al meglio. Chi giudica dal di fuori i laboratori e pensa che siano delle truffe organizzate ha un atteggiamento pregiudiziale e fintamente naif, in realt molto snobistico. Se tutti siamo artisti, nessuno lo : ci sono questioni di cui si deve essere a conoscenza. Limprovvisazione non unarma vincente, in poesia. E io, col mio laboratorio, non devo certo creare o avallare poeti: non ho n questo potere n questo scopo, piuttosto voglio che ci siano nuovi e pi consapevoli lettori. Insomma, chi crede che Baudelaire o Rimbaud fossero degli improvvisatori prende un granchio colossale. Invece abbiamo visto e commentato insieme filmati con Ungaretti, Montale, Pasolini; abbiamo letto e riletto fino allo stremo Leopardi e Baudelaire, Saba e Kavafis, Penna e Rilke. Ci siamo emozionati insieme, ci siamo scoperti e conosciuti, fino ad arrivare alle nostre poesie, ma solo alla fine. E in molti hanno cominciato a comprendere da soli, concludendo questo percorso, cosa poteva funzionare e cosa non funzionava nei loro versi. Hanno cominciato a sentire la musica, il ritmo in quello che scrivevano; hanno rivisto certe immagini, si sono confrontati tra loro; hanno guardato a tutto il loro scrivere con occhi diversi. Alcuni, tramite email o facebook, ancora mi scrivono e questo contatto nel tempo mi supporta anche nel mio lavoro presente. Certo, un lavoro che richiede perizia, dimestichezza, sensibilit, psicologia. Non so se sono riuscito a conquistarmi tutte queste cose, ma per lappunto, ci ho lavorato e il lavoro deve essere riconosciuto. Non si capisce perch in Italia si pretende che i poeti debbano lavorare gratuitamente, anche quando danno dei pareri. Nel mondo inglese e americano, per esempio, le riviste pagano le collaborazioni, qui da noi invece tutto volontariato. Internet, poi, divenuto nel tempo un luogo pericoloso dove si creano illusioni, perch non ha filtri qualitativi. E c pure chi pronto a spararti se non rispondi subito. Il primo parere sulle mie poesie lho atteso quasi un anno
6 Che mi dici del tuo sodalizio pi che ventennale con Elio Pecora?
Elio una delle voci davvero autentiche della poesia del secondo Novecento. Un maestro della parola. E soprattutto di quello che sta dietro le parole. Mi mand da lui la mia prima vera lettrice, Amelia Rosselli, ma queste cose le ho scritte anni fa in un racconto pubblicato su Nuovi argomenti e non sto a ripeterle. Dovevo andare da lui per editare un possibile libro, invece quel libro, nella forma che pensavo, non usc mai. E io, piuttosto che tornare a casa dai miei, rimasi l per molti anni, appunto, dividendo la quotidianit, ricostruendo nella sua famiglia la mia famiglia dispersa. Credo di avere imparato molto da lui, di aver appreso i tempi dellascolto. Elio mi ha aiutato a trovare la mia voce, la mia lingua. Mi ha messo in mano Auden e me lo ha fatto tradurre. Mi ha trasmesso lamore per le prose di Brodskij, per il suo affrontare corpo a corpo, con una tensione unica, la poesia degli altri. Mi ha reso familiari i manoscritti del nostro maggior lirico, Sandro Penna. Ha creduto in me come poeta e come studioso. Mi ha coinvolto nella redazione della rivista Poeti e poesia, dove abbiamo pubblicato di tutto, compresi tantissimi giovani. E ha rafforzato in me la diffidenza verso il potere, da qualsiasi fonte provenga. Lui stesso, pur essendo molto noto negli ambienti letterari e avendo avuto frequantazioni di altissimo livello, da Palazzeschi a Wilcock, da Moravia a Penna, dalla Morante a Bellezza e alla stessa Rosselli, giunto tardi a quei riscontri che altri autori invece avevano ricevuto ben prima, ma la mia non polemica, ognuno di noi quel che nel bene e nel male. So solo che questo essere amico dei pi grandi senza per adulare il potere di una certa societ letteraria gli ha nuociuto, ma certo non sul piano della qualit dei suoi scritti. Ed questo che conta, scommettere fino in fondo su noi stessi ma con una grandissima dose di umilt, accanto alla costanza e alla caparbiet. Elio non stato temuto se non dai mediocri, che vedevano in lui il rivale che non era: piuttosto stato ed amato. Anche per il suo rigore. Ed solo questo, infine, che vogliamo, come dice Carver in una splendida poesia: vogliamo essere amati qui, amati sulla terra. S, stato facile amare Elio.
7 Omosessualit e poesia, cosa mi dici?
Facciamo una seduta spiritica e lasciamo che risponda Bellezza! Dunque, mi sono sempre pi convinto che la sessualit, omo o etero, sia uno dei tanti temi della letteratura. Ci sono autori che hano costruito unopera (o unimmagine) intera su questo tema. Ma questo non legittima che si possa parlare in senso stretto di una letteratura omosessuale. Se c al mondo qualcosa che rifiuta qualsivoglia incasellamento in questo o in quellaggettivo, credo sia proprio la letteratura: dunque quando si parla di letteratura omosessuale mi domando di cosa si stia parlando, in realt. Di unopera scritta da un omosessuale? Di unopera dove ci sono personaggi gay? Non mi paiono ragioni sufficienti. La cosa mi puzza di discriminazione al contrario e dunque di omofobia strisciante da parte di chi non ha pienamente fatto i conti con la propria sessualit. Chi tranquillo col proprio eros (ma chi di noi in fondo lo davvero?) non si aspetta che un autore pi o meno scopertamente gay scriva per forza storie gay, tanto meno la sua. Esiste una grande libert e variet di temi che ci viene dalla modernit e dunque ognuno scriva di quello che gli va, di quello che si sente di trasmettere, di ci che lo occupa maggiormente sul piano delle emozioni condivisibili. Del mio eros, se devo dirla tutta, sento di avere poco e nulla di interessante da dire, tranne per qualche curioso un po morbosetto, forse. Bellezza invece ha fatto della sua omosessualit un tema centrale, ma ne aveva di cose da condividere! Un poeta greco, premio Nobel, come Odisseo Elitis poneva come condizione della poesia il raggiungimento di unessenzialit che vada oltre lindividuo. Ecco, in ogni nostro tema noi dobbiamo aspirare proprio a questo, altrimenti ci terremmo i nostri versi nel cassetto o ci esporremmo al chissenefrega dei lettori. Ho scritto tante poesie damore, ma lamore in poesia qualcosa in cui tutti dovremmo poterci riconoscere. Cos quando rileggo Bellezza mi importa fino a un certo punto che sotto i miei occhi stiano scopando due uomini e spesso se lo so perch penso che Bellezza era omosessuale; invece non sempre nelle sue poesie c lesibizione della fisicit. E se nei miei versi loggetto damore resta spesso indefinito, senza genere, non per scelta volontaria o per autocensura, come qualche lettore frettoloso insiste a dirsi, ma perch mi viene naturale rivolgermi a chi amo direttamente, in seconda persona. E il tu non ha genere.
8 Sei stato un giovane che andato alla ricerca di padri letterari. Qual il tuo rapporto con i giovani di oggi? E cosa pensi del loro lavoro?
Credo che ci sia un problema e che stia tutto nella prima parte della tua domanda. verissimo, io sono andato alla ricerca di padri letterari. Nei libri ma anche e soprattutto nella vita. Elio stato e continua ad esserlo, per me: sai che ancora non tiro fuori un verso se prima non so da lui cosa ne pensa? Oggi lui a chiedermi di fare lo stesso. Ci sono tanti poeti che a Roma hanno esordito grazie a Elio, che li ha seguiti sempre in ogni loro pubblicazione, leggendo con loro i testi, limando, suggerendo, intervenendo. Potrei farti tanti nomi: da Alberto Toni a Giovanna Sicari, da Baldo Meo a Paolo Febbraro, fino a un giovane poeta siciliano che anche un ottimo e stimato pittore, Francesco Balsamo. A volte i padri sono fratelli severi, come Isherwood nel caso di Auden. Ecco, nella tradizione inglese esiste questa figura del poet reader, ovvero di una persona di fiducia a cui il poeta si rivolge per lediting, che nel nostro caso corrisponde essenzialmente al lavoro di lima, al taglio dei versi ridondanti. Invece i giovani di oggi non cercano padri, hanno la sindrome dei rottamatori, il che per me si traduce in una prospettiva storica assai ridotta e meschina: i padri sono necessariamente potenti e mafiosi. La cosa si commenta da s. Ma sanno ancora ascoltare? Quanto sono disposti? Sembrano cos inderogabilmente sicuri di quello che fanno da non avere bisogno di nessuno, ma cos facendo ricadono su loro stessi. Sono convinti, e questo molto triste, che internet conceda loro sempre e comunque quella libert e quella visibilit che gli editori gli negano. Ma quanto si fatica, invece, per raggiungere un editore, piccolo o grande che sia? Tutta quella sana palestra che si faceva un tempo pubblicando sulle riviste autorevoli, prima di approdare a un libro, sembra oggi rinnegata. Il problema esordire, fare il libro, anche a proprie spese, magari, andando incontro a un flop o, nel migliore dei casi, allautoreferenzialit, ovvero alla circolazione allinterno di gruppi ristretti quanto chiusi. Ecco, internet purtroppo pu produrre questi tristi giardini dinfanzia dove tutti sono convinti di essere poeti. Siamo approdati alla democrazia degli imbecilli, allora, o di quelli che si lasciano frustrare dalle proprie illusioni disattese. Ma non poi, in fondo, la vecchia storia della volpe e delluva? Questo, purtroppo, il quadro della maggioranza, ma anche normale che sia cos. Poi ci sono le eccezioni. Quelli che ti cercano, che insistono, che ti fanno capire che averti contattato per loro davvero importante. E allora ne vengono delle vere scoperte. Due nomi, Luca Minola e Marco Aragno. Di Poeti e poesia, a cui lavoriamo dal 2004, se mi mettessi a rivedere gli indici, beh, perderei il conto dei giovani che abbiamo pubblicato come poeti, come traduttori, come saggisti. Sono tanti, davvero tanti, felicemente tanti. Il nostro lavoro per si ferma qui: nessuno di noi lavora in case editrici, nessuno di noi, neppure Elio Pecora con la sua autorit, ha il potere di far pubblicare un libro, o anche solo di far leggere un manoscritto a un redattore.
9 La poesia giovane in Sicilia: hai incontrato poeti interessanti? Qual il loro futuro?
Insegno a Palermo dal 1999. Qualche volta ho trovato sulla mia scrivania dei libri di poesia, pubblicati a proprie spese. Per carit, lo faceva anche Saba e Lucio Piccolo sped a Montale una plaquette con le sue poesie stampate in proprio presso una tipografia locale. Il primo editore di Palazzeschi era il suo gatto. Quindi unocchiata la do sempre. Per per per Nessuno invece mi ha mai cercato di persona, eppure facilissimo trovarmi. Detto questo mi sono imbattuto in alcuni poeti interessanti: Balsamo, che ti ho gi citato, Alessandro Di Prima, e i pi giovani Conticello e Mazziotta, anche se hanno ancora da lavorare. E poi c Sergio Costa, un mio allievo che alla fine del corso mi ha confessato di scrivere: sta gi pubblicando su riviste importanti e Maurizio Cucchi, al quale si rivolto per primo (ecco leccezione felice) lo ha fatto esordire sullAlmanacco dello Specchio. Costa un perfetto sconosciuto senza alcun aggancio, se dobbiamo esprimerci in termini di consorterie letterarie: eppure un poeta esigente come Cucchi si convinto del talento di questo giovane e lo ha appoggiato. Ma quanto coraggio e quanta umilt deve essere costato a questo ragazzo il primo invio dei suoi versi a un poeta importante Costa non cerca il libro facile, cerca la qualit di ci che va facendo. Non saprei dirti del mio futuro, figurarsi del loro: preferisco restare nel presente. Temo per una cosa: che internet possa esplodere e soprattutto far esplodere, creando psicologie distorte dalle false attese e piene di livore nei confronti di chi lavora seriamente e in disparte, avendo comunque il suo posto e la sua autorit, guadagnati sul campo con anni di lavoro riconosciuto sul piano nazionale e magari internazionale. Su facebook invece impazzano tanti versificatori che intasano il network (e la tua casella) di poesie posticce, piene di anime e di cuori e di lune e di stelle, di facili e ingenue esternazioni di sentimenti che nulla hanno a che fare con la poesia. E un vero poeta, in tutto questo marasma, rischia di perdersi, di non riuscire neppure a farsi notare. Quanto ai blog, ognuno pu crearsi il suo e sparare a zero sulla folla, se crede. Io invece credo che la poesia abbia bisogno di altri canali, tutto ci crea solo confusione. E illusioni, appunto.
10 Cosa ne pensi della piccola editoria? E cosa del fatto che si costretti a pagare per luscita di un proprio libro?
una domanda con un doppio risvolto. Da una parte non mi sembra giusto pagare, perch ci sono editori che raggiungono introiti di un certo spessore proprio approfittando dellingenuit e della vanit altrui. E pensa che mettono pure nel loro catalogo qualche poeta importante da usare come richiamo, come specchietto per le allodole. Purtroppo c una lista molto lunga di questi editori, i cui filtri di selezione sono giocoforza deboli, assai deboli, perch pi selezionano e meno guadagnano, ovviamente. Ecco, come regola diffido degli editori che pubblicano troppi libri di poesia allanno. Daltra parte mi chiedo perch un editore, magari piccolo e con mezzi limitati, dovrebbe scommettere su un giovane sconosciuto e su un mercato francamente povero come quello della poesia. Quindi non sarebbe del tutto ingiusto contribuire con una certa equit alla pubblicazione del proprio libro, a patto che sia garantita la qualit sia dei testi che della sigla editoriale. Chi non pu permetterselo pu ricorrere ad altre formule, come si faceva un tempo: prima di mandare in tipografia un libro pubblicato a proprie spese, Saba faceva girare delle cartoline di prenotazione e su quelle regolava la tiratura. Del resto, esattamente quello che fanno oggi gli uffici marketing dei grandi editori, facendo girare tra i librai le schede dei libri in anteprima cos da poterne valutare limpatto. Se guardo indietro al Novecento, sarebbe impossibile negare che la piccola editoria sia stata la spina dorsale della poesia che abbiamo pi amato. Senza editori come Enrico Vallecchi, come Piero Gobetti, come gli Scheiwiller o Giorgio Devoto (pensa che alla morte di Vanni Scheiwiller il presidente del premio Mondello mi chiese di entrare in giuria al suo posto e io ne fui particolarmente onorato, proprio perch si trattava di un piccolo, straordinario editore) cosa sarebbe stata la poesia di Ungaretti, di Montale, di Penna? E le collane che nascevano dalle riviste, come quelle della Voce, di Solaria, di Letteratura? Tutto il nostro miglior Novecento l. Non pochi autori, poi, sono passati dal piccolo al grande editore: in questo senso Montale parlava di Scheiwiller come di un pesce pilota, perch le sue edizioni si chiamavano Allinsegna del pesce doro. Oggi quella funzione viene svolta da editori come Crocetti, marcos y marcos, La Vita felice, fra quelli di qualit. Ho tentato pi volte di suggerire a Sellerio una collana di poesia, ma non ho trovato interesse.
11 Non pensi che sia come sfuggito il controllo rispetto alla qualit dei testi?
Certo che s e internet ha delle grandi responsabilit, o meglio luso che se ne fa. Chi giudica chi e su quali basi? Oggi i poeti che collaborano con gli editori e selezionano la qualit sono davvero rari. Dopo la scomparsa di Giudici, Fortini e Raboni, poi, temo siano rimasti solo Cucchi e Magrelli a garantire la continuit di una figura chiave specie per i giovani poeti. Io e Pecora possiamo solo limitarci a proporre le novit dalle pagine di Poeti e poesia, ma non disponiamo di altri mezzi.
12 Cosa deve fare un giovane poeta per porsi all'attenzione di un pubblico? Pensi sia utile partecipare ai concorsi di poesia?
Il pubblico lo si forma nel tempo, cominciando ad apparire su riviste qualificate, poi in qualche antologia ad ampia diffusione, poi pubblicando un libro e dandosi molto da fare per promuoverlo e per seguirne le sorti, per quanto possibile. Certo, c una sordit agghiacciante dei media nei confronti della poesia e quelli che potrebbero essere importanti, come internet, sono male utilizzati. davvero un peccato. Dunque non bisogna attendersi grandi riscontri n restare delusi se nessuno ci applaude al primo tentativo. Se i giovani leggessero di pi le biografie dei poeti si renderebbero conto di tante cose, ma temo siano troppo presi da se stessi. anche comprensibile la loro ingenuit, la loro voglia di protagonismo: sono almeno tre generazioni ad essere state narcotizzate da un sistema mediatico perverso. Ma torniamo alla poesia: oggi gli autori devono farsi promotori di se stessi, nessuno li aiuta dal di fuori. Perfino se si riesce a pubblicare con un grande editore, il suo ufficio stampa non si dar molto da fare per un libro di versi, sono troppo occupati dal mercato della narrativa. I concorsi? Certo, sono utili anche questi ma con un distinguo essenziale: bisogna evitare quelli con le tasse di iscrizione e quelli senza giurie autorevoli. Altrimenti che vale? Spostarsi da una parte allaltra dItalia per andare a ritirare una targa placcata in argento, consegnata da qualche oscuro assessore locale o da qualche sedicente quanto sconosciuto poeta significa solo perdere tempo.
13 Cosa pensi dei poeti performer?
La poesia nasce in un tuttuno rituale con la musica e la danza, quindi la performativit nel suo dna. Le performance, che oggi richiamano soprattutto un certo pubblico di giovani, sono un fenomeno interessante che segue ai grandi reading degli anni settanta, da Castelporziano in poi. Non bisogna per commettere lerrore di scambiare la performativit con la sostanza stessa della poesia e cerco di spiegarmi: la parola della poesia, cos scarna ed essenziale, unica e insostituibile, gi di suo una parola potente e naturalmente performativa. Non sto giudicando il fenomeno in s, ma certe esecuzioni che rischiano di sopraffare la poesia. Pensa alle serate di Dylan Thomas o cerca su youtube qualche filmato di Amelia Rosselli e capirai meglio cosa intendo: un equilibrio assoluto tra ci che dietro la parola e ci che le si pone davanti. La poesia deve farmi smuovere dalla sedia, sia che me la legga da solo sia che la ascolti da qualcuno, deve giungermi come uno schiaffo preciso e ben assestato, senza alcuna ridondanza.
14 Quali sono stati i tuoi autori di riferimento nel corso del tempo?
Se intendi gli autori che in qualche modo mi hanno formato e influenzato, in realt ho cercato di leggere quanto pi ho potuto, a partire dai classici, ma ricordo che quandero studente divoravo soprattutto Montale e Baudelaire, li introiettavo, li imitavo. Poi sono venuti gli inglesi, Auden resta per me un caposaldo. S, probabilmente stato il mio vero diapason. Tra i contemporanei ho amato molto Giudici e Fortini e un poeta oggi molto trascurato come Margherita Guidacci. Ma ogni attraversamento di un poeta mi ha dato il senso della temperatura della lingua poetica che si esprimeva intorno a me. Forse, pi che di autori, dovrei parlare di singoli testi che a lungo mi hanno ronzato nella testa. Penso a Via Scarlatti di Sereni, a I papaveri di Bertolucci, a Nel tempo della madre di Pecora, per restare agli italiani. Invece Penna, che il poeta che ho pi studiato, non centra nulla con la mia poesia. Ma come si fa a restare indifferenti a Penna?
15 Per due volte consecutive sei stato ospite del reading palermitano "La bellezza e la rovina - poeti al Garraffello". Questa estate ti sei trovato a leggere con autori come con Luigi Nacci, Rosaria Lo Russo, Domenico Ingenito, pur essendo i vostri percorsi cos diversi e lontani. Sei aperto ai diversi generi che la poesia contemporanea propone?
Il Garraffello una bella esperienza e come esperimento funziona proprio perch tu lo fondi sulla variet espressiva. Posso dirti che tutto quello che mi emoziona mi incuriosisce e lo faccio mio. Se apri il mio ultimo libro, Gabbie per nuvole, apparso come i precedenti da un piccolo editore (qualcuno lo ha preso per un quaderno di traduzioni e invece un viaggio sentimentale nella poesia altrui) ci ritrovi autori che mi somigliano e altri che sono diversissimi da me. Amiamo la diversit, no? Cosa mi porta altrimenti a tradurre poeti come Artaud, Apollinaire, Keats o la stessa Sexton? Perch la traduzione uno strato molto profondo dellinterpretazione, e richiede amore e fatica. I latini esprimevano questi concetto con una sola, splendida parola: cura. E la cura si esprime anche attraverso la critica: nei miei libri ritrovi passaggi su tanti poeti, sia italiani che stranieri, che con la mia scrittura non hanno nulla a che vedere, ma che per qualche ragione sono riusciti a parlarmi. E io ho lasciato che mi parlassero. La vita di un poeta non solo nel suo cuore e nella sua mente: anche nel suo orecchio. S, mi fermo sempre ad ascoltare.