Il motore della vecchia utilitaria borbotta, un rantolo metallico che riempie il garage buio. Le mani di Ada, nodose, come radici di ulivo, stringono il volante con una fermezza che sfida i suoi novant'anni. Non ha lasciato biglietti, solo una scia di fumo stantio mentre imbocca l'autostrada.
Il nastro d'asfalto è una ferita grigia che taglia la nebbia del mattino. Ada guarda fuori: malgrado la foschia, rivede il vapore nero della locomotiva che fischiava in stazione quando aveva sei anni; vede suo padre caricare i bauli di cuoio mentre lei, nel suo vestitino di sangallo bianco, sentiva il cuore battere al ritmo delle ruote sui binari.
Ora il paesaggio è un groviglio di capannoni industriali e insegne al neon.
Il tempo non è crudeltà, ma solo sottrazione, pensa.
Dove sono i filari di pioppi? Dove sono i campi di granturco che salutavano il passaggio verso l'Adriatico? Tutto è cemento. Ma Ada socchiude gli occhi e lascia che la memoria filtri il presente: sotto i moderni cavalcavia riemergono le vecchie statali; dietro i centri commerciali le sagome delle case coloniche col tetto rosso.
Arriva a destinazione, ma la Riviera è un labirinto di vetro. Cerca la pensione Primavera, l'intonaco bianco e i gerani rossi ai balconi. Al suo posto svetta una struttura d'acciaio e plexiglass. Un logo giallo e rosso domina la facciata. Un fast food. Ragazzi in coda per un panino avvolto nella plastica. L'odore di fritto stantio ha cancellato il profumo di tigli e salsedine.
Ada risale in auto.
E' notte fonda quando raggiunge il porto di Rimini. Il molo si allunga nel mare come un dito teso verso l'infinito.
Cammina a fatica, il bastone picchia sulle pietre bagnate. Si siede su una bitta di ferro gelida e torna al 10 agosto del 1953. L'aria sa di promesse. Lui non è alto, non è nemmeno bello. Ha capelli e occhi scuri e una vitalità elettrica. Gli amici lo chiamano Argento vivo. Si guardano mentre l'acqua scura schiaffeggia le chiglie. "Ti amo", le sussurra lui.
E' la prima volta che Ada sente quelle parole. Si baciano. Un bacio che sa di sale.
Il freddo ora le morde le ossa; un torpore sale verso il cuore. la vista si annebbia, le luci del porto diventano macchie sfocate.
Ada non è sul molo. Non ha mai acceso l'auto. E' nel suo letto, in quella camera della casa di riposo che odora di disinfettante. Il viaggio, l'asfalto, il fast food, il porto: tutto è stato l'ultimo volo prima del buio.
Fuori è il 10 agosto. La notte di San Lorenzo.
Due ragazzi corrono ridendo lungo il pontile di Rimini. Si fermano con il naso all'insù mentre i primi fuochi d'artificio esplodono nel cielo nero, fontane d'oro che che si specchiano nell'Adriatico.
I due ragazzi si baciano. Lui non è alto, non è nemmeno bello. Ha capelli e occhi scuri e una vitalità elettrica.
Gli amici lo chiamano Argento vivo.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Alessandra Ponticelli Conti, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.