Pubblicato il 16/11/2010 01:24:24
Sono morta ieri mentre coglievo le mie rose, e ora, al tuo cospetto - cara morte devo dire di me, dellultimo pensiero che la tua falce amput senza piet. Mi hai rubato il fiato ieri e gi invoco il respiro, distesa fra terra e cielo a dividermi da un amore che ricordo. Plasmami una vita, offrimi la fluidit del sangue dei guerrieri. Dammi uno spazio leggero senza termini in vista daridit temprate. Non posso abbandonare il suo volto, gli zigomi allombra delle ciglia - lodate fra le dita. Non razziarmi le labbra n gli occhi perch in questi ho tremato indifesa quando il mio amore diceva chi ero affidandomi al fuoco dei venti. Ricambiai il sorriso con il coraggio e la paura di fianco perch minsegn limportanza dellessere e lipotesi orrenda dei vermi che ti completano. Non fu mia madre a partorirmi n la sete di mille fortune, fu quel sorriso a concepirmi e a tramutarmi lacrima per la paura daverlo lontano, nell'animo di un mantello straniero. Sono morta ieri e ancora i denti battono dal freddo nella pianura estesa fino allorizzonte consumato. Vorrei ricompormi, profumare la traccia dei suoi passi, volare a ridosso del tempo per rimpatriare gioia e dolore, con il cuore avvolto di seta e una rosa in mano. il mio pensiero, lultimo di ieri, avvolto dincertezza e nubi, quando ancora non sapevo di odiarti e la speranza sfiorava il tuo nome in capo alla tormenta che ora vorrei. E vorrei la luce che innalza laurora, anche se la notte la uccide senza capirne il senso. Morte infeconda, fa che il mio nome fiorisca pronunciato da tutte le stagioni prima che il riposo disperda linfinito della grazia che baciai. Rester intatta deridendo lerba e il suo bruciare e pregher la pioggia senza tregue per ararmi il cuore annegando la vilt che mi condusse a te.
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