Il giorno del compleanno della bimba tornarono alle Spiagge Rosse.
Il chiosco era chiuso, il sole picchiava alto nel cielo e il vento soffiava dal mare che era agitato e aveva spinto chiazze di posidonia a riva.
Roby piantò il palo dell’ombrellone a terra. Lo girò verso destra 6/7 volte finché la sabbia non coprì la parte inferiore.
Stefania si era seduta sulla sedia a sdraio. Le cosce straripavano un po’ dai bordi, erano bianche e butterate dalla cellulite. Indossava un costume a pezzo intero e stava pulendo il naso alla figlia con un fazzolettino.
La marmocchia era impaziente e non vedeva l’ora di mettersi a scavare buche nella sabbia con una paletta.
«Vado a fare due passi verso gli scogli» disse Roby.
Stefania sollevò il capo verso di lui. I capelli erano legati con un elastico, ma alcuni sparavano in aria:
«Sempre con quel costume lì. È scolorito e non è più aderente. Sembri un pezzente».
Lui rispose guardando assorto verso l’orizzonte:
«Tanto per quello che devo fare, potrei pure non metterlo».
«Che Cosa hai detto?»
«Niente».
La donna lo guardó di traverso. Lui si alzò, le fece ciao con le mani e si diresse alla scogliera.
Camminava sulle rocce e i massi spigolosi gli tagliavano le piante dei piedi.
Oltre la punta c’era una caletta.
Roby vide una coppia stesa sulla spiaggia di ciottoli. Si trattava di due ultracinquantenni, avevano la pelle pendula e raggrinzita come la pasta della pizza quando lievita più del necessario.
Lei aveva un tatuaggio sulla pancia che ciondolava; lui era calvo.
Si baciavano e si sbavavano il muso e il mento.
Lei vide Roby che stava in piedi sulla roccia a guardarli. Lo squadrò: i peli sul petto e sulle gambe, la pelle incartapecorita, il costume allargato.
Diede una gomitata al marito che si girò, fissò il guardone e gli fece un cenno con l'indice:
“Resta dove sei. Puoi solo guardare”.
Roby si sfilò il costume e lo appallottolò su un sasso.
Iniziò a toccarsi, muoveva rapido la mano, gli occhi fissi sulla pancia di lei che oscillava formando due pieghe e sbatteva contro quella dell’uomo. In un paio di minuti venne sulla pietra con un getto che il sole rattrappì in un minuto.
Si ripulì con il bordo del costume, se lo rinfilò e tornò indietro saltando e correndo leggero sulle pietre come un ratto.
-Sposta l’ombrellone- disse Stefania appena lo vide, -l'ombra si è spostata e la bambina è al sole-.
Roby guardò la donna sulla sedia.
Le ascelle colavano, il labbro superiore era sovrastato da peluria che si notava in controluce, i piedi nella sabbia.
Sradicò l'ombrellone, lo conficcò un metro più in là, spingendo finché il palo non toccò qualcosa di duro.
Si sedette per terra, all’ombra, con le ginocchia al petto. Diede le spalle alla donna e a quella bambina che ancora giocava con la sabbia, fissando con lo sguardo qualcosa nel mare.
La tizia seduta sulla sdraio però gli dava fastidio perché borbottava -zio kane!- e allora si rialzò e andò in mare, dove l’acqua gli arrivava all’ombelico.
Mani sui fianchi e culo rivolto all’ombrellone.
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