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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Mazzacane - cap. 2

di Michele Rotunno
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Pubblicato il 19/04/2011 16:53:24

Dalla penombra in cui viene a trovarsi sente una voce femminile che gli dice
“Lascialo socchiuso, per favore, almeno ci eviteremo il fastidio del campanello. Sei Nino, vero? Vieni avanti, io sono Rosaria, la sorella di don Antonio”
Attraversando enormi stanzoni, tutti nella penombra, la donna la lo conduce davanti a una porta chiusa. Nino, seguendola, ha solo notato come la casa sia grande e la mobilia antica e che uno spesso tappeto annulla ogni rumore di passi. La donna, allungando la mano verso la maniglia della porta chiusa, prima di aprirla, gli dice
“Cerca di non farlo stancare troppo, mi raccomando”
Nino entra titubante e con gli occhi bassi. La stanza è scarsamente illuminata e al centro della parete adiacente la porta campeggia un letto a baldacchino. Quasi seppellito nelle coltri giace don Antonio Rinaldi. Nino, timoroso di guardarlo, fissa intensamente il bastone poggiato sul bordo del letto. È un bastone da passeggio, nodoso e lucido. L’impugnatura rappresenta la testa di un cane mastino con due luccicanti topazi al posto degli occhi. Per via di quel bastone don Antonio Rinaldi era da tempo e da tutti soprannominato Mazzacane. Un nome che per oltre trent’anni è stato sinonimo di un potere quasi assoluto. Alzando gli occhi, Nino vede una testa calva e un volto rinsecchito, giallo e grinzoso, un naso aquilino e due occhi vividi e lampeggianti come i topazi incastonati nel bastone. L’omone corpulento che Nino ricordava è ormai ridotto a una manciata di ossa ricoperte dalla sola pelle. Se non fosse per gli occhi… Benché allo stremo delle forze, Mazzacane, grazie ai suoi occhi, riesce ancora a suggestionarlo. Con un debole ma deciso gesto della mano lo invita ad avvicinarsi. Nino ubbidisce e Mazzacane, ripetendo il gesto, gli dice
“Avvicinati di più” Poi senza alcun preambolo continua “Devi scrivere un libro sulle mie memorie, senza alcuna fretta, ma devi farlo bene” e dopo un profondo sospiro aggiunge “La..sul comò..prendi..”
Seguendo l’indicazione Nino nota una grossa valigia di cartone, intanto Mazzacane gli spiega
“E’ piena di documenti, alla rinfusa. Alcuni sono datati, altri no. C’è tutto un paese li dentro. Vedi tu quello che ti può servire” Finalmente Nino riesce a trovare il coraggio di parlare
“Ma .. io? Non so.. perche? Perche io?”
“Perché.. sei puro, tu!”
“Non so se ne sarò capace. Non ho mai fatto nulla del genere e, a parte il mio lavoro in biblioteca, i libri li ho solo visti e sfogliati”
“A tutto c’è una prima volta, e tu sei l’unico che possa farlo. E so cha saprai farlo bene”
“Io..vi ringrazio per la fiducia, mi ci proverò…ma.. dovrò disturbarvi spesso..per eventuali chiarimenti”
“Di questo non dovrai preoccuparti molto” poi, quasi divertito aggiunge “No, non penso che mi darai alcun disturbo” e fattosi serio continua “Mia sorella, potrai rivolgerti a lei per qualunque spiegazione. Quella dannata conosce vita e miracoli di tutto il paese, da quando è nata fino a oggi”
“Ma allora perché non lo scrive lei, so che in passato ha pure scritto qualcosa, mi pare di aver sentito dire…”
“No, lei sarebbe troppo di parte e qualcun altro lo sarebbe altrettanto. In un modo o nell’altro”
Mazzacane chiude gli occhi e a Nino pare esausto, quindi in silenzio si alza e, presa la valigia, si avvia in punta di piedi verso la porta. La voce di Mazzacane lo raggiunge. Flebile ma chiara e ferma gli chiede
“Come sta tua madre?” Benchè sorpreso Nino gli risponde d’istinto
“Bene, cioè così così”
“Ah!” Mazzacane non aggiunge altro e Nino esce dalla stanza. Quando si richiude la porta alle spalle appare donna Rosaria che con un cenno lo invita a seguirlo in cucina, dove a bassa voce gli dice
“Ho fatto un tentativo di mettere un po’ d’ordine in quelle carte ma ci ho rinunciato, e non sapendo quali scartare le ho rimesse così alla rinfusa, ma guarda tu stesso”
Nino non aspetta altro e apre la valigia. Dentro vi trova di tutto. Documenti su carta intestata del Comune, altri su fogli protocollo, molti appunti scritti su pagine di quaderni e moltissimi altri, con frettolosa calligrafia, su ogni pezzo di carta avuta a disposizione, finanche su un pacchetto di sigarette aperto e sventrato. Mentre Nino sbircia avido nella valigia donna Rosaria continua
“Su alcuni di questi appunti ci sono le date, alcune di quelle che ricordavo le ho scritte io. Molti sono senza e dovrai individuarle da solo”
“E’ molto importante questo libro?” chiede sorpreso Nino. Donna Rosaria pondera le parole e aiutandosi con dei cenni di assenso risponde
“Sì Nino, è molto importante. Forse oggi non lo è ancora ma tra qualche anno lo sarà senz’altro. Tu sai bene chi è mio fratello e cosa è stato per questa comunità e sai anche bene cosa dice la gente di lui. Oggi non credo che qualcuno possa parlare male ma..appena non sarà più in grado di potersi difendere tutti i suoi nemici, quelli che per anni hanno vissuto nascosti, usciranno allo scoperto e diranno di lui tutte le nefandezze che potranno. Oh, non è che lui sia stato uno stinco di santo ma..ha avuto anche grandi meriti, politicamente intendo, e quelli, soprattutto, desidero vengano messi in risalto.
“Ma a difenderlo ci sono gli amici del partito.. ne ho visti tanti là fuori che attendono..”
Donna Rosaria sorride, lo invita con un gesto a seguirla davanti a una finestra che da sulla piazza e, scostati leggermente i tendaggi, gli dice
“Guarda Nino, guardali, sono tutti lì gli amici del partito. Guardali bene, guarda le loro facce, scruta le loro espressioni, soppesali e giudicali, e poi dimmi cosa te ne pare. Non sono uomini! Alcuni lo sembrano ma non lasciarti ingannare, sono delle iene, peggio, degli sciacalli. Stanno lì ad aspettare che la morte se lo prende. Non aspettano altro, non vedono l’ora di entrare a vederlo nelle condizioni in cui è. E pensare a tutte le volte che sono entrati in questa casa e con gli occhi bassi, intimoriti finanche di guardare la mobilia. Ah se la guardavano invece! Sembravano tante pecore smarrite, timorose che il cane le azzannasse. Sì, il cane, Mazzacane! Lo hanno sempre chiamato così e lui lo sapeva e ne era fiero. Ci godeva. Anche oggi entrerebbero a testa bassa, anzi lo faranno pure il giorno…e, quanto credi che resteranno tali gli amici del partito, eh? Quanto? Te lo dico io, saranno i primi che sputeranno dalla bocca le maldicenze peggiori. Ecco il perché è tanto importante il libro”
Nino ascolta affascinato e senza alcun commento, riprende la valigia, si avvia verso l’uscita ma anche lei, prima che esca, gli rivolge la stessa domanda del fratello
“Come sta tua madre?”
“Così così, grazie”
Nino rientra a casa. La madre, trattenendo la curiosità gli prepara la cena e solo alla fine gli chiede
“Allora, cosa voleva da te? Perché voleva parlarti?” in tono evasivo Nino risponde
“Niente, vuole che scriva un libro sulla sua vita” Con una smorfia di sorpresa, delusione, sospetto, inquietudine e..altro.. lei balbetta
“Cosa?..tu..tu devi scrivere un ..un libro..libro..?
“Sì, tutto qua. E nella valigia c’è una montagna di carte e documenti su cui devo lavorare per farmi un’idea, per lo meno cronologica” Nino si sente importante e con fierezza accende una sigaretta poi, ancora eccitato, va a letto.
L’indomani, puntuale come sempre, entra in biblioteca e, con sua sorpresa vi trova Gibbì che esclama
“Oggi è sicuro che nevica” sorridendo Nino risponde
“Infatti è una delle rarissime volte che tu arrivi in anticipo”
“Gesù! Sei in ritardo di ben otto minuti e tutti in una volta sola. Nino, non ti era mai successo prima di oggi. Ti è scappato sonno o è stato il pensiero di Stefania a non farti dormire?”
Nino non raccoglie e sbuffando va a sedersi alla scrivania sotto lo sguardo indagatore di Gibbì che con calma apparente lo raggiunge e gli fa la domanda che si aspetta.
“Beh, non mi dici niente?”
“Mi ha..no, vuole che scriva un libro su di lui” Gibbì reagisce alla notizia serrando le mascelle e con uno sguardo penetrante commenta duro
“Ti vogliono fottere. Dovresti lasciar perdere, ma immagino sia troppo tardi per tirarti indietro, non è vero?”
“Ma che stai dicendo, mi vogliono fottere! Chi?, chi mi vuole fottere?”
“Lascia perdere, scusa, fa come non detto”
“Non lascio perdere un bel nulla. Cosa volevi dire con quella frase? Cosa sai che io non sappia? Su, avanti, parla!”
“Ma niente, non so niente, stavo solo riflettendo”
“Non è vero, volevi dire qualcosa di preciso”
“Cos’è, non so libero di pensare adesso?”
“Certo che lo sei ma..credevo mi fossi amico”
“Lo sono sì, ragazzo mio! Per questo che..senti Nino, ascoltami bene, perché dovresti interessarti di politica? Cosa ci vai a guadagnare? Vuoi a tuti i costi farti dei nemici? Non ti garba più la vita tranquilla che fai?”
“Politica? Ma quale politica? Che c’entra adesso la politica?”
“Sì che c’entra, testone! Cosa credi di dover scrivere in questo libro, le imprese di guerra di Mazzacane? Ma se quell’imboscato non ha fatto nemmeno il servizio militare!”
“Beh, nella sua vita non c’è stata solo la politica!”
“Quello è nato politico e sta crepando politico”
“D’accordo, ma non è detto che debba tesserne le lodi, devo solo scrivere la sua bibliografia, così come un cronista”
“Già. E gli altri? Quelli dove li metti?”
“Gli altri? Di quali altri parli?”
“Gesù Nino, i suoi e i tuoi contemporanei! Sono tutti politici e non potrai fare a meno di citarli, o credi che se ne staranno indifferenti a tutto ciò che scriverai sul loro conto? Svegliati ragazzo e ascolta cosa ti dice il tuo vecchio..Gibbì, questa è una rogna! Mi spiace solo che ci sei finito dentro senza accorgertene. Vecchio bastardo di Mazzacane, questa non doveva proprio fartela, non doveva proprio! Ma d’altronde, cosa ci si può aspettare da un bastardo?”
“Dai, adesso non esagerare! In fondo non è detto che deve essere per forza così nera come l’hai dipinta!”
“Uhm, aspetta e vedrai!”
I due non si rivolgono più la parola per timore di ferirsi e Nino, oltretutto, pensa di dimostrare a Stefania la sua bravura. Gibbì spesso lo guarda pensieroso e, visibilmente preoccupato scrolla il capo.
A sera Nino si chiude nella sua stanza e inizia a esaminare il contenuto della valigia. Per meglio organizzarsi il lavoro decide di affondare le mani nel mel mucchio di carte e quindi separare sul tavolo i documenti ufficiali dagli altri. Alla quinta “pescata” avverte la presenza di una busta di cellophane con dentro quattro metà di due libretti neri per appunti che qualcuno aveva prima strappato e poi, forse pentito, aveva conservato. Le pagine sono scritte fittemente con una calligrafia minuta e appena visibile ma chiara e leggibile. Tra le righe vi sono molte lettere maiuscole puntate. Nino pensa e alle iniziali di persone e sospirando sul duro lavoro che l’attende riprende il vaglio dei documenti. Alla fine fa un primo esame. I documenti sono stati messi tutti in ordine cronologico. Il più vecchio risale al 1954 e il più recente al 1986, ovvero un arco di tempo di oltre trent’anni. Pressappoco gli anni del potere incontrastato di Mazzacane a Montepiano. Inoltre il primo documento riguarda la copia di una delibera relativa alla prima Giunta comunale dopo le elezioni amministrative locali e Mazzacane vi risulta come assessore con delega all’igiene pubblica. L’ultimo è il passaggio delle consegne al suo successore Giovanni Rizzuto. Il primo atto di Mazzacane sindaco risale al 1956 quando, venuto a mancare per un incidente l’allora sindaco, inspiegabilmente era stato chiamato proprio lui a sostituirlo. Per trent’anni lo sarebbe stato ininterrottamente.
Per tre giorni Nino resta segregato in casa a decifrare appunti e carte varie dimenticandosi finanche di Stefania. Una cosa, comunque, lo infastidisce ed è il comune atteggiamento della madre e di Gibbì. Entrambi gli rivolgono poche parole ma non gli tolgono da dosso sguardi carichi di apprensione. Gibbì, inoltre, lo urta di più perché continua a fissarlo silenzioso e immobile come una sfinge. Le poche volte che si rivolgono la parola lo fanno a monosillabi, come due ostinati nemici.

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