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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Mazzacane - cap. 3

di Michele Rotunno
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Pubblicato il 23/04/2011 18:16:33

La mattina del lunedì, recandosi al lavoro, Nino casualmente vede Stefania e Manfredi in atteggiamento più che amichevole e ne rimane turbato, entra in biblioteca prima dell’arrivo di Gibbì. Questi, arrivando pochi minuti dopo, lo affronta malignamente.
“Ciao, ieri sera mentre tu scrivevi il tuo libro ho visto tornare i “romani”, tutti e quattro allegri e felici. Quel Manfredi deve aver fatto passi da gigante. Certo è che quei due fanno proprio una bella coppia insieme! Intendo lui e la signorina Stefania. Eh, dovresti vederli…!” Nino, scattando in piedi dalla rabbia gli urla
“Basta! Non permetterti più, mai più di…di..” Sconvolto non riesce a terminare la frase e Gibbì, imperterrito, si finge indaffarato poi, con calma glaciale, si avvicina alla scrivania e gli dice
“Scusami, non volevo ferirti, ma è questa maledetta storia del libro che mi fa diventare maligno. Non riesco proprio a mandarla giu. Scusami ancora”
“No, guarda che non attacca! È una malignità che potevi anche risparmiarti. Non so cosa ti prende ma il libro non c’entra. Sono tutte scuse”
“Se è così che la pensi allora…”
“Ma dai, non essere tanto vigliacco! Cosa c’entra il libro adesso? Primo, non devi scriverlo tu e secondo, non vedo a quali pericoli io vada incontro e, terzo, non ti sei mai interessato alle mie faccende personali e non vedo perché di punto in bianco dovresti occupartene”
“Ma allora non vuoi proprio capirlo che ti sono amico e come tale mi preoccupo per te?”
“Ma se fino ad oggi non hai fatto altro che sfottermi!”
“Ma questa è l’amicizia Nino. Fino ad oggi abbiamo vissuto come in un guscio, isolati dal mondo esterno, nulla ci veniva a intaccare e quasi nulla di quanto succedeva la fuori ci riguardava direttamente. Cos’altro ci restava, pardon mi restava, che stuzzicarti di tanto in tanto? Anche su cose cha sapevo per te serie, ma sempre senza alcuna malignità. Ma ora, Nino, le cose sono cambiate e questa in cui ti sei impegolato è una faccenda maledettamente seria e tu la prendi sottogamba. Lasciatelo dire da uno che ha i capelli bianchi, questa volta rischi di grosso”
“Ma rischiare cosa, santo Iddio?”
“Innanzi tutto la tua serenità. Guardati, sono solo tre giorni che sei preso da questo libro e sembri dimagrito di cinque chili. Sei diventato serioso di colpo, anche se in effetti..ti dona un aspetto più..maturo, negli occhi ti si legge una preoccupante apprensione. Hai l’aspetto di uno che si è beccato una bella influenza, con gli occhi lucidi che ti ritrovi. E poi, il tuo libro quando lo scriverai? Non certo qui in biblioteca perché avrai bisogno di consultare ogni momento quelle stramaledette carte o i tuoi appunti. A casa, di giorno, non potrai dimenticarti di avere una madre che non sta bene in salute e quindi non ti resterà che la notte. Quanto potrai resistere?”
Nino non gli risponde. Sa che ha perfettamente ragione. Per cui Gibbì continua
“Non voglio sembrarti ossessivo ma questo è niente in confronto alle preoccupazioni vere che provo e di cui abbiamo già discusso venerdì. Quei maledetti figli di puttana ti staranno addosso, vedrai che non ti lasceranno in pace e ti faranno venire tanti complessi che nemmeno te li immagini. Dapprima ti liscieranno a dovere, poi verranno le frecciatine e gli avvertimenti e tu ti sentirai, prima in obbligo, poi in scrupolo e infine preoccupato. Nino, tu ora credi di aver toccato il cielo con un dito, sicuramente ti senti importante, ed è comprensibile per uno che è sempre vissuto nascosto in un buco come questo ma, ascolta il consiglio di un amico, non montarti troppo la testa, per favore, patirai di meno, dopo..”
“Non mi sto montando la testa e so che il compito che mi attende è arduo ma, l’hai detto tu stesso, per uno che è sempre vissuto in questo buco è l’occasione buona per misurarsi. Ecco Gibbì, di questo sono preoccupato, ho paura di non farcela”
“Ti comprendo, ma tu non comprendi me. Non ho mai avuto dubbi sulle tue qualità, e lo sai bene, quante volte ti ho detto, a proposito di certi libri che ci arrivano, che se tu avessi preso la penna in mano avresti fatto di meglio? Non hai certo bisogno di una sfida per misurarti o… ma ti hanno dato un limite di tempo per scriverlo?”
“No, assolutamente! Ho tutto il tempo che voglio, anche se, immagino, ogni tanto mi sarà chiesto a che punto sono”
“E non solamente dal committente, vedrai.., anche Stefania è preoccupata per questa faccenda” Nino ha un sobbalzo e, tutto eccitato, chiede
“Stefania? Perché lo sa? E come lo sai tu?”
“Ma se ti ho detto che ero presente al loro ritorno ieri sera! Lei mi ha visto e ha chiesto tue notizie”
“E tu le hai raccontato tutto?”
“Certo, glie l’ho raccontontato!”
“E..?”
“E..cosa? ah, vuoi sapere cos’ha risposto?” Nino lo guarda torvo mentre lui ridacchia.
“Ci è rimasta di stucco. Ma non ti gasare ora, era preoccupata per te. Mi ha chiesto di starti vicino perché, secondo lei, avrai proprio bisogno di questo” Nino, parzialmente deluso, commenta con un semplice “Ah!” mentre Gibbì continua
“E non è tutto, Manfredi ha fatto un commento cretino, che non sto a ripeterti, e lei ha avuto una smorfia di disappunto. Beh, ora non chiedermi altro perché il ruffiano non sono avvezzo a farlo, intesi?”
Nino sprizza gioia da tutte le parti e Gibbì, tornato serio, gli chiede a che punto si trova.
“Li sto ancora selezionando, mettendo da parte quelli datati”
“E questi di cosa parlano?”
“Non li ho ancosa esaminati, comincerò a farlo oggi”
“Beh, inutile dirtelo, se hai bisogno conta pure su di me”
Ricreata l’armonia i due riprendono il solito tran tran, interrotto verso mezzogiorno da una inaspettata cisita. È il sindaco in carica Giovanni Rizzuto, questi, che non ha mai messo piede in biblioteca, entra con assoluta circospezione e si rivolge a Nino.
“Buoingiorno..Nino..come va?”
“Buongiorno signor sindaco, tutto bene, grazie!” gli risponde lui, meravigliato.
“Sa, passavo di qua e..ho pensato di fare una visitina. Vorrei dirle, caro Nino, che..se le occorresse qualcosa..non si faccia scrupoli..chieda, chieda pure..”
“La ringrazio. Lo farò senz’altro se dovesse…”
“Bene, bene, ho sempre pensato che lei è uno dei nostri più efficienti collaboratori. Bravo, bravo..”
E senza aggiungere altro toglie il disturbo. Nino soddisfatto, lo segue con gli occhi poi, girandosi verso Gibbì, nota il suo sguardo ironico da cui traspare, però, un inquietante avvertimento. A fine lavoro ritorna di filato a casa a rinchiudersi nella sua stanza. Trrascorrono molte ore finchè sulla sua scrivania non si distinguono tre pile di documenti datati. Dodici copie di delibere di Giunta, tredici di verbali di riunioni di partito e una trentina di fogli di quaderno di appunti autografi di Mazzacane, tutti riguardanti un arco di tempo tra il 1956 e il 1967. Nino, da un primo esame, si accorge che le delibere di Giunta seguono di pochi giorni i verbali del partito. Una delibera è preceduta di sole ventiquattro ore da ben due verbali del partito recanti la stessa data. Una riunione tenutasi al mattino e la seconda il pomneriggio. Deciso più che mai a immergersi in quei documenti Nino inizia dalle delibere, essendo queste battute a macchina sono più leggibili.
Alla fine della lettura le note predominanti sono poche. A parte le piccole elargizioni di denaro a varie associazioni, l’unico punto in comune è l’assunzione di personale a tempo indeterminato. Passando ai verbali del partito, scopre che gli ordini del giorno riguardano proprio le assunzioni. In pratica ognuno di queste veniva preventivamente determinata dal partito. La stranezza riguardava la forma. In ogni riunione veniva fatto un nome da un membro del direttivo e regolarmente approvato da tutti senza alcuna obiezione. Tre volte da don Cosimo, il farmacista del paese, tre volte da don Ferdinando, barone e latifondista, grande produttore di olio e vino, cinque volte da don Antonio, Mazzacane. Una sola volta compare un quarto nome, ma è indicato con una M puntata, e riguarda proprio la seconda riunione pomeridiana, dopo che al mattino don Cosimo aveva espresso un’indicazione diversa. Il pomeriggio, appunto, su indicazione di “M.”, e senza alcuna protesta di don Cosimo, si era chiuso definitivamente il verbale, poi “ratificato” in Giunta il giorno successivo.
Nino, incuriosito, si chiede chi poteva mai essere questo personaggio tanto potente. Spinto dalla curiosità, senza effettuare pause, inizia a spulciare tra gli appunti di Mazzacane. Tra la conferma di una gestione del potere da parte di Mazzacane, principalmente, e dei due soliti don…, senza che sia svelato il mistero di “M.” Nino s’imbatte in un’altra incognita. Mazzacane spesso cita un termine a lui sconosciuto “la Scannatora”. Egli intuisce che debba trattarsi di una località ma non l’ha mai sentita nominare. Il mattino dopo si presenta al lavoro con gli occhi gonfi e la barba non rasata. Vicino l’ingresso incontra Stefania che gli si rivolge in tono apprensivo.
“Nino, mio Dio come sei ridotto, ma ti senti bene?” egli risponde con voce rauca, dovuta alle troppe sigarette.
“Ho lavorato fino a tardi e fumato più di un turco”
“Hai deciso di rovinarti la salute per quel libro?”
“Ma no! È che i documenti sono tanti e..”
“Nino, sei solo all’inizio, e sei ridotto così..”
“Appena avrò inquadrato il lavoro vedtrai che..”
“..che ti ritroverai all’ospedale”
“Gibbì non crede che io possa fercela e più d’uno, anche. Tu sei tra questi?”
“Stupido! Sono solo preoccupata per te. Se poi a te non interessa…”
“Allora credi che ci riuscirò?”
“Sì che ci riuscirai! - dice sospirando – ti conosco abbastanza e so che si molto ostinato. Quando vuoi…”
“Grazie, grazie dei complimenti Stefania”
“Nino, perché lo fai? Perché hai accettato? Solo per dimostrare di esserne capace?”
“Non lo so, ovvero non so spiegartelo. Me lo sono chiesto anch’io ma..non so..sento che devo farlo, sento in me una voce che mi spinge a farlo”
“Ok! Ma, per favore, riguardati. Promesso?”
“Sì. Promesso..promesso” e felice come una Pasqua entra in biblioteca dove Gibbì lo attende con le braccia conserte.
“Buongiorno don Nino! Benvenuto a vossia!” dice ironico.
“Beh, che c’è, sei allegro anche tu stamattina? Ti avverto che oggi non riesci a farmi incazzare, hehe!”
“E chi vuole sfotterti! Adesso poi che sei una persona di riguardo!”
“Guarda che non ci riesci a rovinarmi la giornata!”
“Ma davvero? Allora guarda sulla scrivania” Nino si accorge, infine, di un vassoio con una caffettiera, una tazza e un pacchettino di biscotti. Stupito cli chiede spiegazioni
“Che roba è? Cosa significa?”
“Te l’ho detto che ormai sei una persona importante”
“Che vuoi dire, spiegati!”
“L’hanno portato dal bar prima che tu arrivassi. “è per don Nino” ha detto il garzone. E non ha voluto nemmeno la mancia!”
“Ma chi..?”
“Chi? E che ne so! Forse Mazzacane o qualche tuo fans”
“Avanti, chi?”
“Cosa c’è, ti stai arrabiando forse? Leggi il bigliettino, pezzo di scemo!” Nino legge e infine esclama
“Don Cosimo! Il vecchio don Cosimo!”
“Già, ieri il sindaco e oggi don Cosimo. Ragazzo stai facendo carriera. Di questo passo presto sarai un intoccabile! Ah, puoi spargere la voce che qui dentro ci sono anch’io? Sai, una tazzina di caffè, anche senza biscottini, piacerebbe berla anche a me, qualche volta, non sempre. Ma cos’hai? Sei diventato serio tutto d’un colpo. Suvvia Nino, è il prezzo della popolarità”

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