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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Mazzacane - cap. 6

di Michele Rotunno
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Pubblicato il 02/05/2011 20:01:51

Nel piccolo spazio antistante la cappella della famiglia Rinaldi stazionano una ventina di persone in tutto. Donna Rosaria e alcuni cugini rappresentano la famiglia, qualche vicino di casa e un paio di amici di famiglia. Nessun politico e nemmeno un amministratore comunale. Nino e Stefania arrivano a messa già iniziata. Avvicinandosi, Nino le sussurra..
“Donna Rosaria aveva pienamente ragione dicendo che gli amici del partito si sarebbero dissolti non appena avesse chiuso gli occhi”
“I morti non fanno paura a nessuno. Ammenocchè non abbiano lasciato dei segreti da custodire” risponde lei a bassa voce.
“A cosa ti riferisci?”
“Hai la coda di paglia forse?”
“Credevo alludessi a..”
“Non alludevo a niente, sei tu che ..cosa guardi?”
“Scusa, vedi quel vecchio che arranca? Credo sia il Zi Rocco di cui parlavamo ieri sera. Aspetta che si avvicina di più e te lo dico con certezza”
“Ma quello è zi Rocco il Muto! Nino mio, se speri di sapere qualcosa da lui stai fresco!”
“Lo conosci?”
“Sì, spesso ha fatto dei lavori in campagna da mio zio. Lo chiamano il muto perché è di poche parole”
“Allora, se lo conosci, perché non lo fermiamo insieme?”
“Sarebbe un errore. Mi conosce e so che ultimamente non è in buoni rapporti con mio zio”
“E questo che c’entra con te?”
“Eccome se c’entra! È gente all’antica, capace di ricordarsi di uno screzio per tutta la vita, accomunando anche i parenti. Ti conviene parlargli da solo, ma con ciò non ti garantisco che ti risponderà”
Dopo la funzione religiosa Nino non perde di vista il vecchio che si attarda nei pressi della tomba a mettere a posto i fiori che sono stati portati. Nino, salutata donna Rosaria, ritorna verso la cappella e gli parla.
“Vi do una mano?”
Zi Rocco si gira lentamente e, impassibile, squadra Nino. È molto vecchio, il volto solcato da rughe profonde. Gli occhi, pur arrossati dalla cateratta, sembrano di ghiaccio. Non risponde e continua imperterrito il suo lavoro, Nino lo prende per un consenso e si piega a raccogliere gli scarti. In silenzio mettono a posto i vasi con i fiori e solo alla fine rompe il silenzio dicendogli..
“Zi Rocco, vorrei farvi delle domande alle quali terrei ad avere delle risposte – il vecchio non reagisce e lui continua – mi chiamo Nino Capuana e sto scrivendo un libro su don Antonio..”
“So benissimo chi sei, Rosaria me lo ha detto”
“Ah bene, allora mi darete le informazioni che vi chiederò?”
“Non so niente di politica. Non mi sono mai occupato di queste cose”
“Si tratta della Scannatora”
Il vecchio non mostra alcuna sorpresa, rimane silenzioso e infine, scrollando le spalle, risponde..
“Che c’entra la Scannatora con il tuo libro?”
“So che vi tenevano delle riunioni, don Antonio, don Cosimo, don Ferdinando e.. gli altri”
“E allora? Non so nulla di quello che si dicevano”
“Quanto tempo duravano, un’ora, due, tutta la notte?”
“Non lo so, tornavo il mattino dopo a rimettere a posto”
“A sparecchiare? Quindi non parlavano solo di affari banchettavano, e chi cucinava?”
“Le d.., non lo so, non mi occupavo dei preparativi”
“E di cosa ti occupavi, solo dell’orto?”
“Io..portavo solo il vino dalla cantina di don Ferdinando”
“Ogni momento? Facevi avanti e indietro?”
“Solo un “piretto” alla volta. Lo travasavo nei fiaschi che mettevo sulla tavola, un fiasco a testa, quando lo finivano si finiva anche la festa”
“E poi?”
“E poi cosa? Sistemavo il vino e me ne andavo. Tornavo il giorno dopo a..”
“Sì, tornavi a sparecchiare. Questo l’hai già detto. Allora non sapevi chi erano gli invitati?”
“I soliti, sempre gli stessi”
“E nessun altro? Chessò..donne, per esempio?”
“Non so niente, io”
“Hai detto che sai del libro per averlo sentito da donna Rosaria, è vero?”
“Sì, è vero!”
“L’hai sentito o te l’ha proprio detto lei?”
“Me l’ha detto lei”
“e non ti ha detto altro? Non ti ha detto di darmi tutte le informazioni che chiedo?”
“Non mi ha detto che mi avresti parlato, ma solo che avresti fatto un buon lavoro”
“Per farlo ho bisogno anche delle tue risposte”
“Io non so altro, quello che so ti ho detto”
Nino, non insiste oltre con il vecchio e va in biblioteca. Verso mezzogiorno, mentre sta indaffarato a giocare a scopa con Gibbì, arriva il garzone del bar con una busta per conto di donna Rosaria.
“La manda donna Rosaria, ha detto che è urgente”
“Devi portare la risposta?” chiede Gibbì.
“No, donna Rosaria è appena partita per Napoli da una sua cugina, ha detto che torna tra un mese o due” dopo di che il garzone va via lasciandoli soli. Nino apre la busta e vi trova un foglio piegato con dentro un assegno di cinque milioni di lire. Sorpreso legge il contenuto del foglio ed esclama..
“Accidenti! Mi ha dato cinque milioni come anticipo per la pubblicazione del libro!”
“Ehilà, stai diventando ricco! Allora il libro l’hai già finito?”
“Macchè, ho solo riempito due quaderni di appunti ma non ho scritto una sola pagina”
“Beh, non si può dire che donna Rosaria manchi di fiducia!”
“Già, è proprio questo il guaio”
“Ma cosa aspetti a scriverlo?”
“Mi ero dimenticato i quadernetti, quelli strappati a metà. Sono scritti fittemente e con una srcittura minutissima. Vi sono inoltre molte siglie al posto dei nomi. Per leggerli tutti prima devo mettere a posto le pagine, e sarà un lavoraccio che non ti dico!”
“Non lo so ma i quadernetti neri come quelli non mi hanno mai ispirato fiducia. Ho dei presentimenti..”
“Cioè?”
“Non mi dicono niente di buono ecco tutto”
Quella sera stessa Nino si dedica ai quadernetti. Dapprima riunisce le pagine con del nastro adesivo trasparente facendo attenzione a far combaciare perfettamente il bordo strappato e alla fine passa alla lettura che con estrema difficoltà gli porta via una settimana intera. La stessa è resa ancora più difficoltosa dalla miriade di lettere maiuscole punteggiate che stanno a indicare senza alcun dubbio le iniziali di persone conosciute ovviamente allo scrivente.
Incombe su tutti la lettera Emme, nominata molte volte. Un particolare, però, attira la sua attenzione e riguarda l’uso dell’articolo che non sempre precede la lettera. Questo gli fa nascere il dubbio che la Emme stia a indicare due distinte persone.
A metà del primo quadernetto riesce anche a scoprire chi sia colui indicato con l’articolo, il maresciallo dei carabinieri comandante la stazione di Montepiano all’epoca degli eventi. Infatti ogni volta che Mazzacane si riferiva a lui appuntava il grado facendolo precedere dall’articolo. La prova che fosse proprio il maresciallo Nino la ottiene ritornando a rileggere quel verbale in cui, a distanza di poche ore e sotto pressione di M., veniva assunto un attacchino comunale. Dopo una rapida ricerca Nino scopre che l’uomo, in precedenza, aveva spesso eseguito dei lavoretti di tappezzeria nell’alloggio del maresciallo sito al piano soprastante la caserma. Nel quadernetto Mazzacane descrive anche come il sottufficiale si sia interessato presso i propri superiori affinchè un carabiniere del paese, prestante servizio nel Friuli, venisse trasferito in un centro distante pochi chilometri da Montepiano. Nino, euforico per la scoperta, festeggia l’avvenimento con Stefania in pizzeria.
Una settimana dopo, però, l’euforia si trasforma in assoluta disperazione. Tra le ultime pagine del quadernetto e le prime del successivo Mazzacane annota una vicenda che lo riguarda direttamente.
Scrive Mazzacane:
“Quella disgraziata di F. dopo essersi rivolta all’M. per aiutare il marito a emigrare adesso vuole farlo ritornare in paese. Se si piega a venire alla Scannatora l’accontento”
Alcune pagine dopo:
“F. fa la schizzinosa, ma quando si è messa con il leccese non ci ha pensato due volte”
Nel secondo quadernetto:
“M. insiste ancora con F. quella maledetta adesso fa la santa, tutta casa e chiesa, ma alla Scannatora deve venire, e prima o poi ci verrà”
Nella pagina successiva:
“M. sta rompendo con F. non li sopporto più tutti e due. Sono sicuro che M se la tiene. Sarebbe il colmo! Li farò stare sulle spine per un po’”
Tre pagine dopo:
“Ho deciso, adesso basta con F. deve venire alla Scannatora e servire nuda, anche davanti a M. voglio proprio vedere fino a che punto arriva”
Nella pagina successiva:
“Incredibile! F. è disposta a piegarsi. Ma se M. crede cha abbia scherzato sulla sua nudità si sbaglia di grosso. F. deve venire alla Scannatora e servirci nuda. Al massimo le consento di coprirsi la faccia con un velo”
Tre pagine dopo l’ultima annotazione al riguardo:
“Che serata ieri sera! F. è venuta alla Scannatora, che coraggio però! Ha servito nuda con la faccia coperta da un velo nero. M. non è riuscito a mangiare nemmeno un boccone, ha solo bevuto tutto il vino del suo fiasco ubriacandosi come un porco. Strano che alla domanda come avrebbe chiamato il figlio ha risposto che gli avrebbe dato il nome di N. precisando come sia il diminuitivo di A. e quando le ho chiesto se fosse il suocero ha risposto che lo faceva in mio onore. Che Dio la maledica per sempre!”
Poi un’annotazione cancellata ma ancora leggibile:
“Manderò una lettera a D. in Svizzera”
Stravolto Nino fa presto a intuire che si tratta della propria madre. F. sta per Filomena, D. per Damiano, il proprio padre morto in Svizzera. Lo stesso era di oprigine leccese e prima di trasferirsi in Svizzera era stato per una quarantina di giorni in Germania. Egli stesso si chiama Nino ma è un diminuitivo di Antonino, il suo nome all’anagrafe.
Per tutta la notte non fa che rileggere quegli appunti e bere lunghe sorsate di cognac poi, prima dello spuntar del sole, intasca i quadernetti e piangendo esce di casa. Si dirige alla biblioteca dove sfoga tutta la rabbia buttando all’aria libri e tavoli. Infine, vinto dall’alcool e dalla stanchezza si accascia in un angolo addormentandosi, non prima di essersi vomitato addosso. È in questo stato pietoso che lo trova Gibbì due ore dopo, entrando in biblioteca.
“Oddio santo! Nino! Nino!”
Gibbì lo scuote e intanto cerca di sollevarlo ma egli è come un peso norto e il vecchio bidello non ce la fa. Nino, comunque, da segni di vita lamentandosi flebilmente. Gibbì, allora, con notevole padronanza, si affretta a chiudere la porta della biblioteca poi, usando il telefono interno, chiama Pasquale, il suo collega delle elementari al piano di sopra, e lo prega di far venire giù Stefania, tutto senza far nulla trapelare di quanto accaduto. In attesa che la ragazza scenda presta le prime cure a Nino passandogli sulla fronte un asciugamano bagnato. Cinque minuti dopo Stefania bussa alla porta e Gibbì corre ad aprirla. Lei entra e rimane sbalordita, infine nota lo stato di Nino e si precipita verso il giovane.
“Oh mio Dio! Nino! Nino! Cos’è successo Gibbì?”
“Non lo so, non lo so. L’ho trovato in questo stato dieci minuti fa quando sono arrivato. Ma cosa gli sarà mai successo? Lei immagina qualcosa?”
“Mio Dio no! Nino, Nino, amore mio!”
“Io, per la verità ho subito pensato a lei. Mi perdoni, ho pensato a un vostro litigio”
“No, no, no. Ieri sera siamo stati così bene insieme e l’ho lasciato allegro e felice. Mio Dio cosa sarà successo?”
“Sarà successo qualcosa che lo avrà sconvolto. Da come ha ridotto questa sala..maledetto libro!”
“Libro? Perché parli del libro? Credi che c’entri qualcosa con tutto questo?”
“Sì maledizione! Sono sicuro che tutto questo ha a che vedere con i quadernetti!”
“Ne sei sicuro? Eppure in questi giorni nulla faceva presagire..”
“Sono pronto a scommetterci la testa. Su signorina, mi dia una mano a tirarlo su. Corichiamolo su quel tavolo, finchè non si riprende”
Facendo seguire i gesti Gibbì passa un braccio sotto le spalle di Nino. Aiutato da Stefania lo adagia su un tavolo e, intanto, nota il rigonfiamento della tasca della giacca. Incuriosito infila la mano estraendo i famosi quadernetti.
“Vede, vede, sono i maledetti quaderni. Ha visto che avevo ragione!”
“Dammeli Gibbì, voglio vedere cosa contengono”
“Non so se..facciamo bene a leggerli, forse..”
“Al diavolo le forme Gibbì! Dammi quei quaderni, ma non dirgli niente quando si riprenderà, intesi?”
“E quando li cercherà cosa gli dirò?”
“Nulla. Se la causa di tutto questo è qui dentro sarà lui stesso a dirlo. L’importante che adesso non gli facciamo mancare il nostro aiuto”
“Signorina..”
“Sì?”
“Avrà bisogno della sua vicinanza”
“Lo so Gibbì, lo so, e l’avrà””
“Non lo farà per..?”
“Per compassione, vuoi dire? No Gibbì, no. Lo amo questo testone e lui non immagina nemmeno quanto”
“Di là, nel ripostiglio, c’è un lavandino con degli asciugamani. Se lei gli fa degli impacchi sulla fronte io faccio un salto al bar a prendere un thermos di caffè. Bisogna rimetterlo in piedi, ma con discrezione. Lei capirà, non è vero? Poi, con calma, sistemo questo macello”
“E se intanto viene qualcuno cosa faccio?”
“Stia tranquilla che qui dentro solo il diavolo ci mette piede”
“E sembra ci sia già stato!”
“Ecco, brava, vedo che ha capito al volo. Piuttosto, lei non deve giustificare la sua assenza di sopra?”
“Non c’è problema, oggi sono di compresenza. Ma di a Pasquale che avvisasse la mia collega in classe che sono impegnata qui per una ricerca”
Durante l’assenza di Gibbì, sotto l’effetto delle cure di Stefania, Nino riprende i sensi e, appena acquista coscienza della situazione, scoppia in un pianto nevrotico mentre Stefania lo consola amorevomente. Superato il momento critico, parlando a scatti, quasi farfugliando, le dice..
“Cosa..ho..fatto? mio Dio..mio Dio!”
“Di questo non devi preoccuparti, metterà tutto a posto Gibbì appena torna. Come ti senti piuttosto?”
“Dov’è. Dove è andato?”
“Al bar, a prendere del caffè. Nino, cos’è successo?”
“Niente, niente che ti riguarda”
“Tutto di te mi riguarda. Non essere così duro, io voglio aiutarti”
“Non puoi, nessuno lo può..ormai”
“In quegli appunti c’è qualcosa che ti ha sconvolto?”
“Gli appunti? Ma dove sono i quadernetti? Li avevo in tasca. Li ha preso Gibbì?”
“No, li ho messi al sicuro. Te li darò quando sarò sicura che non farai altre sciocchezze”
“Tu non puoi capire. Mi è crollato il mondo addosso”
“Gesù! E che sarà mai di tanto grave?”
“Credevo..non immaginavo..mi viene da vomitare..”
“Di là, nel lavandino, ce la fai ad arrivare?” Poco dopo, lei gli dice..
“Nino, non puoi tenerti tutto dentro. Devi aver fiducia in me, se mi ami”
“Dopo..potresti non amarmi più”
“Quanto sei sciocco! Se taci mon to amerò più per davvero. Parola mia!”
“Riguarda mia madre..”
“E allora..?”
“Oh Stefania! Era una di quelle..”
“Una di quelle cosa? Che andava alla Scannatora?”
“Sì, come hai fatto a capirlo?”
“Non ci voleva molto. E perché l’ha fatto, secondo te? Per il piacere di farlo?”
“Comunque l’ha fatto”
“Comunque riguarda lei, il suo passato, la sua coscienza. Per te cosa cambia?”
“Cosa vuoi dire? È mia madre”
“Era vedova, sola e indifesa. Doveva pensare al tuo avvenire. Non puoi farle una colpa. In simili casi molte l’hanno fatto. Chissà, forse l’avrei fatto anch’io”
“Ma Mazzacane ci ha preso gusto a infierire”
“Mazzacane era un porco. Di questo non puoi incolpare lei”
“Devo andare fino in fondo. Devo sapere cosa è successo di preciso”
“Perché? Perché devi rovinarti l’esistenza?”
“Per il libro”
“Per il libro? Cosa vuoi dire? Non ti capisco”
“Voleva che lo scrivessi? Ebbene lo farò. Ma gli farò giustizia. Ed anche a quelle disgraziate che gli sono capitate sotto”
“Sei sicuro di voler fare la cosa giusta? E non ti chiedi nemmeno se loro, quelle disgraziate, ti approverebbero? Forse preferirebbero non ricordare”
“Non credo che abbiano mai dimenticato”
“Non è bello riaprire delle cicatrici. Ti prego, pensaci, prima di farlo”
“Non farò alcun nome. Ma devo sputtanarlo quel miserabile bastardo!”
“Dovresti saperne di più e non penso che don Cosimo e don Ferdinando siano disposti a parlare”
“Ma c’è quell’M. il maresciallo dei carabinieri. Oggi dovrebbe essere in pensione. Non sarà difficile rintracciarlo”



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