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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Mazzacane - cap. 8

di Michele Rotunno
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Pubblicato il 08/05/2011 17:10:22

Benchè abbia novantadue anni e sia immobilizzato su una sedia a rotelle don Mario conserva una invidiabile lucidità. I riflessi mentali e la voce ferma sembrano farlo ringiovanire. In una saletta dell’ospizio Nino si trova al cospetto del vecchio parroco.
“E così tu sei Nino, il figlio di Filomena! Come sta quella santa donna?”
“Così così don Mario. Che volete..gli acciacchi della v..”
“Eheheheh della vecchiaia? A chi lo dici figliuolo!”
“Più che altro è il cuore a procurarle dei problemi”
“E’ stato sempre il cuore a dannarla. Questo doveva essere il suo destino”
“Ultimamente è peggiorata. Non mi stupirei se avesse un’altra crisi. L’ultima volta, un paio di anni fa, se l’è vista brutta”
“Un paio di anni fa, dici? Quando di preciso? Ricordo giusto due anni fa sono stato in paese, è stato quando operarono la prima volta Mazzacane”
“A proposito di Mazzacane. L’altro giorno ho parlato con il maresciallo Molisano e mi ha raccontato delle cose che che non sapevo circa ..mio padre”
“Quando parli di tuo padre ti riferisci a Capuana?”
“E a chi altri sennò?”
“Damiano Capuana non è tuo padre”
“Ormai l’ho capito anch’io. Ma chi è mio padre allora?”
“Non lo so. Non l’ho mai saputo e Filomena non ha mai voluto dirmelo, nemmeno in confessione. Che donna.. e che testa quella Filomena!”
“Ho saputo della faccenda della Scannatora ma vi sono molti punti oscuri. È per questo che sono qui. Voi cosa potete dirmi?”
“Posso dirti molto, tutto su come andarono le cose ma non chi sia tuo padre”
“Non importa, ditemi quello che sapete”
“Capuana fu ingaggiato da Volpicella con il preciso compito di far sollevare i braccianti, gli stessi a cui aveva dato le terre anticipando la Riforma fondiaria. Quelle terre sarebbero state comunque espropriate e così lui lo impedì”
“In che modo? Non capisco”
“Per evitare l’esproprio lui le assegnò ai braccianti ma c’era un vincolo che se questi avessero creato disordini i contratti sarebbero stati annullati”
“E questo ci guadagnava?”
“Non lo so di preciso. So solo che aveva escogitato un piano che poi mise in atto. Doveva quindi disfarsi dei braccianti e per questo assoldò Capuana, un professionista”
“Dove l’aveva conosciuto?”
“Non credo lo conoscesse già. Credo invece sia stato Molisano a suggerirglielo”
“Propabilmente Molisano ne aveva sentito parlare per via dei disordini di due anni prima”
“Molisano lo conosceva da prima. Aveva prestato servizio anni prima proprio nel paese di Capuana, all’epoca era ancora vicebrigadiere”
“Questo me l’ha taciuto”
“Sono molte le cose che Molisano non ti ha detto. Immagino non ti ha detto nulla della lettera”
“Quale lettera? Per la verità negli appunti di Mazzacane ho trovato un riferimento circa una lettera che Capuana doveva ricevere, ma non so altro in proposito”
“Quando Capuana venne fermato, dopo i disordini, Volpicella si dette da fare per allontanarlo dal paese. Non poteva permettersi di far restare nei paraggi un testimone pericoloso. Ma quantunque vi fosse la buona volontà di tutti vi erano degli impedimenti per l’espatrio. Uno con quella reputazione non era un ospite molto gradito, ovunque andasse”
“Così gli proposero il matrimonio”
“Era una soluzione”
“Quindi Volpicella sapeva di mia madre?”
“No, non sapeva nulla e non fu lui a proporlo a Capuana. Per la verità Volpicella fingeva addirittura di non conoscerlo affatto”
“E chi allora? Mazzacane?”
“Nemmeno! Fu Giuseppe Battistino, quello che tutti chiamano Gibbì”
“Gibbì? Lui? Proprio lui?”
“Sì, quella specie di faina! Ma non gli rivelò che Filomena aspettava un bambino. S’inventò una storia di persecuzione e lo fece così bene che Capuana abboccò come un pesce”
“Forse confidò nel fatto che Capuana, dovendosi allontanare in fretta e furia non lo avrebbe mai scoperto”
“Esattamente quello che avvenne. La faccenda si mise male quando Filomena mi confessò che voleva abortire. Era contro i principi religiosi e riuscii a farla desistere da quel proposito”
“Quindi scrisse la lettera per..”
“No! Non scrisse nessuna lettera. Era analfabeta, in seguito io stesso le ho insegnato a scrivere a malapena il suo nome”
“Oddio che confusione! Non ci capisco niente”
“Eppure è semplice. Filomena, o meglio Gibbì, sapeva che Voklpicella non gradiva il ritorno in paese di Capuana e sapeva anche che Capuana non faceva nulla per denaro quindi se avesse procurato una sistemazione sicura per il marito questi avrebbe accettato di tornare”
“E cosa ci guadagnava?”
“Contava che Capuana era privo di scrupoli e che stando in paese avrebbe ricattato Volpicella e gli altri”
“Stento a credere che mia madre..”
“Oh, non era lei la mente, lasciava fare tutto a Gibbì. Era lui che aveva ideato tutto”
“Ma perché? Perché il ricatto?”
“Più che un ricatto era una vendetta. Forse tra loro si nascondeva colui che aveva abusato di lei”
“Ma vi siete prestato anche voi!”
“No, io ero all’oscuro di tutto. Tutto questo l’ho appurato in seguito, al momento credetti davvero che lo scopo fosse quello di farti crescere con un padre”
“Così vi adoperaste con Mazzacane”
“Già, e qui ebbi la prima sorpresa. Ero sicuro che si sarebbe opposto e invece mi ritrovai con una strana condizione”
“Quella di farla servire nuda alla Scannatora”
“Fu una richiesta che mi sconcertò, alla quale non ero affatto preparato. E mi sconcertò ancor più la reazione di Filomena. È vero che inizialmente non voleva saperne ma quando poi accettò lo fece con un atteggiamento passivo che mal si conciliava con le sue reali intenzioni. Possibile che pur di ottenere una vendetta si facesse umiliare in quel modo? Ma fu ciò che avvenne”
“Perché foste costretto ad assistervi?”
“Fu una penitenza a cui mi costrinse Mazzacane. Credeva fossi l’amante di tua madre”
“E la lettera? Parlatemi della lettera”
“Dopo quella sera ritenni fosse tutto finito e lo credetti ancor più alla notizia della morte di Capuana in un cantiere in Svizzera. Ma passò una settimana che Filomena venne da me con una busta indirizzata al marito dicendomi che l’avevano spedita dalla Svizzera insieme alle poche cose del defunto”
“Chi l’aveva scritta?”
“Mazzacane”
“Mazzacane?”
“Sì, proprio lui”
“Gli rivelava la scena alla Scannatora?”
“No, di questo non faceva alcuna menzione”
“E cosa conteneva allora?”
“Mazzacane faceva sapere a Capuana di essere stato preso in giro dalla moglie che aspettava un figlio da Gibbì”
“Quindi è lui mio padre?”
“Ma no! Era tutto falso. Probabilmente Mazzacane non aveva alcun appiglio a cui aggrapparsi. Lui voleva solo screditare Filomena agli occhi del marito e allontanare Capuana da Volpicella. Solo che quella lettera si ritorse contro di lui”
“In che modo?”
“Che Iddio mi perdoni ma avevo anch’io un conto in sospeso con Mazzacane. Non gli avevo mai perdonato la mia umiliazione alla Scannatora”
“Cosa faceste?”
“Come credi che Gibbì abbia avuto il posto da bidello alla biblioteca? E, soprattutto, come pensi abbia fatto tua madre a ricevere un sussidio privato oltre ai tanti lavoretti che le venivano commissionati?”
“Come?”
“Ricattando Mazzacane, e gli altri tramite lui”
“Non capisco..Mazzacane poteva sempre negare tutto”
“Ma non quando si ha avuto la leggerezza di scrivere la lettera a mano. Mazzacane non pensò di scriverla a macchina, forse per troppa presunzione, perciò la scrisse di suo pugno. Riconobbi la sua calligrafia e glie la sventolai sotto il naso. Non disse mezza parola, accettò e basta”
“Voi escludete che Gibbì possa essere mio padre?”
“Sì, lo escludo, a meno che non mi abbia mentito”
“Glie lo avete chiesto in confessionale?”
“No, ma glie l’ho chiesto da uomo a uomo e ha negato”
“Quindi, escludendo anche Gibbì, chi diavolo è?”
“Non lo so davvero e non penso nemmeno sia uno di loro”
“Uno di loro chi?”
“Quelli della cricca di Mazzacane”
“Quali prove avete per escluderli?”
“Mazzacane non ha mai avuto interesse di questo genere e Volpicella non è certamente il tipo che si faccia scrupoli a tenerlo nascosto, piuttosto la avrebbe sbandierato ai quattro venti”
“Allora perdio chi?”
“Non è bestemmiando, ragazzo mio, che avrai delle risposte. Devi portare pazienza. Anche se non capisco il tuo accanimento, dopo tanti anni..”
“Devo sapere di chi sono figlio. Non posso chiederlo a mia madre, per due ragioni. La prima che non deve sapere che so tutto e la seconda ne morirebbe di vergogna”
“Devi lasciarla fuori da tutto questo, ha già sofferto abbastanza. Piuttosto, dimmi se intendi ora scrivere il libro di cui mi hai parlato”
“Non credo che lo farò. Al mio ritorno rispedisco al mittente l’assegno con tutte le carte”
“Aspetta a farlo, non si sa mai”
“Cosa dovrei aspettare?”
“Se lo fai ora, ammetterai di aver scoperto tutto il passato che ti riguarda. Perché dar loro tanta soddisfazione?”
“Cosa dovrei fare allora?”
“Se non lo vuoi scrivere sei padrone di farlo, ma prendi tempo, fa che sia donna Rosaria a chiedertelo. Allora dirai che non ti senti all’altezza e le restituirai ciò che ti ha dato”
“Non capisco perché dovrei fingere di aver fallito”
“Perché potrebbe essere una loro vendetta. Credi non sapessero? Credi che quei quadernetti strappati siano stati messi lì per caso? Chi ce li ha messi sapeva che li avresti letti e contava sul fatto che avrebbero attirato la tua attenzione. Qualcuno voleva che tu scoprissi il tuo passato”
“Gesù! Credete che si possa cadere così in basso?”
“Ragazzo mio, ci sono tanti modi per vendicarsi!”
“Ma..”
“E alcune vendette sono molto sottili. Ascoltami, fingi di non aver scoperto nulla e non darai alcuna soddisfazione a chi ti vuole male”
“E se vi sbagliaste?”
“Se mi sbaglio avrai tutto il tempo per avvedertene”

Nel chiuso della cabina telefonica, vincendo la repulsione per l’untuosa cornetta, Nino attende impaziente che Stefania gli risponda al telefono. Attesa e improvvisa gli giunge la sua voce.
“Pronto..pronto..”
“Stefania! Sono io, non eri in casa?”
“Stavo rincasando quando ho sentito squillare il telefono. Ho fatto una corsa..”
“Stai bene, comunque?”
“Io sì, ma tu quando ritorni?”
“Domani. Potrei partire anche adesso ma..non me la sento. Sono stanco”
“Perché, è successo qualcosa?”
“No, è solo che ho una gran confusione in testa. Ma te ne parlerò domani. A casa tutto bene?”
“Nino..sì, ma faresti meglio a non stare troppo lontano, sai, ho visto tua madre oggi e..Nino, non mi piace come sta”
“Sta male? Ha avuto una crisi? Hai chiamato il dottore?”
“No, glie l’ho pure consigliato ma mi ha risposto che non era necessario”
“Fa sempre così..”
“comunque ho notato che è tutto un affanno e si muove appena”
“Allora parto adesso. Tu, per favore, tienila d’cchio, ma con discrezione. Altre novità?”
“Sì, Gibbì si è messo in permesso da ieri, si è preso una settimana e se non è una novità questa..”
“Ah sì? Sta male anche lui?”
“Non lo so, ma credo sia davvero partito, a casa non c’è. Com’è andata la tua ricerca?”
“Ho saputo molte cose, tranne la più importante”
“E sarebbe?”
“Te ne parlerò appena ritorno. Ma ci sono ancora troppe domande senza risposte e tanti particolari da mettere a fuoco. Avrò bisogno della tua logica”
“Uhm, grazie per il complimento, ma adesso mi farai stare sulle spine. Muoio dalla curiosità”
“Senti, una cosa puoi già farla, cerca di sapere dove si è cacciato Gibbì. Ho bisogno di parlargli al più presto. È essenziale”
“Come vuoi. Se lo trovo cosa devo dirgli?”
“Che deve assolutamente mettersi in contatto con me”
“Solo questo, nient’altro?”
“Nient’altro, senti amore devo lasciarti, sto per finire i gett…”

La sera stessa Nino fa ritorno in paese, ad attenderlo, nei pressi di casa sua, c’è Stefania che lo mette al corrente circa la salute della madre.
“Mezz’ora dopo la tua telefonata ha avuto una crisi. Per fortuna ha avuto la prontezza di chiamare in aiuto quelli del vicinato. Sono stati loro che hanno avvisato me”
“Hai chiamato tu il dottore?”
“Sì ma non l’ho trovato. Allora mi sono rivolta al Pronto Soccorso. In pochi minuti sono venuti a prenderla”
“Ora come sta? Di solito queste crisi regrediscono in poche ore”
“In ospedale hanno detto che questa volta la crisi è stata peggiore. L’hanno messa nel reparto Medicina. Il primario ha detto che ha bisogno di assoluto riposo. Nino non devi assillarla”
“Non ho alcuna intenzione di farlo, vado solo a vedere come sta. Se non mi vede sta peggio”
“E’ così! Quella poveretta non ha fatto altro che sussurrare il tuo nome. Quanta pena mi ha fatto!”
“Faccio un salto da lei”
“Dopo vieni a casa mia?”
“No amore, preferisco tornare a casa. Dì, sei poi riuscita a rintracciare Gibbì?”
“Lui personalmente no ma ho parlato con la nipote. Mi ha detto che ci pensava lei a farlo. Ma è così importante che ci parli?”
“Sì, per me sì”
“Muoio dalla voglia di sapere”
“Dopo. Dopo ti racconto tutto. È una storia molto lunga e vi sono ancora molti dettagli da definire”
“E Gibbì dovrà chiarirteli?”
“Sì, solo lui può farlo. Ciao, ti amo!”
“Ti amo anch’io. Nino, non farmi stare in pensiero”
“No. Ah senti, voglio sposarti al più presto. Se tu sei d’accordo ovviamente!”
“Davvero? Credevo non me lo avresti mai chiesto! Ho il corredo pronto da un pezzo”
“Bene, rispolveralo!”
“Ah Nino, dimenticavo la cosa più importante”
“Cioe?”
“In questi giorni che sei stato via ti ha cercato più d’uno”
“Chi ad esempio?”
“Alfredo Volpicella, per conto del padre. È venuto più d’una volta. Una volta pure don Cosimo il farmacista e, ieri sera anche Zi Rocco che ha detto di avere un biglietto di donna Rosaria”
“Ce l’hai qui?”
“No, non ha voluto lasciarmelo. Ha detto che doveva consegnartelo di persona. Nino, ma che succede? Cosa vogliono da te tutti all’improvviso?”
“Non preoccuparti. Non è niente d’importante. Credo di sapere perché si agitano tanto”
“Perché?”
“E’ solo il passato che torna a galla, nulla di più”

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