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Supermonteradio 100.2 Mz - Cap. 3/5

di Michele Rotunno
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Pubblicato il 28/05/2011 23:59:46

- Inverno, metà dicembre 1977 - Finalmente ci siamo


Sono passati due mesi da allora, due lunghi, lunghissimi, estenuanti mesi, ma anche intensissimi e, per questo volati via in un soffio. A leggere il calendario dovremmo essere ancora in autunno ma effettivamente siamo in pieno inverno. In montagna, con il paese esposto a tutti i venti, si può tranquillamente sostenere che qui davvero non esistono le mezze stagioni, si passa semplicemente dall’estate all’inverno così come dall’inverno all’estate. Il freddo che attanaglia Montepiano si placherà solo a giugno in concomitanza con la chiusura dell’anno scolastico poi, di colpo esploderà il caldo. Così è da sempre e, probabilmente, così sarà per sempre.
Anche questo 1977 non è da meno, a metà dicembre si indossano cappotti e giacconi pesanti e, soprattutto la sera, i camini accesi attirano molto più della passeggiata lungo il Corso. La sosta, invece, nelle macchine parcheggiate in piazza è refrattaria ad ogni stagione, per cui ad intervalli più o meno regolari si odono motori accendersi e rombare immobili, giusto il tempo di far riscaldare la temperatura interna all’abitacolo.
Dopo la fatidica e decisiva riunione ne sono susseguite altre, tutte fatidiche e decisive per l’intensità con cui sono avvenute, aventi quasi sempre le stesse dissertazioni; in effetti, circa gli argomenti tecnici sono tuti in balia di Mario Ferri, il tecnico radiofonico elettricista tutto fare. Chi s’è visto saltuariamente è l’altro Mario, il consulente, a cui basta una telefonata per mettere al corrente i soci sull’iter burocratico. Ogni tanto sono stati precettati per apporre firme su qualche documento ma niente di più.
In paese, invece, è tutto un ribollire di discussioni e soprattutto un continuo andirivieni, quasi una fervente processione, verso la cima della Serra Antica a constatare l’avanzamento dei lavori. Questi, peraltro, sono andati miracolosamente veloci nonostante gli intoppi tecnici e a dispetto di una improvvisa quanto prematura nevicata che ha flagellato la cima del monte. Anche questa considerazione è stata oggetto di una tesa discussione circa la scelta del sito così fuori mano e finita come al solito presso il magazzino di Savino.
Stranamente, più si avvicina il giorno del debutto e più sembra scemare l’interesse di tutti, comprensibilmente il calo di tensione produce questa impressione, in realtà è stata una reazione dovuta all’eccessiva ansia.
A patirne è stato solo Gionni con stupore di tutti che lo hanno sempre considerato insensibile a tutto per la freddezza mostrata in ogni circostanza. Lo si è visto, a volte, fumare anche tre pacchetti di Lido in un giorno e spesso piegato in due con le braccia conserte e in punta di piedi senza profferir parola e rispondendo con il solo cenno del capo. Pochi giorni di passione, giusto il tempo di scaricare la tensione, e poi ritornare fortunatamente alla normalità. Chi come lui ha patito la tensione è stato Gino che per alcune settimane non si è rasato e spesso è stato visto girovagare per i campi come in trance e rispondendo a tutti che andava per funghi.
Gli altri due invece hanno reagito più fattivamente, impegnandosi anima e corpo in tutto, dalle quisquiglie ai lavori più impegnativi e pericolosi come maneggiare cavi elettrici o attrezzature di cui non conoscevano nemmeno l’uso. Spesso facendo imbestialire Mario Ferri per il troppo interessamento che finiva per intralciare il suo lavoro aumentando la già eccessiva confusione per il dover lavorare in uno spazio tanto ristretto.
Tra bestemmie e improperi il lavoro è stato portato a termine e si è finalmente pronti per la prima trasmissione. A celebrarne l'inizio sarà Gino. È in pratica un atto dovuto a colui che a buon diritto si può chiamare il progenitore di tutto avendone lanciato per primo l’idea.
Nel poco spazio disponibile davanti il villino, ricavato anche abbattendo due piante di ulivo vecchie e improduttive vi sono parcheggiate almeno una mezza dozzina di auto, in pratica ognuno dei presenti è venuto con la propria. Anche Gionni, straordinariamente ha usato la sua Fiat 500 rossa, tirata a lucido ma non per l’occasione poiché è sempre tenuta così. Al suo fianco, con i gomiti poggiati sul tettuccio dell’auto, e per questo destinatario di occhiatacce assassine, Savino, dimenandosi nervosamente, tamburella incessantemente con le dita sulla cappotte.
“andrà tutto bene, vero Gionni?” chiede preda di una crescente agitazione.
“stai calmo, andrà tutto benissimo. – lo tranquillizza Gionni – e poi le apparecchiature funzionano, già da tre giorni senza alcun problema – rintuzza ironico – c’è solo da temere che Gino s’impapera”.
“Gionni, hai visto Gino? Qui non c’è e non lo si trova da nessuna parte- chiede Franco arrivando trafelato – di solito sta sempre con te”.
“stamane non l’ho visto, l’ho chiamato verso le nove per sapere se passava a prendermi, ha farfugliato qualcosa che non ho capito e comunque m’ha detto di arrangiarmi. Perciò ho tirato fuori la ‘500’”.
“potevi chiamare noi, per questo!”
“ho provato. Tu non rispondevi e Savino era già uscito”.
“allora oggi come minimo piove” allude Savino,
“no, come minimo nevica, se non ci scappa un terremoto. Guardate là. Che mi venga un colpo!” afferma con gli occhi spalancati dallo stupore guardando oltre le spalle degli altri due. Questi, a loro volta incuriositi, si girano e ammutoliscono sbalorditi. A venti passi da loro è improvvisamente comparso Gino, tirato a lucido come non mai. In effetti gli amici non ricordano di averlo mai visto così. Rasato e con i capelli tagliati corti, camicia e cravatta sotto un doppio petto marrone a righine beige sottili con panciotto. Scarpe marrone scuro extra lucide, polsini e ferma cravatta in oro, oro puro e non laccato visto che se lo può permettere. Avvicinandosi sotto vento viene preceduto da un pungente profumo, un miscuglio di lacca, dopobarba e acqua di colonia. Savino, arricciando il naso, lo sfotte.
“che ti è successo, sei caduto in una fogna per puzzare così?”.
Gino non risponde, impegnato ad accendersi una sigaretta.
“ma come ti sei combinato? Questa è una radio non un’emittente televisiva” dice Franco, strizzando gli occhi divertito. Anche Gionni, che nel frattempo si è spiegato il farfugliare dell’amico due ore prima, stenta a mantenersi serio sebbene abbia compreso il suo stato d’animo. “siamo tutti su di giri – pensa tra sé – e ognuno lo manifesta a modo suo”. Infatti, stemprando l’agitazione che pervade un po’ tutti, dice: “anche Mario Ferri sono due ore che si agita e sbraita per un nonnulla, per questo che sto qua fuori e non mi è passato nemmeno per la testa di mettere la punta del naso la dentro”. Franco, sbottando a ridere divertito, lo stuzzica.
“anche se entravi mi sai dire cosa ci avresti capito, tra cavi, pulsanti e levette, tra l’altro con tutte le diciture scritte in inglese?”
“guarda che “on” e “off” l’ho capito cosa significano”
“ah, si? E allora spiegacelo, sapientone”.
“dunque, “on” significa “si” perché da come è scritto è il contrario di “no”, e quindi, è positivo. “off” è l’opposto di “fo”, abbreviativo di “fottiti” quindi negativo; al massimo” spiega Gionni tra le risate convulse degli amici. In effetti ha raggiunto lo scopo che si era preposto: quello di alleggerire la tensione.
Rimane, comunque, l’incognita di Gino, vera mina comica a scoppio improvviso, infatti, facendo capolino dall’interno, Mario Ferri si arresta di botto sull’uscio e scoppia in una risata a crepapelle appena si avvede del suo abbigliamento. Dopo alcuni minuti di riso irrefrenabile, con le lacrime agli occhi comunica al gruppo che tutto è pronto e quindi si può anche iniziare. Al che l’angoscia lo riattanaglia facendolo deglutire a vuoto.
“ma perché, adesso ci stanno già acoltando?” chiede sbiancando in volto.
“eh!!! – esclama Ferri scoppiando a ridere di nuovo, questa volta addirittura piegandosi e contorcendosi senza controllo, poi, dopo qualche minuto, con voce tremula spiega che i microfoni sono spenti ma ha messo una cassetta di musica dance, quella con la voce di Gino che, intercalando avvisa i radioascoltatori di essere sintonizati sulla modulazione di frequenza 100.2 Mz di Radio Monte, ovvero (pomposamente) “super monte radio, la radio dei sogni eccetera, eccetera.
Gino, al colmo dell’emozione, lancia un ultimo sguardo implorante aiuto, si allenta il nodo della cravatta e, come un condannato a morte, si avvia a valicare l’ingresso, diretto verso la personale sedia elettrica. Un attimo prima di sparire all’interno tutti fanno in tempo a scorgere un furtivo segno di croce e più d’uno mentalmente lo imita. Qualcuno, ancora più furtivamente, e qualcun altro, fingendo aria distratta, si tocca nei punti cruciali o va alla ricerca di qualsiasi oggetto metallico, che sia di ferro naturalmente.
Intanto, nella radura antistante il villino si è radunata una piccola folla di giovinastri, tutti spinti dalla curiosità, e non sono bastate la raccomandazioni a non inoltrarsi per la stretta stradina di montagna con le auto perché non c’era nulla, assolutamente nulla da vedere.
Anche una pattuglia di carabinieri, con il maresciallo Cifuno, il comandante della locale stazione che si è scomodato di persona, si è posizionata all’incrocio della stradina interpoderale con la strada comunale ed ora, insieme a due vigili urbani presenti per lo stesso motivo, hanno allestito un posto di blocco rimandando indietro i curiosi prima di inoltrarsi per l’erta stradina. Anche loro, i militi, argomentano sulla novità della radio in paese e s’interrogano se rappresenterà un bene o un male per l’abitato. Sono in piena discussione quando vengono a loro volta raggiunti dalla Fiat campagnola della Guardia Forestale. “ci mancano solo i pompieri e la Guardia di Finanza!” esclama sarcastico “capo” Cifuno. Comunque dopo pochi minuti il fuoristrada, la Ritmo dei vigili urbani e la Panda dei carabinieri sbarrano totalmente l’incrocio. Tutti, rigorosamente, con le radio accese in trepidante attesa delle prime parole dal “vivo” di Gino Plasmati, fresco D.J.
L’attesa non si prolunga per molto e, improvvisamente cessata la musica, esplode rauca e tremula la voce di Gino che dà il saluto iniziale a tutti i radioascoltatori.
Gionni, appena cessa la musica, inspiegabilmente spegne l’autoradio e s’incammina solitario e con le mani in tasca verso la campagna incurante delle rimostranze degli amici, è in preda ad una personale agitazione che non vuole mostrare nè condividere con alcuno. Ritiene, inoltre, che sia una forma scaramantica non ascoltare quanto dirà Gino, sebbene già si conosca la prima parte, precedentemente programmata a tavolino e scritta su dei fogli, questo per vincere l’emozione iniziale poi, sciolta la lingua e placato il battito cardiaco, andrà a briglie sciolte improvvisando al momento. Torna dopo un’ora buona di passeggiata solitaria, non si è perso niente, tutto è andato secondo le previsioni.
A venire incontro a Gino sono stati i giovani all’ascolto tempestandolo di richieste e dediche ovvero quanto di meglio si potevano augurare, raggiungendo così lo scopo primario per cui si è messa su l’emittente. In sala “mixer”, così come è stato ribattezzato un angolo di sei metri quadri, ricavato ergendo delle pareti con pannelli in legno truciolato e contenente piatti e miscelatore, ovvero il cuore di ogni postazione radiofonica, ad aiutare Gino si è messo Savino porgendogli volta per volta i dischi che nella scaffaliera esterna Franco speditamente cercava. Una vera e propria catena di montaggio, insomma, per la gioia dei tre soci, sempre sotto l’occhio vigile, almeno per i primi giorni, di Mario Ferri, il vero unico responsabile del buon andamento delle trasmissioni.
L’altro Mario, il consulente ragioniere, è già da alcune settimane impegnato a contattare ditte ed aziende per le risorse linfatiche, ossia le inserzioni pubblicitarie. Al tramonto, quando vengono inserite le musicassette per la non stop notturna, infatti si è previsto che il programma di Gionni inizierà solo dopo qualche giorno, tutti posso tirare un sospiro di sollievo. Non poteva andare meglio e, come afferma scaramantico qualcuno “il buongiorno si vede dal mattino.
Una settimana e…., alzi la mano chi ha dormito più di sei ore di fila, l’eccitazione non tende a scemare. Ci sono, evvero, dei momenti di pausa, al mattino, dalle otto alle undici circa, quando gli studenti sono a scuola e le casalinghe ancora alle prese con i lavori domestici più impegnativi o a fare la spesa, ma da mezzogiorno in poi il “ferro” comincia a scaldarsi per raggiungere il massimo ascolto tra le due e le otto di sera. Dopo, nessuno rinuncia alla sacra passeggiata nel corso, tanto più che adesso c’è un motivo in più per trattenere i giovani per strada, ovvero i commenti, le critiche gratuite e le “dicerie” sugli interventi radiofonici del giorno.
Un po’ di gloria spetta, è doveroso riconoscerlo, anche ai principianti nonché improvvisati D.J., per l’impegno che vi stanno profondendo. Franco e Savino sono i due mattatori delle dediche; inizialmente si sono spartiti gli orari, il primo al mattino e il secondo nel primo pomeriggio quando è libero dai doveri del negozio. Alla fine i due si sono uniti perché la fascia oraria dalle quattordici alle diciassette è la più caotica e da soli non la si fa a reggere. Sicché Gino interviene a seguire fino alle venti come pure apre le trasmissioni alle sette del mattino.
Sia ben chiaro tutto si basa sulle dediche, prenotate o in diretta che siano, di altro non se ne parla nemmeno. Gino ha pure accennato a un notiziario d’informazione ma neanche lui ha le idee chiare in proposito, se dare le notizie locali (ma quali?, non succede mai niente di sensazionale!) oppure se effettuare una specie di rassegna stampa con gli unici due quotidiani del meridione il “Mattino” e la “Gazzetta del Mezzogiorno”. Ma poi decide che non ne vale proprio la pena perciò l’idea abortisce appena nata, oltretutto, nelle ore libere si sta impegnando a creare uno stacco pubblicitario. Per la verità è finora l’unica commessa ottenuta da Mario Strada, praticamente offerta a titolo gratuito giusto per dimostrare al pubblico che le cose vanno alla grande.
Gionni è il solo che ancora non ha preso iniziative, prima di impegnarsi nel suo programma notturno vuole tastare il polso alla piazza (così dice lui), in verità aspetta che gli altri si sottomettano e gli sistemino la scaletta musicale visto che ammette candidamente di non capirci niente, né di apparecchiature né di titoli. Sa solo che ci sono delle canzoni o dei motivi musicali che gli piacciono ma non sa come si chiamano ed allora crocifigge tutti con assurde richieste poiché pretende che indovinano il titolo di una canzone dopo che stentatamente, essendo anche stonato come una campana, ne ha canticchiato due o tre parole.
Di positivo, e questo se vogliamo è di una straordinarietà unica, c’è che possiede un fiuto musicale eccezionale, gli basta ascoltare solo poche note per predire il successo del brano e su questo non sbaglia mai. Infatti gli altri quando sono indecisi su qualche pezzo da inserire in scaletta lo interpellano fidandosi ciecamente del suo giudizio. A volte, però, questo è condizionato dai propri gusti e in tal caso è assolutamente inutile interpellarlo. Ad esempio vi sono dei complessi musicali per i quali stravede e pertanto il giudizio espresso è totalmente inaffidabile.
Alla larga, quindi, dai Dire Straits, Premiata forneria Marconi, Genesis, Queen, o cantanti come Drupi o Barry White del quale da un paio d’anni continua a storpiarne “C’ant get enough of your love babe”, roba che se lo sapesse l’autore gli farebbe causa a vita. Chiedergli non tanto come si scrive questo titolo ma almeno la corretta dizione inglese significa sviscerarsi dalle risate per almeno una decina di minuti. questo è Gionni, prendere o lasciare. Intanto la sera è diventato un attentissimo frequentatore del Corso, guarda, osserva, ascolta e tace immagazzinando tutto nella mente, sta di fatto conducendo una personalissima inchiesta speciale su usi e consuetudini giovanili, preferenze musicali e non. In pratica gli si è aperto davanti un universo del quale non immaginava nemmeno lontanamente l’esistenza ed ora lo imprigiona fino ad asfissiarlo. È pervaso da una febbre di sapere, conoscere, imparare, da lasciare di stucco anche chi lo conosce da sempre, o almeno finora così ha creduto. Tutti si chiedono nel frattempo cosa stia macchinando ed aspettano curiosi quando arriverà la sua ora. Aspeteranno solo una settimana e l’inizio, piuttosto problematico e molto discutibile, avrà per questo un inaspettato successo.

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