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Nulla

di Teresa Cassani
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Pubblicato il 20/10/2023 17:40:51

NULLA

Aveva sognato la madre. La madre seduta sulla sedia impagliata accanto al focolare. La madre a cui il padre anarcoide aveva voluto dare il nome di Nulla, perché non professasse alcuna fede politica. Quel nome, invece, era stato il modo in cui l’aveva trattata il mondo, negandola, a cominciare dal marito fuggito con un’altra.
La madre nel sogno piangeva, mentre componeva un gomitolo col filo di spago di una matassa.
Ester si alzò stordita, andò in bagno, si sciacquò il viso, si guardò allo specchio e vide l’immagine della madre, di Nulla. Nulla che aveva amato non riamata, o amata tiepidamente. Nulla oppressa dalla timidezza che la faceva soffrire, Nulla a sfaccendare in lungo e in largo per la casa, a piangere l’abbandono sulla sedia.
Ester pensò al vuoto del cuore di Nulla e anche al vuoto del suo cuore. Ma subito richiamò l’idea dei sentimenti che da un po’ di anni la vita le aveva fatto provare. A come aveva amato lui, alle parole che gli aveva dedicato, alle parole che aveva ricevuto. Era stata un fiume in piena: di moti, di tempi, di fantasia. Aveva rotto gli argini seguendo le rapide, si era esaltata nel bagno di una risorgiva. Tumulto e gioia dell’immaginazione dentro le lettere compendianti lucidi e folli ragionamenti, stati dell’anima.
Nulla stava sulla sedia ad avvolgere il filo, come faceva spesso. Nel sogno era una Parca vaticinatrice.
Ester sentì il bisogno di cercare una prova. Una prova che dimostrasse la corrispondenza del suo pieno.
Aprì la pagina del profilo di lui. La fece scorrere e, per la prima volta, si accorse che comparivano tante cose, immagini poetiche, testi significativi, riflessioni sull'umano divenire, ma non c’era alcuna traccia di lei.
Come se tutto ciò che si erano scambiati, non potesse trovare lì dentro, nel caleidoscopio delle citazioni, delle emozioni e dei ricordi, un evidente o piccolo segno della sua esistenza.
Chiuse. Compresse le labbra. Fissò lo sguardo. Poi, volse le spalle e pensò alle lettere conservate dentro la scatola di latta comprata in Inghilterra.
Intanto il cellulare mandò un segnale: il figlio era atterrato a Berlino e adesso doveva incontrare il suo omologo dell’azienda.
Allora pensò ai pieni di cui le aveva parlato Giulio. Alla sua vacanza in Sardegna con Chiara. Vide le coste rocciose e sabbiose sul mare cristallino, pensò alla bellezza di una terra primitiva così desiderata da tanti. La paragonò alla bellezza di Chiara, un’amica per il figlio, intravista una volta.
“E’ una ragazza solare”.
“I suoi sono stati molto accoglienti, mi hanno ospitato nella roulotte”.
“Abbiamo dormito sotto le stelle”
“Siamo solo amici, ma c’è un buon rapporto”.
Ester fu curiosa di vedere se in fb compariva qualche foto di questa condivisione. Ma, nel suo profilo, Chiara, la ragazza solare, disinvolta ed affabile, la ragazza con cui il figlio era uscito tante volte, appariva o da sola o in compagnia del suo ragazzo.
Di Giulio non c’era alcuna traccia. Nessun riferimento, nessun testo che riconducesse a lui. Niente.
Ester disattivò il dispositivo.
Pensò che lei e il figlio erano progenie di Nulla.
Anche loro negati. Anche loro misconosciuti.
Anche loro Nulli.

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