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Donna violata

di Patrizia Riscica
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Pubblicato il 09/03/2018 18:21:57

Dialogo bloccato

Osservare in silenzio un’immobile presenza

e temere per la sorte di una donna violata.

 

La fatica di esistere

occupa tutta me stessa,

desidero essere solo vuoto.

Scaccio ogni pensiero,

anche il più banale diventa pericoloso,

potrebbe condurmi indietro,

proprio là, all’interno della vita,

dove sicuramente

il rischio è massimo.

Neppure un gesto,

gli occhi sono chiusi e

quando sento che vogliono aprirsi,

li strizzo forte.

Ecco ora riesco a raggiungere

la non coscienza e

finalmente non sono.

Le ore passano senza inutili attese

di improbabili avvenimenti.

 

Questa donna ha bisogno di aiuto.

Non crede più a nulla.

Cosa può fare la poesia?

 

Che significa?

Non voglio più niente.

Solo raggomitolarmi per terra

senza un corpo, senza una mente

e semplicemente stare.

Se riuscissi a rimanere perfettamente ferma,

potrebbe capitarmi la magica fortuna

di tramutarmi in un oggetto.

Magari un oggetto incrinato e inutile

che nessuno guarda e nessuno mai

prenderebbe in mano.

Non capisco questa costrizione a vivere,

però mi è estraneo anche il morire.

Una scelta è impossibile

per chi come me ha perso ogni energia.

 

Forse potrebbe avere improvvisamente

un piccolo fremito o un flebile desiderio,

se qualcuno accarezzasse la sua pelle.

 

Neppure il vento può toccare la mia pelle,

potrebbe scatenare orrore e disprezzo.

Un leggero alito portato dal mare

sarebbe sicuramente fatale.

Molto meglio il buio e la pesantezza

dell’aria di una stanza chiusa per sempre.

Così il tempo non potrà sfogare

la sua crudeltà e non ci saranno

mai più amori grotteschi o abbandoni ridicoli.

 

Questa donna vuole cancellare tutto

e non lasciare neppure

un lontano ricordo, un fragile pensiero

o un misero verso infelice.

 

Il dolore deforma l’anima, si accanisce sul corpo,

traccia con rigide cicatrici la sua squallida storia.

La poesia è debole. Sicuramente inutile.

Dunque via tutti.

 

Andiamo, ma almeno lasciamole dei doni

per sfidare il buio dell’anima.

Riempiamo la sua stanza degli odori della vita:

di fieno d’estate, di mare d’inverno,

di pane sfornato, di una rosa di maggio,

di fragole rosse calde di sole,

di un temporale d’estate, di fitta pioggia autunnale,

di caffè nero e bollente, di lenzuola pulite,

di un tenero neonato, di terra arata,

di muschio bagnato, di vento alla sera,

di un bacio sfiorato, di una carezza rubata,

di sesso appagato, di sonno profondo,

di lacrime liberate e finalmente ascoltate.

Non potrà resistere a tutto questo.

Raccoglierà speranza.

La poesia forse è debole,

ma i suoi profumi sono irresistibili.

(Dialoghi Imperfetti, 2013)


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