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🖋 Premio Il Giardino di Babuk - Proust en Italie - VIII edizione 2022
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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La linea scura

Poesia

Roberto Orano
Edizioni dialoghi

Recensione di Gian Piero Stefanoni
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Pubblicato il 26/11/2021 12:00:00

 

Libro d’esordio questo di Roberto Orano, trentenne mastro birraio veneto che tenta una risonanza d’accusa e di scossa, e dunque in qualche modo di liberazione a fronte di un mondo impositivo, socialmente e culturalmente alla prova di un sistema economico al risucchio di singoli e famiglie nella salvaguardia di pochi gruppi e di pochi uomini. Così ciò che da queste pagine risale è la corposità di una rabbia dapprima a implodere dentro sé, nell’amarezza di dinamiche di separazione e negazione ad annunciare della vita per lo più distrazioni e perturbanti stalli d’anima e poi nella tensione di strade, spazi, intimità di luoghi a riconoscersi e a riflettere nel medesimo angosciante e amaro sgomento il panorama di un millennio soffocato e al collasso. Non a caso, forse, il testo si va ad aprire con una immagine che tra le altre meglio può andare a descrivere tanta interrogazione, quella dei morti per mare, per migrazione, nell’assuefazione di chi dall’altra parte, la nostra, va smettendo anche di registrarselo nei nastri di un cuore sovente assopito e in sovrappeso. L’indice di Orano nell’avvertenza della introduzione rivolta a una globalizzazione divorante nelle sue unificazioni e nelle sue cancellazioni segue una riflessione come da sottolineatura che “sfuma dal materialismo anarchico a idee anticapitalistiche e rivoluzionarie”. Ciò che viene restituito in realtà in una versificazione spesso spezzata, quasi a singhiozzo, è un processo d’allarme cui l’io come accennato tende a comprimersi, a celarsi tra le pieghe di aspirazioni trattenute e non espresse se non in una dolente e a tratti paralizzante aggressività verbale, la stessa propositività negata nel segno stesso di un dettato, e di un’epoca, il più delle volte comunque subito (“Cadi piano,/ con grazia,/ nel silenzio/ dell’oblio”). A vincere allora è un odio senza misura contro i depredatori e “i distruttori della quiete”, di una impronta a seminare misconoscimenti reciproci tra gli esseri (“Tu non esisti” l’input a rompere relazionalità e sguardo, “Divide et impera”), a scavare nella testa vuoti a perdere la propria storia (“La vita, talvolta dura,/la morte, un debito”). L’amore ora altro luogo di inferno, e di inverno di dolore ora carnalità di una presenza a confermare, a rimisurare gradazioni e temperature in accensione di vita in quell’automazione dei sentimenti a premere da un potere psicologico che ha in un ordine più grande origine e controllo. Lo spiraglio in Orano che prova allora a risalire nell’accenno finale è in una riappropriata, non indotta, capacità del singolo di riprendere in mano la propria vita, in una unicità- una bellezza- che è nelle imperfezioni, nella infinita possibilità delle sue dilatazioni “perché c’è ancora una luce/ da prendere, / fino alla fine del mondo”. Da questa chiave, a proposito di luce, ci sembra poter provare a illuminare circa un dettato spesso più nel tentativo di una riflessione, nel sentimento di sé e del mondo, a darsi capacità di verso che di poesia stessa, saldamente ed efficacemente riuscita nella naturalità del suo esercizio. È infatti una scrittura non sempre forte nel potere e nella coscienza di una parola al rischio di una singolarità (che pure c’è) non espansa alla misura di effrazione che è- nell’incisività- d’ogni autentico dire poetico. Una scrittura a cui servirebbe forse maggiore cura e attenzione alle trappole delle proprie ingiunzioni, che viene certo anche dall’essere lettori prima che autori (in una regola che vale per tutti sia chiaro) e a cui a cui auguriamo anche per questo, alla forza e alla bontà delle sue urgenze, il miglior scioglimento dato.

 

 


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