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Collana di eBook a cura di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani

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eBook n. 51 :: Luoghi comuni, di Giuliano Brenna
LaRecherche.it [Racconti]

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Data di pubblicazione:
01/09/2010 12:00:00
 
Notizie sull'eBook
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Il libro è disponibile in copertina flessibile su amazon.it

www.amazon.it/Luoghi-comuni-Giuliano-Brenna/dp/1533032254/

 

 

# 24 commenti a questo e-book [ scrivi il tuo commento ]

 gabriella gianfelici - 14/03/2011 11:40:00 [ leggi altri commenti di gabriella gianfelici » ]

ciao, solo ora leggo questo bel libro. Scrittura con molti rimandi, da approfondire, da rileggere spesso eppure tutto, alla fine, si rende tangibile, e gli effetti non tangibili sono sull’anima.
Scritture così "educano", fanno crescere, altrimenti perchè tanto scrivere e tanto leggere, tanta fatica per restare sempre gli stessi?
un saluto
Gabriella

 Gabriella Amstici - 06/03/2011 19:03:00 [ leggi altri commenti di Gabriella Amstici » ]

Se la piacevolissima lettura dell’eBook di Giuliano Brenna ci conduce con fantasia e leggerezza in "Luoghi comuni", l’interiorità del loro vissuto ha una tensione di singolare impatto emotivo. Dalla staticità delle belle immagini sulla spiaggia ai passi del viandante-poeta, le memorie aleggiano tra reminiscenze letterarie e rielaborazioni mentali intensamente rivissute nel momento della scrittura.
La versatilità dei racconti richiama una frase di Gustave Flaubert: "Sono al tempo stesso il deserto, il viaggiatore e il camello".
Complimenti caro Brenna, a rileggerLa ancora! Gabriella Amstici

 giuliano - 26/11/2010 18:25:00 [ leggi altri commenti di giuliano » ]

Grazie per il bel commento, caro Mazzarello; dove trovarmi si sa, e ci sono gli incontri della Recherche....più facile di così...

 mazzarello - 26/11/2010 09:59:00 [ leggi altri commenti di mazzarello » ]

Lo stile deriva da un incontro, o da un conflitto, dalla narrativa Francese di fine Ottocento con quella Americana di metà Novecento. Elaborata la prima, essenziale la seconda. Si legge benissimo e si spera, prima o poi, d’incontrare l’Autore. Almeno, si sa dove trovarlo.

 Antonio Colombo - 31/10/2010 17:14:00 [ leggi altri commenti di Antonio Colombo » ]

Pregno di significato e denso di emozioni, scritto col bisogno profondo di esternare.
Un concentrato di profumi, come un ottimo bicchiere di vino e una grappa dal sapore forte ma vellutato.

Difficile non riconoscersi nei personaggi, ci si trova immersi nelle storie senza possibilità di fuga, costretti a respirarne la stessa intensità.

 Maria Musik - 19/09/2010 12:42:00 [ leggi altri commenti di Maria Musik » ]

Questo libro è magnifico: i racconti li ho stampati, letti e poi indossati. Sono penetrati attraverso i pori, giù a colpire cuore e stomaco. E, infine, per quelle strane coincidenze della vita, ho tristemente vissuto da protagonista alcune emozioni che erano scaturite dalla lettura/consumazione. Testi diversi dal mio modo di scrivere ma straordinariamente vicini al mio modo di sentire. Il lessico curato, come se l’autore si "traducesse" mentre scriveva, testimoniano il coraggio della ricercatezza (non leziosità!) in tempi di ricerca estenuante della sintesi, quasi dell’aridità. Il pregio maggiore? Mi hanno emozionata: li ho potuti toccare, come quando con le mani, a occhi chiusi, segui le forme di una scultura e ne tasti levigatezza e scabrosità.
Testimonianza di ciò che conoscevo: Giuliano non é solo un bravo scrittore ma un uomo bello.
Carissimo amico, dopo questi racconti, ti voglio ancora più bene!

 Daniele Incami - 17/09/2010 21:36:00 [ leggi altri commenti di Daniele Incami » ]

Ecco ciò che mi passa per la testa dopo la lettura: Una spiccata intelligenza di scrittura, un fermo immagine sui pensieri dei personaggi, una scrittura che sapientemente tesse sull’immaginazione una realtà per certi versi surreale.
Quindi complimenti, a quando i prossimi racconti?

 dora chiti - 12/09/2010 11:03:00 [ leggi altri commenti di dora chiti » ]

Alla fine ci sono riuscita!
Menomale, perchè sono stati racconti arrivati dritti al cuore, uno in particolare mi ha completamente coinvolta! Grazie, e per queste bellissime letture, e per avermi insegnato a....leggerle!

 ro. per. - 11/09/2010 13:07:00 [ leggi altri commenti di ro. per. » ]

IL PESCATORE DI PERLE
Un viaggio in un mondo sommerso, ahime’ senza ritorno, quando la ripetitivita’ incrementa il rischio, ma e’ ineluttabile. Nella vicenda di Mirko ciascuno puo’ declinare la propria personale discesa agli Inferi.

IL SARTO
Davanti alla drammatica gestione dei propri sentimenti, crolla la razionalita’, la precisione, il determinismo. Cio’ che sembra solo uno strappo da ricucire e’ carne viva, e’ un essere umano.
Non potergli garantire un possibile futuro scatena la fredda decisione di rinunciare per sempre al proprio.
C’e’ tutta la frustrazione di ciascuno nella lotta quotidiana a conciliare tutte le nostre contraddizioni e fragilita’.

 giuliano - 10/09/2010 00:24:00 [ leggi altri commenti di giuliano » ]

Ringrazio tutti i lettori del mio e-book e i simpatici commentatori, sono davvero lusingato da tante attenzioni!!

"In certo modo conversare ci apre agli altri chiudendoci a noi stessi" (M.P.)

 Roberto Perrino - 08/09/2010 20:12:00 [ leggi altri commenti di Roberto Perrino » ]

Non ho ancora finito la lettura dei racconti, ma vorrei lasciare un appunto, prima che evapori. Nel leggere le prime pagine, sono stato catturato dalla netta sensazione di trovarmi di fronte ad un mio testo! No, non sto accusando Giuliano Brenna di plagio, ma semplicemente dicendo che è come se leggessi un mio vecchio quaderno.
Lo stile, intriso di quello stream of consciousness che ha costituito una vera rivoluzione nella letteratura del primo novecento, mi ha reso familiare uno scrittore di cui avevo finora apprezzato soltanto (si fa per dire) i bozzetti delicious delle Ricette in brevi storie.
Familiare, affine, dal punto di vista letterario, per la precisione della scrittura, forse non congeniale a qualche lettore, ma risonante in chi sente di vivere la vita su un filo sottile, a continuo contatto con ciò che chiamiamo l’Ineffabile, in questo <<continuo slittamento tra il reale e il sogno>> (a.d.m.g.) in cui ci piace navigare, sia pure con un po’ di mal di mare. Finis?

 Leila Baiardo - 08/09/2010 17:52:00 [ leggi altri commenti di Leila Baiardo » ]

Caro Roberto, io non so neppure chi siano Vespa e Moccia e so invece molto bene chi è Proust e sono stata una delle prime a leggerlo e forse tu non eri acora nato.E inoltre non ho mai calpestato cristallerie e ciò che ho letto, ed è tanto, l’ho perfettamente capito. Perchè hai voglia di litigare con me? Brenna è comunque un bravissimo scrittore.

 Roberto Maggiani - 08/09/2010 15:14:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Cara Leila e caro marito, mi pare che le parole che usate siano abbastanza fuori luogo... il lettore appassionato legge Vespa e Moccia, noi non siamo appassionati, siamo ricercanti, sporchi, indecenti, luridi e e per questo mi adiro, mi pare che il tuo dire sia minimalista, troppo approssimativo, un dire fuori luogo, un elefante in una cristalleria... questo è ciò che penso, così, di getto, da lettore appassionato. Volenti o nolenti questo sito è dedicato a Proust e da lì partiamo... forse è l’ora di leggerlo veramente.

 Leila Baiardo - 08/09/2010 13:06:00 [ leggi altri commenti di Leila Baiardo » ]

Caro Roberto, ho riletto dopo la tua tirata (tra l’altro scrivi molto bene)il mio giudizio su Brenna. Non rinnego niente. Continuo a pensare ciò che ho scritto. Ma voglio aggiungere una cosa che può sembrare contraddittoria e invece non lo è: i suoi racconti sono piuttosto belli. Vorrei però aggiungere una cosa. Proust è morto nel 22. Non sarebbe ora di passare a qualcun altro? E poi,visto che mi collochi sul filo del giornalismo, ne approfitto per esprimere un mio pensiero banale: Proust è una gran palla. Adesso mandami all’inferno tra gli eretici, tanto io continuerò a volerti bene e apprezzarti moltissimo come letterato e come persona.
P:S. Mio marito dice che ha letto e apprezzato moltissimo le tue poesie (Creso), ma i racconti di Brenna, anche se ben scritti, ha faticato moltissimo a leggerli e non crede di dover imparare nulla da lui come tu auspichi. Inoltre Proust l’ha letto 35 anni fa e rileggerlo aadesso sarebbe un sovraccarico. Aggiunge poi di essere un lettore "normale", e pensa che il vostro sito sia troppo ricercato e rivolto a tipi di scritture spesso non comprensibili da lettori appassionati sì, benchè non troppo impegnati.
Spero che questa non sia una polemica ma solo un tentativo di mettere a punto le diverse posizioni. Perché non vieni a trovarmi in campagna dove possiamo discuterne a voce e persino urlare, tanto nessuno ci sente?

 Roberto Maggiani - 08/09/2010 11:11:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Sì, vero Leila, "di non facile penetrazione"... ma forse sarebbe più giusto dire che non è facile abbandonarsi e lasciarsi assorbire da un testo narrativo che osa al di là della semplice narrazione di fatti e misfatti. In questo caso, come in altri, è necessario lasciarsi assorbire nel terreno dei fatti descritti - supportati dalla carica descrittiva e dalle modalità narrative adottate dall’autore, in questo caso Giuliano - nelle tortuose vie del sottosuolo fino alla falda acquifera, al fiume sotterraneo e puro della bellezza celata dal testo narrativo, a noi spetta lasciarci assorbire da quel terreno che il narratore ci offre... ed è offerto in massimo grado da Giuliano.
Mi viene inoltre da pensare alla tua scrittura, che sai benissimo che oltremodo apprezzo, una scrittura fluida che si muove sul filo del giornalismo, è descrittiva, e si alimenta della tua grande ironia osservativa, se così si può dire, e per questo è piacevolissima; si sviluppa all’interno delle tue stesse parole, il senso della narrazione ed è quindi una narrazione storica, importante, necessaria. Giuliano invece, pur partendo da semplici fatti, non è descrittivo, storico, ma propone e cerca di far penetrare il pensiero del lettore, come acqua - per rimanere nell’analogia -, in un terreno poroso verso un senso sotterraneo, oltre al fatto narrato. Sì, quella di Giuliano non è una scrittura immediata e proprio per questo va riletta, approfondita, imparata.

  Leila Baiardo - 08/09/2010 09:39:00 [ leggi altri commenti di Leila Baiardo » ]

Molto descrittivi nei particolri, questi racconti di Brenna rischiano di perdersi in un ingranaggio proustiano che ne soffoca la poesia. La storia non ha quasi rilievo, ha molto rilievo l’atmosfera marcata, pressante, al limite dell’ossessione. Interessante, certo, e di non facile penetrazione. Ma io non sono una critica, la mia scrittura è semplice, la mia psicologia elementare. Lui è molto, molto più complicato di me. E forse più serio. Perciò non riesco a capirlo come dovrei.
Leila Baiardo

 Antonio De Marchi-Gherini - 06/09/2010 19:32:00 [ leggi altri commenti di Antonio De Marchi-Gherini » ]

In questa breve silloge di racconti è presente un continuo slittamento tra il reale e il sogno, le apparenze sbeffeggiano la realtà come se la sensibilità di Giuliano giocasse a mo’ di prisma - deformante e rivelatore - e lui stesso fosse un funambolo su una corda sottile tesa tra l’autoanalisi e l’abbandono.
Racconti eterei , smarcati dal senso comune delle cose, luoghi e situazioni sono pretesti, in cui l’istantaneo si fonde nel ricordo, il passato è nel presente, il fantasma nel visibile. Si sente la mano e lo spirito di Proust, di Artaud e anche un pizzico di Kafka, ma soprattutto è la concentrazione al dettaglio, al pensiero pensato che generano una dimensione creatice pura, originale, in cui valori umani e valori letterari confluiscono nei livelli assoluti di una testimonianza inconfondibile, creando un’algebra emotiva che suscita un continuum di espansioni,improvvisazioni e associazioni molteplici e pregnanti.
Alta cucina, insomma, per dirla con Giuliano.

 Maria Grazia Cabras - 06/09/2010 18:21:00 [ leggi altri commenti di Maria Grazia Cabras » ]

In questi racconti, Giuliano Brenna ci accompagna, con grande levità e forza espressiva, lungo sentieri interiori dove l’umano doloroso tempo del vivere e la visione di un Tempo Altro, quello legato alla memoria al ricordo al sogno, si misurano, costantemente, con la nostra capacità di “guardare” e ri-scoprire il mondo attraverso l’occhio iridato di una infanzia dell’anima, capace di scorgere le presenze più nascoste la più remota bellezza.



 Eugenio Nastasi - 06/09/2010 13:05:00 [ leggi altri commenti di Eugenio Nastasi » ]

"Tempo" e "memoria" sono il paradigma entro il quale Giuliano Brenna prende coscienza di ciò che passa e si reticola in sensazioni precise che, rilassata la tensione, riprendono nello "step one step" il loro gradiente di sentimenti e pensieri, tenuti prima discosti con la volontà di registrarli, poi riorganizzandoli come materia propria. Penso che tutto il lavoro di questo "artiere" della scrittura sia di riscrivere un diario aperto e ricomporre le emozioni come orli estremi di una tela dove i colori straripano e si ricompongono, e le "letture" e la "maniera" proustiana, lungi dall’essere barriera, si librano nel "poter vedere", nel sapere "tutto" con la precisione del grande scrittore de la Recherche, magari trasfigurandolo nel proprio corpo in un rapporto franco, articolando i racconti in un contenuto unitario e in paragrafi densi di "verità" (come scrive Franca Alaimo), di "realtà"(intuita da Maggiani)ma soprattutto di poesia, con sintagmi concentrati per adesione e insieme per fascinosa neutralità.

 Guglielmo Peralta - 05/09/2010 19:35:00 [ leggi altri commenti di Guglielmo Peralta » ]

Questi “Luoghi comuni” di Giuliano Brenna sono quelli che non vorremmo mai visitare, abitare, e che tuttavia ci visitano, ci abitano, come fantasmi atavici e onnipresenti. Essi sono le forme svariate di quel “male di vivere” di cui l’uomo innanzitutto, più che “il rivo strozzato”, “l’incartocciarsi della foglia”, “il cavallo stramazzato”, è il correlativo oggettivo per eccellenza. Perché nell’uomo il male è quell’ “uniformità dell’abitudine (che) ha reso silenzioso” lo “strumento dell’essere” (Proust) privando così la vita della gioia e del canto. Se i “luoghi comuni” sono quest’assenza del canto, che genera “vortici di parole” dentro cui ci smarriamo, ci nascondiamo, e che non consente di “intenerirsi alla vista di un fiore”, o “sorridere di una corsa su di un prato”; se essi sono il “ripetere le stesse cose”, l’impossibilità di “far ricominciare il tempo” (Il paziente): quello dell’essere sonoro, cantabile, e non degli eventi abituali che fanno sorda e senza senso la nostra vita; se essi sono le maschere, anche da “granguignol”, che siamo costretti a indossare, allora prende corpo, in questo vuoto esistenziale, in questo assurdo teatro del mondo, la “verità” del poeta, la quale muove alla ricerca di un “volto umano”, raro come una “perla vera” (Il pescatore di perle), e di un tempo, altrettanto umano, che non è quello della storia, della quotidianità, del divenire o dell’apparenza, ma è il tempo reale del sogno, amico dell’infanzia e dei suoi mitici luoghi, non percorsi, non battuti dal male, non contaminati dalla ragione, la quale si rivelerà troppo debole per la loro comprensione e frequentazione, e lascerà al pensiero rammemorante il compito di rivisitarli e rivalutarli. È, quello, il tempo perduto, di cui è fedele custode la memoria, a partire dal quale è possibile “ricominciare”, costruire il futuro. Perché questo tempo, in verità, non è perduto né dimenticato; esso è il passato e, in quanto tale, è oggetto di studio, “perché è da esso che trae origine quanto ha da venire” (Il viandante). Sì. Apparteniamo al sogno e alla memoria: luoghi del mito, ma senza dei e senza eroi, ove la verità, ineffabile, adombrandosi s’annunzia, rivelando la vita e il senso del mondo. In questi luoghi, in questo spazio privilegiato, sacro, familiare, “dimentichiamo” quei “luoghi comuni”, mettiamo in parentesi il nostro cammino, troppo faticoso per la lunga, nebbiosa, godotiana attesa, e ci soffermiamo il tempo di un ricordo, di una “intermittenza del cuore”, ove la vita, ritrovando e cullando i suoi istanti di felicità, si fa poesia, letteratura: tempo a misura dell’uomo, scandito sui ritmi eterni dello spirito. Questa sospensione, quest’atmosfera lirica, pervade in modo trasversale “Père Lachaise”, dove l’incontro ideale del nostro Giuliano con Proust è un feeling tra “essenze medesime”, tra “le nostre vite unite, legate tra loro ad un livello superficiale dall’amore per il bello, e ad uno più profondo dal bello dell’amore”.
Magici istanti, in cui il sogno, in armonia con la bellezza e con l’amore che lo visitano, e con i quali esso stringe quasi un patto segreto, come per confermare la singolarità e la straordinarietà del mitico luogo che richiede silenzio e discrezione, “prende forma” contro i “luoghi comuni” e vacui della realtà. (La spiaggia)

 Franca Alaimo - 03/09/2010 16:50:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

E’ un’esperienza come straniante la lettura di questi racconti di Giuliano Brenna, ricchi di particolari concreti, ed allo stesso tempo fluttuanti in una dimensione che sta fra l’azione ( che è stata, che avverrà ) e il suo essere pensata, o sognata, o immaginata. Giustamente Roberto Maggiani parla di un "iperuranio delle azioni" dove la verità, secondo me, non la realtà, come dice lui, sta "al di là dell’evidenza".
E’ che Giuliano parla non con la lingua della razionalità, ma con quella dell’anima, o dell’emotività. E si avvicina, in questo modo, alla qualità della scrittura poetica, anche, come nota Roberto, nella misura della frase.
Scorrono così questi racconti,e sembrano fatti di neve, di vento e di ogni cosa lieve, e però, finitane la lettura, ti resta dentro il dolore, perché tutti hanno a che fare con l’impossibile felicità che ogni uomo cerca nella sua esistenza. Felicità o troppo breve o mai raggiunta e, forse, mai voluta, perché l’uomo vuole la felicità, ma costruisce dolore. Più degli altri belli sono i racconti dedicati a Proust, dove vive sia l’uomo che l’amato scrittore de La recherche. Qui il tempo lascia se stesso per consegnarsi all’incontro fra lettore e scrittore e alla memoria letteraria di un capolavoro che dà voce a tutto il nostro Tempo umano.

 Roberto Maggiani - 02/09/2010 23:36:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

La scrittura di Giuliano mi affascina, perché è un continuum narrativo che a tratti rassomiglia ad una scrittura poetica dai versi molto lunghi, infatti i periodi della sua scrittura sembrano in media avere una data lunghezza che conferisce ai testi una cadenza ritmica ben precisa, una musicalità che appartiene alla poesia - ma non è poesia, è narrativa - per cui la lettura scorre sulle parole come un sasso lanciato sul pelo dell’acqua di uno stagno, il numero di balzi dipenderà dall’inclinazione del lancio e dalla forza e precisione del lancio... così la lettura dei racconti di Giuliano percorre balzi sull’acqua placida della sua scrittura ma un errore di lancio, una disattenzione, può far sprofondare il lettore nel buio dell’incomprensione. Questa è la scrittura che amo, quella "insidiosa", non scontata, che è un continuum ma anche ha dimensioni avvolte su sé stesse che si srotolano con l’attenzione dovuta dal lettore al testo e adottando una logica di pensiero talvolta non lineare. Giuliano si lascia andare ad una narrazione evidentemente ricercata, che scaturisce, per assurdo, dalla sua estrema semplicità interpretativa del mondo e da una spiccata intelligenza critica. Insomma questi racconti sono cesellati dall’intelligenza, e conducono in una sorta di iperuranio delle azioni, dove sta la realtà degli eventi narrati, al di là dell’evidenza dove si trova il senso parallelo del discorso che insieme al senso letterale crea il binario sul quale il lettore compie un magnifico viaggio (un magnifico esempio ne è "Il pescatore di perle"). Complimenti a Giuliano, con questo suo nuovo "best seller"... =)

 Narda Fattori - 02/09/2010 18:05:00 [ leggi altri commenti di Narda Fattori » ]

Ho letto i racconti lentamente , come si conviene quando si pone sotto lo sguardo il male di vivere in varie accezioni, luoghi, situazioni, che grava su personaggi molto distanti, socialmente, formalmente. E’ un argomento trattato ampiamente e ampiamente bis-trattato; in questi racconti ho avvertito un’intima partecipazione al sentire dei protagonisti, figure che sono quasi offuscate, che poco osano eppure conoscono il male che hanno e , forse, anche quello che li aspetta. ( la memoria che cos’è? Ciò che pure avvertiano in noi come qualcosa già avvenuto seppur la coscienza lo nega?) Nessuno si illude, la speranza è una chimera. La scrittura, oh la potenza della scrittura, elegante, letteraria, incuneata nella lentezza delle decisioni o degli eventi irreversibili, libra queste storie minime e ne fa mitologie. Tristi mitologie dei nostri tristi tempi.

 Loredana Savelli - 02/09/2010 00:03:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Tra tutti mi ha colpito "Il pescatore di perle". Ben condotto, con un linguaggio affascinante, ricco e coerente con la trama, e un finale toccante. Degli altri, ho apprezzato la duttilità espressiva: sei riuscito a creare dei pezzi stilisticamente diversi e compiuti, accomunati da un discorrere morbido, a volte vago, sempre attento ai particolari, allo scavo psicologico. Complimenti Giuliano!