Siamo nei pressi della Diga del Basentello, a circa 24 ore dalla merendina che accarezzo.
Sulla Murgia addomesticata, dopo esserci allontanati per una manciata di chilometri da Poggiorsinitoh, guardatelo: un lago nel silenzio, a primavera.
Tuttattorno, il grano verde crea campi a centaltezze, animati a intermittenza dato linfrangersi della divina alitosi. Ossigeno, se lo gradite, che frastaglia le innumerevoli punte, tra un abisso e laltro, colmo di fertile luce solare.
-Che vertigini!
Siamo su tre auto diverse, tutte da rottamare. Io sono sullultima e siedo sul lato anteriore di un posto a sedere, ricoperto sicuramente da moccoli, visto che alla guida, c una vecchia conoscenza.
Ondate che intiepidiscono i miei pensieri mentre ammiro, lumido celestiale, traboccare sugli occhiali che indosso.
Si arrestino i motori e si aprano i sipari su questo pic-nic di Pasquetta, l dove incontro i tuoi occhi, cara Cri; intenti ad accudire le nostre spiaggiate salsicce di cavallo.
Li osservo e li fisso e poi, finalmente, mi concedi un secondo. C qualcosa in essitra il marrone e il muschio. La vedo mimetizzarsi tra le stoppe e allontanarsi, rifugiandosi nel buio di questa sinistra pupilla selvatica.
Rieccotela sbocciata dallaltro lato.
-Fammi entrare, una grande idea che grugnisce a squarciagola!
-Ma sei fuori?
-Non ancora per molto.
-E io? Che ci rimango a fare qui, sola soletta, con questo branco di lupi affamati?
-Non aver timori, far in un batter docchio e sar solletico!
-Porco!
Cos comincia larrampicata. Dai suoi stivaletti, ripieni di melma, fin sopra le sue labbra. A carponi, vinco anche il suo naso dove concedo al mio essere, cinque decimi di Yoga.
-Ed eccomi, dinnanzi al tuo infinito, mio amore; se hai la pazienza di udirmi, io ti dico che tra non pi di sette minuti, staremo a far baldoria mangiando selvaggina. Ti va?
-E il vino?
-Il vino a sacco. Chiederemo al giorno (D).
*
Stoppe ruotano lascive, rimpinzate da ignude correnti infreddolite, su un muschiato e serpeggiante sentiero discendente. Esso illuminato, fin dove scorgo quei primi ramoscelli, da una luce che guizza a colpi di palpebra.
Mulina spirante, fluendo dalla mia vista, dato lumido, verso le distese inaccessibili di macchia bruciata, sul fuoco delle tue pupille.
A sera, due astri solari, scaldano la mia notte. Lass. Pazzi come la mia paura del fogliame che scodinzola, del profumo dombre e delle moltiplicazioni dorma, che rivelano la reale presenza dellarcigno selvatico. Pastulante nel forteto, sui miei passi da compire.
-Quasi quasi mi arresto, per non destare alcun sospetto. Ma lo devo catturare!e con che cosa?
-(Semplice. Hai notato quei pensieri n in cielo e n in terra, che trascorrono, scivolando attorno alla sfera del tuo proponimento?)
-Ne visualizzo i lampi, ma nulla che sgoccioli in me come colore e mi sorvolano diretti verso il buio del confine!
-(Albegger e ti ritroverai faccia a faccia, col cinghiale a pancia allaria. Non temere).
-Sar, ma i pensieri del mio germoglio, son personali e continuano ad attraversarmi estranei!
*
Piove ed notte, sul fogliame decaduto. Fradicio di te mia dolce Christin. Odori intimi che preludono alla Donna: il fulcro, di questo incantevole sottobosco appisolato. Del verro smaliziato ho perso le tracce, tralasciando ingenuamente il fiuto del vento. Certo, la bagarre della cacciata si fa col naso e non con gli occhi, ma la pioggia bracca me che poso la stanchezza, sulle braccia di radici affioranti.
Al mattino, imbalsamato dal freddo e controvento, ritrovo lincantesimo nel regno impenetrabile di arbusti e rovi. La luce, avventurata, mi lascia comprendere di essere appollaiato nel ruvido abbraccio di ginepri e spinosi cespi di ginestra. I merli e i pettirossi, sembrano preferirmi; canticchiando e rendendo il mio risveglio, colmo di musica e sensazioni.
Si fa concreta la retta via solo quando, dietro i tronchi, immagino baritono lelemento.
Puzzolente e fulminato mi rialzo. Lora, sembra essere quella giusta. Spero solo che la preda, abbia in bianco solo il suo recente passato.
*
Scappo e salto, affannato ma convinto di potergli tirare le orecchie e possederlo, solo con la forza delle braccia.
Zig zag e poso, le mie prossime orme, in punta di piedi.
-Schh, silenzio!
Immobile astuto, stipato sullargine di una proda, ronfa e scorreggia invisibile, dietro un cespo di stipa.
Eccomi di sorpresa su di lui che si inalbera!
-Lo tengo, lo tengo!
Ci dimeniamo, rotolando come due giovani innamorati. Poi gli sferro un cazzotto, due ceffoni e mi sale in grembo; grugnendo e slinguacciandomi come se fossi io, la sua sposa (sbadiglio).
Appesantito da 200 Kg. di zavorra, inizio lascesa fin sui punti di partenza e poi fuoriesco soddisfatto di me.
*
Eccovi, cari amici, quello che io credo possa digerire solo oggi: un forte odore di selvatico, tra le lenzuola di Pasqua.
-Guarda laggi! Il cavallo ricoperto dalle sue salsiccette, che se la squaglia!
E guardate, miei illustrissimi, i vostri occhi! Come son buffi di fronte al sorriso della mia pazzia!
-Krisst, smettila di accarezzare la tua folta e balbuziente farfallina!
-E perch?
-Vedo chedeve ancora bisbigliarmi qualcosa, lo sento!
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