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I Resti lo Splendore

Poesia e Prosa

Insel Marty
Edizioni Gazebo

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 03/03/2009 21:04:18

Questo libro è un saggio in cui vengono raccolti vari testi scritti dall’autrice in epoche precedenti. Un libro che desta curiosità e interesse fin dalle prime righe: “Passando di fianco al mercatino rionale d’improvviso ha dovuto fermare gli occhi sulla vecchia sedia vuota […] Ora la sedia, qui. Per una frazione dell’attimo: cera vergine che si cristallizza al sole e si disfa alla pioggia. La materia si dà alla forma che viene e alla perdita della forma si abbandona”.
Insel Marty conduce il lettore in un percorso a tratti un poco ostile per chi non si intende di filosofia, di religioni orientali e di Vecchio Testamento. Ma sicuramente ha la capacità di destare nell’animo vibrazioni armoniche fondamentali, attraverso un’asciuttezza di concetti e persuasive riflessioni che sembrano nascere dall’esperienza dell’autrice, dal suo probabile aver esperito, in qualche modo, ciò di cui tratta; con fare deciso propone sue tesi e sintesi, spaziando nel mondo della filosofia greca e trovando unioni/disunioni col mondo della filosofia orientale.
Ma ciò che di questo libro colpisce sono i testi poetici che accompagnano il discorso filosofico e che in qualche modo ne sono coronamento e riflessione ultima nonché intuizione di una più profonda verità sulle cose, percepita e percepibile soltanto, a mio avviso, dalla poesia, come se essa fosse una sorta di mistica: l’Essere rivela sé stesso nella poesia e il poeta diventa imprescindibile chiusura di una complessità che altrimenti si attorciglierebbe a spirale su sé stessa. Semplice e al contempo geniale questa riflessione: “La letteratura è l’ombra della parola. Ma l’ombra è così intima alla luce”. Quindi la parola come ente che riflette, luminosa, la luce dell’Essere, e il “sistema letteratura”, con tutte le sue complessità, è ombra della parola alla luce dell’Essere, parola che vive di per sé stessa senza necessitare dell’ombra ma che comunque, per il semplice fatto di essere alla presenza della luce, la rende presente, non come necessità, appunto, ma come conseguenza di contorno. E ancora: “scrivendosi prendono luogo le parole / si prendono il foglio il tavolo la stanza / anche la strada sotto / e al di là quella che sale al colle / […] // l’aria non la occupano / in lei esalano la forma”.
Penso che scrivere filosofia in poesia sia una cosa che richieda una decisa maturità filosofica, una elevata percezione dell’ontologia dell’esistenza e una grande austerità nell’uso della parola. I versi di Insel Marty sono levigati, puliti, grandemente evocativi, si insinuano come vanghe ben poste sotto le zolle del reale, scalzandole e ribaltando il terreno per preparare una nuova semina: “fascio d’ombre boscose / le nubi di un giorno finito / ma rasoterra traluce a specchio / d’acqua con luna / che ancora non c’è / - riverbera ogni seme del buio // la notte volge gli occhi in sé”.
Quasi a chiusura del libro v’è un bellissimo capitolo dedicato alla musica: “[…] A questo punto della strada vi dirò che la cosa curiosa, ma forse scontata, è che la frase di Jung, ‘la psiche è musica’, mi si è dispiegata nient’affatto metaforica, bensì estremamente realistica […] cantano il frigo e l’autoclave, l’acsensore e il caterpillar […] il vicinissimo aeroporto emette profondissimi Karghiraa” (essendo il Karghiraa una tecnica mongola di emissione vocale di una nota bassa insieme ad armonici acuti...).
Quindi un libro non immediato, ma semmai ben ragionato e sul quale ragionare, insieme all’autrice, in una interessante dialettica, senza l’attesa di una schema scontato.

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