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Mille e quarantasette

di Emilia Filocamo
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Pubblicato il 18/04/2017 17:08:32

Ancora mettono segni, apostrofano

il marmoreo con saluti,

avvicinano la bocca al cemento

pensando di scavargli una risposta.

Mentre sorridono e fanno un passo

avanti la vita, con i piedi ed il busto

eretti sopra dove riposi, perpendicolare

senza linfa, ma con i nodi giusti per

l'intaso mortale, mentre giocano, ti

credono  in mezzo, con la disinvolta

franchezza distratta di un partecipante

annoiato. Bisognerebbe dirglielo,

e calciargli via l'ardire , smanicargli

la voglia inopportuna di raccontarti

cose che andavano dette prima.

Intanto qui è freddo nuovamente:

al cielo sembra sfuggire la sorte

della primavera.  Così come gli sono

sfuggiti gli anelli delle tue ossa,

tronco ancora tenero,

in espansione.

O una via di esonero per tanto,

inutile strepito.

Ed ha pensato così, sempre lui,

cielo e boia,

d'un tratto, di liquefarti il capo,

sbordarti la resistenza,

sfilacciarti  fino all'ultimo

dai gomiti, dai tarsi e dalle nocche.

Come se spurgasse un

giovane, gustoso carapace.

 


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