Pubblicato il 17/10/2010 19:11:56
Non ho visto il mio carnefice se non di riflesso sul vetro oscurato della mia auto un attimo prima che la lunga lama penetrando dallalto in basso tra collo e spalla, dopo aver squarciato ogni organo incontrato non terminava la sua corsa trafiggendomi il cuore. Da quel momento ogni anelito di vita cessava per sempre trascinandosi dietro dolore e sofferenza, rabbia e furore impotente. Il nulla mi avvolgeva e mi inghiottiva in un oscuro tunnel senza fine, eppure in un qualche modo inspiegabile, dopo non so quanti attimi ho riaperto gli occhi, non pi su un presente ormai inesistente ma su un passato inconciliabile ed un futuro ancora lontano. Ho visto il mio corpo grottescamente raggomitolato su se stesso in un lago di sangue per terra vicino lauto su cui ero impegnato a sostituire una ruota bucata, dal collo fuoriusciva lelsa di un lungo, sottile e affilato stiletto, in piedi a poca distanza lui, il mio carnefice che, visto dallalto non riusco nemmeno a vedere in volto. Lassassino, prima di eclissarsi ha preso a calci il mio cadavere, la cosa mi ha molto sorpreso, mi sono chiesto perch lo ha fatto, che senso avesse quel gesto di vilipendio, poi ho rammentato le volte che lho fatto anchio in altre situazioni simili, quando ero il carnefice, allora ho capito cosa fosse il meschino disprezzo verso un nemico tanto odiato che sarebbe potuto diventare molto pericoloso se lagguato non fosse riuscito. Dopo il carnefice, ormai allontanatosi dalla scena sono comparsi due ragazzini che veloci e furtivi hanno rovistato nelle mie tasche trafugando il portafoglio e la mia inutile rivoltella che non ho avuto nemmeno il tempo di impugnare. Anche questo gesto ricordo di averlo fatto pi volte quando avevo la loro et, le armi e il portafoglio venivano consegnate a chi di dovere e in cambio ci guadagnavo una bella somma di denaro, sfilata tra le banconote del portafoglio. Mi pare cos strano osservare dallalto queste scene, pur sapendo di vedere il mio corpo morto per terra, tanto da chiedermi come sia possibile perch so di essere in unaltra dimensione, infatti, non vedo nullaltro oltre la semplice vista, non ho corpo n sensazioni, osservo solo, nitidamente ci che avviene laggi dove pochi minuti prima, forse, il mio corpo aveva ancora un senso di esistere. Per penso, questo s riesco a farlo, penso, ricordo e analizzo il mio passato. Non mi stupisco pi di tanto della mia morte, essa era una componente della mia esistenza in un ambiente dove la vita stessa aveva un valore molto relativo, tanta era la sua vulnerabilit. Ma dove iniziato tutto questo? Mi sono rivisto pi che bambino ad agire di contorno a micidiali misfatti, ma ancor prima cosero? Toh! Vedo un uomo, lo riconosco, mio padre quandera giovane, si piega su un lettino a sollevare tra le braccia un infante, credo di essere io, lo osservo bene e noto nella sua cintura il calcio di una rivoltella, anche lui apparteneva a quella vita. Oggi ancora vivo, non ha ancora sessanta anni e, se ha lacrime nel suo bagaglio umano, pianger la morte del proprio figlio. Chiudo gli occhi un attimo, li riapro e vedo scorrere velocemente altre scene, la mia vita passata, molte sono scene simili alla mia ultima in vita. Non ho bisogno di contarle so esattamente quante sono. Ho rivestito diciannove volte i panni del giustiziere per conto della mia famiglia di appartenenza. Un paio di volte ho perfino guardato negli occhi le mie vittime e vi ho visto paura, terrore, disperazione, piet e compassione, inutilmente sprecate perch davanti a loro vi era non un essere umano ma un Dio invulnerabile ed implacabile. Ho ucciso, senza tentennamenti, anzi spesso con sadica gioia, senza mai chiedermi il perch di tanta violenza, solo una volta sono stato vicinissimo ad una profonda riflessione ma la velocit dellazione me lo ha impedito. stato quando in chiesa ho assistito al battesimo di un neonato, il padre era la mia vittima predestinata, defilato lo osservavo pregustando il momento in cui gli avrei sparato in testa, cos mi era stato raccomandato, qualcosa deve essere trapelato dal mio volto perch guardandomi intorno ho notato un ragazzino che mi guardava attentamente. Nel suo sguardo non vi era paura e nemmeno sfida, solo innocenza. Mi puntava gli occhi addosso senza distogliere lo sguardo dal mio, impavidamente mi ha costretto ad abbassare gli occhi per primo, quando li ho rialzati lui era ancora l a fissarmi. Sentendomi a disagio mi sono allontanato. Aveva tredici anni e due anni dopo, senza nemmeno immaginarlo, gli avrei puntato una pistola sparandogli un colpo in testa facendola esplodere in mille pezzi. Era il nipote delluomo del battesimo, passato dalla parte opposta al nostro clan. In quel momento, prima che gli sparassi mi ha puntato ancora gli occhi addosso senza alcuna paura e, Dio devo ammetterlo, senza alcun odio. Dio, la prima volta che lo nomino, perch ci penso solo adesso? Che senso ha farlo ora, non lho fatto quando ho pianto mio fratello e nemmeno quando ho consolato mia madre del dolore per la sua perdita. Non mi sono mai chiesto dovera n perch non lo avesse impedito, vi ero io a sostituirlo, ma non ho potuto impedirlo. Non lho nemmeno vendicato, ordini dallalto, le famiglie si erano riappacificate. Dio, quanto sangue ho visto scorrere nella mia vita! Quanto dolore procurato con spietata facilit e naturalezza! Dio, perch ci sto pensando solo ora? Perch rivedo la mia vita, fatta esclusivamente di nefandezze ignobili, meschinit e vigliaccheria. Perch solo ora che non riesco nemmeno a vedere le mie mani sporche del tanto sangue versato? Il mio corpo li disteso per terra, quarantanni di esistenza spesa nel nulla, semmai a guardarmi sempre dietro le spalle ed infine colpito proprio alle spalle. La mia famiglia? Quella vera, nella mia onnipotenza non sono riuscito ad apprezzarla mai, lei sapeva del mio passato ed anche del presente, ha accettato il futuro, perch? Cosa ne sar ora di lei e del bambino? Oh Santo Cielo! Il bambino! Il mio bambino! Di lui cosa ne sar? NO!, questo no! Questo non successo, perch lho visto? Non pu essere, egli ancora piccolo, ha solo sette anni eppure Dio no, no, non permetterlo. Ci che ho visto non ancora successo ma avverr tra meno di dieci anni, sar raggiunto da due proiettili, al cuore e alla testa, unaltra vendetta trasversale. No, Dio, non farlo, ti prego non farlo, al mio bambino no, non devi farlo. Ora comprendo perch vedo sebbene sia ormai morto. Lui, Dio, che mi fa vedere la mia vita sprecata ed anche quella che sar dopo, frutto di quella passata. Perch non mi sono fermato quando quel bambino mi ha guardato negli occhi, forse gi vedendo in me il suo futuro carnefice? Eppure non mi ha odiato nemmeno in punto di morte! Oh Dio, quanto male ho fatto ed ora questa la Tua punizione? Dovr vedere in eterno le mie colpe? Straziandomi il cuore per il passato ma soprattutto anche per lagghiacciante futuro che mi stato offerto di vedere? No, non penso che sar questa la mia pena perch gi le immagini vanno lentamente dissolvendosi, solo il mio strazio rimane ancora vivido e concreto. Tra poco ogni immagine si dissolver del tutto ed allora di me cosa rester? Nulla, nulla di tangibile, solo linterminabile strazio della mia anima vagante.
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