Pubblicato il 28/03/2011 12:15:09
Montepiano sorge sulla cima di un dolce monticello a circa settecentocinquanta metri di altitudine. Prospiciente il paese, verso nord, vi un altro monte che supera i mille metri chiamato semplicemente la Montagna. Fino allaltezza di ottocento metri questo monte sembra la fotocopia di quello di Montepiano, con un dolce declivio ricoperto da uliveti, orticelli e casette rurali di ogni tipo e dimensioni. Dagli ottocento metri in su la natura cambia repentinamente con pareti rocciose e scoscese ricoperte da scarsa vegetazione, qualche arbusto, qualche ginestra e molti rovi, fino a raggiungere appunto la cima a oltre mille metri. La parete opposta, quella nascosta al paese e rivolta verso nord invece meno erta e terrazzata su diversi strati. Quasi in cima alla Montagna si trova una grotta grande una cinquantina di metri quadri, ottima per il ricovero di pastori e armenti tanto che da sempre una mano intelligente ha eretto sullentrata una parete in muratura a secco lasciandovi appena uno striminzito vano di accesso. La leggenda narra che intorno al millecentocinquanta un cavaliere normanno di nome Guittone, di ritorno dalla Terra Santa, con un fardello di colpe sulla coscienza, vi abbia trovato oltre laria salubre anche una pace interiore per trascorrere il resto della vita in odore di santit, o quanto meno in quella della saggezza. Amato e considerato dalla popolazione del vicino villaggio, oggi Montepiano appunto, sia stato da sempre considerato santo sebbene non vi sia in alcun calendario un santo di questo nome e nemmeno un beato, per la verit. Ma lamore del popolo ha fatto s che venisse nei secoli ritenuto tale e quindi oggetto di devozione. La grotta, o la dimora delleremita, per secoli rimasta intatta causa un totale abbandono tanto che fino a mezzo secolo fa nessuno ne avesse memoria e la stessa era addirittura nascosta da un fitto roveto. Quando negli anni settanta esplose la moda, con lavvento delle Pro-loco, di arricchire la stora dei paesi con riferimenti storici e leggendari, qualcuno si ricord della grotta e della leggenda delleremita e nel volgere di una stagione la grotta venne ripulita e indicata ai curiosi da tabelle stradali azzurre con tanto freccia bianca che, dalla statale in su accompagnavano il curioso, finto devoto, fino al limitare della parete rocciosa. Da qui in poi, lasciato ogni automezzo, si procede a piedi per un contorto sentiero che per alcuni tratti ricorda quello del film sullultimo mohicano, ovvero uno strapiombo da far paura. Superato questo tratto ci si trova improvvisamente a sbucare sul lato corto di un modesto terrazzamento antistante proprio la grotta. Un altro exploi dovuto allinteresse della Pro-Loco furono le costruzioni di una miriade di casette rurali grandi appena una trentina di metri quadri, costruite con lintento di offrire un riparo ai tanti piccoli viticoltori proprietari di modesti appezzamenti e a qualche piccolo maggiorente del paese per fare sfoggio di una villetta dove passare i fine settimana a far bisboccia tra fiumi di vino e abbondanti libagioni. In una di queste villette, quella posta pi in alto, ai piedi della parete rocciosa, sorta sul finire degli anni settanta lemittente locale SuperMonteRadio che, oltre ad offrire musica non stop con contorno di stupide dediche anche un adeguato parcheggio per le auto di tutti i bramosi arrampicatori con meta finale la grotta. Alle ultime elezioni comunali, esortato da pi duno a dedicarmi alla politica, mi sono lasciato candidare in una lista civica che poi risultata vincente, sebbene il mio apporto sia stato scarso, appena trentotto voti sufficienti per risultare lultimo degli eletti. In virt, poi, del mio titolo di studio, professore in pensione di Storia e Geografia, ho ricevuto lalto onore di avere dal sindaco una pomposa delega ai beni culturali. In pratica il mio compito riguarda, in collaborazione con laltro delegato alle attivit turistiche nonch responsabile della Pro-Loco, il mantenimento in stato di salute di una mezza dozzina di chiesette e cappelle nellabitato, unaltra dozzina sparse nel territorio comunale, la manutenzione di squarci di antiche rovine e palazzi storici, o meglio ci che ne rimasto dallo sfacelo urbanistico. Esempio massimo il palazzo Consalvo-DeBellis che presenta delle pareti intonacate e porte a garage sulle stradine laterali. Il fiore allocchiello, si fa per dire, altro non che la grotta delleremita o, per meglio dire di san Guittone leremita. Proprio in virt delle mie mansioni avvenne una mattina di fine novembre scorso che ricevetti la segnalazione di un fumo grigio apparentemente proveniente proprio dalla grotta. Il fumo, per essere sinceri si vedeva benissimo anche dal paese, in fin dei conti la grotta dista dallabitato circa sette o otto chilometri in tutto ma per arrivarci ci vuole pi di mezzora, cinque minuti fino al parcheggio davanti la Radio e il resto a piedi. Dallaltra parte il tragitto molto pi agevole ma oltre a dover chiedere il passaggio al barone Pizzuto per lattraversamento delle sue terre bisogna sobbarcarsi almeno una trentina di chilometri di strada e, comunque, procedere a piedi negli ultimi cento metri, ma la salita piuttosto agevole. Ci che scoccia maggiormente il fatto di dover sottostare a un puntiglioso interrogatorio da parte del barone Pizzuto inerente il perch, il percome, il perquando che fa cascare le braccia. Costui, in fondo un un buon diavolo, barone come Guittone santo ovverosia un titolo che si autoimposto, potenza dei quattrini, per il fatto di essere il proprietario di tutta la mezza montagna non visibile dal paese, in tutto milleduecento ettari tra bosco, uliveto, frutteti vari, seminativi e diversi fabbricati rurali tra stalle, granai e reggia rurale personale. Per farla breve a nessuno piace lidea di dover chiedere il permesso a Pizzuto perch altrimenti il tempo si decuplica, non rimane quindi che la scarpinata sul sentiero indiano. A seguito della segnalazione allertai il comando dei vigili urbani ma mi fu risposto che loro si occupavano solo di quanto avveniva nellabitato, per questi casi bisognava chiamare i vigili del fuoco. Telefonai pertanto alla caserma dei vigili del fuoco pi vicina, sede in Policoro, e mi fu risposto che sarebbero intervenuti immediatamente. Un quarto dora dopo, effettivamente, un elicottero rosso fuoco sorvol pi volte la zona e mezzora dopo, puntuale, la telefonata del comando dei vigili del fuoco mi comunic che dallalto non vi erano tracce di incendio, solo il fumo grigio che proveniva proprio da quei paraggi. La competenza, pertanto, non era loro ma di altri. Alla mia domanda su chi verteva mi venne suggerita la Guardia Forestale, che guarda caso ha una casermetta proprio a Montepiano. Stupidamente nessuno ci aveva pensato. Al telefono nessuno rispondeva per cui mi recai personalmente per la segnalazione. La porta era chiusa e, in bella vista un foglio appiccitato su un battente evidenziava lorario dufficio, aperto tutti i giorni dalle 9,30 alle 12,30 e al pomeriggio dalle 16,00 alle 18,00 tranne il venerd pomeriggio e, ovviamente il sabato e la domenica. Non mi restava che aspettare larrivo di qualcuno che puntualmente alle dodici e venti si present. Il graduato, forse un brigadiere, gentilmente mi inform che quella non era competenza del Corpo Forestale dello Stato in quanto quel territorio era propriet comunale quindi a interessarsene doveva essere la Pro-Loco. Meravigliato che non mi avessero consegnato ai Carabinieri o alla Marina Militare tornai in paese nellufficio laddove ore prima era iniziato tutto il carosello. Il collega delegato alla Pro-Loco disinteressatamente mi comunic che non potevano in alcun modo provvedere a effettuare un sopralluogo perch sprovvisti di adeguato mezzo e lunica auto disponibile era in servizio presso la polizia municipale. Inutile obiettare che non era necessaria unauto a trazione integrale perch lintero tragitto era su strada asfaltata perch la risposta, secca ed anche offensiva, fu di usare la propria auto. Chi vuole va chi non vuole comanda, pi chiaro di cos. Ormai si stava facendo tardi, lopzione era di recarmi nel primo pomeriggio dopo pranzo o subito, tenendo conto che dinverno fa scuro presto e il percorso al ritorno assoluitamente sconsigliato dal buon senso, oltre al doversi muovere con lo stomaco appesantito, avvisai casa che avrei fatto molto tardi a pranzo, anzi desinassero pure senza di me, e mi diressi sul posto. Lasciai la mia auto nel parcheggio, indossai un vecchio paio di jenas e gli scarponi che normalmente uso quando vado per funghi, e mi incamminai in direzione del sentiero. Oltre un quarto dora dopo, attento a non scivolare sul sentiero roccioso, appoggiandomi alla parete e in alcuni punti aggrappandomi a degli spuntoni superai linfame tragitto e mi ritrovai finalmente allinizio del terrazzamento antistante la grotta.
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