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Sei Cento Cinquantanove

di Emilia Filocamo
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Pubblicato il 03/12/2013 15:56:59

Vorresti dragarmi con quel tuo modo

sapiente di prenderti le cose:

non facendoci caso.

Ma tu, giocoliere, hai il

tuo angelo custode a cui non

metto una coda in finale

per non sciuparne la santità.

Ha dormito più notti con te

della notte stessa e  perfino

guardandoti adesso, in piedi

od orizzontale non farebbe

differenza, ne avverto l'odore

e la sua ombra dorata,

opalescente testuggine,

pampino d'età indecifrabile,

ti segna irrimediabilmente le

spalle.  Tu vorresti guarirmi,

proporti come garum consolatorio

ed anestetico propiziatorio di

tagli necessari, ma puoi solo

offrire un pacchetto di torsoli

dalle date di fame confuse,

parure di rimasugli spolpati

da corazzate vittoriose, un'ispida

dadolata di bionde contestazioni,

di affinità superiori e sabbie

che io non tollererei mai.

Quindi, davvero, non importa:

lasciami alla fanghiglia e all'inverno,

ai nodi ed al torace serio dei

castagni. Le strade che conosco

non fanno mai rima con le sue

e, se anche ci fossimo incontrati

allora, scommetto che un dislivello

da niente o  forse perfino la virata

balorda dell'insetto destinato all'impatto,

ci avrebbero fatti bersaglio di indifferenza

mentre infilavamo la vita nella stessa

direzione ma con la faccia piantata

nel panorama di un estraneo.

 


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