Guido Brunetti
Deprivazione affettiva e depressione anaclitica
Numerose ricerche hanno dimostrato l'importanza fondamentale della relazione madre-bambino, soprattutto nei primi anni di vita. I bambini che non hanno ricevuto un adeguato contatto fisico hanno mostrato un alto livello di stress e un alto livello di "immaturità neurobiologica".
Gli studi hanno poi evidenziato che il ricovero del bambino nelle istituzioni è associato a un più alto rischio di disturbi psichiatrici con alterazioni neurobiologiche, deperimento cognitivo, ritardo mentale.
Questi luoghi non possono essere ritenuti idonei allo sviluppo mentale, emotivo e sociale dei minori (Monti et al.), poiché sono da considerare "istituzioni totali" (Goffman), ossia luoghi la cui caratteristica totalizzante si esprime con impedimento allo scambio sociale e ai rapporti con il mondo esterno.
Ulteriori ricerche hanno indicato che una situazione comune a tutte le istituzioni è la "mancanza di interazione socio-emotiva con i caregiver, fatto che deterrmina "ritardo mentale" (Merz e McCare). La vita negli istituti è scandita da "scarsa o totale assenza di stimolazioni socio-percettive, motorie e linguistiche" (Monti et al.).
L'impossibilità di vivere in un contesto affettivo ed amorevole conduce a difficoltà nella crescita neurobiologica con alterazioni nel comportamento e nelle relazioni sociali (Rutter). Sono state inoltre rilevati "ritardi cognitivi, disturbi del comportamento, anomalie nel livello di cortisolo ed elevati livelli di stress" (Smyke).
I primi autori a sottolineare l'importanza del rapporto madre-bambino e delle possibili conseguenze della separazione dal genitore nello sviluppo del bambino sono stati John Bowlby e Renè Spitz.
Nella sua teoria dell'attaccamento, Bowlby dimostra che uno sviluppo normale del bambino si verifica solo se i legami relazionali si caratterizzano in maniera stabile, durevole e profonda. Egli sottolinea che i bambini hanno una predisposizione innata a stabilire un legame affettivo con la madre o con chi si prende cura di loro, fatto basilare per la crescita mentale e la sopravvivenza.
Il ricovero negli istituti, per questo studioso, non favorisce l'instaurazione di rapporti affettivi tali da permettere un normale sviluppo mentale e sociale. In presenza di privazione e carenza di cure materne, Bowlby dichiara che la crescita fisica, cognitiva ed emotiva rimane segnata anche nell'età adulta.
Ogni esperienza quindi di separazione o anche di semplice minaccia di separazione determinano nel bambino reazioni di ansia e una riduzione di socializzazione. Disturbi infantili e alcune psicopatologie adulte sono imputabili agli stati d'ansia e allo stress provocati da queste esperienze traumatiche.
Anche il medico e psicoanalista austriaco, Renè Spitz, mette in rilievo il ruolo della madre e gli effetti devastanti della deprivazione materna e del ricovero in istituto. Egli ha coniato il termine "depressione anaclitica" per indicare una sindrome che colpisce il bambino che viene separato dalla madre. Il legame affettivo, per Spitz, è infatti una condizione essenziale per lo sviluppo sano del bambino.
Questa sindrome è caratterizzata da una progressione di sintomi che includono: pianto, insonnia, perdita di peso, rifiuto del contatto fisico, ritardo dello sviluppo motorio e affettivo, irritabilità, tristezza, assenza di interessi, stato letargico. Attraverso l'osservazione dei bambini, Spitz dimostra la presenza di ritardi di sviluppo nella totalità dei soggetti esaminati e di un aumento del tasso di mortalità. Il termine "anaclitica" deriva dal greco (anaklitos) che significa bisogno di appoggio emotivo, legame affettivo. E' in sostanza la condizione del bambino che si appoggia emotivamente alla madre.
Conclusione.
Dall'analisii di tutte le ricerche interdisciplinari in materia, emergono due principi. Il primo dimostra che la deprivazione materna e l'istituzionalizzazione incidono profondamente sullo sviluppo mentale, emotivo, affettivo e sociale del bambino. Il secondo principio prova che il bambino acquisisce le capacità necessarie per un sano sviluppo psico-fisico all'interno di una relazione madre-bambino stabile, durevole, profonda, calorosa ed empatica".
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