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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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La metamorfosi

di Alberto Rizzi
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Pubblicato il 26/05/2016 12:10:42

            Lo sapevo che sarebbe finita così; me la sentivo. E fesso io che ho sempre dato retta agli amici, che dicevano in coro di non preoccuparmi, che il tempo aggiusta tutto e son crisi passeggere… E qualcuno ci faceva pure dell’umorismo, già che c’era.

 

            Un fidanzamento da favola, una luna di miele da favola; poi, dopo qualche mese di matrimonio, le prime crepe. Mia moglie che comincia ad accampare scuse, che comincia a farsi musona; che ti fa osservazione per uno spillo fuori posto, e sembra che le cerchi apposta le occasioni per sminuirti. Che poi si sa, in quanti ci saremo passati, in mezzo ad un andazzo del genere?

 

            E io, con pazienza, a sopportare, a cercare il dialogo.

 

            A volermi assumere ad ogni costo le colpe, pur di far andare avanti il rapporto; pronto persino ad andare dallo psicologo, che quasi subito finì col dirmi: “Guardi, lei è assolutamente normale, e anche queste crisi, appena dopo il matrimonio, lo sono.”

 

            Fesso. Anzi fessi tutti e due: lui a sparare di queste cazzate e io ad andarci.

 

            Con l’andare del tempo le cose non miglioravano per niente, anzi a livello di rapporti fisici si erano fatte per me quantomeno imbarazzanti: il massimo della soddisfazione lei lo ricavava facendomi mettere in ginocchio; e mentre mi masturbavo, lei - standomi dietro con addosso solo una specie di camice da infermiere - mi colpiva con forza in testa con una ciabatta, gridando “Dalli alla blatta! Dalli alla blatta!”.

 

            “Un semplice, banale caso di invidia del pene. Una cosa da niente, che si risolverà da sola col tempo.”, sentenziò come al solito lo psicologo deficiente.

 

            E poi altri segni premonitori, altre frasi: “Quando non riesci a capire, perché non usi le antenne?”; oppure: “Smettila di toccarmi, con tutte quelle zampacce!”.

 

            Avrei dovuto capirlo; e fare qualcosa. Invece niente, solo pazientare e sperare: del resto, quando c’è l’amore di mezzo…

 

            Così ora sono qui, mi ha rinchiuso di soppiatto mentre mi lavavo i denti, e da quasi tre giorni mi trovo nel bagno del nostro appartamento al dodicesimo piano di un condominio pieno di vicini di merda, perché tanto è inutile gridare: perché nessuno sa nulla di nessuno, nessuno sente nulla, e se sente fa finta di nulla.

 

            Sono tre giorni che ormai tiro avanti solo con sorsate d’acqua dal rubinetto, ma credo che lei abbia proprio deciso di finirla; è uscita venti minuti fa e di sguincio dalla finestrella posso vederla: è lei quella che sta ritornando qui dal centro commerciale di fronte. È quella che spinge decisa un carrello colmo solo di bombolette di insetticida.       

 

Adesso ho capito cosa vuole fare.

 

Che Dio mi aiuti.


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