Pubblicato il 05/02/2008
L'amore la sola passione dell'anima che la conduce all'estensione, essendo simile ad una malattia dell'anima, mentre invece l'ambizione, la sensualit, l'amor proprio ne sono come i divertissements. Un libertino innamorato che per un'operaia dimentica le ragazze, i loro merletti e il loro belletto, i viziosi di ogni genere che ostentano il loro disgusto per i professionisti del loro vizio, non testimoniano di meno attraverso queste azioni che attraverso il linguaggio lirico, metafisico, ideale nel quale esprimono i loro desideri pi fisici la celeste origine dell'amore. L'amore non pretende solamente di trovare l'amore, pretende di cercarlo. Il nome di "ragazze" e gli attributi di questa professione, il nome di un vizio o di un bisogno gli esclamano non solo: "tu non troverai l'amore", ma "quello che tu cerchi, non l'amore, quello che ricerca in te non amore, questo piccolo vizio, questo bisogno fisico di stasera". L'amore si rivolta, perch crede di donare l'infinito della sua anima, al di l del corpo, delle sue infermit, del momento, della durata. L'amore ha, contro l'ambizione, contro la pigrizia, contro il vizio, per strapparci da essi e per ricondurci al pensiero, una potenza che il pensiero non conosce. la potenza del Piacere e del Dolore. La febbrile esigenza del libertino che vuole una verginit una forma indiretta e bassa, ma significativa e presente, dell'eterno omaggio che l'amore rende all'innocenza. Quando eravamo bambini, c'erano delle bambole che per lungo tempo avevamo desiderato, altre che avevamo amato per qualche tempo, altre che viste per la prima volta il mattino di Capodanno, di buon'ora, sotto la lampada accesa, sulla tavola piena di giocattoli ancora legati con lo spago e imballati, ci hanno, in quell'istante insolito, colpito d'amore con un misterioso colpo di fulmine e ci hanno affascinato col loro sorriso immobile e amabile per gli anni a venire. Nell'et in cui non si possiedono pi bambole, quando il mattino del primo giorno dell'anno non viene pi accesa la lampada sulla tavola vuota, abbiamo tentato di avere, per giocare con noi, per tenerci compagnia, per serrarle sul nostro cuore piangendo, quelle bambole viventi dagli occhi pi mutevoli, i capelli pi dolci, i corpi pi resistenti e pi morbidi e che vengono chiamate donne. Ma, ahim!, non possiamo pi abbracciarle quando vogliamo, impedire alla gente che non amiamo di averle. Esse non hanno sempre voglia di giocare o di vederci piangere. Non possiamo romperle quando vogliamo. Da l il dolore. Forse da l anche l'amore.
L'amore risveglia presso l'uomo pi semplice un desiderio di sembrare tanto pi ardente, pi sfrenato e malinconico, il quale, essendo desiderio di sembrare tale a uno solo e non a tutti (come l'ostentazione), non pu trovare come questa fa nel riconoscimento da parte degli altri la consolazione dello scacco presso una sola persona. Il filosofo pi distaccato dai benefici del mondo ama una snob; egli si ricorda di avere delle ricchezze, una posizione, le coltiva, le fa vedere e fa aprire da un fabbro il cassetto di gioielli la cui cerniera chiusa da troppo tempo non si apriva pi. E li dona a coloro cui crede di poterli far accettare, e agli altri li mostra. Lascia che si susseguano i suoi inviti a cena. Il pi modesto diviene fatuo, il meno elegante, un dandy, il pi sudicio diventa impeccabile, il pi intelligente, se ama una stupida, fa dello spirito.
L'anima, fintanto che dura l'amore, si trova nella convalescenza dal colpo che l'ha abbattuta, rimane ampliata presso di s, non si espande pi verso l'esterno, e non desidera farlo. Ci sono tanti di quei fiori, libri, profumi dolci e rari attorno alla sua chaise longue, distesa accanto all'invetriata dove s'infiamma il misterioso ardore del cielo, del cielo cos vicino e cos lontano, cos vicino che i suoi riflessi gli toccano la mano, cos lontano che non pu mai avvicinarlo. L'anima rimane durante lunghe ore senza desiderare di uscire da se stessa per librarsi verso i piaceri dell'ambizione, dellamor proprio e della sensualit. Per questo 1' amore anche propizio alle arti dell'anima, al contrario dell'ambizione, della sensualit e dell'amor proprio dai quali la guarisce. I bambini con le loro bambole e gli uomini con le donne agiscono precisamente nello stesso modo. Sar forse perch gli uomini, amando le donne, si credono ancora quei bambini che giocavano con le loro bambole, o piuttosto perch i bambini che giocavano con le loro bambole si sentivano gi gli uomini che un giorno avrebbero amato le donne?
Talvolta una donna o un uomo ci lasciano intravedere, come una finestra oscura che si rischiari vagamente, la grazia, il coraggio, la devozione, la speranza, la tristezza. Ma la vita troppo complessa, troppo seria, troppo piena di se stessa e come troppo carica, il corpo umano con le sue multiple espressioni e la storia universale che esso reca scritta su di s ci fa pensare a troppe cose differenti e meno pure, per cui mai una donna o un uomo rappresenteranno per noi la grazia senza accessori, il coraggio senza freno, la devozione senza riserve, la speranza senza limiti, la tristezza senza mlange. Per gustare la contemplazione di queste realt invisibili che sono il sogno immutabile della nostra vita e per non avere solamente, di fronte a donne e uomini, il brivido del loro presentimento, bisognerebbe che delle pure anime, degli spiriti invisibili, dei geni che avessero la rapidit del volo senza la materialit delle ali ci concedessero lo spettacolo dei loro sospiri, dei loro slanci, della loro grazia senza internarla nel loro corpo. O, poich la festa sarebbe pi bella se anche il nostro corpo potesse gioirne, bisognerebbe che il gioco di questi spiriti s'incarnasse, ma in un corpo sottile, privo di grandezza e privo di colore, insieme molto lontano e molto vicino a noi, che ci offra nelle profondit di noi stessi la sensazione della sua freschezza senza avere temperatura, del suo colore senza che esso sia visibile, della sua presenza senza che essa occupi spazio. Bisognerebbe anche che, sottratto a tutte le condizioni della vita, fosse rapido come un secondo e preciso come questo, ch niente ritarda il suo slancio, impaccia la sua grazia, appesantisce il suo sospiro, soffoca il suo lamento. Noi riconosciamo in questo corpo esatto, sottile e delizioso il gioco delle pure essenze. l'anima rivestita di suoni, o piuttosto la migrazione dell'anima attraverso il suono, ovverosia la musica.
--------------------------------------------------------------------------------
(Tratto da Una domenica al conservatorio e altre prose, I quaderni di Via del Vento, Via del Vento edizioni, Pistoia, 2003. Frammento del 1900. Prima edizione in Arts, Spectacles, nov.-dic. 1952, pp. 1-5, intitolata Un grand indit de Marcel Proust: Notes sur l 'amour.)
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Redazione LaRecherche.it, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|