Pubblicato il 25/04/2026 18:27:55
Nell'impatto gelido con l'acqua della Senna, Omar comprende che ormai finita. La sua mano destra s'intreccia a quella sinistra di Zahira, mentre la corrente li trascina verso il fondo e, nel respiro che comincia a mancare, si rivede bambino, quando, nei pascoli aridi e bruciati dal sole dell'Aurs, tra il boato degli spari, correva dietro alle greggi del padre.
L'Aurs, quell'angolo di terra d'Algeria soleggiato diventato, suo malgrado, la culla della rivoluzione.
Risente il sapore buono del primo bacio dato per caso a Zahira dietro un muretto a secco, mentre il fumo di un villaggio in fiamme si spandeva e si dileguava nel cielo azzurro. Ricorda l'odore inconfondibile delle mani di lei, ancora profumate della stoffa cucita o rammendata assieme alla madre sarta, e la promessa che, durante una notte d'estate, le aveva fatto:
"Vedrai, un giorno ti porter via di qui, in un posto senza miseria, esplosioni e spari."
L'acqua che ormai sale fin sopra il petto lo riporta col pensiero alla stiva della nave, che puzzava forte di nafta, nella quale lui e Zahira, stipati insieme ad altre decine di persone, stavano raggiungendo la Francia in cerca di una vita migliore.
Erano fuggiti, nell'autunno del 1959, in un giorno di pioggia battente, mentre il fango delle colline scivolava gi, implacabile, divorando ogni sogno di futuro. La Francia: quel paese tanto odiato e agognato, che, nonostante tutto, ora rappresentava l'unico luogo nel quale avrebbero, forse, potuto trovare ci che fino a quel momento gli era stato negato: essere finalmente liberi.
Nell'acqua del fiume che intanto raggiunge la gola, la mente ritorna a quella distesa di baracche di lamiera, dove il gelo entra nelle ossa; alle proprie mani spaccate dal cemento dopo dieci ore passate a piegare tondini di ferro. Rivede Zahira tornare sfinita dagli hotel del centro, con la pella bruciata dalla candeggina.
Nella mano di Zahira, che sott'acqua si fa sempre pi pesante, riaffiora quella maledetta sera del 16 ottobre: il prefetto di Parigi ha imposto il coprifuoco totale. Dalle otto di sera nessun algerino pu pi circolare: un recinto invisibile che assomiglia tanto ai posti di blocco nella montagne algerine.
"Se non usciamo domani, Omar, non usciremo mai pi", sentenzia Zahira mentre rammenda l'ultimo strappo sulla giacca di lui. La sua voce ferma, un tuono che interrompe il rumore della pioggia che batte impietosa sul tetto di latta.
Omar la guarda; vede i segni della candeggina sulle nocche delle sue esili mani, vede la stanchezza di chi ha pulito i sogni degli altri per tanto, troppo, tempo. Vorrebbe dirle di restare al sicuro, che il fango di Nanterre sempre meglio del sangue sui selciati d'Algeria, ma negli occhi di lei intravede la stessa luce potente di sempre: quella che, perfino nei giorni di pioggia, riusciva a illuminare i mandorli dell'Aurs.
"Andiamo a riprenderci quel che ci spetta", continua lei, sollevando ancora di pi lo sguardo. "Andiamo a essere, per una volta, soltanto liberi."
Il tardo pomeriggio del 17 ottobre 1961 un fiume umano che scorre verso il centro di Parigi. Omar e Zahira camminano ben vestiti, disarmati, composti, finch non raggiungono il ponte di Neuilly.
L'imboscata scatta nel buio, tra le luci fredde dei lampioni; le urla, i colpi sordi dei manganelli e il panico che esplode in un attimo.
Omar cerca di fare scudo col proprio corpo, ma il calcio di un fucile lo scaraventa lontano. Vede Zahira cadere, prima che braccia violente li sollevino entrambi come scarti, come rifiuti ingombranti di una guerra che non ha fine.
"Volevate Parigi", sghignazza una voce. "Eccola!" Poi, il buio e il volo nel fiume. Sott'acqua, la mano sinistra di Zahira ritrova quella destra di Omar. Non c' pi dolore, solo il silenzio del fiume che li trascina via insieme.
Il mattino dopo la Senna l'unica a conoscere la verit, testimone inconsapevole dell'amore di due ragazzi che hanno osato camminare pacificamente verso la libert.
Nota storica IL 17 ottobre 1961, nel pieno della guerra d'Algeria, circa 30.000 algerini sfidarono pacificamente il coprifuoco discriminatorio imposto dal Prefetto di Parigi Maurice Papon. La manifestazione fu repressa con inaudita ferocia. La polizia caric la folla disarmata sui ponti della Senna (tra cui il Pont de Neuilly e il Pont Saint Michel) e all'interno delle stazioni metropolitane. Decine, forse centinaia di manifestanti furono picchiati a morte e gettati ancora vivi nelle acque della Senna. Per decenni lo Stato francese neg l'entit del massacro. Solo nel 2012 e nel 2021 la Francia ha iniziato a riconoscere ufficialmente la responsabilit della Repubblica in quel crimine.
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