"Ta-dan, ta-dan, ta-dan, il treno va, il treno va..." canticchia un bambino.
Il treno macina i binari con un sussulto metallico e costante.
Nello scompartimento, l'aria è impregnata dell'odore sgradevole di caffè freddo dimenticato in un bicchiere di carta.
Adriana è seduta nell'angolo, una figura anonima, trasandata, persa nel vuoto, con un grande zaino logoro stretto tra le gambe.
All'improvviso, con un movimento secco, si alza. Senza guardare nessuno, afferra le maniglie del finestrino e con forza rabbiosa le tira verso il basso. Il vetro scende con uno stridore acuto; l'aria gelida invade l'interno insieme al boato del vento.
Con un gesto d'ira, solleva lo zaino e lo scaraventa fuori. L'oggetto sparisce all'istante inghiottito dalla vegetazione che sfila via veloce a cento all'ora.
Nello scompartimento, in un attimo, lo stupore si trasforma in panico. Una madre, dopo avere avvicinato a sé il figlio di otto anni, urla con voce alterata:
"Signora, è per caso impazzita?"
Accanto a lei, una coppia di anziani, i corpi rigidi, le mani livide dal terrore, resta muta e pietrificata.
Adriana inizia a farneticare: "Mio padre mi abbandonò quando avevo otto anni. Otto anni. Ma che ne sapete voi?" grida, intanto che il suo corpo continua a traballare forte seguendo il ritmo ossessivo del treno.
L'anziano si alza lentamente e con fare compiacente risponde:
"Signora, comprendiamo... ma noi che che colpa ne abbiamo. La prego, si calmi."
"Tutti sa, dovremmo gettare prima o poi il nostro bagaglio dal finestrino", riprende sempre più concitata. "Non lo sa?" Ha mai provato prima di salire su un treno a guardare con attenzione le facce di coloro che le sedevano accanto nelle sale d'aspetto?"
Poi, fissando l'anziana, aggiunge:
"Vedo che lei porta gli occhiali. Ha mai provato a cambiare lenti?"
"Ma come si permette!" reagisce la donna con un gesto di stizza.
"Mi permetto eccome. Lo faccia qualche volta, vedrà come cambierà il paesaggio che ha intorno" prosegue ridendo.
"Lei è davvero pazza! I manicomi... dovrebbero riaprire i manicomi!" urla l'anziana terrorizzata.
Il marito, sempre più impaurito, le sussurra di stare zitta.
Adriana riprende a farneticare mentre il bambino inizia di nuovo a cantarellare. La madre gli dice di smettere, ma lui continua e le chiede:
"Mamma, gettiamo anche noi la nostra valigia dal finestrino?"
La madre tace.
Spinti dal bambino, che si fa sempre più insistente, gli altri, disorientati si guardano.
Dopo un istante l'anziano, con gli occhi umidi, si alza e getta il suo trolley dal finestrino: dopo vent'anni, immaginandosi su una barca che si riempie d'acqua e non smette di affondare, riparla del figlio perso. Anche l'anziana moglie si alza e, gettando a sua volta, il suo grosso borsone dal finestrino, racconta il suo sogno ricorrente del salvagente che galleggia lontano in alto mare, mentre lei sta affogando.
Il bambino che ha smesso di canticchiare, chiede a sua madre come mai ondeggiassero così forte gli alberi in giardino, il giorno in cui il padre se ne andò: lei lo guarda negli occhi e, presa la loro valigia, si avvicina al finestrino e se ne libera.
Il treno intanto continua la sua marcia veloce, una corsa cieca nel paesaggio che sfila via.
Nello scompartimento cala un grande silenzio, liberatorio e potente.
A interrompere quel silenzio rimane solo il bambino che, con voce cristallina, riprende a cantare:
"Ta-dan, Ta- dan, ta-dan, il treno va, il treno va...".
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