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Lindbergh

di Emanuele Zeta
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Pubblicato il 20/05/2012 22:29:52

Trentatré ore nel nulla
ho catalogato deglutendo differenze
nel monotono ronzio lontano
delle stelle sull’Atlantico.
L’ombra del mio spirito
profondo nell’acqua
tratteneva il respiro,
ogni nuovo orizzonte sfioravo
come il filo del telegrafo.

A Parigi in centocinquantamila
si dividevano un po’ dell’attesa
mia della Francia, e ne erano stremati.
Tornai tra gli uomini e s’acclamarono,
portati in trionfo; fui esposto
simbolo non più umano dell’umano
dominio simbolico sullo spazio
vuoto per anni tra lunghe ali di folla
viaggiò il mio corpo per miglia,
ronzò la mia bocca.

Il mio spirito in volo
restava in quell’istante,
spiegava pesanti le ali
due metri sopra
il filo del telegrafo.


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