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Agave

Poesia

Cinzia Marulli Ramadori
LietoColle

Recensione di Maurizio Soldini
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Pubblicato il 23/08/2011 12:00:00

ora son io/ l'agave che s'abbarbica al crepaccio/ dello scoglio/ e sfugge al mare da le braccia d'alghe/ che spalanca ampie gole e abbranca rocce;/ e nel fermento/ d'ogni essenza, coi miei racchiusi bocci/ che non sanno pi esplodere oggi sento/ la mia immobilit come un tormento sono i versi di Lagave sullo scoglio di Eugenio Montale, a cui rimanda direttamente la cifra del significato della raccolta poetica (la prima) di Cinzia Marulli Ramadori. Nella metafora tutta verdicante della silloge e della vita Vita Tra tanto cemento/ un filo derba - e a iniziare dal titolo c il simbolo della fortezza che nello stesso tempo debolezza della natura rappresentata dallagave e nello stesso tempo dellessere umano e dellesserci: vita, morte, gioia, dolore, incespicamento, ma soprattutto resistenza a non cadere nel crepaccio e mettercela tutta a credere in quellessere che non muore mai ma che solo si trasforma in un altro essere. Il tutto nellimmobilit di un essere che si misura costantemente col baratro del nulla abbarbicandosi alla roccia per dare comunque vita, al fiore, e poi finire, soddisfatto e felice del fine raggiunto: Figlio/ io sono Agave/ nel suo fiore/ svetta/ il mio amore. La silloge un inno alla vita attraverso lamore. Lamore ricevuto ma soprattutto quello donato. Il dettato della Marulli ha soprattutto uno scopo, che quello della significazione, perch attraverso la densit della sostanza vuole ancora continuare a donare, a dare amore, a trasmettere e a comunicare un forte sentimento, che spesso tralascia il significante, nel senso che si cura di pi del messaggio che non del messaggero e vuole che questo messaggio arrivi, diretto. Il figlio, soprattutto il figlio, generato come il fiore dallagave, il marito Tu sei acqua/ amore mio/ nella quale leggera/ io nuoto -, il padre che ha lasciato questo vuoto/ che scava baratri nel mio cuore, la madre i tuoi occhi mi hanno inseguita/ in essi solitudine/ cantava a squarciagola che in un letto dospedale rende speculare la metafora dellagave, non detta ma presagita, che mette angoscia, langoscia di vedere, lei ora fiore, la madre sfumare nella metamorfosi finale e allontanarsi con occhi che inseguono con lo spauracchio dellassenza che in-voca cantando ossimoricamente solitudine. Poesia che contempla valori. I valori soprattutto della famiglia. Ma la famiglia si allarga alle persone vicine, alle amiche e agli amici, ai poeti con i quali c condivisione di esperienza e di vita. Ma lorizzonte si allarga verso altri, lontani ma comunque vicini. Come nel caso del componimento finale dedicato alla sofferenza di una madre e al dolore in-vissuto cognitivamente e forse affettivamente, ma tutto avvolto nella musica, di Roberta, una ragazza schizofrenica. O come nel caso dei versi di Si straziano i silenzi in cui la voce si leva civilmente alta in ricordo di Peppino Impastato e di tutti coloro che come lui, e il pensiero non pu anche qui non correre alle madri, hanno cercato di ribellarsi al male con lurlo di rivolta a far chiarezza della vita e dellamore e sono finiti nel sangue: moderna Piet dei giorni nostri. E anche qui, nei due ultimi casi richiamati, emerge uno dei fili rossi del libro che inquadrabile nella contemporaneit della poesia femminile che canta i suoi topoi, come quello della maternit, che la Marulli ben sa dipanare con originalit innovando nella tradizione un luogo, che rischia di diventare religiosamente retorico, ma che invece la nostra poetessa sa rendere molto bene con laica pacatezza e senso del sacro. Poesia lirica questa della Marulli, elegiaca, ma assolutamente non solipsistica, per quanto la frammentariet del dettato sia affidata a squarci impressionistici, che descrivono come bozzetti di vita la quotidianit sedimentata nel pensiero. Pensiero. Parola che ricorre sovente nei versi della raccolta. Perch in fondo nella poesia di Cinzia Marulli c soprattutto anima e poco corpo. Difatti non c circostanziazione, non c toponomastica, non c, almeno sembra, il tempo, cos come latita lo spazio. Ci sono solo i tempi e gli spazi dellanima. Cartesiano il dettato. Aereo, pneumatico, leggero. Una leggerezza che non si affida, come dicevo, al significante, ma mira soprattutto al significato. Ed questo il pregio della poesia della Marulli, in un momento come il nostro, nel quale la poesia, come stato detto, mira pi allaggettivazione che non alla sostantificazione. Anche se va detto che nelle prossime prove ci aspettiamo dalla nostra poetessa un maggior lavorio sulla parola, affinch i pensieri, che crescono nella mente come coriandoli di idee, escano dallipostatizzazione e si incarnino sulla parola stessa, dando la possibilit non solo di vedere, ma di toccare con mano le passioni dellanima, di cui ella abile artefice nella loro rappresentazione.

 



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