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L’..usoleo di Plan..

di Ivan Pozzoni
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Pubblicato il 01/02/2018 01:57:45

 

     Pomeriggio, accompagnato, nella mia assoluta libera decisione, dalla coazione morale delle 3M (mamma, Mamy e ‘mmmooooore mio), schierate tutte insieme a sollecitare la mia vittoria nella durissima battaglia contro i grassi in eccesso, sono uscito, in Gaeta, a fare una breve camminata. Per sudare ho indossato: tuta in pile, felpa in pile, cappello in pile, guanti in pile, calze in pile, canotta e mutande in pile, scarpe da ginnastica Carrera in pile, pelo folto sopracute (in pilu). Dopo avere camminato, come di consueto, una mezz’oretta nella zona di Gaeta medioevale (cfr. vecchia), mi è venuta la malaugurata idea di seguire un cartello eroso dal tempo (..usoleo di M. Plan..) verso un sentiero sconosciuto, attirato dall’idea, in effetti assai stramba, di ritrovare in cima al monte la tomba di Marx Karl Ernst Ludwig Planck, chissà, a mia insaputa, seppellito a Gaeta. Dimentico della quantità di sforzo energetico necessario, in nome del trionfo della fisica quantistica, inizio a intraprendere una serie di tornanti, in salita, con pendenza del 123%, diretto alla cima del monte Calvario Orlando. L’..usoleo di Plan.. non appariva mai: centoventidue tornanti, in salita, con la costante speranza che ogni tornante fosse l’ultimo. Incontro, in ordine cronologico: turisti, in discesa, con zaino, occhiali da sci e racchette da neve, bastone da passeggio rotolante, vecchietta rotolante (senza urla), cane incazzato, due cani incazzati, cavallo incazzato, daino incazzato, branco di lupi molto socievole, funzionario Equitalia incazzato, ufficiale borbonico incazzatissimo. Io sudo come un’otaria nel bel mezzo di un attacco di orche, non mollo, continuo, desidero vedere l’..usoleo di Plan.. . Per accedere ad esso, arrivato in cima al monte, si è rivelato necessario: aggirare una catena, scavalcare un muro, trascinarmi sotto dodici cavalli di frisia, arrampicarmi su scale di liane, attraversare trincee delle batterie d’artiglieria del Regio Esercito Italiano, con rifugi, casematte, cadaveri in uniforme Grande Guerra, seguire ventisei cartelli, con freccia, discordanti, tutto nei boschi, al buio; finalmente, arrivato in cima, noto un grande anonimo inutile silos di grano, chiuso e fuori dall’interesse di un gruppo di turisti cinesi, occupati a fotografare i cancelli della Gdf: il famigerato Mausoleo di Munazio Planco (l’M. Plan.. del cartello). Deluso, incontro la sorella del Cristo Redentor du Corcovado, la Madonna Ausiliarice dell’Incoronata Crocefissa in Gaeta, che mi sorride beffarda, e, onde evitare ulteriori centoventidue tornanti in discesa, al buio, ho la brillante idea di tagliare la strada, scavalcando una sbarra e immettendomi nella vietatissima zona militare (Nato e Gdf) del Parco di Monte Orlando. Incontro, in ordine cronologico: ufficiale borbonico incazzatissimo (con tentativo di fucilazione), funzionario Equitalia incazzato (con tentativo di strappare il mio ultimo 740), branco di lupi molto socievoli, daino incazzato, cavallo incazzato, due cani incazzati, cane incazzato, vecchia rotolante (senza urla), bastone da passeggio rotolante, turisti, in salita, con zaino, occhiali da sci e racchette da neve, e, infine, una colonia felina della Gdf. L’accoglienza della colonia felina è diffidente: un centinaio di gatti, tre donnole e sei topi marittimi (infiltrati) mi circondano con estrema curiosità, senza che io riesca ad accarezzarne uno, mi controllano, miagolano; per impadronirmi, fine coccole sfrenate, di uno dei bellissimi cuccioli della colonia, intraprendo molteplici tentativi di attirare l’attenzione della colonia tutta: a] lancio in aria una scatoletta, b] striscio a terra un rametto, c] sventolo un fazzoletto, d] fingo, con azzimata esperienza da mimo, di aprire una scatoletta whiskas, e] sparo una salva di petardi, f] abbaio e g] imploro. I gatti della Gdf mi guardano con sdegno e non si avvicinano. M’illumino d’immenso: lancio in aria una banconota da 10€, l’intera colonia si butta sulla carta filigranata, dando vita a risse indignitose; onde sfuggire all’attacco simultaneo, estraggo il codice fiscale, e i gatti fuggono, terrorizzati [in seguito ho scoperto che la colonia di gatti della Gdf non è altro che un gruppo di contribuenti sorteggiato dall’Agenzia delle Entrate e trasformato in felino da abili funzionari di Equitalia, come espiazione di lievi reati d’evasione fiscale]. Sudato e ansimante come dopo dieci terribili minuti di partita di calcetto tra amici, riesco a uscire dalla zona militarizzata, e mi ritrovo in centro Gaeta, circondato da mandrie di ameni cittadini del contado e casertani che, non avendo mai visto una luminaria, scattano selfie, si spingono, attaccano lite, bloccano ogni strada, ogni via di fuga. Devastato, incontro Ambra, che, col suo dolce sorriso, mi chiede: «Tu che sei un amante della storia romana, domani andiamo a visitare il Mausoleo di Munazio Planco?». Perdendomi nei bellissimi occhi castano cerbiatto della donna che mi ha reso fidanzato, indignitosamente, mi do alla fuga nei boschi. Il che è bello e istruttivo...


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