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L’uomo alla finestra

Poesia

Anna Belozorovitch (Biografia)
Besa Editrice

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 31/12/2007

Questo libro, dalla copertina adorabile, nella sua semplicità, è una edizione ben curata dalla casa editrice Besa che sembra aver scoperto un talento poetico in questa ragazza del 1983 (la Belozorovitch ha già pubblicato con questa stessa casa editrice la raccolta di poesie 'Anima bambina' - 2005). Ho ricevuto questo romanzo poetico in regalo, è stato una vera scoperta, finalmente si affacciano sulla scena poeti nuovi, nuove voci, silenziose voci che sanno che cosa dire che emergono dalla loro matura esperienza di vita, fin troppo forse nel caso dell'autrice in questione. E' nata a Mosca ma è vissuta tra Portogallo e Italia, si vede che l'essere quel minimo apolide matura la vita, chissà quale storia sta dietro questa autrice che riesce in 83 pagine a tessere un racconto convincente di un uomo che narrando la propria vita a ignari interlocutori, rivela la sua assurda esistenza fatta di odio verso l'umanità, arrivando, sempre nell'oscurità, a rivelare sé stesso alle persone che gli si avvicinano, attirate forse dalla sua noncuranza verso ciò che lo circonda, forse dalla sua gelida e inalterabile presenza, fino a eliminare, in un moto spontaneo e all'apparenza totalmente sereno, coloro che dell'umanità gli rappresentano la famiglia, l'amicizia, l'amore; con eleganza l'autrice riesce a condurre una narrazione in versi che ha contenuti importanti e riesce ad affrontare il tema del disadattamento dell'individuo al fare sociale in maniera non banale: "Ero al mondo senza amore né ragione, / chiuso in me come un selvaggio in prigione, / un essere disadattato e incoerente". L'interprete del racconto è un personaggio fedele alla sua misantropia e che cerca la coerenza fino ad essere quasi un asceta, rinunciando alle normali abitudini dei suoi coetanei, la sua pare una vera missione, arrivato in età matura senza avere mai avuto rapporti fisici con donne, come rivela al suo confessore, l'unico a cui egli si rivela senza che sia stato costretto a farlo per amicizia o amore: "Non era dunque la mentalità emancipata / a non concedermi la distinzione tra i sessi, / o i principi salutisti a proteggermi dal fumo / ... / né un cuore freddo e avaro / a non farmi innamorare di qualche ragazza. / Era un motivo solo chiaro: / appartenevo a un'altra razza".
Un passaggio a mio avviso molto importante della raccolta in cui la Belozorovitch dalla sua giovane età pare dire alle generazioni più mature: Abbiamo bisogno di coerenza, noi ne siamo capaci...pur nel negativo oserei aggiungere.

Ma come tutti i giovani anche la Belozorovitch si fa alle volte trasportare dalla baldanza del versificare, scadendo qua e là in rime poco azzeccate; forse in alcuni passaggi potevano essere evitate alcune un po' troppo facili consonanze, ma questo non toglie nulla al suo gradevole senso narrativo.

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