Pubblicato il 10/03/2012 18:01:47
Quello che succede al vicolo S. Lucia
Erano rimasti nellandrone dellOspedale inebetiti e tremanti, pi per la paura di una qualsiasi punizione che per il fatto accaduto e si sorreggevano luno con laltra come i tre ciechi del quadro di Bruegel. Luomo col suo sorriso da ebete ed i capelli arruffati, con gli occhi spalancati, sgranati quasi, nello sforzo di capire qualcosa e le due donne, la moglie e la suocera aggrappate a lui e , tuttavia, scosse come da un tremito come alberi sotto la furia del vento. I loro occhi erano asciutti e senza lacrime, piuttosto in essi cera la paura dellanimale che viene inseguito. Avevano portato quella mattina al pronto soccorso dellospedale il corpicino del loro figlio lattante, avvolto in un rotolo di stracci che una volta era stato una coperta. Al medico di guardia avevano raccontato che il bambino aveva pianto tutta la notte. Ma il bambino giaceva cadavere ormai, tra gli stracci. I poveri panni che lo ricoprivano erano macchiati e sporchi in un miscuglio indefinibile di unto, di caff, salsa ed escrementi. Il musetto livido con un grumo di muco giallastro e denso appiccicato al naso, croste di nero antico alle sopracciglia, ombre bluastre sul corpo. Giaceva spezzato e scomposto sul lettino di pronto soccorso, tragico giocattolo rotto messo in mani inesperte. I genitori si erano conosciuti durante qualche loro non infrequente soggiorno al manicomio, dove periodicamente erano condotti dalla piet di parenti o da autorit stufe delle loro intemperanze. I due pi che matti, erano affetti da una grave forma di epilessia, ma labuso di alcool e lincostante assunzione di farmaci, li faceva frequentemente esibire in grandi crisi e violente zuffe per le vie cittadine. Le liti erano sempre causate dalla gelosia delluomo, convinto che qualche altro essere di sesso maschile potesse guardare con desiderio quella sua donna. Incitato ed eccitato da qualche buon vicino, la inseguiva cos per la strada, brandendo minacciosamente una pistola giocattolo che portava perennemente alla cintola, infilata in un bel cinturone di cuoio con tanto di fondina. La riempiva di pugni non appena la raggiungeva. Perch la raggiungeva oppure, forse, la donna voleva farsi raggiungere e picchiare e girare poi con un bellocchio nero con la stessa fierezza delle donne napoletane, che ai primi del secolo venivano sfregiate dai loro amanti. Anche quello amore! A distanza, urlando e berciando con rauchi suoni inarticolati, li seguiva la vecchia madre, una nana, anchessa grande epilettica, zoppa e storta con un occhio strabico e quasi fuori dellorbita. Ed erano botte anche per lei, quando finalmente arrancando raggiungeva la figlia, che giaceva ormai riversa sullasfalto del marciapiede, ululante grida acutissime sotto la gragnuola di colpi e di calci. Finalmente le due donne si rialzavano e ripercorrevano, sostenendosi a vicenda, il corso cittadino tra lindifferenza dei passanti e con un codazzo di monelli che li seguiva con un coro di schiamazzi. Le due donne avanti curve e doloranti e il marito qualche passo indietro, che marciava con piglio marziale, dopo aver finalmente riposto con fermezza la pistola nella fondina. Si dirigevano cos a rintanarsi nel loro tugurio che avevano comperato a caro prezzo, dato che i tre oltre alla pensione, riscuotevano anche le rispettive indennit di accompagnamento. Insomma, quanto ad entrate, stavano pi che bene rispetto alla massa di affamati disoccupati che li attorniavano in quel lurido quartiere. Quel loro tugurio lavevano riempito delle cose pi inverosimili, stracci e oggetti che recuperavano dallo sversatoio di immondizie, l nella cupa a monte della citt e poi provviste alimentari in grande quantit fornite loro da bottegai interessati, vendute a prezzi esorbitanti, perch i tre non capivano neanche il valore dei soldi e che per lo pi deperivano dal momento che non avevano frigorifero, n tantomeno luce elettrica. Nessuna squadra era voluta entrare ad installare il contatore elettrico per il puzzo e il lordume di mura e pavimenti. Vivevano tra i topi che ballavano sui tavoli. Era venuto quel bimbo, cos perch la natura non sa bene dove le sue leggi vadano a trovare una casa per la loro applicazione. Un pupazzo di pezza, trascinato in giro nelle peregrinazioni giornaliere dallimmondezzaio allosteria. Aveva pianto quella notte, forse disturbando il sonno pesante, il letargo dellalcool o il greve stupore del barbiturico. Erano rimasti l quel mattino, schiacciati dal peso di quella morte che stentavano a comprendere, muti, girando intorno lo sguardo di bestie braccate.
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