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Premio "Il Giardino di Babuk" VII Edizione 2021: intervista a Raffaela Fazio
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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5 poesie inedite


Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 23/07/2018 12:00:00

 

Insisto

sono implacabili i giorni

legnose le ore che discendono il fiume

e il nostro petto allontana

tutto ciò che è randagio

Meglio accingersi a disporre parole

che sopravvivano a quel che mai

è definitivo

come un aereo che si schianta

un pettine che si spezza

una coppia satinata

che si scrosta

un ombrello che si buca

un portone altissimo che marcisce

una parete che rovescia fuori piccoli topi bigi

Solo una ragnatela di ricordi

non si turba all'aria spaccata

dal tuono ed anzi è un gerundio

che prelude a una seconda nascita

ammesso che si sappia ascoltare

la risposta da un luogo più isolato

della errabonda e infruttuosa

solitudine e non sorprenda il fischio

del merlo né si spenga la lucciola nel faro

Abbiamo ginocchia dure punte dal frumento

piedi ostinati che tengono dietro al sentiero

più scosceso dita incoscienti e lingue

che incoronano il lume della ragione

spesso irrorate però dal disordine dei sentimenti

Nei suoi soliloqui mia madre apriva

grandi braccia sferzate da capelli infuriati

mentre temeva il fortunale sulle strade del mare

Io vorrei l'onore di un atto compiuto

in una terra buona per i versi

versi che lascino un segno delicato

ma non labile come graffio di gesso

Insisto

voglio calarmi in una tomba

senza allarmi e senza fiori cagionevoli

Depormi addosso una poesia

con l'unica fama d'essere stata

composta

 

 

*

 

Nessuno cercherà la tomba

del poeta

quand'egli avrà detto

È il momento dell'orchidea nera

Né scuoteranno dalla polvere

i suoi fogli

S'illuse in vita d'esser fiaccola

adesso non è più che ventilata

fuliggine e non c'è catalogo

che all'asta metta le sue ossa

Amò l'ombra gentile

e il gentile rovescio del fragore

in terre accessibili e fatue

Lesse Bataille e potente la voce

di Joyce Mansour

Sprezzò l'oro sull'orlo del pozzo

e gli sbuffi della cortigianeria

nutrito come un pesce nella boccia triste

tenuta in un favo di silenzio e buio

Nessuno troverà quel che fu suo

ed egli resterà nel grembo scontroso

dell'ulivo senza temere i colpi

della vanga o compiacersi della chiarità

di una preghiera nella ciotola dell'acqua

Fuori continuerà il mercato dei primati

con pavoni inabissati nell'evanescenza

del rivoltante sgomitare e bisognerà

dissimulare il dolore prima che sporchi le ciglia

Non si spezza mai la vanità

ingorda di uova di civetta

di sfavillanti nastri su palchi tintinnanti

di glorie su barca che àncora affida

all'indifferenza peggiore della morte

Ma non importa

resta il privilegio d'aver offerto appoggio

all'allodola che si compiacque di planare

e aver armato piccolo carro di battaglia

contro le cattedrali della boria

il dispotismo che preferisce anime inani

e ricchi epuloni col vizio dell'applauso

Sono brulle stagioni

in punta di catena

e aver parlato al mondo

non più è stato

che un frugare

nella sabbia serica

vacua

 

 

*

 

Orario morto al bar

schermo che blatera le solite notizie

Dietro il banco il ragazzo

consuma lo straccio sul ripiano

avanti e indietro

da tempo immemorabile

da quando forse sfilavano carrozze

e tossicchiavano i primi tram

Le poche paste si vergognano

del dolciastro mosciore

palpato dalla proboscide

della stessa mosca eterna

l'aria condizionata s'è ritirata

sotto ascelle sudate e non tira respiri

Cosa accadrà al mondo dell'eternità

frattanto

Si materializza un nano

fatica a inerpicarsi sullo sgabello

Come si fa a dargli una mano senza offenderlo

potrebbe insultarti

disintegrare la tua buona intenzione

sotto le ruote dentate di un ringhio

Cave signatum si dice

Bisbiglia qualcosa come appena

inginocchiato al confessionale

Il ragazzo gli sorride o maschera

una derisione che somiglia

a una pesca sbucciata in fretta

morsa e ingoiata

Traffica gli pone davanti senza cerimonie

un bicchiere colmo di sangue

e cavallette da sgranocchiare in un piattino

Sono buone non avere pregiudizi

mi sussura la ragazza

materializzata dalla musica di una pubblicità

Posso sedermi mi offri qualcosa non ho mangiato

La gente è nemica della vera arte non capisce

mi sono fatta cacciare dall'accademia

fa' niente troverò lo studio di un pittore

gli farò da modella e toglierò le mutandine

mi accetterà come una Jeanne Hébuterne *

e quando diventerò famosa

andrò a pisciare nelle orecchie a tutti quanti

venderò tanti quadri e il prezzo

il prezzo potrebbe essere la morte

Se credi me li sfilo qui adesso

gli slip li puoi annusare per una prima colazione

e potrei farti il ritratto nudo

sei un bell'uomo non come quel barista

femmeniello che si depila e rifa le sopracciglia

Quattro anni son durata accanto a uno che mi amava

più di me

Non era ricco non era vecchio non era male

ma proprio questo faceva la differenza

Prima che il desiderio di appiccargli fuoco

mi desse alla testa sono scappata

e il frutto della solitudine mi ha fecondata

Ho dormito dove capitava e mi sfamavo

al buffet di poeti e artisti

senz'ascoltare una parola

di puerili stronzate

uno starnazzare credi un cornacchiare

e disprezzando

tele orride da patttumiera

Vorrei un croissant con marmellata d'arancia se c'è

e una cioccolata fredda

e magari un tramezzino

Non è dato farsi illusioni su quel che

tra me e te dopo accadrà

Ho molto sonno

un sonno di tristezza e glassa bianca

se mi capisci un sonno zuccherato

Se ora chiudi gli occhi oppure

se ti volti

non mi trovi più

Decidi in fretta ho sonno

un sonno di tristezza e glassa bianca

un sonno zuccherato

 

 

NOTA: detta 'noix de coco', si uccise al nono mese di gravidanza dopo la morte di Modigliani. Il suo epitaffio: "Compagna devota fino all'estremo sacrifizio"

 

 

*

 

Languida è la tua pelle

Temo di lacerare qualcosa

con la compassione

che queste dita

provano per la bellezza accecata

Ma la grazia è un segno sonoro

ed è veggente dei sofferti dubbi

di passaggio

Sarebbe così strano

notare che l'insonnia

poggia su un violino astratto

e che l'amore mai rinuncerà

ai fiati flautati del suo tormento

Sarebbe un po' volgare

racchiudere il ribrezzo del declino

in pochi versi che son ossa cave

sarebbe incomprensione della forza creativa

e niente in grado d'opporsi

a ottundimento di vecchiaia

a vene che respingono il sangue

a disperazione frammentata

in poche lettere lette con l'avidità

di chi dimentica le sensazioni umane

di chi annotta il suo cuore

di chi rende dal di dentro

rallentati i gesti e sia in pensiero

seriamente per l'inerzia

E c'è chi ritiene sovrastimato

l'incalzare di un bacio

chi pretende slegati i destini

in una leggerezza paradossale

C'è chi trova angusto

l'intimo rapporto

tra la purezza della eco

e la maturità della circostanza

C'è che un bacio

è un egoismo naturale

che in un viola suggerito sfuma

ed ha sostanza di fiamma

nella esitante implorazione primaverile

improvvisa

come in un bruciore soffice

dei venti

 

 

*

 

Nessuno avrebbe detto

che fosse così piacevole

intrattenersi occhi negli occhi

accucciarsi

come se si indossasse un abito

molto elegante

e si reggesse levissima una tazzina

proprio di fronte

ad una strada chiusa da un fermaglio

Chi avrebbe detto mai

che toccasse all'abilità delle mani

stendere la curiosità di esplorarsi

e poi lasciar sfrigolare un fiammifero

La sera si affievoliva

come un lento prolungato sorso di bourbon

ed il letto aveva la qualità accidentale

delle stoffe in un bazar

Guastava assai la riflessione

sulla vecchiaia sull'abbandono

sui fossili di una natura morta

dentro al cuore che pregustava

nuova identità e niente amori inamidati

Mi chiamo Attilio

Io Diana

Costruisco case

Faccio cartamodelli

Ho una cena fredda e solitaria

Prendiamo un cartoccio di fave

All'improvviso ho freddo

E' passato l'angelo della morte

Mi fa male un ricordo

Con un bacio ti cade il dente

e non ci pensi più

Già non ci penso su

Chissà che aspetto hai tutto nudo

Ho sbagliato a spogliarti con gli occhi

magari mi smonta il colore del tuo reggipetto

O la tua erezione dorme nella ultima carrozza

Io dico ci proviamo

poi chissà vedremo

Sei tutto depilato

Non hai fatto la ceretta

come l'ex ragazza milanese

Lo facemmo nell'ascensore

cretini come cuccioli

Attilio mi sento profanata

Cosa

Da una tristezza strana

Così all'improvviso

Sì così all'improvviso

Prendi una boccata di fumo

settimane mesi forse anni seguiranno

O poche ore

Chi può saperlo perché pensarci

Vieni sono quattro scale

Non resisterò fino al pianerottolo

Sono bagnato anch'io

e ho perso le chiavi

 

 


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