Pubblicato il 27/01/2021 09:41:28
L'intruso delle vecchie stanze. Solfanelli Editore La scoperta di antichi documenti in una vecchia casa abbandonata accende la curiosit del protagonista, inducendolo a scrivere una storia che si sviluppa tra la ricerca di una verit oggettiva e la falsificazione letteraria della stessa. Immerso in una sorta di anti umanismo che risente di filosofie di stampo popperiano, il protagonista Giulio vive la modalit del raccontare come necessit di interpretare il vero e il falso nascosti in documenti e parole che, di volta in volta, viene a conoscere. Ambiti letterari dove i pretesti sono l'occasione di parlare d' altro: le condizioni al contorno della storia lentamente si trasformano nel centro della stessa, relegando ad ambiente ci che inizialmente doveva essere il cuore del narrato. Dunque, il non detto e il nascosto reclamano i loro diritti, mostrandosi in nuove vesti e facendo affiorare quelle che, inizialmente, sembravano solo apparenze da archiviare: un criptato da svelare per scoprirne verit e falsit. L'intruso tutto questo. Ma vuole essere anche un discorso sull'ambiguit e sul fraintendimento che si svincolano da quotidianit e ipocrisia per acquisire pretese letterarie. E ancora, storia di una formazione culturale e di un calarsi di questa nel parlarsi anche il pi banale; una riflessione sull'interpretazione; una lunga ininterrotta dichiarazione di sentimenti amorosi; , infine, una ricerca di parole minuziosamente perseguita per evitare il rischio della loro insignificanza. STRALCIO DAL ROMANZO La luce bassa, diffusa dalla lampada con paralume a forma di calotta semisferica in metallo brunito. Non vuoi sapere come si concluse la storia di Eleonora? Le chiedo. Fulvia on risponde, ma un imbarazzato silenzio ha implicita la risposta. Soffrendo le lacerazioni del proprio corpo, credo che Eleonora cerc di conservare lucidi la testa e il cuore per sperare; una lucidit che, invece, scivoler col tempo in una deriva esistenziale, in un progressivo trascorrere da insignificanti accadimenti del quotidiano in quelli blasfemi del plagio. Tu sai? La memoria pu sapere da altri o pu interpretare. Vuoi dire che stato necessario ricostruire? Non pi sui diari: voci del paese dicono che Simone mor alla fine degli anni Ottanta e lei e Francesco ne depositarono il corpo fuori del portone di casa, a disposizione dellamministrazione e della chiesa. Non ci credo. Chiss, forse lennesimo passaggio del racconto ha finito per narrare unaltra storia. A ogni modo, fu seppellito nella cappella di famiglia e Francesco part per Torino, per abitare nella casa del fratello Simone, in fondo il suo alter ego. And via, io credo, quando let e la decadenza fisica non gli permisero pi la tentazione del letto della sorella Eleonora, cos morbosamente amata. Ma, probabilmente, anche per non dover pi sopportare la testimonianza della propria perdizione e del proprio egoismo. Non sarebbe stato certo possibile un racconto del genere nella storia ufficiale; e lei, Eleonora? Mor in una casa di riposo, qualche anno fa. Il silenzio avvolge lo studio dellavvocatessa Derose; tanto era stato detto, eppure nulla aveva il crisma di una verit definitiva. E tu? Pensi di partire anche tu? Solo per qualche giorno, poi torner al paese, non so per quanto tempo. Mi alzo, e Fulvia Derose subito dopo di me. Tempo sospeso, momento che sembra corrompere sicurezze affidabili, pronto a essere usato per addentrarsi nella conoscenza del bene e del male, tra allegrezza e morbosi abbandoni. Mi avvio alla porta dingresso, camminando tra le ombre delle stanze, mentre lei ha la sensibilit di evitare ogni ferita di luce. Nei suoi occhi, intravisti appena nella semioscurit e nel silenzio, sembra che ogni attimo possa dimenticare il precedente, non mi chiedo perch. Ci salutiamo, vicini, lei immobile nelleleganza del corpo, per un attimo lontana dalle pretese della mente, improvvisamente pronta a tradire lequilibrio di unarmonia tra desiderio e ragione. Esco e cammino di nuovo lungo il Marrucino, prender lauto per tornare al paese, il tempo per i bagagli.
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